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Recidiva Reiterata — Anno 2026

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171 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva Reiterata

Provvedimenti

Particolare tenuità del fatto: negata se c’è recidiva e violenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto. La donna aveva nascosto della merce addosso, rifiutando il controllo e aggredendo l'addetto alla sicurezza. La difesa richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando la spiccata attitudine criminale del soggetto, aggravata da numerosi precedenti penali negli ultimi cinque anni. La Corte ha confermato anche l'applicazione della recidiva, poiché il nuovo reato dimostra una maggiore pericolosità sociale e colpevolezza dell'autrice. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende, mentre la richiesta di gratuito patrocinio è stata respinta perché presentata in ritardo.
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Bilanciamento delle circostanze: nessun favore senza risarcimento
L'Imputato, condannato per rapina, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il giudizio di equivalenza tra le circostanze attenuanti e aggravanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il bilanciamento delle circostanze spetta esclusivamente al giudice di merito. Nel caso specifico, la Corte d'Appello ha correttamente motivato l'equivalenza tra l'attenuante della lieve entità della rapina e le aggravanti, inclusa la recidiva reiterata. La decisione si fonda sulla gravità del fatto, sull'intensità del dolo e sulla totale assenza di resipiscenza o risarcimento del danno da parte del colpevole. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la fuga in scooter costa cara
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. La difesa sosteneva che la fuga a bordo di uno scooter alla vista delle forze dell'ordine costituisse solo una reazione impulsiva dettata dall'agitazione, e non una condotta violenta o minacciosa. Inoltre, contestava il mancato bilanciamento favorevole delle attenuanti generiche rispetto alla recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la ricostruzione dei fatti non può essere riesaminata in sede di legittimità. Inoltre, la presenza di una recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale impedisce per legge di considerare le attenuanti generiche come prevalenti, confermando così la condanna dell'uomo e disponendo il pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Divieto di reformatio in peius: stop a sanzioni gravi in appello
L'Imputato, condannato per falso e truffa, ricorre in Cassazione contestando il calcolo della pena e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte rigetta i motivi sulla recidiva, ritenendola correttamente applicata per la pericolosità sociale del soggetto. Accoglie invece il motivo relativo alla violazione del divieto di reformatio in peius: i giudici d'appello avevano aumentato la pena per i reati satellite all'interno del reato continuato, nonostante la struttura del reato fosse rimasta identica e mancasse l'impugnazione del Pubblico Ministero. Di conseguenza, la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza per i reati ormai estinti per prescrizione e rinvia alla Corte d'appello di Napoli per rideterminare la pena dei restanti reati, confermando la responsabilità penale dell'Imputato.
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Giudizio abbreviato condizionato: rigetto e multa per l’imputato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per estorsione. L'imputato contestava il diniego del giudizio abbreviato condizionato all'audizione delle vittime, la mancata applicazione della continuazione tra i reati e l'esclusione di alcuni motivi aggiunti. La Suprema Corte ha chiarito che l'integrazione probatoria nel rito abbreviato deve essere indispensabile e valutata prima del dibattimento. Inoltre, i motivi aggiunti non possono estendere l'oggetto del ricorso originario. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Trattamento sanzionatorio: no sconti per il recidivo
Il Ricorrente, condannato per spaccio di lieve entità e resistenza a pubblico ufficiale, ha impugnato la sentenza lamentando un eccessivo trattamento sanzionatorio e il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Inoltre, poiché la pena base è stata fissata al di sotto del medio edittale, non occorreva una motivazione particolarmente dettagliata. Infine, la presenza di una recidiva reiterata e specifica impedisce per legge che le attenuanti generiche possano prevalere, confermando la correttezza della decisione precedente. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata: la Cassazione cancella le vecchie condanne
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino condannato per sostituzione di persona, annullando la sentenza d'appello limitatamente all'applicazione della recidiva reiterata. I giudici di secondo grado avevano aumentato la pena considerando automaticamente i precedenti penali dell'uomo. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che tre dei quattro decreti penali di condanna passati si erano estinti per il decorso del tempo senza nuovi reati, perdendo ogni effetto penale. Inoltre, la Corte d'appello ha omesso di valutare il positivo completamento di un percorso di affidamento in prova ai servizi sociali, che cancella gli effetti delle relative condanne. La Suprema Corte ha quindi stabilito che la recidiva non è un automatismo e richiede una motivazione concreta sulla reale pericolosità del soggetto, rinviando il caso per un nuovo calcolo della pena.
