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Recidiva Specifica Infraquinquennale

54 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Condizione di chi commette un nuovo reato della stessa natura entro cinque anni da una precedente condanna definitiva, comportando un possibile aumento di pena.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Cassazione non entra nel merito
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una persona condannata per diffamazione, lesioni e minaccia. Il Tribunale di Belluno aveva confermato la condanna. La difesa ha presentato quattro motivi di ricorso, lamentando la violazione del principio "al di là di ogni ragionevole dubbio", la *reformatio in peius* (peggioramento della situazione) e l'omessa motivazione sulle statuizioni civili. La Suprema Corte ha dichiarato l'**inammissibilità ricorso penale** per i primi due motivi, ritenuto infondato il terzo e generico il quarto, confermando la condanna e le spese processuali.
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Ricorso penale inammissibile: quando la difesa non basta
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro la condanna per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, contestando sia la sua colpevolezza sia il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, aggravato dalla recidiva specifica infraquinquennale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto le contestazioni generiche e non specifiche, già esaminate e respinte nei gradi precedenti. Hanno inoltre confermato che la decisione sulla pena e sulle attenuanti era adeguatamente motivata, anche con una motivazione implicita. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di danneggiamento: accusa accolta, ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un imputato per molteplici reati, tra cui lesioni, violenza privata, rapina e il reato di danneggiamento aggravato. L'imputato aveva aggredito la vittima, forzato e rotto il parabrezza dell'automobile e sottratto le chiavi della vettura. La difesa ha contestato la configurabilità dei reati e la severità della pena inflitta dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto pienamente credibile la testimonianza della vittima, convalidata dai rilievi delle forze dell'ordine intervenute sul luogo, dalle fatture di riparazione dell'auto e dalle ricevute per il duplicato delle chiavi. Il ricorso inammissibile comporta anche il pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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False Dichiarazioni: La Prescrizione del Reato Salva l’Imputato
Un Imputato era stato condannato per false dichiarazioni a un'autorità pubblica. Ha presentato ricorso contro la sentenza, contestando l'erronea applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha rilevato che il termine di **prescrizione del reato** era scaduto prima della sentenza d'appello. Per questo motivo, la Corte ha annullato la condanna senza rinvio, dichiarando il reato estinto per intervenuta prescrizione. L'Imputato ha quindi ottenuto l'annullamento della condanna.
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Inammissibilità ricorso penale: quando l’appello non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un imputato, già condannato per furto in abitazione. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello che, pur avendo ridotto la pena riconoscendo attenuanti generiche, aveva confermato la sua responsabilità. Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato e generico. Di conseguenza, l'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di 4.000 euro a favore della Cassa delle ammende.
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Mancata valutazione prova: Cassazione annulla condanna per evasione
Un Lavoratore, condannato per evasione dagli arresti domiciliari, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la nullità della notifica del decreto di citazione a giudizio e, soprattutto, la mancata valutazione prova di una testimonianza difensiva cruciale, assente dal fascicolo processuale per un errore della cancelleria. La Suprema Corte ha ritenuto valida la notifica iniziale, ma ha accolto il ricorso riguardo alla mancata valutazione prova. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello di Perugia per un nuovo giudizio, affinché venga colmata questa lacuna motivazionale.
