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Recidiva Specifica

166 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La condizione di chi commette un nuovo reato della stessa indole rispetto a quelli per cui è già stato condannato in passato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione Stupefacenti: Lieve Entità Negata, Ricorso Inammissibile
Un individuo è stato condannato per detenzione di quasi un chilo di eroina. La sua difesa ha chiesto di classificare il fatto come "lieve entità stupefacenti" a causa della bassa percentuale di principio attivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la detenzione non rientrava nella "lieve entità stupefacenti", considerando il quantitativo totale, il numero di dosi ricavabili, le modalità della condotta e la recidiva specifica dell'imputato. L'individuo deve pagare le spese processuali e un'ammenda.
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Inammissibilità dell’appello: la prescrizione non salva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per associazione a delinquere e plurimi reati fine in materia di stupefacenti, respingendo l'impugnazione proposta contro la decisione di secondo grado. I giudici hanno stabilito che l'inammissibilità dell'appello per genericità dei motivi impedisce all'imputato di far valere la prescrizione maturata successivamente. Il ricorso conteneva censure meramente assertive, prive di un reale confronto critico con le argomentazioni della sentenza di primo grado. Inoltre, l'applicazione della recidiva specifica e delle aggravanti speciali ha escluso il decorso dei termini prescrizionali per i reati fine. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione e Inammissibilità Ricorso Penale: L’Appello Respinto
Un Lavoratore è stato condannato per ricettazione, con l'aggravante della recidiva specifica. Ha presentato un ricorso contro la sentenza, ma la Corte di Cassazione lo ha dichiarato inammissibile. I motivi del ricorso non erano validi e si limitavano a ripetere argomentazioni già respinte. La Corte ha ribadito che l'inammissibilità ricorso penale si verifica quando i motivi non rispettano i requisiti di legge. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende per aver presentato un ricorso manifestamente infondato.
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Recidiva e Prescrizione del Reato: La Cassazione Annulla
La Corte d'Appello aveva dichiarato estinto per prescrizione il reato di un Imputato. Il Procuratore Generale ha contestato questa decisione, sostenendo che la Corte non aveva considerato la recidiva specifica dell'Imputato. La recidiva specifica, infatti, aumenta il termine della prescrizione del reato, rendendo il reato ancora perseguibile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, annullando la sentenza della Corte d'Appello e rinviando gli atti per un nuovo giudizio. Questo significa che la Corte d'Appello dovrà ricalcolare la prescrizione tenendo conto della recidiva.
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Furto pluriaggravato: recidiva valida e pena confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di furto pluriaggravato. La difesa contestava l'applicazione della recidiva specifica e il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto alle aggravanti contestate. I giudici Supremi hanno confermato la decisione dei gradi precedenti: la reiterazione del reato dimostra una maggiore capacità a delinquere, mentre il bilanciamento tra attenuanti e aggravanti rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. Quest'ultimo ha motivato in modo logico e congruo la gravità dell'episodio e i precedenti penali del soggetto. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva specifica: anche con precedenti datati la pena aumenta
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare l'aggravante della recidiva specifica confermata dalla Corte d'Appello. Il precedente penale per estorsione risaliva al 2005, ma i giudici di merito hanno ritenuto sussistente la pericolosità sociale a causa di ulteriori condotte illecite omogenee commesse negli anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione della recidiva specifica è stata effettuata in concreto, riscontrando una persistente inclinazione a delinquere. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Coltivazione di cannabis per uso personale: serra e condanna
L'Imputato ricorreva in Cassazione sostenendo che la detenzione di circa sette grammi di marijuana e la coltivazione di due piante integrassero la coltivazione di cannabis per uso personale, dunque esente da responsabilità penale. Tuttavia, le forze dell'ordine avevano rinvenuto nell'abitazione una serra attrezzata con impianti specifici, bilancino di precisione, forbici e dosi già confezionate. Dalle piantine era inoltre possibile ricavare ben 140 dosi individuali. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva e dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'allestimento di una struttura idonea a rafforzare la produzione, unito agli strumenti per il confezionamento e ai precedenti specifici, smentisce la tesi del consumo individuale, confermando la condanna penale.