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Rapina impropria: basta la sottrazione per far scattare il reato
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di rapina impropria. La difesa ha richiesto la riqualificazione del fatto in tentativo, sostenendo che l'imputato non avesse conseguito la disponibilità autonoma della refurtiva prima di usare violenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina impropria si perfeziona con la semplice sottrazione del bene, anche senza un possesso autonomo e prolungato, qualora venga usata violenza subito dopo l'apprensione della cosa. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di rapina: condannato per soli 10 euro rubati con violenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di rapina per essersi impossessato con violenza di una sola banconota da 10 euro. La difesa sosteneva la mancanza di offensività del fatto a causa del valore irrisorio della somma. I giudici hanno chiarito che il reato di rapina protegge non solo il patrimonio, ma anche la libertà morale della vittima, aggredita con violenza. Di conseguenza, anche la sottrazione di una cifra minima integra il reato. La pena finale di due anni di reclusione è stata ritenuta corretta, considerando l'attenuante della lieve entità e i numerosi precedenti penali dell'imputato, che ne dimostrano la pericolosità sociale. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Recidiva reiterata: la gravità del fatto pesa più dei precedenti
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'appello contestando l'applicazione dell'aggravante della recidiva reiterata. Secondo la difesa, l'aumento di pena era basato solo sulla presenza di precedenti penali. La Corte di Cassazione ha invece rilevato che i giudici di merito avevano correttamente valutato la gravità del fatto concreto e il breve tempo trascorso dalle precedenti condanne, dimostrando la persistente pericolosità sociale del soggetto. Poiché il ricorso non ha contestato in modo specifico queste motivazioni, la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concorso in rapina aggravata: la Cassazione nega sconti di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per concorso in rapina aggravata. Il primo ricorrente, ritenuto complice, contestava la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle intercettazioni. La Corte ha ribadito che il giudizio di merito non può essere ridiscusso in sede di legittimità se la motivazione è logica. Il secondo ricorrente, autore materiale del reato, contestava il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti. I giudici hanno chiarito che, in presenza di recidiva reiterata, l'articolo 69 del codice penale vieta espressamente di considerare le attenuanti prevalenti rispetto alle aggravanti. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata: i benefici non cancellano la pericolosità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la condanna a un anno di reclusione per violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. L'Imputato contestava l'applicazione della recidiva reiterata, sostenendo che i giudici non avessero considerato il suo percorso riabilitativo e la concessione di misure alternative. La Suprema Corte ha chiarito che, per applicare la recidiva reiterata, basta che il soggetto abbia commesso più reati in passato che dimostrino una persistente pericolosità sociale, senza necessità di una precedente formale dichiarazione di recidiva semplice. Inoltre, i benefici penitenziari non incidono sulla valutazione della pericolosità legata ai reati commessi. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Affidamento in prova: la cura non blocca la libertà
Il Tribunale di Sorveglianza aveva dichiarato inammissibile la richiesta di affidamento in prova presentata da un condannato, ritenendo che una precedente misura alternativa bloccasse la concessione del beneficio a causa della sua recidiva. Il condannato ha fatto ricorso, evidenziando che la misura precedente era in realtà un affidamento terapeutico per tossicodipendenti, una misura diversa da quella ordinaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'affidamento terapeutico non fa scattare il divieto di concessione di altre misure alternative. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente e ha ordinato un nuovo esame del caso.
