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Recidiva Reiterata

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1008 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Recidiva reiterata: la Cassazione sui presupposti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per associazione a delinquere. La sentenza chiarisce i presupposti per l'applicazione della recidiva reiterata, stabilendo che non è necessaria una precedente dichiarazione formale di recidiva semplice. È sufficiente che, al momento del nuovo reato, l'imputato abbia già riportato più condanne definitive che manifestino una maggiore pericolosità sociale, adeguatamente motivata dal giudice.
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Inammissibilità ricorso: prescrizione e recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato che lamentava la mancata estinzione del reato per prescrizione. La decisione si fonda sulla presenza di una recidiva qualificata, che ha esteso il termine di prescrizione, rendendo il ricorso manifestamente infondato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e recidiva reiterata
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per resistenza a pubblico ufficiale. L'appello è stato giudicato meramente riproduttivo di censure già respinte in secondo grado. La Corte ha confermato la correttezza della quantificazione della pena e dell'applicazione della recidiva reiterata, basate sulla pericolosità sociale del soggetto, condannandolo al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile: quando è mera ripetizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché l'imputato si è limitato a riproporre le stesse argomentazioni già presentate in appello riguardo l'applicazione della recidiva, senza confrontarsi con la motivazione della Corte territoriale che aveva giustificato la sua decisione sulla base della pericolosità sociale del soggetto, desunta dai suoi numerosi precedenti penali.
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Recidiva reiterata: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una condanna per spaccio di lieve entità. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva reiterata, ma la Corte ha stabilito che la valutazione del giudice di merito era logica e ben motivata, basandosi sul collegamento tra il nuovo reato e i precedenti. Poiché il ricorso mirava a una rivalutazione dei fatti e non a un errore di diritto, è stato respinto.
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Recidiva reiterata: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32721/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per bancarotta fraudolenta. Il motivo del ricorso, incentrato sull'errata applicazione della recidiva reiterata e sul bilanciamento delle circostanze, è stato respinto. La Corte ha stabilito che la valutazione del peso della recidiva è una prerogativa discrezionale del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e sufficiente.
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Recidiva reiterata: doppio effetto sulla prescrizione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per false fatturazioni. La sentenza chiarisce che la recidiva reiterata ha un doppio effetto sul calcolo della prescrizione: aumenta sia il termine minimo sia l'estensione massima in caso di interruzione, rendendo infondata la richiesta di estinzione del reato per decorso del tempo.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile presentato da due imputati, condannati in appello per rapina aggravata e detenzione di armi da guerra. La sentenza conferma le decisioni dei giudici di merito, chiarendo che la Cassazione non può riesaminare le prove. Vengono inoltre respinte le censure relative alla violazione del principio del 'ne bis in idem' e alla concessione delle attenuanti, definendo i ricorsi come una mera ripetizione delle argomentazioni già respinte in appello.
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Recidiva reiterata: l’aumento di pena è legittimo
Un imprenditore, condannato per bancarotta impropria, ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per l'applicazione della recidiva reiterata è sufficiente la presenza di precedenti condanne definitive al momento del nuovo reato. Il giudice deve però motivare in modo specifico, dimostrando come i precedenti reati e quello attuale rivelino una maggiore pericolosità sociale e una più spiccata capacità a delinquere del soggetto.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e la Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da diversi imputati condannati per traffico di stupefacenti ed estorsione. La decisione si fonda su vari motivi, tra cui la genericità delle doglianze, la rinuncia ai motivi in appello in cambio di una riduzione di pena e l'inammissibilità di censure di merito nel giudizio di legittimità. La sentenza chiarisce inoltre un punto cruciale della Riforma Cartabia: la richiesta di sanzioni sostitutive per le pene detentive brevi, per i procedimenti pendenti in Cassazione, deve essere rivolta al giudice dell'esecuzione dopo che la sentenza è diventata definitiva, e non alla Corte stessa. Viene quindi confermata la condanna e l'inammissibilità del ricorso.
