LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Reingresso Illegale Dello Straniero

23 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reingresso illegale dello straniero tra divieti e legami familiari
Un cittadino straniero, già destinatario di un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale, è rientrato in Italia senza la necessaria autorizzazione del Ministero dell'Interno. I giudici di merito lo hanno condannato alla pena di un anno e otto mesi di reclusione per il reato di reingresso illegale dello straniero. La difesa ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata ammissione di prove testimoniali sulla convivenza con il figlio italiano e chiedendo la disapplicazione dell'espulsione originaria. La Corte di Cassazione ha respinto integralmente il ricorso. Il giudice penale non può disapplicare il decreto di espulsione poiché esso ha già esaurito i suoi effetti con l'allontanamento originario. La Suprema Corte ha confermato la condanna e la nuova espulsione come sanzione accessoria obbligatoria.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: no alla non punibilità
Un cittadino straniero, condannato alla pena di otto mesi di reclusione per il reingresso illegale dello straniero a seguito di un ordine di espulsione, ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità, ossia l'immediato proscioglimento previsto dalla normativa per determinate violazioni amministrative. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e manifestamente infondato. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'istituto del non luogo a procedere si applica esclusivamente alle specifiche ipotesi richiamate in modo tassativo dalla legge e non può estendersi alla condotta del reingresso illegale dello straniero in violazione del divieto di ritorno. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: condanna e no attenuanti
Un cittadino straniero, già espulso dal territorio nazionale con provvedimento di rimpatrio, è rientrato in Italia senza la necessaria autorizzazione del Ministero dell'Interno. I giudici di merito lo hanno condannato alla pena di un anno di reclusione per il reato di reingresso illegale dello straniero, applicando l'aumento di pena per la recidiva e negando le attenuanti generiche a causa di gravi precedenti penali. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato, confermando la piena legittimità della sanzione detentiva in linea con il diritto europeo e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: lavoro non evita il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a cinque mesi e dieci giorni di reclusione per un cittadino straniero responsabile di reingresso illegale dello straniero. L'imputato era rientrato in Italia senza autorizzazione dopo essere stato legittimamente espulso. La difesa sosteneva l'assenza di dolo, l'illegittimita della pena detentiva secondo il diritto europeo e chiedeva l'applicazione della particolare tenuita del fatto per motivi lavorativi. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che il dolo consiste nella semplice consapevolezza di violare il divieto e che le finalita lavorative non escludono il reato.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: la lingua non è una scusa
Un cittadino straniero, già espulso dall'Italia con divieto di ritorno, è rientrato illegalmente nel territorio nazionale. Condannato nei primi gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la nullità del decreto di espulsione poiché non tradotto nella sua lingua madre. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di reingresso illegale dello straniero. I giudici hanno rilevato che l'uomo risiedeva in Italia da molti anni e comprendeva perfettamente la lingua italiana, circostanza accertata direttamente durante l'udienza di convalida dell'arresto. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: condanna senza scuse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato a otto mesi di reclusione. L'uomo, precedentemente espulso dall'Italia, era rientrato nel territorio dello Stato senza la necessaria autorizzazione ministeriale. La difesa ha invocato lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto, ma i giudici hanno respinto queste tesi. La sentenza conferma che il reingresso illegale dello straniero costituisce reato punibile se non sussistono prove concrete di un pericolo imminente per la vita. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: no alle nozze come scudo
Un cittadino straniero, precedentemente espulso dall'Italia, vi ha fatto rientro senza la necessaria autorizzazione governativa. Per superare i controlli alla frontiera, l'uomo ha esibito documenti con generalità parzialmente modificate a seguito del matrimonio con una cittadina dell'Unione Europea. La difesa ha sostenuto che il matrimonio e la presentazione non clandestina escludessero il reato. La Corte di Cassazione ha invece dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di reingresso illegale dello straniero. I giudici hanno chiarito che il matrimonio con una cittadina comunitaria non cancella l'obbligo di richiedere la preventiva revoca del provvedimento di espulsione prima di rimettere piede in Italia.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: la Cassazione nega la tenuità
