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Reiterazione Del Reato

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196 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Autoriciclaggio e Prestanome: Cassazione rigetta ricorso Indagato
Il Tribunale del Riesame aveva convertito la custodia in carcere per un Indagato in arresti domiciliari con braccialetto elettronico. L'Indagato era accusato di associazione di tipo mafioso e di autoriciclaggio, avendo reimpiegato proventi illeciti da attività di gioco in imprese (come una friggitoria e un'azienda agricola) intestate a prestanome. La difesa ha contestato la gravità indiziaria e l'autonomia del reato di autoriciclaggio rispetto alla fittizia intestazione. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il ruolo di vertice dell'Indagato nell'associazione e la piena configurabilità dell'autoriciclaggio, non assorbito dalla fittizia intestazione. Ha ribadito il pericolo di reiterazione del reato.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per spaccio
Due soggetti indagati contestavano la custodia cautelare in carcere per presunta partecipazione a una rete di narcotraffico. La difesa sosteneva lo svolgimento di cessioni autonome ed estemporanee, unitamente al possesso di un lavoro lecito e all'incensuratezza, per ottenere gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. I Giudici di merito hanno invece rilevato ruoli stabili nella custodia, nel taglio e nello smercio delle sostanze per conto del vertice del gruppo criminale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo l'impossibilità di rivalutare il merito delle intercettazioni e confermando la massima misura restrittiva a causa dell'elevata spregiudicatezza e dell'inadeguatezza di misure alternative a contenere la reiterazione.
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Revoca della misura cautelare: perché il tempo non basta
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rigetto della richiesta di revoca della misura cautelare dell'obbligo di dimora. L'uomo era stato condannato in appello a oltre cinque anni di reclusione per truffa aggravata ed erogazioni pubbliche illecite. La difesa sosteneva l'attenuazione delle esigenze cautelari grazie al tempo trascorso dai fatti, al rispetto delle prescrizioni e allo svolgimento di un'attività lavorativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che la revoca della misura cautelare richiede elementi di novità decisivi. Il semplice rispetto degli obblighi imposti o il mero passaggio del tempo non dimostrano un effettivo ravvedimento. Inoltre, il tempo trascorso incide solo sull'emissione iniziale della misura e non sulla sua successiva revoca. L'Imputato rimane soggetto alla misura cautelare.
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Custodia cautelare in carcere: incensurato resta detenuto
Un indagato accusato di reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti ha proposto ricorso contro la custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva l'assenza di attualità delle esigenze cautelari in ragione del tempo trascorso dai fatti e dello stato di incensurato dell'uomo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso confermando la misura restrittiva. I giudici hanno evidenziato che l'indagato manteneva legami stabili con un complice capace di gestire le attività illecite anche dallo stato di detenzione. La pluralità delle condotte e l'inserimento nel circuito criminale dimostrano la concreta e attuale pericolosità sociale. L'indagato resta dunque in carcere e deve pagare le spese del processo.
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Dalla libertà alla custodia cautelare in carcere: la decisione
L'Imputato è stato accusato di rapina aggravata e ricettazione in concorso con altri soggetti. Dopo un iniziale rifiuto del Giudice per le Indagini Preliminari, il Tribunale del Riesame ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere. Il Tribunale ha basato la decisione sulle immagini delle telecamere, sull'assenza di traffico telefonico durante il colpo come cautela strategica, sulle intercettazioni e sui precedenti penali dell'uomo. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di prove certe e chiedendo gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non spetta alla Cassazione rivalutare le prove, ma solo verificare la logica della decisione. La condotta organizzata e il pericolo reale di reiterazione giustificano pienamente la custodia cautelare in carcere. L'Imputato resta in carcere e deve pagare spese e sanzione.
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Revoca della custodia cautelare: il pericolo blocca i domiciliari
L'Imputato, accusato di omicidio preterintenzionale e successivi reati di estorsione e atti persecutori ai danni della moglie, ha chiesto la revoca della custodia cautelare in carcere per ottenere gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto l'assenza del pericolo di fuga, facendo leva sulla presenza costante dell'uomo in città durante un periodo di libertà e denunciando la disparità di trattamento rispetto a un coimputato libero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la custodia cautelare. I giudici hanno evidenziato che la misura resta ampiamente giustificata: le intercettazioni dimostrano la volontà di espatriare e sussiste un grave pericolo di reiterazione di reati violenti verso la moglie, profilo non contestato dalla difesa.
