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Recidiva Specifica

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166 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fatto di lieve entità droga: quando il ricorso viene respinto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di oltre 37 grammi di cocaina e 47 grammi di eroina, oltre al possesso di strumenti per il confezionamento delle dosi. L'uomo ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione chiedendo il riconoscimento della fattispecie di fatto di lieve entità droga e la prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sulla recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la pluralità delle sostanze detentute, l'elevato numero di dosi ricavabili, la presenza di un bilancino e l'organizzazione di un punto di confezionamento escludono la lieve entità. Inoltre, i precedenti penali specifici ostacolano la concessione di benefici sanzionatori. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spendita di banconote false: da reato grave a fatto lieve
Un uomo subisce una condanna per il delitto di spendita di banconote false dopo aver utilizzato un biglietto contraffatto da cento euro. I giudici di merito negano l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dei limiti di pena originari del reato. L'imputato presenta ricorso in Cassazione evidenziando le novità introdotte dalla Riforma Cartabia, la quale ha agganciato la non punibilità alla soglia della pena minima e non più a quella massima. La Suprema Corte accoglie il ricorso e stabilisce che il calcolo della pena per la spendita consente in astratto l'accesso al beneficio. I giudici rinviano la causa alla Corte di appello per verificare l'effettiva esiguità del danno e l'assenza di abitualità nella condotta.
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Violazione del DASPO: la firma a metà partita costa la condanna
Un uomo sottoposto alla misura di prevenzione sportiva ha omesso di presentarsi presso il commissariato di polizia all'inizio del secondo tempo di una partita di calcio, adempiendo solo alla firma prescritta per il primo tempo. I giudici di merito lo hanno condannato a un anno di reclusione e a diecimila euro di multa per violazione del DASPO, applicando l'aggravante della recidiva specifica a causa dei suoi precedenti per resistenza a pubblico ufficiale e porto di armi. L'interessato ha proposto ricorso sostenendo l'assenza del reato e contestando il calcolo della pena. La Corte di Cassazione ha respinto le doglianze, giudicando l'impugnazione inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Cocaina in auto: legittima la custodia cautelare in carcere
Un uomo alla guida della propria vettura ha trasportato mezzo chilogrammo di cocaina insieme al cugino, forzando un posto di blocco prima di essere fermato dalle forze dell'ordine. Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere, respingendo la tesi difensiva secondo cui l'indagato ignorava la presenza della droga celata in un vano del veicolo ed era convinto di accompagnare il parente a un incontro sentimentale. La difesa ha quindi proposto ricorso lamentando l'omessa concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando la piena logicità della decisione dei giudici di merito: il quantitativo rilevante di stupefacente, il tragitto percorso e il vano nascosto dimostrano legami stabili con il narcotraffico e giustificano la custodia cautelare in carcere.
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Non punibilità per tenuità del fatto esclusa per recidiva
Il Tribunale assolveva l'Imputato dal reato di minaccia aggravata continuata applicando la non punibilità per tenuità del fatto. Il Procuratore della Repubblica proponeva ricorso per cassazione evidenziando la presenza di precedenti penali specifici e la reiterazione delle condotte intimidatorie per più giorni consecutivi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della Pubblica Accusa, annullando la sentenza con rinvio. I giudici hanno stabilito che l'abitualità della condotta, manifestata dalla recidiva specifica e da plurimi episodi lesivi, impedisce tassativamente di qualificare il fatto come marginale o isolato.
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Danno di speciale tenuità e rapina: furto modesto ma pena piena
L'imputato ha commesso una rapina sottraendo alla vittima uno smartphone dal valore di cinquecento euro attraverso minaccia e violenza. La difesa ha presentato ricorso per contestare l'omessa traduzione degli atti processuali e per ottenere la riduzione della pena tramite l'attenuante del danno di speciale tenuità, oltre al prevalere delle attenuanti generiche sulla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'eccezione di mancata traduzione andava sollevata tempestivamente nei gradi precedenti. Inoltre, nel reato di rapina il danno di speciale tenuità richiede una valutazione complessiva che include sia il valore economico del bene sia l'aggressione alla libertà e all'integrità della persona offesa. L'imputato ha subito la condanna definitiva e il pagamento delle spese processuali.
