LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Reato Permanente — Anno 2023

171 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Permanente

Provvedimenti

Invasione di edifici: la legge più severa si applica a chi resta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per invasione di edifici in concorso. I ricorrenti contestavano l'applicazione di una legge penale successiva più severa. La Suprema Corte ha confermato che, trattandosi di un reato permanente, se la condotta abusiva prosegue dopo l'entrata in vigore della nuova norma più gravosa, si applica legittimamente quest'ultima. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
Continua »
Invasione di edifici: il tempo non cancella il reato abusivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un soggetto per il reato di invasione di edifici. L'imputata sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione prima della sentenza di appello. I giudici hanno respinto la tesi, chiarendo che l'invasione di edifici è un reato permanente. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo quando cessa l'occupazione abusiva dell'immobile (con l'allontanamento volontario o forzato, oppure con la pronuncia della sentenza di primo grado). Poiché l'occupazione abusiva persisteva ancora nel 2020, la prescrizione non era affatto maturata al momento della decisione d'appello nel 2022. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Cumulo di pene concorrenti: no a calcoli basati su presunzioni
Il Condannato ha proposto ricorso contro il provvedimento di cumulo delle pene emesso dalla Procura, lamentando l'applicazione di cumuli parziali sfavorevoli anziché di un cumulo unitario. La Corte d'Appello aveva escluso dal primo cumulo alcuni reati di armi e associativi, ritenendoli commessi dopo l'arresto o comunque proseguiti in costanza di detenzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che in tema di cumulo di pene concorrenti, per i reati permanenti con contestazione aperta, il giudice dell'esecuzione non può basarsi su mere presunzioni per stabilire la fine della condotta illecita. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per una nuova valutazione.
Continua »
Revoca degli arresti domiciliari: buona condotta non basta
Il Tribunale del riesame ha respinto la richiesta di revoca degli arresti domiciliari avanzata da un imputato accusato di associazione mafiosa. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il lungo tempo trascorso dall'inizio della misura e la sua buona condotta dimostrassero l'assenza di pericoli. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il semplice decorso del tempo e il comportamento corretto durante la detenzione domiciliare non bastano a superare la presunzione di pericolosità legata ai reati associativi. Per ottenere la revoca degli arresti domiciliari, è necessaria la prova concreta della rescissione totale di ogni legame con il sodalizio criminale. Di conseguenza, l'imputato rimane agli arresti domiciliari e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Sospensione condizionale della pena: revoca per reato permanente
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale contro l'ordinanza della Corte d'Appello che aveva revocato solo parzialmente la sospensione condizionale della pena concessa a un condannato. Il soggetto aveva ricevuto tre condanne, l'ultima delle quali per un reato associativo permanente iniziato entro i cinque anni dalla prima condanna. La Cassazione ha chiarito che, per i reati permanenti, basta che la condotta inizi nel quinquennio di prova per far scattare la revoca del beneficio. Inoltre, la revoca di una seconda sospensione può travolgere anche la prima. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: condanna per il cortile occupato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di invasione di terreni o edifici. L'uomo aveva occupato un cortile condominiale adiacente alla sua proprietà, realizzando un'apertura nel muro e un basamento in cemento per un serbatoio d'acqua. La difesa sosteneva la proprietà dell'area e la tardività della querela. I giudici hanno chiarito che il cortile apparteneva alla persona offesa, che ne aveva l'esclusivo possesso e ne curava la manutenzione. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che l'invasione di terreni o edifici è un reato permanente: la consumazione si protrae finché dura l'occupazione abusiva, rendendo la querela sempre tempestiva durante tale periodo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni.
Continua »
Arresto in flagranza differito: valido anche senza contatto fisico
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura contro l'ordinanza del GIP che non aveva convalidato l'arresto di due indagati per detenzione di stupefacenti. La polizia giudiziaria, tramite intercettazioni, aveva accertato l'occultamento di hashish in un garage, eseguendo successivamente un arresto in flagranza differito. Il primo giudice aveva escluso la flagranza per mancanza di un contatto fisico diretto tra indagati e droga al momento del blitz. La Suprema Corte ha invece stabilito che la detenzione di stupefacenti è un reato permanente, la cui flagranza dura fino al sequestro della sostanza. Di conseguenza, l'arresto differito è pienamente legittimo anche senza percezione visiva diretta del possesso, purché vi siano elementi d'indagine univoci.