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Traffico di stupefacenti: confermata la custodia in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva che il ridotto numero di episodi contestati e l'assenza dell'aggravante mafiosa escludessero il vincolo associativo e l'attualità delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha invece stabilito che anche pochi episodi, se caratterizzati da elevata complessità logistica e dall'importazione di ingenti quantitativi di droga, dimostrano l'inserimento stabile nella rete criminale. Inoltre, i precedenti penali specifici dell'indagato e la violazione dei benefici di risocializzazione confermano l'elevato pericolo di reiterazione. Il ricorso è stato integralmente rigettato.
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Arsenale in officina e custodia cautelare in carcere legittima
Un carrozziere è stato arrestato a seguito del ritrovamento di un vero arsenale composto da fucili, pistole, parti di armi e munizioni presso la sua officina e abitazione. Alcune armi sono risultate clandestine perché prive di matricola. L'indagato ha sostenuto di aver trovato alcune armi per caso e che le abrasioni dipendevano da operazioni di pulizia. I giudici hanno ritenuto la versione del tutto priva di credibilità, valutando la condotta come indice di inserimento in circuiti criminali. La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere. I giudici di legittimità hanno precisato che la gravità delle modalità concrete e la presenza di armi clandestine rendono la custodia inframuraria l'unica misura proporzionata, escludendo l'idoneità degli arresti domiciliari anche se presidiati da braccialetto elettronico.
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Custodia in carcere per ultrasettantenni: frena la mafia
L'Indagato, un uomo di oltre settanta anni accusato di estorsioni aggravate dal metodo mafioso protrattesi per quasi un decennio, ha proposto ricorso contro la decisione che ne confermava la misura detentiva. La difesa sosteneva la prevalenza del divieto di carcerazione legato all'età anagrafica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la custodia in carcere per ultrasettantenni in presenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. I giudici hanno riscontrato la certezza del pericolo di reiterazione dei reati e di condizionamento dei testimoni. Misure meno afflittive, come gli arresti domiciliari anche con controllo elettronico, non offrono adeguate garanzie per interrompere i contatti con la criminalità organizzata. L'Indagato rimane quindi in carcere ed è stato condannato alle spese processuali.
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Incensurato ma armato: confermata la custodia cautelare in carcere
I Carabinieri hanno arrestato un uomo all'interno della sua abitazione dopo aver rinvenuto una pistola calibro 7.65 con matricola abrasa, proiettili e attrezzi da scasso durante una perquisizione. Il Giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per detenzione di arma clandestina e ricettazione, decisione poi confermata dal Tribunale del riesame. La difesa ha presentato ricorso per ottenere gli arresti domiciliari, evidenziando l'incensuratezza del soggetto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo la custodia cautelare in carcere l'unica misura proporzionata e adeguata per impedire contatti con la criminalità organizzata e azzerare il pericolo di recidiva.
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Misura cautelare in carcere confermata dopo la fuga
L'Indagato, accusato di concorso in rapina pluriaggravata, era fuggito all'estero rendendosi irreperibile per diversi mesi prima di essere arrestato in Croazia tramite mandato di arresto europeo. La difesa ha impugnato l'ordinanza che confermava la custodia cautelare, chiedendo la concessione degli arresti domiciliari o misure meno afflittive. La difesa sosteneva che l'arresto dimostrasse l'intenzione spontanea di rientrare in Italia, valorizzando anche l'incensuratezza formale e il risarcimento del danno alle vittime. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Indagato. I giudici hanno ritenuto pienamente legittima la misura cautelare in carcere a causa del concreto pericolo di fuga evidenziato dalla pregressa latitanza e del rischio di reiterazione del reato desumibile dai precedenti penali specifici.
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Spaccio di lieve entità e carcere: la droga minima non basta
I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo sorpreso a cedere una modica dose di cocaina, pari a 0,80 grammi. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto nella sua abitazione oltre 8.600 euro in contanti, privi di giustificazione reddituale. La difesa ha invocato lo spaccio di lieve entità basandosi esclusivamente sul ridotto peso della dose ceduta, richiedendo in subordine gli arresti domiciliari anche presso terzi. La Suprema Corte ha respinto la tesi: la valutazione della lieve entità richiede un esame complessivo dei fatti e non un mero calcolo quantitativo. Il possesso dell'ingente somma ingiustificata e l'uso dell'abitazione come base logistica provano un'attività strutturata e continuativa. I giudici hanno escluso i domiciliari per l'alto rischio di reiterazione, confermando la massima misura carceraria.
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Arresti domiciliari per corruzione: confermata la misura all’eletto
Un consigliere regionale sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per corruzione chiedeva la revoca o la sostituzione della misura restrittiva. L'indagato sosteneva che la sopravvenuta sospensione dalla carica pubblica avesse azzerato il pericolo di reiterazione del reato. I giudici hanno respinto la richiesta. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento: la sospensione amministrativa dalla carica dipende direttamente dalla permanenza della misura cautelare penale e tutela il prestigio istituzionale, mentre la misura penale serve a neutralizzare la pericolosità dell'indagato. L'eliminazione degli arresti domiciliari per corruzione determinerebbe il ripristino automatico dell'incarico elettivo, riattivando il rischio di condotte illecite.