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Recidiva reiterata e prescrizione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 36426/2024, dichiara inammissibile un ricorso, confermando che la recidiva reiterata, quale circostanza a effetto speciale, estende sia il termine minimo sia il termine massimo della prescrizione del reato, senza violare il principio del 'ne bis in idem'.
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Rapina e furto con strappo: il ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina aggravata. L'ordinanza sottolinea che la distinzione tra rapina e furto con strappo risiede nella direzione della violenza: verso la persona nella rapina, verso la cosa nel furto. Il ricorso è stato respinto perché i motivi erano una mera ripetizione di argomenti già disattesi in appello, privi della necessaria specificità e critica argomentata alla sentenza impugnata.
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Reformatio in pejus: quando non c’è violazione?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati che lamentavano la violazione del divieto di reformatio in pejus. La Corte d'appello aveva derubricato il reato da tentata estorsione a tentata truffa, irrogando una pena complessivamente più mite, sebbene non avesse applicato la massima riduzione prevista. La Cassazione chiarisce che non c'è violazione se la pena finale è inferiore a quella di primo grado. Respinge anche la censura sul bilanciamento delle circostanze, ribadendo che si tratta di una valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Recidiva reiterata: bilanciamento delle circostanze
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la decisione di bilanciare le attenuanti generiche come equivalenti all'aggravante della recidiva reiterata. La Corte ha ribadito che tale bilanciamento è un giudizio di merito discrezionale, non sindacabile se non illogico, e ha confermato la piena legittimità costituzionale del divieto di prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva reiterata, come previsto dall'art. 69 c.p.
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Recidiva reiterata e attenuanti: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro la valutazione della recidiva reiterata. La Corte ha stabilito che, in base all'art. 69 c.p., le attenuanti generiche non possono prevalere sulla recidiva reiterata. Pertanto, il giudizio di equivalenza tra circostanze, operato dal giudice di merito, rappresenta la soluzione più favorevole per il condannato e non è sindacabile se non palesemente illogico o arbitrario.
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Ricorso inammissibile: quando è troppo generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per rapina. Il ricorso è stato giudicato generico, confuso e mera ripetizione di motivi già respinti in appello. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di verificare la corretta applicazione della legge. Ha inoltre confermato la corretta valutazione della circostanza aggravante della recidiva, basata sulla persistente inclinazione a delinquere dell'imputato.
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Bilanciamento circostanze: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la decisione della Corte d'Appello sul bilanciamento circostanze attenuanti e aggravanti. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione del giudice di merito è insindacabile se non illogica, confermando la condanna e il diniego della causa di non punibilità per la non esiguità del danno.
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Recidiva reiterata: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un professionista condannato per omessa dichiarazione IVA e esercizio abusivo della professione. La Corte ha respinto le doglianze sulla prescrizione, evidenziando che un errore materiale nell'indicazione della norma sulla recidiva reiterata non inficia la condanna se i fatti sono chiari. Respinte anche le censure sul 'ne bis in idem' e sulla valutazione delle prove, ribadendo l'impossibilità di una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Recidiva reiterata: quando la Cassazione la conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione e truffa. La difesa sosteneva l'estinzione dei reati per prescrizione, negando la sussistenza della recidiva reiterata. La Corte ha invece confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo la recidiva correttamente applicata in virtù dei precedenti penali specifici, che dimostravano una 'profonda inclinazione a delinquere'. Di conseguenza, i termini di prescrizione non erano maturati e la pena è stata ritenuta congrua.
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Recidiva reiterata: quando è inammissibile il ricorso
Un uomo condannato per spaccio ricorre in Cassazione contro la contestazione della recidiva reiterata, sostenendone l'incompatibilità con la continuazione dei reati. La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché il motivo era nuovo e, comunque, infondato secondo la giurisprudenza dominante, confermando la condanna.
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