LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Recidiva Specifica Infraquinquennale

Pagina 2 di 3

54 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio e lieve entità: la varietà di droghe esclude lo sconto
L'Imputato è stato condannato per detenzione e spaccio di diverse sostanze stupefacenti, tra cui eroina, cocaina, hashish e marijuana. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la varietà delle droghe sequestrate, il possesso di un bilancino di precisione, la presenza di un nascondiglio nella parete e l'assenza di un lavoro stabile dimostrano un'attività organizzata e non occasionale. Di conseguenza, non è possibile applicare l'attenuante della lieve entità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna per spaccio
Il caso riguarda un cittadino condannato per spaccio di lieve entità, con l'aggravante della recidiva specifica. L'imputato ha proposto ricorso lamentando la mancanza di motivazione della sentenza d'appello, senza però specificare le ragioni concrete delle sue critiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della genericità e della manifesta infondatezza dei motivi presentati. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione e alla multa, condannando inoltre il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Recidiva specifica infraquinquennale: quando le attenuanti prevalgono
L'Imputato, condannato per furto aggravato di utensili da lavoro e ricettazione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il giudizio di bilanciamento delle circostanze. La Corte d'Appello aveva infatti negato la prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva specifica infraquinquennale, ritenendo erroneamente applicabile il divieto assoluto previsto dall'articolo 69 del codice penale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che tale divieto si applica esclusivamente alla recidiva reiterata e non alla recidiva specifica infraquinquennale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al bilanciamento delle circostanze, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione della pena.
Continua »
Pena errata e recidiva specifica infraquinquennale: la decisione
Un uomo, già condannato in passato, è stato ritenuto responsabile di truffa aggravata, sostituzione di persona e possesso di documenti falsi. Il Tribunale ha applicato la recidiva specifica infraquinquennale ma ha calcolato l'aumento di pena in soli otto mesi su una pena base di due anni. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la recidiva specifica infraquinquennale impone per legge un aumento fisso pari alla metà della pena base. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente alla pena, rideterminandola in tre anni di reclusione complessivi anziché due anni e nove mesi.
Continua »
Spaccio di lieve entità negato: 1700 dosi sono troppe per la legge
La Corte di Cassazione ha escluso la possibilità di riconoscere lo spaccio di lieve entità a un imputato trovato in possesso di un quantitativo enorme di droga. Nello specifico, quasi 1400 dosi di cocaina e oltre 300 di hashish. Secondo i giudici, una quantità così rilevante è un elemento decisivo che impedisce di qualificare il reato come minore, nonostante le argomentazioni della difesa. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna decisa nei gradi precedenti. La motivazione della sentenza precedente è stata ritenuta solida, logica e non criticabile.
Continua »
Truffa da 120€: condanna confermata, no particolare tenuità
Una persona, condannata per truffa per un danno di 120 euro, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha respinto la richiesta e confermato la condanna. La decisione si basa su due elementi chiave: la condotta non era occasionale ma abituale, poiché l'imputata aveva commesso altre truffe simili in un breve arco di tempo. Inoltre, il danno di 120 euro è stato considerato 'non irrisorio'. Questi fattori impediscono di qualificare il reato come di particolare tenuità del fatto, rendendo la condanna definitiva.
Continua »
Recidiva Specifica: nuovo furto dopo la condanna, la Cassazione nega sconti
Un uomo, già condannato in via definitiva per furto, commetteva nuovi reati tra cui tentato furto e resistenza a pubblico ufficiale. In appello, contestava l'applicazione della recidiva specifica infraquinquennale, sperando di ottenere la prescrizione dei reati. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, giudicandolo inammissibile. I giudici hanno confermato che la recidiva era stata applicata correttamente, poiché il nuovo reato era stato commesso nel gennaio 2014, pochi mesi dopo una condanna definitiva per un reato simile, divenuta irrevocabile nell'ottobre 2013. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva.
Continua »
Attenuanti Generiche Negate: Spaccio e Recidiva, la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, condannato per spaccio di stupefacenti con recidiva. L'imputato contestava sia la condanna sia la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: per ottenere le attenuanti generiche non basta l'assenza di elementi negativi, ma servono circostanze positive che giustifichino uno sconto di pena. La continuità dell'azione criminale e la mancanza di segnali di ravvedimento sono state considerate sufficienti per negare il beneficio. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali.
Continua »
Prova Indiziaria del Furto: Condannato Nonostante la Difesa Alternativa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per furto, basata su una solida prova indiziaria. La merce rubata è stata trovata nella sua auto e le telecamere lo avevano ripreso nel negozio poco prima. L'imputato ha tentato di difendersi suggerendo che i colpevoli potessero essere i suoi passeggeri, ma i giudici hanno respinto questa tesi come una 'mera illazione' senza alcun fondamento. La Corte ha stabilito che gli indizi erano gravi, precisi e concordanti, rendendo la prova indiziaria del furto pienamente valida. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
Continua »
Furto di energia: no alla seconda sospensione condizionale pena
Una persona, già condannata per furto aggravato e beneficiaria di una sospensione della pena, commette un nuovo furto di energia elettrica. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta di ottenere una seconda sospensione condizionale della pena. I giudici hanno stabilito che, nonostante la pena rientrasse nei limiti di legge, la recidiva specifica e il comportamento complessivo dell'imputata impedivano una valutazione positiva sulla sua condotta futura. Di conseguenza, la concessione di un secondo beneficio è stata esclusa e il ricorso dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
Continua »
Furto di energia: l’applicazione della recidiva aggrava la pena
Un uomo, già condannato in passato, viene nuovamente ritenuto colpevole per furto di energia elettrica. La sua pena viene aumentata per via della recidiva, cioè per aver commesso un reato simile a uno precedente entro cinque anni. L'imputato presenta ricorso in Cassazione contestando proprio l'applicazione della recidiva. La Corte Suprema, però, respinge il ricorso. I giudici confermano che i suoi precedenti penali non sono un semplice dato anagrafico, ma dimostrano una concreta e persistente inclinazione a delinquere. La condanna più severa è quindi legittima e diventa definitiva.