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Sostituzione misura cautelare: risarcimento non evita il carcere
Un giovane indagato per estorsione e usura aggravate dal metodo mafioso ha richiesto la sostituzione della misura cautelare dal carcere agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico in un'altra regione. A sostegno della richiesta, la difesa ha evidenziato l'integrale risarcimento del danno, l'adesione delle vittime a percorsi di giustizia riparativa, la giovane età e lo stato di incensurato. Il Tribunale ha respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato il diniego, dichiarando inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che le condotte risarcitorie postume e il trasferimento geografico non superano la presunzione di pericolosità sociale quando il soggetto ha continuato a delinquere violando precedenti prescrizioni giudiziarie.
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Arresti domiciliari per narcotraffico: confermata la misura
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per narcotraffico a carico di un'indagata accusata di far parte di un'associazione criminale per lo spaccio di droga. L'indagata conservava sostanze stupefacenti, monitorava snodi stradali per il gruppo e aiutava a confezionare ingenti carichi di hashish. La difesa sosteneva la marginalità del ruolo e contestava il pericolo di inquinamento delle prove e la sussistenza di aggravanti. I giudici hanno chiarito che basta il pericolo di reiterazione del reato per legittimare la misura cautelare, data l'attualità dei contatti con i vertici del sodalizio criminoso.
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Coltivazione di cannabis: no ai domiciliari, confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato della coltivazione illecita di circa trecento piante di cannabis. La difesa contestava il differimento dell'interrogatorio di garanzia e chiedeva la concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. I giudici hanno respinto ogni censura. La rete criminale organizzata utilizzava frequenze radio e cancellava chat per eludere i controlli. La vicinanza della piantagione all'abitazione dell'indagato e il suo ruolo attivo di vedetta dimostrano una professionalità non arginabile con misure meno afflittive. Il dispositivo elettronico ai domiciliari non avrebbe impedito la riattivazione di contatti illeciti con i complici.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per spaccio
L'indagato ha contestato l'applicazione della custodia cautelare in carcere per spaccio continuato di stupefacenti. La difesa ha sostenuto la lieve entità dei fatti e ha richiesto gli arresti domiciliari, evidenziando presunte cessioni sporadiche. Il Tribunale e la Corte di Cassazione hanno respinto la richiesta. I giudici hanno accertato un'attività pluriennale e organizzata di vendita di cocaina e hashish, confermata da clienti, appostamenti e pagamenti digitali. I precedenti per evasione e la capacità di gestire lo spaccio a distanza giustificano pienamente la custodia cautelare in carcere.
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Esigenze cautelari: annullati i domiciliari senza legami attuali
L'Indagato subisce la misura degli arresti domiciliari per presunto reimpiego di capitali illeciti con aggravante mafiosa. La difesa contesta l'assenza di motivazione circa le concrete esigenze cautelari e il pericolo di reiterazione, sottolineando la cessazione dei contatti dopo l'arresto del presunto vertice criminale. Il Tribunale del Riesame conferma la misura limitandosi alla presunzione di legge. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e annulla il provvedimento con rinvio: i giudici devono spiegare puntualmente l'attualità dei contatti criminali e le ragioni che impediscono misure meno afflittive.
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Sostituzione della misura cautelare negata per truffe da casa
Un imputato per truffe seriali ha richiesto la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari muniti di braccialetto elettronico. I giudici di merito hanno respinto l'istanza evidenziando la gravità dei fatti, l'assenza di redditi leciti e il pericolo concreto di reiterazione criminale. L'indagato ha proposto ricorso per cassazione lamentando una mancata motivazione specifica sull'inadeguatezza del controllo elettronico a distanza. La Suprema Corte ha confermato il rigetto dell'istanza e la permanenza in carcere. I giudici hanno chiarito che il giudizio di inidoneità dei domiciliari assorbe e rende superfluo ogni esame sul dispositivo elettronico, specialmente quando i reati contestati avvengono per telefono e possono essere ripetuti agevolmente anche dalla propria abitazione.
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Custodia cautelare in carcere: niente domiciliari per il latitante
Un indagato per rapina aggravata ha chiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari muniti di braccialetto elettronico. La difesa lamentava la mancata valutazione del controllo a distanza e l'assenza di attualità nel rischio di commettere nuovi reati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che una prolungata latitanza con documenti falsi rende i domiciliari del tutto inidonei. La custodia cautelare in carcere resta l'unica misura proporzionata per neutralizzare il pericolo criminale.
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