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Aumento pena per recidiva: Errore di calcolo ribaltato in Cassazione
Un Accusato è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. Il Tribunale ha applicato un aumento pena per recidiva specifica, reiterata e infraquinquennale, calcolandolo nella misura della metà della pena base. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso, sostenendo che l'aumento avrebbe dovuto essere dei due terzi, come previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza impugnata limitatamente al calcolo dell'aumento e rideterminando la pena finale a dieci mesi di reclusione, applicando correttamente l'aumento di due terzi.
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Furto con destrezza al supermercato: condanna confermata
Due donne hanno sottratto i portafogli dalle borse di clienti intente a fare la spesa in un supermercato, approfittando della loro distrazione mentre le borse erano appese ai carrelli, per poi utilizzare indebitamente le carte di pagamento. La difesa ha sostenuto l'insussistenza dell'aggravante e la prescrizione dei reati. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibili i ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito che integra il furto con destrezza la condotta fulminea di chi sfila un bene dalla borsa della vittima posta sotto la sua diretta sfera di vigilanza.
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Recidiva Penale: Fuga e Resistenza, la Cassazione conferma la pena
Il Lavoratore è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale, avendo accelerato con la sua auto per sfuggire a un controllo, mettendo a rischio un carabiniere. Ha impugnato la sentenza, contestando l'aumento di pena per recidiva penale, sostenendo che non fosse giustificato e che un precedente fosse cronologicamente successivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il reato mostrava maggiore pericolosità e aggressività, giustificando l'applicazione della recidiva penale anche considerando precedenti vicini nel tempo, pur se uno di essi fosse formalmente successivo al fatto contestato, in quanto indice di una condotta non occasionale.
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Ricorso Penale Inammissibile: La Cassazione conferma i reati fallimentari
Un individuo, 'Il Ricorrente', è stato condannato per reati fallimentari, specificamente ai sensi degli articoli 217 e 220 della legge fallimentare. Ha presentato un ricorso contro questa condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Questo è avvenuto perché il ricorso mancava di motivazioni giuridiche specifiche e la questione della prescrizione, sollevata dal ricorrente, era infondata, data la presenza di recidiva specifica e la data di consumazione dei reati. Di conseguenza, 'Il Ricorrente' deve pagare le spese processuali e una multa di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Estinzione della pena per decorso del tempo e recidiva: limiti
Un condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione l'estinzione della pena per decorso del tempo per una condanna a nove mesi di reclusione e una multa. Il tribunale ha respinto la richiesta ritenendo ostativa la presenza di una recidiva specifica derivante da un'altra sentenza. Il condannato ha proposto ricorso per Cassazione contestando il calcolo temporale dei reati presupposto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso: la recidiva impedisce l'estinzione della pena solo se i nuovi delitti sono stati commessi tra il passaggio in giudicato della sentenza e la scadenza del termine di prescrizione. Mancando l'accertamento sulle date esatte dei fatti contestati, la Corte ha annullato l'ordinanza con rinvio per una nuova valutazione.
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Minaccia aggravata da arma impropria: condanna confermata
Due imputati hanno subito una condanna penale per lesioni personali e minaccia aggravata da arma impropria commessa mediante l'uso di un bastone. Gli aggressori hanno contestato la credibilità dei testimoni e della persona offesa, la sussistenza dell'arma impropria, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la quantificazione della pena. I giudici di merito hanno ritenuto pienamente attendibili le dichiarazioni della vittima, corroborate dai referti sanitari e dalle testimonianze delle forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi perché basati su generiche rivalutazioni di fatto precluse in sede di legittimità. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di truffa: intascare il denaro e sparire porta alla condanna
Un venditore ha intascato il denaro per un bene, fornendo false rassicurazioni sull'avvenuta spedizione per poi rendersi irreperibile. I giudici hanno qualificato il fatto come reato di truffa. L'autore ha fatto ricorso sostenendo che il fatto non costituisse raggiro e invocando la prescrizione maturata prima del deposito della motivazione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la falsa promessa di spedizione e la successiva fuga integrano un raggiro fraudolento. Inoltre, il termine di prescrizione si calcola con riguardo alla data della lettura del dispositivo e non al momento del deposito della motivazione scritta. Il venditore perde la causa e subisce la conferma della condanna.
