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Graduazione della pena: respinto il ricorso per furto

La vicenda riguarda un individuo condannato per tentato furto all’interno di un supermercato, reato aggravato dalla recidiva specifica. L’autore del fatto ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando l’eccessiva severità della sanzione inflitta e contestando i criteri di calcolo adottati dai giudici d’appello. I Supremi Giudici hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, ribadendo che la graduazione della pena spetta in via esclusiva al giudice di merito quando la motivazione risulta logica e priva di arbitrio. Il ricorso è stato respinto con declaratoria di inammissibilità e conseguente condanna al pagamento delle spese legali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 45800 Anno 2022
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Pubblicato il 31 agosto 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La graduazione della pena nel tentato furto

Il tentativo di sottrarre merce all’interno di un esercizio commerciale comporta conseguenze penali severe. La legge punisce il colpevole anche quando l’azione non giunge a compimento per cause indipendenti dalla sua volontà. Nel determinare la sanzione applicabile, i magistrati devono valutare diversi parametri normativi. La graduazione della pena rappresenta il momento centrale in cui il giudice stabilisce la misura esatta della condanna tra il minimo e il massimo consentiti.

Il caso esaminato trae origine dal tentato furto commesso da una persona ai danni di un supermercato. L’imputato, già gravato da precedenti condanne penali, ha subito una condanna con l’aggravante della recidiva specifica reiterata. La Corte d’Appello ha confermato la responsabilità dell’uomo e ha quantificato la pena tenendo conto della gravità oggettiva del comportamento e della sua storia giudiziaria pregressa.

I limiti del controllo in Cassazione

L’autore del reato ha impugnato la sentenza d’appello rivolgendosi alla Corte di Cassazione. Il ricorso mirava a contestare la quantificazione della sanzione, ritenuta troppo elevata e non proporzionata. La difesa sosteneva che i giudici di secondo grado avessero applicato criteri eccessivamente rigidi nel quantificare la misura finale della condanna penale.

La Corte Suprema ha chiarito i confini della propria attività giurisdizionale. Il controllo di legittimità (la verifica formale del rispetto delle norme di legge) non costituisce un terzo grado di giudizio sui fatti. I giudici di legittimità non possono sostituire la propria valutazione a quella del tribunale o della corte d’appello sulla congruità della sanzione irrogata.

Le motivazioni: i criteri per la graduazione della pena

I giudici di legittimità hanno respinto integralmente l’impostazione difensiva attraverso argomentazioni stringenti. La determinazione della misura punitiva rientra nell’ambito del potere discrezionale del giudice di merito. Questo potere trova la sua disciplina negli articoli 132 e 133 del codice penale, i quali impongono di ponderare la gravità del fatto, il disvalore dell’azione e la capacità a delinquere del soggetto agente.

La Cassazione ha evidenziato che la decisione del giudice territoriale non è sindacabile se rispetta due condizioni essenziali. In primo luogo, la quantificazione non deve derivare da un mero arbitrio o da un ragionamento illogico. In secondo luogo, la sentenza deve fornire una motivazione adeguata e coerente a supporto della scelta sanzionatoria adottata. Poiché la Corte d’Appello ha esposto motivazioni congrue e prive di vizi logici, il ricorso non poteva trovare accoglimento.

Le conclusioni: inammissibilità e sanzione accessoria

L’esito del procedimento ha confermato integralmente la condanna stabilita nei gradi di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, impedendo qualunque ricalcolo della sanzione carceraria inflitta per il tentato furto aggravato.

Oltre a rendere definitiva la condanna originaria, i giudici hanno imposto all’imputato le sanzioni economiche accessorie previste dalla legge. Il ricorrente deve sostenere integralmente le spese processuali sostenute durante il giudizio e versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, a causa della manifesta infondatezza dell’impugnazione proposta.

La Corte di Cassazione può ridurre una condanna ritenuta troppo severa?
No, la Cassazione non valuta nel merito la congruità della sanzione ma controlla solo che la motivazione dei giudici precedenti sia logica e conforme alla legge.

Come sceglie il giudice l’entità della pena da applicare?
Il giudice applica gli articoli 132 e 133 del codice penale, valutando la gravità del reato commesso e la personalità o i precedenti penali del colpevole.

Cosa rischia chi propone un ricorso inammissibile in Cassazione?
La persona che presenta un ricorso inammissibile deve pagare tutte le spese processuali e una sanzione pecuniaria versata alla Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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