Un cittadino straniero, già espulso per numerosi precedenti penali, è stato condannato per il reingresso illegale dello straniero nel territorio italiano senza autorizzazione. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di dolo, motivata dalla presunta volontà di richiedere asilo politico, e invocando la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la piena consapevolezza dell'illecito da parte dell'uomo e hanno escluso la tenuità del fatto a causa dei suoi numerosi precedenti penali e del mancato rispetto di precedenti ordini di allontanamento. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: ricorso inammissibile
Un cittadino straniero, precedentemente espulso, è stato condannato a otto mesi di reclusione per il reato di reingresso illegale dello straniero nel territorio dello Stato senza la necessaria autorizzazione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione della sua pericolosità sociale, il diniego delle circostanze attenuanti e la sostituzione della pena con l'espulsione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che le contestazioni del ricorrente si risolvevano in un semplice dissenso rispetto al merito della decisione, senza evidenziare reali vizi logici o strutturali nella motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: confermata la condanna
Un cittadino straniero, già destinatario di un decreto di respingimento con divieto di rientro per tre anni, è stato sorpreso a Lampedusa pochi giorni dopo il rimpatrio senza autorizzazione. Condannato nei primi due gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione della normativa europea sui rimpatri, la mancata traduzione del provvedimento e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il reingresso illegale dello straniero è punibile con la reclusione in conformità al diritto dell'Unione Europea. Inoltre, la mancata traduzione non era stata eccepita in appello, e la gravità della condotta, caratterizzata dal rientro dopo pochissimi giorni, esclude la particolare tenuità.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: amore o condanna penale?
Un cittadino straniero, precedentemente espulso dall'Italia, è stato condannato a otto mesi di reclusione per il reato di reingresso illegale dello straniero senza autorizzazione. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che i molteplici reingressi fossero legati dal vincolo della continuazione, motivati dal desiderio di ricongiungersi alla compagna, e contestando l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il lungo tempo trascorso tra i reingressi e le diverse residenze della compagna escludono un unico disegno criminoso. Inoltre, i precedenti penali specifici giustificano l'aumento di pena per recidiva. Di conseguenza, la condanna è definitiva e il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: carcere e nuova condanna
Lo Straniero, precedentemente espulso dall'Italia come misura alternativa alla detenzione, vi faceva rientro senza la necessaria autorizzazione ministeriale. Fermato dalle forze dell'ordine, veniva condannato per il reato di reingresso illegale dello straniero. Lo Straniero proponeva ricorso in Cassazione, sostenendo che il rientro abusivo dovesse comportare solo il ripristino della vecchia pena detentiva e non un nuovo reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reingresso illegale dello straniero costituisce un reato autonomo, che si aggiunge e concorre con il ripristino della pena originaria. Di conseguenza, Lo Straniero perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: il nuovo cognome non salva
Un cittadino straniero, già espulso dall'Italia, vi faceva rientro senza autorizzazione esibendo un passaporto con un nuovo cognome, ottenuto legalmente all'estero dopo il matrimonio con una cittadina dell'Unione Europea. L'imputato sosteneva di aver agito in buona fede, ritenendo che il matrimonio e il regolare transito in Grecia avessero annullato il divieto di rientro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna a un anno di reclusione per il reato di reingresso illegale dello straniero. I giudici hanno chiarito che il matrimonio con una cittadina comunitaria non elimina automaticamente il divieto di reingresso, essendo sempre necessaria la preventiva autorizzazione ministeriale. Inoltre, il cambio di cognome e il passaggio in Grecia sono stati considerati espedienti per eludere i controlli di frontiera, escludendo qualsiasi buona fede o errore scusabile.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: sposarsi non evita la condanna