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Prescrizione del reato di ricettazione: la recidiva blocca tutto
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata dichiarazione di estinzione del reato di ricettazione per decorso del tempo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, a causa della recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale contestata all'imputata, e considerando le interruzioni del corso della prescrizione, il termine necessario per estinguere il reato è pari a ventidue anni, due mesi e venti giorni. Poiché tale termine non è ancora decorso, la prescrizione del reato di ricettazione non si è verificata. Di conseguenza, l'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, confermando la sua responsabilità penale.
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Ricorso contro patteggiamento: no allo sconto sulla recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento proposto da un imputato che contestava l'applicazione della recidiva reiterata e il bilanciamento delle circostanze. L'imputato sosteneva che la recidiva reiterata richiedesse una precedente dichiarazione formale di recidiva semplice. I giudici hanno chiarito che, in caso di patteggiamento, i motivi di ricorso sono strettamente limitati dalla legge e non comprendono l'erronea applicazione della recidiva. Inoltre, per applicare la recidiva reiterata è sufficiente la presenza di più condanne definitive precedenti, senza necessità di una formale dichiarazione anteriore. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna a un anno di reclusione e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: condanna ferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno e tre mesi di reclusione per aver violato la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'uomo si era allontanato dal proprio comune di residenza, sostenendo a propria difesa di non aver compreso, nonostante fossero passati sette mesi dall'inizio della misura, che non potesse uscire dal territorio comunale. I giudici hanno ritenuto questa giustificazione del tutto infondata e inverosimile. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diniego della prevalenza delle attenuanti generiche, evidenziando la gravità dei precedenti penali del soggetto, qualificato come pluripregiudicato con recidiva reiterata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Misura di prevenzione: la Cassazione nega sconti al recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per aver violato una misura di prevenzione, allontanandosi dal proprio comune di residenza per compiere attività illecite. I giudici hanno confermato il diniego della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche, evidenziando la gravità della condotta e i numerosi precedenti penali del soggetto. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che per l'applicazione della recidiva reiterata non serve una precedente dichiarazione formale di recidiva semplice, essendo sufficiente la presenza di più condanne definitive che dimostrino la pericolosità sociale del reo al momento del nuovo reato. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione: negato l’incauto acquisto in Cassazione
Il Ricorrente è stato condannato per il reato di ricettazione. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il rigetto di un legittimo impedimento del difensore, l'errata valutazione delle prove e il mancato calcolo della prescrizione. Ha inoltre richiesto di riqualificare il fatto nel meno grave illecito di incauto acquisto, contestando la presenza del dolo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito e che la motivazione sulla sussistenza del dolo era logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata e prescrizione: la Cassazione nega sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per possesso di documenti falsi. La Suprema Corte ha chiarito che la recidiva reiterata incide legittimamente sia sul calcolo del tempo minimo di prescrizione sia su quello massimo in caso di interruzione. Questa duplice valenza non viola il principio del divieto di doppio giudizio (ne bis in idem), poiché la prescrizione non rientra nella tutela della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. I giudici hanno inoltre confermato la discrezionalità del giudice di merito nella determinazione della pena e nel diniego delle attenuanti generiche, ritenendo corretta la valutazione della pericolosità sociale del soggetto basata sui suoi precedenti penali. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Aumento di pena per continuazione: sconti illegali al recidivo
Il Tribunale di Bergamo ha condannato un uomo per due truffe aggravate, applicando un aumento di pena per continuazione di soli dieci giorni di reclusione e cento euro di multa rispetto a una precedente condanna. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione in Cassazione, evidenziando che all'imputato era stata riconosciuta la recidiva reiterata. Di conseguenza, per legge, l'aumento di pena per continuazione non poteva essere inferiore a un quarto della pena del reato più grave, pari a quattro mesi di reclusione e centotre euro di multa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, dichiarando illegale la sanzione applicata, ha annullato la sentenza limitatamente al calcolo della pena e ha rinviato gli atti al Tribunale per una nuova determinazione.
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