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Recidiva Facoltativa

69 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Circostanza aggravante che il giudice può decidere di applicare, con un aumento di pena, quando una persona commette un nuovo reato dopo essere già stata condannata. La sua applicazione non è automatica ma discrezionale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Furto Aggravato: Cassazione Annulla su Recidiva Facoltativa non Motivata
Un imputato, condannato per furto aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la sentenza solo sulla pena. L'imputato lamentava vizi di motivazione sulla sua responsabilità, sulla mancata esclusione della recidiva facoltativa e sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente alla questione della recidiva facoltativa, rinviando per un nuovo giudizio. Il resto del ricorso è stato dichiarato inammissibile. L'imputato deve pagare le spese legali della parte civile.
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Tentata estorsione: chiedere denaro per un telefono trovato è reato
Due individui sono stati condannati per tentata estorsione dopo aver richiesto 300 euro per la restituzione di un telefono cellulare ritrovato. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. I ricorrenti hanno impugnato la decisione, contestando la consapevolezza del reato, la loro partecipazione, l'applicazione della recidiva e il diniego delle attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che chiedere denaro per un oggetto ritrovato configura tentata estorsione, e che la partecipazione al reato è provata dalla presenza e dalle trattative. La recidiva e il diniego delle attenuanti sono stati motivati correttamente. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di 3.000 euro.
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Recidiva facoltativa: ricorso generico e sanzione confermata
L'Imputato, già condannato per precedenti reati, è stato giudicato per il reato di spaccio da strada. La Corte d'Appello ha confermato la condanna applicando l'aumento di pena per la Recidiva facoltativa, ritenendo la condotta una chiara prosecuzione di un percorso criminale. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della pena, senza però evidenziare specifici errori di diritto nella decisione impugnata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per la genericità dei motivi presentati. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la sentenza e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio e condanne passate: l’applicazione della recidiva
Un uomo subisce una condanna per spaccio di lieve entità. La difesa contesta l'applicazione della recidiva sostenendo che i precedenti penali risalgono a molti anni prima e che il tempo trascorso esclude una maggiore pericolosità. I giudici di merito confermano invece l'aggravamento della pena poiché l'imputato deteneva cocaina suddivisa in ovuli e strumenti professionali per il confezionamento. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'imputato, stabilendo che la presenza di una struttura organizzata dimostra la continuità delinquenziale e giustifica pienamente l'aumento di pena.
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Recidiva: Discrezionalità del Giudice e Ricorso Inammissibile
Un Imputato, già condannato per reati di droga (Art. 73 d.P.R. n. 309/1990), ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava l'applicazione della recidiva che aveva aumentato la sua pena. La Corte d'Appello aveva già confermato la sua responsabilità, applicando la recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'applicazione della recidiva facoltativa rientra nella discrezionalità del giudice. Il giudice deve motivare adeguatamente la scelta, dimostrando una maggiore capacità a delinquere dell'Imputato. La Corte d'Appello aveva fornito una motivazione logica, basata sui precedenti e sulla natura omogenea dei reati. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Delitto di usura: la Cassazione respinge i ricorsi
Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che li condannava per il delitto di usura. I ricorrenti contestavano la valutazione delle prove operata dai giudici di merito e l'applicazione dell'aumento di pena per recidiva facoltativa. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere alla Cassazione una nuova interpretazione dei fatti e delle prove. Inoltre, la Corte territoriale ha motivato in modo adeguato la recidiva, evidenziando la continuazione del percorso criminale. Gli imputati dovranno pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva facoltativa: motivi generici e ricorso inammissibile
L'Imputato ha presentato ricorso per contestare l'aumento di pena derivante dalla recidiva facoltativa applicata dai giudici di merito. La difesa ha sostenuto il carattere non obbligatorio dell'aggravante, senza però fornire elementi concreti per confutare la decisione dei magistrati territoriali. La Corte d'Appello aveva giustificato l'aumento valorizzando i precedenti specifici e la spiccata inclinazione a delinquere del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la valutazione sulla recidiva facoltativa è corretta e insindacabile se supportata da una motivazione logica e coerente con gli atti. Il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: la recidiva cancella le attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino condannato per il reato di ricettazione. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'applicazione della recidiva facoltativa è legittima se motivata, anche brevemente, dalla prosecuzione di un percorso criminale. Inoltre, per negare le attenuanti generiche, il giudice non deve analizzare ogni singolo elemento favorevole, ma può limitarsi a valorizzare quelli ritenuti decisivi, come i precedenti penali specifici dell'imputato. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della cassa delle ammende.