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Prescrizione del reato e recidiva: ricorso inammissibile
L'Imputato propone ricorso per cassazione chiedendo l'estinzione delle accuse per decorso dei termini. I reati contestati comprendono lesioni personali aggravate e resistenza a pubblico ufficiale in concorso. La difesa sostiene che sia maturata la prescrizione del reato rispetto ai fatti contestati. La Corte di Cassazione rigetta totalmente la tesi difensiva. I giudici rilevano che la presenza dell'aggravante della recidiva specifica infraquinquennale prolunga i termini di legge. Di conseguenza, il calcolo temporale dimostra che il reato non è affatto prescritto. I giudici dichiarano il ricorso inammissibile e condannano L'Imputato al pagamento delle spese legali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato: Cassazione conferma diniego attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per furto in abitazione aggravato, respingendo il suo ricorso. L'imputato lamentava il diniego delle attenuanti generiche da parte dei giudici precedenti. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle attenuanti generiche è un giudizio di fatto insindacabile, purché motivato. Nel caso specifico, i giudici hanno correttamente motivato il diniego facendo riferimento ai precedenti penali dell'imputato e alla mancanza di segni di pentimento. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Forma Conta più della Sostanza
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un Ricorrente, già condannato in appello per un reato legato agli stupefacenti con recidiva. Il Ricorrente aveva impugnato la sentenza d'appello, ma la Suprema Corte ha ritenuto il suo ricorso generico e privo di specifiche ragioni di diritto o elementi di fatto che contestassero puntualmente le motivazioni della Corte d'Appello. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Truffa contrattuale e dolo: condanna confermata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di truffa contrattuale ai danni di un privato. Il ricorrente sosteneva che la vicenda integrasse un semplice inadempimento civile e chiedeva le attenuanti economiche oltre alla non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici supremi hanno confermato la piena rilevanza penale della condotta a causa del dolo iniziale, manifestato tramite raggiri che hanno viziato il consenso della vittima. Inoltre, la Corte ha escluso l'attenuante del danno di lieve entità per un importo di 747 euro, qualificandolo come economicamente non irrisorio, e ha confermato l'aggravante della recidiva specifica.
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Frode Assicurativa: Falso Incidente e Condanna Senza Contratto Diretto
Un individuo ha simulato un incidente stradale per ottenere un risarcimento da una compagnia assicurativa. Ha presentato documenti falsi, inclusa una falsa constatazione amichevole e certificati medici contraffatti. La Corte d'Appello ha confermato la sua condanna per frode assicurativa (Art. 642 c.p.). L'imputato ha sostenuto che il reato richiedesse un contratto assicurativo diretto con lui, configurandosi come "reato proprio". La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la frode assicurativa è un reato comune, non proprio, e può essere commesso da chiunque, anche senza un legame contrattuale diretto con l'assicuratore, purché l'azione fraudolenta miri a ledere il patrimonio della compagnia.
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Spaccio di droga: Cassazione conferma carcere per rischio reiterazione
Un individuo è stato arrestato per spaccio di droga (crack ed eroina) in modo continuativo tra il 2014 e il 2020. Sorpreso in flagranza, con droga e un telefono pieno di contatti di acquirenti, l'uomo era sottoposto a custodia cautelare in carcere. Il suo difensore ha impugnato la misura, sostenendo la modestia delle quantità e la possibilità di misure meno restrittive. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando i gravi indizi di colpevolezza e la necessità della detenzione per l'elevato rischio di reiterazione del reato, data la professionalità nello spaccio di droga. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Pena e aggravanti ad effetto speciale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso de L'Imputato contro la rideterminazione della pena per rapina aggravata e altri reati in continuazione. La difesa lamentava l'errata applicazione dell'aumento per la recidiva qualificata e il concorso di più aggravanti ad effetto speciale. I Supremi Giudici hanno chiarito che, in presenza di più elementi peggiorativi, il giudice individua la circostanza più grave guardando al massimo edittale astratto. Tuttavia, la pena base in concreto non può scendere sotto il limite minimo stabilito dall'aggravante concorrente. Pur riscontrando una motivazione parzialmente errata nei calcoli della Corte territoriale, la Cassazione ha proceduto a rettificare la motivazione senza annullare la sentenza, lasciando invariata la pena di dieci anni di reclusione e confermando la piena condanna de L'Imputato.
