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Reiterazione Del Reato

196 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il pericolo concreto e attuale che l'indagato, se lasciato in libertà, possa commettere altri reati dello stesso tipo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: droga e reddito, il rischio di spaccio
Un individuo è stato trovato con oltre mezzo chilo di cocaina nella sua auto. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere, misura poi confermata dal Tribunale del Riesame. La difesa ha contestato la motivazione, sostenendo l'assenza di legami con la criminalità organizzata e di precedenti specifici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che l'ingente quantità di droga e il reddito modesto dell'imputato facessero presumere un collegamento con ambienti criminali per lo spaccio, giustificando la misura più restrittiva per il concreto rischio di reiterazione del reato, anche in caso di arresti domiciliari.
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Pericolo di reiterazione del reato: reato remoto non basta
Un cittadino ricorre in Cassazione contro la misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, disposta per un presunto furto d'auto avvenuto oltre tre anni prima. I giudici di merito avevano motivato il pericolo di reiterazione del reato basandosi su un singolo contatto episodico con un pregiudicato e su un vecchio precedente penale risalente a trent'anni prima. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarificando che le esigenze cautelari richiedono elementi concreti e attuali. Un fatto datato e una precedente condanna remota non bastano a dimostrare che l'indagato possa commettere nuovi reati nel presente. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza senza rinvio, liberando l'indagato dalla misura cautelare.
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Sostituzione misura cautelare: il carcere resta anche col tempo
L'Imputato, condannato in primo grado per il trasporto di oltre due chilogrammi di cocaina, ha chiesto la sostituzione misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari e l'uso del braccialetto elettronico. A sostegno della richiesta ha evidenziato il tempo trascorso in carcere, presunti problemi di salute e una pena inferiore alle attese. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il semplice decorso del tempo non attenua le esigenze cautelari in presenza di un grave pericolo di reiterazione. Inoltre, in mancanza di fatti nuovi, opera il giudicato cautelare che impedisce di riproporre le medesime istanze. L'Imputato rimane quindi in carcere e deve pagare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Custodia cautelare in carcere: assoluzione parziale e rigetto
L'Imputato, accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con aggravante mafiosa e associazione mafiosa, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La richiesta si basava sull'assoluzione in primo grado dal reato di mafia e su un periodo di lavoro svolto altrove. Il Tribunale del riesame ha respinto l'istanza. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'assoluzione parziale non supera la presunzione di pericolosità sociale né l'adeguatezza del carcere, data la gravità del traffico di droga aggravato e i precedenti penali.
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Custodia Cautelare: L’arresto non ferma il pericolo di reiterazione del reato
La Cassazione ha affrontato un caso di **custodia cautelare e reiterazione del reato** per un soggetto indagato per narcotraffico. L'indagato, già agli arresti domiciliari, aveva ripreso i contatti con l'organizzazione per procurarsi droga destinata a coprire le spese legali. La difesa sosteneva la cessazione delle esigenze cautelari dopo l'arresto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che lo stato di detenzione non esclude il pericolo di reiterazione del reato, specialmente se il comportamento successivo dimostra la persistenza dell'attività criminale e la continuità dei legami con l'associazione.
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Reiterazione del reato e pensionamento: gli arresti confermati
Un imprenditore ha ricevuto la misura degli arresti domiciliari per il reato di corruzione. L'accusa contestava un accordo illecito con un funzionario pubblico, il quale forniva informazioni riservate sui bandi in cambio di regali, viaggi e assunzioni. L'imprenditore ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza del pericolo di reiterazione del reato a causa del sopravvenuto pensionamento del funzionario coinvolto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla reiterazione del reato non riguarda soltanto il singolo rapporto interrotto. La tendenza abituale dell'imprenditore a cercare contatti illeciti con altri funzionari pubblici dimostra l'attualità del rischio cautelare. La misura degli arresti domiciliari rimane quindi pienamente confermata.