Continua »
Demanio occupato e particolare tenuità del fatto: no ai benefici
Un cittadino, accusato di occupazione abusiva di demanio marittimo, ha impugnato la sentenza di condanna lamentando il mancato accoglimento dell'oblazione e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'oblazione richiede l'eliminazione delle conseguenze del reato e che l'occupazione demaniale è un reato permanente, impedendo la prescrizione immediata. Infine, per negare la particolare tenuità del fatto, al giudice basta evidenziare anche un solo elemento ostativo, come la gravità del reato desunta dalle circostanze concrete, senza dover analizzare tutti i criteri di legge. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Contestazione a catena e mafia: quando la retrodatazione fallisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato che chiedeva la retrodatazione dei termini di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione mafiosa. L'indagato sosteneva l'esistenza di una contestazione a catena, ritenendo che i fatti contestati con la seconda ordinanza fossero già desumibili dagli atti al momento della prima misura per estorsione. La Suprema Corte ha chiarito che la retrodatazione non si applica ai reati associativi permanenti contestati con formula aperta, ossia quando la condotta criminosa prosegue anche dopo l'esecuzione della prima misura. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concorso esterno in associazione mafiosa: profitto contro clan
La Corte di Cassazione ha affrontato un complesso caso di associazione mafiosa, estorsione e corruzione, ridefinendo i confini del concorso esterno in associazione mafiosa. La vicenda ruota attorno alle attività di un clan e ai suoi rapporti con imprenditori collusi e pubblici ufficiali infedeli che fornivano informazioni riservate. La Suprema Corte ha chiarito che l'aggravante dell'agevolazione mafiosa può coesistere con il fine di lucro personale e che l'aggravante delle armi non si estende automaticamente al concorrente esterno senza prova della sua effettiva conoscenza. Ha inoltre stabilito che l'estorsione aggravata da "più persone riunite" richiede la simultanea presenza fisica di almeno due soggetti al momento della minaccia. Di conseguenza, la Corte ha assolto senza rinvio il figlio di un imprenditore, ha annullato parzialmente con rinvio le posizioni di altri imputati per ricalcolare le pene o rivalutare specifiche aggravanti, e ha rigettato i ricorsi restanti.
Continua »
Occultamento o distruzione di scritture contabili, condanna ferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Titolare di un'impresa, condannato per il reato di occultamento o distruzione di scritture contabili. La difesa sosteneva che, mancando la prova se le fatture fossero state distrutte o occultate, si dovesse applicare la pena più mite antecedente alla riforma del 2015. La Suprema Corte ha chiarito che l'accertamento del reato è avvenuto nel 2018, epoca successiva alla riforma. Inoltre, i giudici di merito avevano già applicato la cornice edittale precedente, più favorevole al condannato, escludendo ogni violazione del principio del favor rei. Di conseguenza, la condanna a un anno e sette mesi di reclusione è stata confermata, con l'obbligo di pagare le imposte evase per ottenere la sospensione della pena.
Continua »
Occultamento di scritture contabili: condanna senza prescrizione
L'Amministratrice di una società è stata condannata per il reato di occultamento di scritture contabili, non avendo esibito i registri IVA durante una verifica fiscale. La difesa ha sostenuto che i documenti fossero stati distrutti, configurando un reato istantaneo già prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'occultamento di scritture contabili è un reato permanente. La prescrizione inizia a decorrere solo dal momento dell'accertamento fiscale, quando l'indisponibilità dei documenti viene rilevata dai verificatori. Per qualificare la condotta come distruzione (reato istantaneo), l'imputato deve dimostrare l'effettiva eliminazione fisica dei registri e la data esatta dell'evento, elementi non provati nel caso di specie. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Reato urbanistico: il cantiere aperto cancella la prescrizione
Il Proprietario di una struttura ricettiva è stato condannato per aver realizzato interventi edilizi abusivi e violato le norme antisismiche. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato urbanistico fosse ormai prescritto, affermando di aver interrotto i lavori prima del sopralluogo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato urbanistico ha natura permanente e cessa solo con il completamento totale delle opere, comprese le rifiniture, o con una desistenza definitiva e provata. Spetta al ricorrente, per il principio della vicinanza della prova, dimostrare l'esatta data di ultimazione dei lavori per anticipare la prescrizione. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concorso in detenzione di stupefacenti: non è favoreggiamento