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Pena illegittima: no al cumulo di aggravanti ad effetto speciale
La Corte d'Appello condannava l'imputato per detenzione di ingente quantitativo di stupefacenti, applicando due aumenti consecutivi di pena per l'ingente quantità e la recidiva specifica. La Corte disponeva inoltre la confisca del denaro trovato nell'alloggio. L'imputato ricorreva per Cassazione lamentando un illegittimo cumulo di aumenti e l'assenza di motivazione sul sequestro del denaro. I giudici supremi hanno accolto il ricorso sul calcolo della pena. L'ingente quantità e la recidiva qualificata sono aggravanti ad effetto speciale. Il codice penale vieta la loro somma automatica, imponendo di applicare solo la pena dell'aggravante più grave, con facoltà di ulteriore aumento moderato. La confisca resta invece confermata poiché non contestata nel precedente grado di giudizio.
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Prescrizione del reato di ricettazione e peso della recidiva
L'Imputato è stato condannato per il delitto di ricettazione dopo la prescrizione di una contestazione parallela. Nel ricorso per Cassazione, la difesa ha sostenuto l'avvenuta estinzione della pena per decorso del tempo, invocando l'attenuante del danno di particolare tenuità. La Suprema Corte ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nel computo della prescrizione del reato di ricettazione, non si considerano le circostanze attenuanti. Rilevano invece le aggravanti a effetto speciale, inclusa la recidiva specifica commessa entro il quinquennio, a prescindere dal giudizio di comparazione. La condanna penale resta pertanto confermata e l'Imputato deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: reato ripetuto e pena confermata
L'Imputato ha presentato ricorso per contestare il calcolo della pena e la contestazione dell'aggravante della recidiva, sostenendo una sproporzione nella quantificazione sanzionatoria. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva specifica infraquinquennale è pienamente giustificata quando il nuovo fatto illecito dimostra una concreta e maggiore pericolosità sociale della persona. Inoltre, la quantificazione della pena pecuniaria rientra nel potere valutativo del magistrato, al quale basta motivare sinteticamente la decisione tramite i parametri normativi di gravità del fatto e capacità a delinquere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, confermando la piena validità della sentenza precedente e condannando il ricorrente al versamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva specifica nel furto: il ricorso costa caro
L'Imputato ha subito una condanna per furto aggravata dall'applicazione della recidiva specifica infraquinquennale. Il soggetto ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando una carenza di motivazione sull'aumento di pena legato ai precedenti penali. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva. La Corte d'Appello ha valutato la pericolosità sociale concreta e l'inclinazione a delinquere del colpevole in conformità ai criteri legali generali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, confermando la pena e condannando l'Imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentata rapina: quando il ricorso in Cassazione è inutile
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentata rapina, aggravato da recidiva specifica entro i cinque anni. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una carenza e illogicità della motivazione, sostenendo che la condanna si basasse unicamente sulle dichiarazioni della persona offesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, a meno che non vi sia una totale assenza di motivazione. Nel caso specifico, la sentenza d'appello conteneva una ricostruzione solida e coerente dei fatti, provando la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. L'Imputato è stato quindi condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva specifica infraquinquennale: quando scatta l’aumento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva specifica infraquinquennale. I giudici di legittimità hanno rilevato che il ricorso si limitava a riprodurre censure già ampiamente esaminate e respinte nei gradi di merito. La Corte d'Appello aveva infatti correttamente motivato l'aumento di pena, evidenziando che il nuovo reato era stato commesso a un solo anno di distanza da un precedente specifico. Questo comportamento dimostra una chiara e accresciuta pericolosità sociale del soggetto, giustificando l'aggravamento della sanzione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: ricorso respinto e multa di tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di furto in abitazione. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità penale dell'imputato, applicando l'aggravante della recidiva specifica infraquinquennale e concedendo le attenuanti generiche equivalenti. L'imputato ha proposto ricorso lamentando un vizio di motivazione della sentenza d'appello. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano volti esclusivamente a richiedere una rivalutazione dei fatti e delle prove, attività preclusa nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la condanna precedente.
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