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Mandato di arresto europeo: processo valido ed esecuzione sospesa
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato a quattordici anni e otto mesi per reati associativi e traffico internazionale di stupefacenti. L'uomo era stato estradato dalla Spagna in forza di un mandato di arresto europeo per altri fatti. La difesa ha eccepito l'improcedibilità del processo per violazione del principio di specialità, non sussistendo l'assenso spagnolo per i nuovi delitti. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze sul merito, confermando la responsabilità per aver promosso l'acquisto di ingenti carichi di droga. La Suprema Corte ha però precisato che il mandato di arresto europeo segue il principio di specialità attenuata: l'autorità giudiziaria italiana può celebrare il giudizio penale e accertare i reati, ma non può eseguire la pena detentiva senza la preventiva autorizzazione dello Stato estero.
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Violazione del DASPO: il ricorso inutile costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un tifoso per aver trasgredito il divieto di accesso agli stadi. Il ricorrente contestava l'aumento di pena legato alla recidiva specifica, lamentando un difetto di motivazione da parte dei giudici di merito. I magistrati di secondo grado avevano valorizzato sia i precedenti penali del soggetto sia le plurime infrazioni del provvedimento restrittivo. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione, ribadendo che la valutazione sulla gravità della condotta spetta ai giudici di merito se supportata da una motivazione logica. La violazione del DASPO reiterata giustifica pienamente il rigetto del ricorso e comporta la condanna al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato di gas: condanna confermata dopo la confessione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un'imputata accusata del delitto di furto aggravato di gas con recidiva specifica. L'interessata aveva impugnato la sentenza d'appello contestando l'accertamento della propria responsabilità penale e lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'atto difensivo proponeva motivi generici e astratti, omettendo di confrontarsi con la confessione resa dalla donna durante il giudizio di merito. Inoltre, la pena prevista per il reato contestato supera i limiti edittali massimi previsti dalla legge per concedere la non punibilità. La Suprema Corte ha quindi condannato la ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida reiterata: niente particolare tenuità del fatto
Un automobilista è stato condannato per il reato di guida senza patente reiterata nel biennio. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'abitualità della condotta, dimostrata dalla recidiva specifica e da reiterate violazioni di provvedimenti dell'autorità, esclude categoricamente l'applicazione del beneficio. L'inammissibilità originaria dell'impugnazione ha inoltre precluso la dichiarazione di prescrizione del reato, comportando la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Recidiva specifica: condanna confermata e sanzione economica
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per furto aggravato, contestando l'applicazione dell'aggravante della recidiva specifica. Il ricorrente sosteneva che i giudici non avessero motivato adeguatamente l'aumento di pena relativo ai suoi precedenti penali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il tribunale territoriale ha dimostrato con precisione la spiccata pericolosità del soggetto e la sua maggiore capacità criminale, evidenziata anche da successive sentenze irrevocabili di condanna. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione di tremila euro.
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Frode informatica: cade la condanna con prescrizione del reato
Due imputati subiscono una condanna in sede di appello per frode informatica, illecito originariamente contestato come furto aggravato. I soggetti presentano ricorso per cassazione evidenziando vizi procedurali, difetto di querela e l'errata applicazione della recidiva. I giudici di legittimità ritengono il ricorso ammissibile per la presenza di un reale contrasto interpretativo. Questa condizione consente di rilevare la prescrizione del reato maturata prima della decisione. La Suprema Corte accerta inoltre che la frode informatica e il furto semplice non costituiscono reati della stessa indole. Di conseguenza, l'aggravante contestata non prolunga i tempi necessari all'estinzione dell'illecito. La Cassazione annulla la condanna senza rinvio.