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Tentato furto pluriaggravato: la recidiva blocca la prescrizione
Due soggetti hanno subito una condanna per il delitto di tentato furto pluriaggravato in concorso. I condannati hanno proposto ricorso per cassazione sollevando diverse eccezioni, tra cui l'invalidità del riconoscimento fotografico da parte della vittima, l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione e la mancata concessione delle circostanze attenuanti. I giudici di legittimità hanno dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. La Corte ha chiarito che la presenza della recidiva specifica allunga i termini massimi di prescrizione, impedendo l'estinzione dell'illecito. Inoltre, le contestazioni sull'identificazione fotografica erano semplici ripetizioni dei motivi già respinti in appello. Infine, la rivalutazione delle attenuanti appartiene al merito e non può trovare spazio in sede di legittimità. I ricorrenti devono versare le spese di giudizio e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Omesso Versamento Contributi: Recidiva Blocca Ricorso in Cassazione
Un amministratore è stato condannato per il reato di omesso versamento contributi previdenziali e assistenziali, per un totale di 16.270,17 euro. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'amministratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione negativa sulla sua possibilità di non commettere altri reati (prognosi di non recidivanza). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'amministratore era un recidivo specifico e che i suoi numerosi precedenti giustificavano la prognosi negativa. L'amministratore dovrà pagare le spese processuali e 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Omesso versamento ritenute previdenziali: condanna confermata
Un imprenditore, in qualità di legale rappresentante aziendale, subisce una condanna per il reato di omesso versamento ritenute previdenziali per un importo superiore a 21.000 euro relativo all'anno 2016. La Corte di Appello conferma la pena di sei mesi di reclusione e 200 euro di multa, ritenendo la recidiva specifica. L'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando la modifica della data dell'imputazione, l'inutilizzabilità della testimonianza dell'ispettore INPS, la mancata prova del pagamento dei salari e la maturata prescrizione. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La rettifica della sola data non lesiona il diritto di difesa. Le dichiarazioni del teste e i modelli forniti dall'azienda provano il versamento degli stipendi. La recidiva e il superamento del doppio della soglia punibile negano ogni beneficio ed escludono la particolare tenuità del fatto. L'imprenditore perde il ricorso e deve versare 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Determinazione della pena: la Cassazione rigetta il ricorso
L'Imputato è stato condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale con la contestazione della recidiva specifica ed infraquinquennale. Tramite il proprio difensore, il soggetto ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la determinazione della pena applicata nei suoi confronti. La difesa sosteneva che i giudici precedenti non avessero considerato tutti i parametri previsti dal codice penale per quantificare la sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici di legittimità hanno ricordato che la quantificazione della sanzione rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Essendo la decisione sorretta da una motivazione congrua ed esaustiva, la Suprema Corte ha confermato la condanna, imponendo all'Imputato il pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto e particolare tenuità del fatto: ricorso fallito.
L'Imputato è stato condannato nei gradi di merito per il reato di tentato furto pluriaggravato. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il giudizio sulla particolare tenuità del fatto spetta esclusivamente al giudice di merito ed è insindacabile se motivato in modo logico. Inoltre, la presenza della recidiva specifica rende la pena edittale del tutto incompatibile con il beneficio richiesto. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina con pistola giocattolo: l’arma finta comporta condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per una prolungata serie di rapine ai danni di istituti bancari. I fatti contestati comprendevano tredici episodi consumati e ventuno tentati. La difesa ha sostenuto la mancanza di una vera minaccia e l'inapplicabilita dell'aggravante, poiche le azioni erano state compiute mediante l'uso di una pistola giocattolo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina con pistola giocattolo priva del tappo rosso genera un forte effetto intimidatorio. L'oggetto appare vero agli occhi delle vittime e giustifica pienamente l'aggravante. La Corte ha confermato la recidiva specifica e la proporzionalita della pena. L'Imputato vince solo l'obbligo di pagare le spese di giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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