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Recidiva facoltativa: quando la condotta nega lo sconto di pena
Il caso riguarda un uomo condannato per rapina, lesioni personali e violenza privata. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare la rapina in furto e contestando l'applicazione della recidiva facoltativa senza un'adeguata motivazione sulla sua reale pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito e che la recidiva facoltativa è stata correttamente applicata e motivata, evidenziando la non occasionalità della condotta criminale e l'insensibilità del reo verso le regole. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva facoltativa: quando i precedenti pesano sulla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per rapina, confermando l'applicazione della recidiva facoltativa. La difesa contestava la mancanza di una motivazione concreta sulla reale pericolosità sociale dell'imputato, ridotta a un semplice elenco di precedenti. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che la Corte d'Appello ha ampiamente motivato la decisione, evidenziando la frequenza dei reati contro il patrimonio e una precedente tentata estorsione. Questi elementi dimostrano una progressiva perdita di freni inibitori e un'allarmante inclinazione a usare violenza. Di conseguenza, il condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Recidiva facoltativa: il silenzio del giudice salva l’imputato
Il Tribunale ha prosciolto un cittadino accusato di furto poiché il reato si era estinto per prescrizione. Il Procuratore Generale ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il termine di prescrizione non fosse decorso a causa della contestazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva facoltativa non deve essere espressamente esclusa dal giudice di merito, essendo sufficiente il suo silenzio. Poiché il Procuratore non ha specificato i motivi concreti per cui la recidiva andava applicata, il ricorso è stato ritenuto generico.
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Recidiva facoltativa: nessun aiuto a chi ingoia la droga
L'Imputato, sorpreso a deglutire tre ovuli di cocaina per evitare l'arresto, è stato condannato per spaccio di lieve entità. La Corte d'Appello ha applicato l'aumento per la recidiva facoltativa, ritenuta equivalente alle attenuanti generiche, considerando i numerosi precedenti penali recenti. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando una carenza di motivazione sulla gravità della pena e sostenendo che la sua condizione di irregolarità sul territorio dovesse favorirlo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva facoltativa è stata correttamente applicata poiché i precedenti ravvicinati dimostrano una spiccata pericolosità sociale. Inoltre, ingoiare la droga esclude qualsiasi intento collaborativo. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: condanna con basso THC
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a oltre tre anni di reclusione per un uomo accusato di detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato custodiva oltre tre chilogrammi di marijuana tra la propria abitazione e un'auto parcheggiata in giardino. La difesa sosteneva l'assenza di efficacia drogante a causa del basso livello di principio attivo, pari allo 0,3% di THC. I giudici hanno respinto il ricorso, chiarendo che l'ingente quantitativo della sostanza sequestrata garantisce comunque l'offensività della condotta, a prescindere dalla percentuale di principio attivo, poiché la cannabis può essere consumata con modalità diverse dal fumo. Confermata anche l'applicazione della recidiva e la correttezza del calcolo della pena.
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Recidiva facoltativa: la tentata fuga conferma la condanna
L'Imputato è stato condannato per detenzione di cocaina occultata nella propria auto. Contro la sentenza d'appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata motivazione sull'applicazione della recidiva facoltativa, il diniego delle attenuanti generiche e la mancata conversione della pena in lavoro di pubblica utilità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna e il pagamento delle spese processuali. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva facoltativa può essere motivata anche in modo implicito, qualora la sentenza dia conto della gravità del fatto e della pericolosità sociale del soggetto. Nel caso specifico, la tentata fuga con speronamento dell'auto della polizia e l'evasione dai domiciliari giustificano ampiamente il diniego di ogni beneficio penale.