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Misure Cautelari Interdittive: Dimissioni non bastano contro frode appalti
Un imprenditore ha ricevuto una misura cautelare interdittiva, il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, per presunte frodi e tentata truffa aggravata in un appalto stradale. Ha impugnato la decisione sostenendo la sua marginale responsabilità e l'eliminazione del rischio di reiterazione del reato dopo le sue dimissioni dalla presidenza del consorzio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato il suo coinvolgimento diretto e ha stabilito che le dimissioni da un'azienda a base familiare non bastano a escludere il pericolo di ripetere condotte illecite, data la continuità dei rapporti con gli enti pubblici.
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Omicidio Stradale e Fuga: Confermata la Custodia Cautelare Omicidio Stradale
Un conducente ha investito e ucciso una persona, guidando sotto l'effetto di stupefacenti e fuggendo dal luogo dell'incidente. Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per omicidio stradale aggravato e fuga. Il conducente ha presentato ricorso, contestando il pericolo di reiterazione del reato e l'adeguatezza degli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale corretta, evidenziando la spregiudicatezza del conducente e la sua propensione a violare le regole, confermando la necessità della custodia cautelare omicidio stradale.
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Arresti domiciliari e lavoro: quando la misura resta necessaria
L'Indagato, lavorando come spedizioniere portuale, agevolava l'importazione di sostanze stupefacenti mantenendo contatti con complici all'estero tramite strumenti telematici criptati. A seguito dell'applicazione della misura degli arresti domiciliari con divieto di comunicazione esterna, l'Indagato proponeva ricorso in Cassazione. La difesa sosteneva che una misura meno severa, come l'obbligo di dimora o di presentazione alla polizia giudiziaria, fosse sufficiente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la necessità degli arresti domiciliari. I giudici hanno chiarito che solo la misura custodiale domestica impedisce all'Indagato sia l'accesso fisico all'area portuale, sia l'uso di mezzi di comunicazione a distanza per organizzare i traffici illeciti con i complici.
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Obbligo di Dimora per Spaccio: Misure Cautelari Confermato
Un soggetto, accusato di spaccio di stupefacenti, ha ricevuto un obbligo di dimora. Il Tribunale del Riesame ha confermato questa misura cautelare. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione sul pericolo di reiterazione del reato, sostenendo che un precedente di dieci anni fa non bastasse e che non vi fossero rischi di fuga o inquinamento delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la professionalità nello spaccio, gli strumenti trovati, il denaro, la varietà di droga e il precedente specifico giustificassero pienamente il pericolo di reiterazione, confermando la legittimità delle misure cautelari applicate.
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Revoca della misura cautelare e tempo: la Cassazione
L'Imputato, sottoposto agli arresti domiciliari per detenzione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, ha richiesto la revoca della misura cautelare o la sua sostituzione con una misura meno afflittiva. La difesa ha sostenuto l'assenza di attualità del pericolo di recidiva, valorizzando la giovane età, l'incensuratezza, il tempo trascorso dall'inizio della custodia e la corretta condotta domiciliare. Il Tribunale del riesame ha respinto l'appello. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. I giudici di legittimità hanno chiarito che il mero decorso del tempo e la corretta condotta non cancellano automaticamente le esigenze cautelari in presenza di gravi condotte criminose.
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Misure cautelari personali: no ai domiciliari per danno lieve
Il Pubblico Ministero ha richiesto gli arresti domiciliari per un'agente di polizia municipale. L'indagata ha timbrato il cartellino al posto di un collega assente, causando alla pubblica amministrazione un danno di 23,37 euro. Il Giudice per le indagini preliminari e il Tribunale del Riesame hanno respinto la richiesta per assenza di pericolo concreto e attuale di reiterazione del reato. L'episodio contestato era unico e risaliva a oltre un anno prima. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. L'applicazione delle misure cautelari personali richiede un pericolo reale, attuale e dimostrato da elementi concreti, che non può basarsi sulla sola qualifica del lavoratore o su una condotta isolata di lieve entità.