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Appello incidentale precluso a chi propone il ricorso principale
L'Imputato ha subito una condanna per furto in concorso e l'interdizione dai pubblici uffici su ricorso del Procuratore Generale. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando l'omessa notifica dell'appello della pubblica accusa e l'impossibilità di presentare un appello incidentale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: l'appello incidentale spetta solo a chi non ha proposto l'impugnazione principale autonoma. I giudici hanno inoltre confermato la responsabilità per concorso e la recidiva sulla base dei tabulati telefonici e del veicolo utilizzato. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Graduazione della pena: respinto il ricorso per furto
La vicenda riguarda un individuo condannato per tentato furto all'interno di un supermercato, reato aggravato dalla recidiva specifica. L'autore del fatto ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando l'eccessiva severità della sanzione inflitta e contestando i criteri di calcolo adottati dai giudici d'appello. I Supremi Giudici hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, ribadendo che la graduazione della pena spetta in via esclusiva al giudice di merito quando la motivazione risulta logica e priva di arbitrio. Il ricorso è stato respinto con declaratoria di inammissibilità e conseguente condanna al pagamento delle spese legali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Aumento della pena per recidiva: i limiti del debito penale
Due imputati hanno subito una condanna per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. Il primo imputato ha ricevuto un aumento sanzionatorio per via di una precedente condanna all'estero. I giudici di merito hanno però inflitto un incremento di un anno di carcere, ignorando che la precedente sanzione straniera consisteva solo in una pena pecuniaria di 3.300 euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul punto: la legge vieta che l'aumento della pena per recidiva superi l'entità della pena inflitta con la precedente condanna, previa conversione ai sensi dell'art. 135 c.p. La Suprema Corte ha quindi ridotto direttamente la pena complessiva. Al contrario, la Cassazione ha respinto il ricorso del secondo imputato, negando la particolare tenuità per via dell'elevato quantitativo di dosi sequestrate.
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Recidiva specifica nel furto: il ricorso costa caro
L'Imputato ha subito una condanna per furto aggravata dall'applicazione della recidiva specifica infraquinquennale. Il soggetto ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando una carenza di motivazione sull'aumento di pena legato ai precedenti penali. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva. La Corte d'Appello ha valutato la pericolosità sociale concreta e l'inclinazione a delinquere del colpevole in conformità ai criteri legali generali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, confermando la pena e condannando l'Imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Legittima difesa negata per chi accetta lo scontro fisico
L'Imputato è stato condannato a dieci mesi di reclusione per il reato di lesioni personali aggravate dall'uso di arma impropria (una bottiglia rotta) e dalla recidiva specifica. Il fatto è avvenuto all'esterno di un bar dopo una discussione verbale con la Vittima. Entrambi erano usciti dal locale per risolvere il diverbio con le maniere forti. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione invocando la legittima difesa e il riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legittima difesa non spetta a chi si pone volontariamente in una situazione di pericolo accettando lo scontro fisico. La condanna è diventata definitiva con il contestuale pagamento delle spese e della sanzione in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e sanzione finale
L'Imputato è stato condannato in secondo grado a due anni e undici mesi di reclusione per diversi reati, con l'applicazione dell'aumento di pena legato alla recidiva specifica. Il suo difensore ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando difetti di motivazione e chiedendo un riesame delle prove relative all'elemento soggettivo. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione precedente e stabilito l'inammissibilità del ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità quando la sentenza impugnata presenta una motivazione logica e coerente. Di conseguenza, L'Imputato deve pagare le spese del processo e versare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato a un anno di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale. L'imputato contestava la mancata riapertura dell'istruttoria dopo il cambio del giudice, la mancata rivalutazione della propria pericolosità sociale dopo un periodo di detenzione e l'eccessività della pena applicata con recidiva specifica. La Suprema Corte ha chiarito che il difensore aveva espressamente acconsentito all'utilizzo degli atti esistenti e che la detenzione sofferta, pari a quindici mesi, era inferiore alla soglia legale di due anni necessaria per far scattare il riesame automatico della pericolosità. Infine, la sanzione è stata ritenuta corretta in base ai precedenti penali. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata se il reo è recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per tentato furto aggravato. La difesa invocava la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando la scarsa entità del danno economico. I giudici hanno respinto la richiesta, confermando che la presenza di numerosi e specifici precedenti penali configura un'abitualità del comportamento, elemento incompatibile con il beneficio richiesto. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che l'errata indicazione della data della sentenza d'appello nel dispositivo costituisce un mero errore materiale irrilevante, poiché la motivazione descriveva correttamente i fatti. Di conseguenza, L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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