Un cittadino straniero, precedentemente espulso dall'Italia con un divieto di rientro di tre anni, è tornato nel territorio nazionale dopo soli due anni senza la necessaria autorizzazione ministeriale. Condannato in appello a otto mesi di reclusione, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la norma italiana contrastasse con la direttiva europea sui rimpatri. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il reingresso abusivo dello straniero, avvenuto in violazione di un formale divieto di ingresso, mantiene piena rilevanza penale. La normativa europea, infatti, non impedisce agli Stati membri di punire con la reclusione chi viola un divieto di rientro dopo essere già stato legalmente rimpatriato. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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