Un cittadino straniero, precedentemente espulso, è rientrato in Italia dopo soli sette mesi senza autorizzazione, venendo condannato per il reato di reingresso illegale dello straniero. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il rientro fosse giustificato dal diritto di contrarre matrimonio in Italia (causa di giustificazione dell'esercizio di un diritto) e invocando la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diritto al matrimonio non giustifica la violazione delle norme sull'espulsione, in quanto non esiste un rapporto di specialità tra le due discipline. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: la Cassazione nega scuse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di uno straniero condannato per il reingresso illegale dello straniero nel territorio italiano. L'uomo, espulso nel dicembre 2018, era rientrato in Italia nel marzo 2019 senza la necessaria autorizzazione ministeriale. La difesa ha invocato l'ignoranza inevitabile della legge a causa della complessità normativa. Tuttavia, i giudici hanno confermato la sussistenza del dolo generico, evidenziando che l'imputato conosceva perfettamente il divieto, avendo persino presentato una richiesta di revoca dell'espulsione poco prima del suo rientro. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: dal permesso alla condanna
Un cittadino straniero, precedentemente espulso dall'Italia, ottiene un'autorizzazione temporanea per partecipare a un'udienza penale. Scaduto il permesso, l'uomo non rientra nel Paese d'origine e viene rintracciato più volte dalle forze dell'ordine sul territorio nazionale. Accusato del reato di reingresso illegale dello straniero, viene condannato nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del difensore, confermando la condanna. I giudici di legittimità chiariscono che l'autorizzazione temporanea per motivi di giustizia sospende solo momentaneamente l'efficacia dell'espulsione. Alla scadenza del termine, l'ordine di allontanamento riprende vigore e la permanenza non autorizzata configura pienamente il reato contestato.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: nozze tardive e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per il reato di reingresso illegale dello straniero. L'uomo era rientrato in Italia prima del termine di cinque anni da un precedente allontanamento, senza la necessaria autorizzazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, respingendo l'eccezione di prescrizione del reato. I giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione era stato sospeso per oltre trecento giorni a causa dell'astensione dalle udienze del difensore. Inoltre, il matrimonio successivo con una cittadina comunitaria non cancella il reato commesso in precedenza. Lo straniero è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: la buona fede non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di uno straniero condannato per il reingresso illegale dello straniero nel territorio dello Stato. L'uomo era stato espulso come misura alternativa alla detenzione, ma era rientrato in Italia prima del decorso del termine di dieci anni senza la necessaria autorizzazione. L'imputato ha invocato la buona fede, sostenendo di ritenere non più efficace il provvedimento di espulsione sulla base di un vecchio documento del 2013. I giudici hanno respinto la tesi, confermando che il divieto di reingresso mantiene piena validità per dieci anni dall'esecuzione dell'espulsione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reingresso Illegale: Espulsione è un Diritto, Non Serve Nullaosta
Un cittadino straniero, già espulso dall'Italia come sanzione sostitutiva di una precedente pena, viene arrestato dopo essere tornato nel Paese. La sua difesa sostiene che l'espulsione originaria fosse illegittima per la mancanza del 'nullaosta' di un altro giudice. La Corte di Cassazione, però, rigetta questa tesi. I giudici stabiliscono un principio fondamentale: l'espulsione come sanzione sostitutiva è un vero e proprio diritto del condannato. Pertanto, non necessita di alcun nullaosta. La condanna per il reato di reingresso illegale dello straniero viene quindi confermata in via definitiva. Lo straniero perde la causa e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Reingresso illegale: condannato nonostante il matrimonio con una UE
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per reingresso illegale dello straniero a carico di un cittadino precedentemente espulso con la forza. L'imputato sosteneva di non aver agito con dolo, poiché nel frattempo si era sposato con una cittadina comunitaria e aveva una richiesta di adozione in corso. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo che i legami familiari non giustificano il rientro in Italia senza la preventiva e speciale autorizzazione del Ministro dell'Interno. La consapevolezza del divieto, unita al tentativo di eludere i controlli cambiando cognome, ha dimostrato la piena volontà di commettere il reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
Continua »