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Recidiva Reiterata

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1008 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Recidiva reiterata: come cambia la prescrizione penale
La Corte di Cassazione annulla una sentenza che aveva dichiarato un reato prescritto, chiarendo l'impatto decisivo della recidiva reiterata. La Corte ha stabilito che tale aggravante, avendo un effetto speciale, incide sia sul calcolo del termine base di prescrizione sia sull'estensione massima in caso di atti interruttivi, allungando significativamente i tempi necessari per l'estinzione del reato. L'errore del giudice di primo grado è stato quello di non considerare questo duplice effetto.
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Recidiva reiterata e prescrizione: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per calunnia, il quale sosteneva l'estinzione del reato per prescrizione. La Corte ha chiarito che, a causa della recidiva reiterata e qualificata dell'imputato, il termine di prescrizione si estende a sedici anni e otto mesi, un periodo non ancora trascorso dalla data di commissione del reato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Motivi nuovi in Cassazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso poiché il ricorrente ha sollevato motivi nuovi in Cassazione, relativi all'errata applicazione di un'aggravante, che non erano stati presentati nel precedente atto di appello. Questa decisione ribadisce la regola procedurale che impedisce di introdurre nuove censure per la prima volta nel giudizio di legittimità, con conseguente condanna del ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha stabilito che una fuga protratta e pericolosa, con manovre che mettono a rischio la sicurezza stradale, non può essere considerata semplice allontanamento ma integra il reato. I motivi del ricorso sono stati giudicati generici, in quanto non si confrontavano con la motivazione della Corte d'Appello, che aveva già valorizzato la pericolosità della condotta e i numerosi precedenti penali dell'imputato per negare le attenuanti e confermare la recidiva.
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Lavoro di pubblica utilità: no se causi un incidente
La Corte di Cassazione ha confermato che il lavoro di pubblica utilità non può essere concesso come pena sostitutiva a chi, guidando in stato di ebbrezza, provoca un sinistro stradale. La sentenza chiarisce che la norma speciale del Codice della Strada, che prevede tale esclusione, prevale sulle disposizioni generali, anche quelle più recenti introdotte dalla Riforma Cartabia. Il caso riguardava un automobilista condannato per guida con un tasso alcolemico molto elevato, che aveva causato un incidente e si era visto negare in appello la richiesta di sostituire la pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità.
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Furto aggravato: telecamere non escludono l’aggravante
La Corte di Cassazione conferma la condanna per furto aggravato a carico di una donna che aveva sottratto bottiglie di vino da supermercati. La Corte ha stabilito che la presenza di telecamere di videosorveglianza non esclude l'aggravante dell'esposizione della merce alla pubblica fede, poiché tali sistemi non costituiscono una forma di custodia continua e idonea a impedire il reato, ma solo un ausilio per l'identificazione a posteriori dei colpevoli. Confermato anche l'aumento di pena per la recidiva.
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Divieto di prevalenza: la Cassazione e l’art. 69 c.p.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per maltrattamenti ed estorsione, che contestava la costituzionalità del divieto di prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva reiterata. La Corte ha ribadito che tale divieto, previsto dall'art. 69, comma 4, cod. pen., è una scelta legislativa legittima e non manifestamente irragionevole, confermando così la pena inflitta nei gradi di merito.
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Riconoscimento fotografico: prova valida in Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un imputato per furto e indebito utilizzo di carta di credito. La sentenza stabilisce che il riconoscimento fotografico effettuato dalla polizia giudiziaria tramite video di sorveglianza costituisce una prova atipica pienamente valida. Inoltre, la Corte afferma che la stretta vicinanza temporale e spaziale tra il furto e l'uso illecito della carta rappresenta una prova logica sufficiente a collegare l'imputato a entrambi i reati, rigettando le obiezioni sulla recidiva e sulla costituzionalità delle norme.
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Recidiva reiterata e prescrizione: come si calcola?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per false dichiarazioni. L'imputato sosteneva l'estinzione del reato per prescrizione, ma la Corte ha chiarito che la recidiva reiterata aumenta significativamente i termini, spostando la data di estinzione al 2027 e confermando che tale meccanismo non viola il principio del 'ne bis in idem'.