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Misure Cautelari: Pericolo di Reato Concreto vs. Astratto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto ad arresti domiciliari per contrabbando di prodotti petroliferi e intestazione fraudolenta di quote societarie, reati legati a un'associazione per delinquere. Il ricorrente contestava la competenza territoriale e la sussistenza delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha confermato la correttezza della decisione del Tribunale, ribadendo che il pericolo di reiterazione del reato deve essere valutato in base alle concrete modalità del fatto e non solo alla gravità astratta del reato. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Violazione Domiciliari: Aggravamento Misura Cautelare per Contatti Social
La Corte di Cassazione ha confermato l'aggravamento misura cautelare per un indagato di omicidio volontario. L'uomo, inizialmente ai domiciliari con divieto di contatti, aveva aperto un profilo social a nome del fratello per comunicare con terzi. Il Tribunale aveva ritenuto questa condotta una grave violazione, dimostrando l'inadeguatezza della misura meno afflittiva. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della difesa, ribadendo che la valutazione della gravità della violazione spetta ai giudici di merito e che la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere per reati gravi si ripristina in caso di violazioni.
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Esigenze cautelari: la condanna blocca la revoca
L'Imputato, condannato in secondo grado a oltre otto anni di reclusione per rapina, furto in abitazione e lesioni aggravate, ha richiesto la revoca della misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e un permesso per espatriare temporaneamente. I giudici hanno respinto l'istanza ritenendo persistenti le esigenze cautelari legate al pericolo di reiterazione del reato. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di occasioni imminenti di recidiva e la propria condotta regolare. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sussistenza di una condanna di merito vincola il giudice della cautela e che l'attualità del pericolo richiede una probabilità di ricaduta nel crimine, senza la necessità di un'occasione delittuosa imminente.
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Ispettore e Mafia: Pericolo di Reiterazione del Reato Conferma Misure Cautelari
Un ex ispettore di polizia ha presentato ricorso contro un'ordinanza che confermava le misure cautelari a suo carico. L'uomo era accusato di aver sfruttato la sua posizione e le sue conoscenze per favorire un'associazione mafiosa, fornendo informazioni e agevolando attività criminali. La Corte ha valutato il persistente pericolo di reiterazione del reato, ritenendo che la cessazione dal servizio non eliminasse la sua capacità di influire su indagini o prove. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione Condizionale della Pena: Negata per Stalking e Precedenti
Un Lavoratore è stato condannato per atti persecutori (stalking) contro una Vittima. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, modificando solo la durata della pena. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena. Sosteneva che, dopo le misure cautelari, non aveva più commesso reati. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse correttamente motivato il rifiuto della sospensione condizionale della pena, basandosi sui precedenti penali del Lavoratore e sulla sua propensione a delinquere, nonostante il rispetto delle misure cautelari.
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Revoca della misura cautelare: il tempo non cancella il pericolo
L'Imputato, condannato per intestazione fittizia e impiego di denaro illecito, ha richiesto la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari sostenendo il decorso del tempo e l'assenza di reiterazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il solo trascorrere del tempo o la regolare condotta durante la misura non bastano a dimostrare il venir meno del pericolo di recidiva. Per i reati patrimoniali complessi realizzati con l'aiuto di terzi, servono fatti nuovi concreti che attestino un effettivo mutamento della situazione personale. Il ricorrente resta ai domiciliari con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Sostituzione della custodia in carcere: quando scatta il rigetto
Un imputato condannato in primo grado a oltre otto anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ha chiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto l'attenuazione delle esigenze cautelari per via della concessione delle attenuanti generiche e dell'esclusione della recidiva. I giudici di merito hanno respinto l'istanza evidenziando il ruolo di spicco dell'uomo e il mancato distacco dall'ambiente criminale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando il carcere e condannando il ricorrente al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto di bici: la custodia cautelare in carcere è valida
Le forze dell'ordine hanno sorpreso l'Indagato mentre forzava il lucchetto di una bicicletta parcheggiata vicino alla stazione ferroviaria. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato l'arresto in flagranza e ha disposto la custodia cautelare in carcere per tentato furto aggravato. L'Indagato ha impugnato la decisione, sostenendo l'assenza di un'autonoma valutazione degli indizi e contestando le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che l'evidenza della flagranza rende legittima una motivazione sintetica. Inoltre, i numerosi precedenti penali contro il patrimonio e i comportamenti violenti tenuti dopo l'arresto dimostrano una chiara incapacità di autocontrollo e un elevato rischio di recidiva.
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