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Particolare tenuità del fatto: negata se il reo è recidivo

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L’Imputato, condannato per tentato furto aggravato. La difesa invocava la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando la scarsa entità del danno economico. I giudici hanno respinto la richiesta, confermando che la presenza di numerosi e specifici precedenti penali configura un’abitualità del comportamento, elemento incompatibile con il beneficio richiesto. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che l’errata indicazione della data della sentenza d’appello nel dispositivo costituisce un mero errore materiale irrilevante, poiché la motivazione descriveva correttamente i fatti. Di conseguenza, L’Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 14828 Anno 2022
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Pubblicato il 21 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il tentato furto e la richiesta di particolare tenuità del fatto

Un cittadino, denominato L’Imputato, subisce una condanna penale per il reato di tentato furto aggravato. I giudici di merito applicano anche la recidiva specifica (la ripetizione nel tempo di reati della stessa natura). L’Imputato decide di presentare ricorso davanti alla Corte di Cassazione attraverso il proprio difensore di fiducia. La difesa imposta la sua strategia principale su un argomento specifico. Sostiene che il fatto commesso sia di lievissima entità complessiva. Per questo motivo, richiede l’applicazione della particolare tenuità del fatto (una speciale causa di esclusione della punibilità prevista dall’articolo 131-bis del codice penale). Secondo la tesi difensiva, il danno economico minimo causato dal tentativo di furto giustifica l’annullamento immediato della condanna. La difesa ritiene che la scarsa gravità dell’azione debba prevalere sulla storia personale del reo.

L’errore materiale nella data della sentenza d’appello

La difesa solleva anche una seconda contestazione di carattere puramente formale. Il dispositivo della sentenza d’appello riporta una data errata per quanto riguarda la decisione di primo grado. L’Imputato sostiene che questa discrepanza renda la motivazione carente, confusa e contraddittoria. Si tratterebbe, secondo il ricorso, di un difetto procedurale grave. Questo difetto sarebbe tale da invalidare l’intero provvedimento giudiziario emesso dai giudici di secondo grado. La Cassazione deve quindi valutare se un semplice errore di battitura possa annullare una condanna penale solida e coerente. I giudici devono stabilire il confine tra un vizio di forma invalidante e una semplice svista d’ufficio.

Le motivazioni della decisione sulla particolare tenuità del fatto

I giudici della Suprema Corte respingono fermamente le tesi proposte dalla difesa. La Cassazione chiarisce che il beneficio della particolare tenuità del fatto non può trovare applicazione in presenza di un comportamento abituale. L’Imputato possiede numerosi e specifici precedenti penali per reati contro il patrimonio. Questa condotta ripetuta nel tempo dimostra una chiara e costante tendenza a delinquere. La legge esclude espressamente la non punibilità quando il soggetto agisce in modo sistematico e seriale. I giudici spiegano che la valutazione del magistrato non deve limitarsi al solo danno economico immediato. La gravità complessiva del comportamento e la storia penale del soggetto sono elementi decisivi che superano la modesta entità del danno. Per quanto riguarda l’errore sulla data della sentenza, la Corte lo definisce un mero errore materiale (una semplice svista di scrittura che non tocca la sostanza dell’atto). La motivazione della sentenza d’appello risulta perfettamente coerente con i fatti contestati e descrive accuratamente la vicenda. La data corretta è chiaramente presente nell’intestazione del documento ufficiale, escludendo qualsiasi reale pregiudizio o violazione del diritto di difesa.

Le conclusioni sul ricorso e le sanzioni pecuniarie

La Corte di Cassazione dichiara il ricorso totalmente inammissibile (privo dei requisiti legali minimi per essere esaminato nel merito). L’Imputato perde definitivamente la causa penale e la sua condanna diventa irrevocabile. Questa decisione comporta conseguenze finanziarie immediate e severe per il ricorrente. La legge italiana prevede sanzioni precise per chi presenta ricorsi giudicati infondati, generici o dilatori. I giudici di legittimità condannano L’Imputato al pagamento di tutte le spese processuali del grado di giudizio. Inoltre, la Corte impone il pagamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende (l’ente pubblico che raccoglie le sanzioni pecuniarie penali). La sentenza ribadisce con forza che l’accesso alla giustizia di legittimità richiede motivi seri, specifici e non pretestuosi.

Quando si può richiedere l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto?
Si può richiedere quando il reato prevede una pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, l’offesa è particolarmente lieve e il comportamento del colpevole non risulta abituale.

Un errore materiale nella data della sentenza può annullare una condanna?
No, un semplice errore di battitura o di data nel dispositivo non annulla la condanna se la motivazione della sentenza descrive chiaramente i fatti e la data corretta è desumibile dall’intestazione.

Cosa rischia chi presenta un ricorso in Cassazione giudicato inammissibile?
Chi presenta un ricorso inammissibile viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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