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Recidiva reiterata: quando si applica l’aggravante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per contrabbando di tabacchi, confermando la corretta applicazione della recidiva reiterata. La decisione si fonda sui numerosi precedenti penali specifici dell'imputato, considerati sintomo di una maggiore pericolosità sociale. La Corte ha inoltre ribadito l'impossibilità di far prevalere le attenuanti generiche sulla recidiva reiterata, come previsto dal codice penale.
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Amministratore di facciata: quando risponde di reato?
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato una condanna per bancarotta fraudolenta a carico di un amministratore di facciata. La sentenza chiarisce che la responsabilità penale non può estendersi alle condotte illecite avvenute prima dell'assunzione della carica, a meno che non sia provato un concorso attivo. Viene inoltre ribadita l'illegittimità della pena accessoria fissa di dieci anni, che deve essere determinata dal giudice.
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Recidiva reiterata: l’impatto sulla prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 38846/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di reati tributari, chiarendo il meccanismo di calcolo della prescrizione in presenza di recidiva reiterata. La Corte ha stabilito che la recidiva, quale circostanza a effetto speciale, incide sia sul termine minimo che su quello massimo di prescrizione, determinando un significativo allungamento dei tempi necessari per l'estinzione del reato.
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Recidiva reiterata e prescrizione: la Cassazione
Un uomo, condannato per furto in appartamento ed evasione, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione dei reati. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che la contestazione della recidiva reiterata comporta un significativo aumento dei termini di prescrizione, rendendoli non ancora decorsi. La sentenza ha inoltre confermato la correttezza dell'aumento di pena applicato in appello, motivato dalla gravità dei fatti e dai numerosi precedenti penali dell'imputato.
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Violazione misura: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 39318/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione di una misura restrittiva. La Corte ha stabilito che la consapevolezza di violare il divieto (dolo generico) è sufficiente per configurare il reato, indipendentemente dalle motivazioni personali. La decisione sulla violazione misura è stata confermata, respingendo le doglianze sulla tenuità del fatto e sulla comparazione delle circostanze.
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Recidiva reiterata: non serve la previa dichiarazione
Un uomo sotto sorveglianza speciale viola il coprifuoco. La Cassazione conferma la condanna e chiarisce i presupposti della recidiva reiterata: non è necessaria una precedente dichiarazione formale, ma il giudice deve sempre motivare la maggiore pericolosità sociale del reo, evitando qualsiasi automatismo.
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Recidiva reiterata: quando è legittimo l’aumento?
Un soggetto condannato per reati di droga con l'aggravante della recidiva reiterata ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione di tale aumento di pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la Corte d'Appello aveva correttamente motivato la sua decisione. Non si era limitata a constatare i precedenti penali, ma aveva valutato in concreto la perdurante inclinazione a delinquere dell'imputato come fattore che ha influenzato la commissione del nuovo reato, giustificando così l'applicazione dell'istituto della recidiva reiterata.
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Ricorso inammissibile: l’analisi della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per tentato furto aggravato. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di appello e sulla presenza di una recidiva reiterata a carico dell'imputato, che impediva sia la concessione delle attenuanti generiche in prevalenza, sia l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Bilanciamento circostanze: quando è insindacabile?
Un imputato, condannato per furto aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione contestando il bilanciamento delle circostanze attenuanti e aggravanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il giudizio sul bilanciamento circostanze è un'attività discrezionale del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se non in caso di palese arbitrarietà o illogicità, assenti nel caso specifico.
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Ricorso inammissibile: Cassazione su art. 341-bis c.p.
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per il reato previsto dall'art. 341-bis c.p. Le motivazioni del ricorso sono state giudicate generiche e manifestamente infondate. La Corte ha confermato la logicità della sentenza d'appello, anche riguardo alla recidiva, che ha impedito la prescrizione del reato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata: l’aumento di pena non è libero
La Corte di Cassazione ha corretto una sentenza di merito per errata applicazione dell'aumento di pena dovuto a recidiva reiterata. Il giudice di primo grado aveva applicato un aumento inferiore al minimo legale previsto dall'art. 99 c.p., portando la Cassazione ad annullare la pena e a rideterminarla direttamente in un importo superiore, in conformità con la legge.
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