Continua »
Circostanze Attenuanti Generiche: No se ci sono precedenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per un reato legato agli stupefacenti, respingendo il suo ricorso. L'imputato si lamentava della mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e di una pena troppo severa. La Corte ha stabilito che i giudici hanno piena discrezionalità nel negare le attenuanti, anche solo sulla base di un unico elemento negativo, come i precedenti penali o la personalità dell'imputato. La sola assenza di precedenti, dopo la riforma del 2008, non è più sufficiente per ottenere automaticamente una riduzione di pena. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato condannato a pagare le spese.
Continua »
Detenzione di stupefacenti: 2.500 dosi non sono un fatto lieve
Un uomo viene condannato per detenzione di stupefacenti dopo essere stato trovato in possesso di circa 183 grammi di hashish, in parte lanciati dall'auto e in parte trovati in casa. La difesa ricorre in Cassazione chiedendo di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità' e di ridurre la pena. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici sottolineano che la grande quantità di principio attivo, sufficiente per 2.520 dosi, impedisce di considerare il fatto come lieve. La condanna a 2 anni di reclusione e 12.000 euro di multa diventa così definitiva, con l'aggiunta delle spese processuali e di un'ulteriore somma da versare.
Continua »
Lesioni aggravate: condanna confermata per ricorso generico
Una persona condannata per lesioni personali aggravate e recidiva ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputata sosteneva che la sua pena fosse stata ingiustamente peggiorata in appello e che la sentenza mancasse di motivazione. La Corte Suprema ha rigettato le sue argomentazioni, dichiarando il ricorso inammissibile per genericità. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso astratti, indeterminati e non supportati da ragioni concrete. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata al pagamento di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto e recidiva: il bilanciamento delle circostanze è decisivo
Un uomo, condannato per furto aggravato, presenta ricorso in Cassazione. Contesta il mancato riconoscimento di una circostanza attenuante e il giudizio di bilanciamento delle circostanze, ritenuto sfavorevole. Secondo l'imputato, i giudici avrebbero dato troppo peso alla sua recidiva (i suoi precedenti penali). La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Sottolinea che la valutazione del giudice sul bilanciamento delle circostanze è discrezionale e può essere criticata solo se la motivazione è totalmente illogica o arbitraria. In questo caso, la decisione era ben motivata, rendendo la condanna definitiva.
Continua »
Mancata concessione attenuanti generiche: no sconti per recidivi
Un uomo condannato per spaccio di stupefacenti ricorre in Cassazione contestando sia l'applicazione della recidiva, sia la mancata concessione attenuanti generiche. L'imputato sosteneva che i suoi precedenti fossero lontani nel tempo e i fatti di modesta gravità. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, sottolineando la propensione a delinquere del soggetto, la sua personalità negativa e l'assenza di qualsiasi segno di pentimento, nonostante avesse già beneficiato in passato di sconti di pena. La condanna è quindi diventata definitiva.
Continua »
Confisca patteggiamento: motivazione obbligatoria
La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in caso di patteggiamento, il giudice deve fornire una motivazione adeguata per la confisca di beni, come il denaro. Nel caso di specie, un individuo aveva patteggiato una pena per detenzione di stupefacenti, ma la sentenza includeva anche la confisca di una somma di denaro senza alcuna spiegazione. La Suprema Corte ha annullato la parte della sentenza relativa alla confisca, sottolineando che l'omessa motivazione costituisce una violazione di legge. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo giudizio sul punto della confisca patteggiamento, che dovrà essere debitamente motivato.
Continua »
Furto in auto e aggravante: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furti e uso illecito di carte di pagamento. La sentenza chiarisce un punto fondamentale: il furto in auto di oggetti personali, come borse lasciate nel bagagliaio, integra l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, poiché tali beni si considerano affidati al rispetto collettivo per necessità o consuetudine.
Continua »
Aggravante mafiosa: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione, porto ed esplosione di un ordigno, aggravati dall'utilizzo del metodo mafioso. Il ricorrente aveva contestato la validità delle prove indiziarie, come i dati delle celle telefoniche e una falsa denuncia di furto, e la corretta applicazione dell'aggravante mafiosa. La Corte ha rigettato tutti i motivi, ritenendo logica e coerente la valutazione dei giudici di merito sia sulle prove sia sulla qualificazione giuridica del fatto, inserito in un contesto di faida tra clan rivali.
Continua »
Ricorso cassazione concordato: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32332/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una sentenza di patteggiamento in appello. L'imputato, dopo aver concordato la pena, ha tentato di contestare in Cassazione la propria responsabilità. La Corte ha ribadito che il ricorso in cassazione concordato è ammesso solo per vizi relativi alla formazione dell'accordo, non per riesaminare motivi a cui si è rinunciato.
Continua »