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Recidiva facoltativa: i precedenti non bastano ad aumentare la pena
L'Imputato, condannato per furto in abitazione, ricorre in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva qualificata. La Corte d'Appello aveva confermato l'aumento di pena basandosi solo sulla presenza di precedenti penali, senza motivare l'effettiva pericolosità sociale del soggetto. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che l'applicazione della recidiva facoltativa richiede una motivazione specifica e concreta. Non basta elencare i precedenti penali del reo, ma occorre dimostrare che la ricaduta nel reato sia sintomo di una maggiore pericolosità, valutando la natura dei fatti, la distanza temporale e l'omogeneità dei comportamenti. La sentenza viene annullata limitatamente alla recidiva, con rinvio per un nuovo giudizio.
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Circostanze attenuanti generiche: i precedenti bloccano lo sconto
L'Imputato è stato condannato per spaccio di lieve entità. La Corte d'Appello ha rideterminato la pena escludendo le circostanze attenuanti generiche e applicando la recidiva, a causa dei suoi numerosi precedenti penali. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata concessione delle attenuanti e l'errata applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare le circostanze attenuanti generiche, basta valorizzare i precedenti penali specifici del reo, senza dover analizzare ogni singolo elemento favorevole. Inoltre, la recidiva è stata correttamente applicata poiché l'ultimo reato dimostra una maggiore capacità a delinquere e l'insensibilità ai precedenti ammonimenti della giustizia. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Recidiva facoltativa: quando i precedenti pesano sulla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per occultamento di scritture contabili. L'imputato contestava l'applicazione dell'aumento di pena legato alla recidiva facoltativa, lamentando una carenza di motivazione da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che l'applicazione della recidiva facoltativa rientra nel potere discrezionale del giudice, ma richiede una specifica motivazione sulla maggiore pericolosità sociale del reo. Nel caso in esame, i giudici d'appello hanno adempiuto correttamente a tale onere, evidenziando i numerosi precedenti penali dell'imputato e la stretta vicinanza temporale tra i reati commessi. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva facoltativa: la condanna tra vecchi reati e nuove colpe
L'Imputato, condannato per rapina aggravata ed evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva facoltativa. La difesa sosteneva che i giudici di merito avessero applicato l'aumento di pena basandosi solo sui precedenti penali, senza valutare l'effettiva pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che, in tema di recidiva facoltativa, l'obbligo di motivazione è pienamente soddisfatto quando la sentenza dimostra, anche brevemente, che il nuovo reato rappresenta la prosecuzione di un percorso criminale già avviato. Nel caso specifico, la ripetizione di rapine a mano armata per ottenere profitti ingiusti giustifica ampiamente l'aumento di pena. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva facoltativa: no all’aumento di pena dopo 15 anni
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un'imputata condannata per omessa comunicazione di variazioni patrimoniali. I giudici di merito avevano applicato l'aggravante della recidiva facoltativa basandosi su una condanna per favoreggiamento risalente a quindici anni prima. La Suprema Corte ha chiarito che l'applicazione della recidiva facoltativa richiede una motivazione concreta sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, non potendo basarsi solo su un dato formale o temporale così distante. Esclusa l'aggravante, i reati sono risultati prescritti. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna e ha revocato la confisca dei beni precedentemente disposta.
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Tentato furto aggravato: merce da 600 euro esclude il danno lieve
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per tentato furto aggravato. L'imputato contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e della particolare tenuità del fatto, oltre all'applicazione della recidiva. I giudici hanno chiarito che il valore della merce, pari a circa 600 euro, esclude qualsiasi ipotesi di danno lieve. Inoltre, i numerosi precedenti penali per reati ad alto allarme sociale giustificano sia l'applicazione della recidiva sia la gravità complessiva della condotta. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha inflitto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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