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Reclamo Ex Art. 35 Bis

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Uno strumento giuridico che consente al detenuto di rivolgersi alla magistratura di sorveglianza per contestare provvedimenti dell'amministrazione penitenziaria ritenuti lesivi dei propri diritti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Regime 41-bis: la Cassazione concede la cottura dei cibi libera
Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione del Tribunale di sorveglianza che consentiva a un detenuto in Regime 41-bis di cucinare senza limiti di orario, eliminando una disparità rispetto ai detenuti comuni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero. I giudici hanno stabilito che le limitazioni ai diritti dei detenuti in Regime 41-bis sono legittime solo se strettamente necessarie a garantire l'ordine e la sicurezza pubblica. Semplici esigenze organizzative dell'amministrazione penitenziaria non possono giustificare un trattamento discriminatorio o afflittivo privo di reali finalità preventive. Di conseguenza, il detenuto ha vinto la causa, ottenendo il ripristino delle facoltà ordinarie di cottura dei cibi.
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Regime di 41-bis: colloqui registrati tra sicurezza e privacy
Una detenuta sottoposta al Regime di 41-bis ha impugnato il provvedimento che disponeva il controllo auditivo e la registrazione dei suoi colloqui visivi con i familiari per tre mesi. La ricorrente lamentava la violazione del diritto alla riservatezza e alla segretezza delle comunicazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per i soggetti sottoposti al Regime di 41-bis, la legge prevede restrizioni specifiche e legittima il controllo auditivo dei colloqui, previa autorizzazione dell'autorità giudiziaria. Di conseguenza, la misura restrittiva è stata confermata e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Regime di 41-bis: visite mediche tra sicurezza e dignità
Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione che vietava il controllo uditivo generalizzato durante le visite mediche di un detenuto sottoposto al Regime di 41-bis. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la sorveglianza durante le visite mediche deve essere normalmente solo visiva (dall'esterno della stanza) per tutelare la dignità e la riservatezza della persona. L'estensione al controllo uditivo o la presenza visiva durante il denudamento non possono essere applicate in via automatica a tutti i detenuti in tale regime speciale, ma richiedono una motivazione specifica e individualizzata, legata a un concreto pericolo di violenza o fuga del singolo soggetto.
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Regime carcerario differenziato: vietati i CD senza sicurezza
Il Ministero della Giustizia ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che consentiva a un detenuto in regime carcerario differenziato di acquistare CD musicali e un lettore portatile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione. I giudici hanno stabilito che il divieto di acquisto e detenzione di tali dispositivi è legittimo se i controlli di sicurezza necessari a prevenire comunicazioni illecite risultano troppo onerosi per l'organizzazione del carcere. La presenza del bollino SIAE non basta a garantire la sicurezza del supporto ottico. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione precedente, ordinando un nuovo esame per verificare se la struttura carceraria sia concretamente in grado di effettuare le verifiche senza compromettere le proprie risorse umane e materiali.
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Cottura cibi 41-bis: orari diversi non discriminano
La Corte di Cassazione ha stabilito che la differenziazione degli orari per la cottura dei cibi per i detenuti in regime 41-bis rispetto ai detenuti comuni non costituisce un trattamento discriminatorio. Tale diversità è legittima se fondata su plausibili esigenze logistiche e organizzative dell'istituto penitenziario e non mira a infliggere una maggiore afflittività della pena. Nel caso specifico, la restrizione oraria per la cottura cibi 41-bis era giustificata dalla necessità di gestire la sicurezza e l'ordinata convivenza, annullando così la decisione del Tribunale di Sorveglianza che l'aveva ritenuta illegittima.
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