Durante un controllo stradale, il Conducente di un'auto è fuggito a forte velocità, mentre il Passeggero ha gettato dal finestrino oltre due chili di marijuana. Nonostante il freddo di febbraio, i finestrini erano abbassati per disperdere l'odore della droga. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per entrambi, respingendo la richiesta del Conducente di riqualificare il fatto come semplice favoreggiamento. La Corte ha stabilito che si configura il concorso in detenzione di stupefacenti e non il favoreggiamento quando il reato è ancora in corso e vi è piena consapevolezza della presenza della droga, dimostrata dal forte odore e dal comportamento attivo dei soggetti. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando le condanne e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Occupazione abusiva di immobili: no alla tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'occupante condannata per il reato di invasione di edifici pubblici. La difesa contestava l'arbitrarietà della condotta e richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva di immobili costituisce un reato permanente, in quanto la compressione del diritto di proprietà pubblica o privata si protrae nel tempo per tutta la durata della permanenza. Di conseguenza, la natura continuativa dell'illecito impedisce l'applicazione del beneficio della particolare tenuità del fatto. L'occupante è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
La prescrizione batte la particolare tenuità del fatto
Il G.i.p. aveva disposto l'archiviazione per particolare tenuità del fatto per violazioni antisismiche commesse da un Costruttore, ritenendo tali reati permanenti. Il Costruttore ha impugnato il provvedimento, chiedendo invece l'archiviazione per prescrizione, poiché i lavori erano ultimati dal 2009. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'estinzione del reato per prescrizione è più favorevole rispetto alla particolare tenuità del fatto, in quanto quest'ultima viene iscritta nel casellario giudiziale e non cancella l'illecito. Poiché la permanenza dei reati antisismici cessa con l'ultimazione delle opere, il termine di prescrizione era ampiamente decorso. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza e disposto l'archiviazione per prescrizione.
Continua »
Ordine di allontanamento del questore: prescrizione negata
Il Cittadino Straniero ha impugnato la condanna per il reato di ingiustificata inottemperanza all'ordine di allontanamento del questore dal territorio nazionale. Il ricorrente ha sostenuto la mancanza dell'elemento soggettivo e l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'inottemperanza all'ordine di allontanamento del questore costituisce un reato permanente. Di conseguenza, la prescrizione non inizia a decorrere dal momento dell'ordine, ma solo quando cessa la condotta illecita, ossia con l'effettivo allontanamento dello straniero dall'Italia o, in mancanza, con la pronuncia della sentenza di primo grado. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Gratuito patrocinio: condannato chi non dichiara i nuovi redditi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino per non aver comunicato le variazioni di reddito mentre beneficiava del gratuito patrocinio. L'imputato sosteneva che il procedimento civile si fosse concluso anni prima con uno sfratto, escludendo il dolo. Tuttavia, i giudici hanno accertato che la causa era proseguita fino al 2017 grazie all'attività del suo avvocato di fiducia. La mancata comunicazione delle variazioni reddituali per più anni costituisce un reato permanente, la cui prescrizione decorre solo dalla cessazione della condotta omissiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo anche la particolare tenuità del fatto a causa della prolungata omissione, e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Occultamento di documenti contabili: la depressione non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato a nove mesi di reclusione per il reato di occultamento di documenti contabili. L'imputato sosteneva di aver smarrito o involontariamente distrutto la contabilità a causa di un periodo di depressione. Tuttavia, i giudici hanno confermato la responsabilità penale evidenziando l'assenza di dichiarazioni fiscali per più anni e false dichiarazioni sulla consegna dei documenti a un'associazione di categoria. La Corte ha chiarito che l'occultamento è un reato permanente, il cui termine di prescrizione decorre dal momento dell'accertamento da parte della Guardia di Finanza e beneficia dell'aumento di un terzo della durata. L'imprenditore è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Contestazioni a catena: il carcere non cancella il legame mafioso
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un indagato che chiedeva la retrodatazione dei termini di custodia cautelare per il reato di associazione mafiosa. L'indagato, già detenuto per porto d'armi, sosteneva che si trattasse di contestazioni a catena e che la Procura possedesse già le prove. La Suprema Corte ha chiarito che la retrodatazione non si applica se il reato associativo è contestato in forma aperta, cioè con condotta permanente che prosegue anche dopo il primo arresto. La detenzione non interrompe automaticamente il legame con il clan, specialmente in assenza di segni di dissociazione e in presenza di un ruolo di rilievo all'interno del sodalizio criminale. Di conseguenza, l'indagato resta in custodia cautelare e deve pagare le spese processuali.
Continua »