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Reato Di Pericolo

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389 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Malversazione a danno dello Stato: reato con garanzia
La legale rappresentante di una società ottiene un finanziamento garantito dallo Stato, previsto dal "Decreto Liquidità" per la crisi pandemica, ma ne distrae una parte a favore di un'altra società del gruppo. La Corte di Cassazione ha stabilito che si configura il reato di malversazione a danno dello Stato (art. 316-bis c.p.), anche se i fondi sono erogati da una banca privata e la garanzia pubblica non è stata attivata. Il delitto si consuma al momento della distrazione dei fondi, poiché la garanzia statale qualifica l'operazione come un aiuto pubblico.
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Prescrizione reato: quando l’appello salva l’imputato
La Corte di Cassazione annulla una condanna per detenzione di moneta falsa a causa dell'intervenuta prescrizione del reato. Decisivo è stato un motivo di ricorso non manifestamente infondato, che ha reso l'appello ammissibile e ha permesso alla Corte di rilevare il decorso del tempo, portando all'estinzione del procedimento. La sentenza chiarisce che, in assenza di prove evidenti di innocenza, la prescrizione prevale su una valutazione di merito.
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Sequestro preventivo: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di ristorazione contro un'ordinanza di sequestro preventivo dei suoi locali. Il sequestro era stato disposto per gravi violazioni in materia di conservazione degli alimenti. La Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione contro un sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge e non per riesaminare nel merito la valutazione dei fatti, consolidando un principio fondamentale della procedura penale.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: il caso
La Corte di Cassazione analizza due casi di corruzione per l'esercizio della funzione a carico di un giudice tributario, intermediari e imprenditori. La sentenza chiarisce che il reato si perfeziona con il mero accordo per 'vendere' la funzione pubblica, anche senza compiere atti specifici. Nonostante le condanne siano state annullate per prescrizione, la Corte ha confermato i principi giuridici, condannando i ricorrenti al risarcimento dei danni civili.
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Concorso di reati: vendita di merce contraffatta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un commerciante condannato per ricettazione e vendita di prodotti contraffatti. La sentenza ribadisce la possibilità del concorso di reati tra le due fattispecie e sottolinea come il reato di commercio di prodotti falsi tuteli la fede pubblica, indipendentemente dalla possibilità di ingannare l'acquirente.
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Sottrazione fraudolenta: quando si consuma il reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27404 del 2024, ha confermato una condanna per sottrazione fraudolenta, chiarendo un punto fondamentale: il reato si configura anche se il debito tributario non è stato ancora formalmente accertato al momento degli atti fraudolenti. È sufficiente l'esistenza del debito. La Corte ha però annullato parzialmente la sentenza riguardo alla confisca, stabilendo che le sanzioni tributarie non possono essere incluse nel calcolo del profitto del reato, in quanto rappresentano un costo dell'illecito e non un vantaggio economico.
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Sequestro per sottrazione fraudolenta: come si calcola
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28725/2024, ha stabilito un principio fondamentale sul calcolo del sequestro per sottrazione fraudolenta. Un imprenditore aveva sottratto beni per un valore quasi nove volte superiore al suo debito tributario. I giudici di merito avevano limitato il sequestro all'importo del debito. La Cassazione ha annullato tale decisione, precisando che il profitto del reato non è il debito evaso, ma il valore dei beni idonei a fungere da garanzia per l'Erario, calcolato secondo le norme sulla riscossione coattiva (es. il doppio del credito per gli immobili).
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Contraffazione grossolana e ricettazione: la Cassazione
Un soggetto viene condannato per ricettazione di calzature contraffatte. In Cassazione, lamenta che la contraffazione grossolana rendeva il reato impossibile. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, specificando che il delitto di commercio di prodotti falsi tutela la fede pubblica e non richiede l'effettivo inganno del compratore. Di conseguenza, anche una falsificazione evidente può costituire reato e fungere da presupposto per la ricettazione.
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Favoreggiamento personale: mentire è reato?
La Corte di Cassazione esamina il caso di un individuo condannato per favoreggiamento personale dopo aver negato alla polizia di aver acquistato droga da uno spacciatore. La sentenza chiarisce che il reato sussiste anche se le forze dell'ordine hanno già assistito alla scena e arrestato il colpevole, poiché mentire ostacola comunque l'amministrazione della giustizia. Viene inoltre negata la causa di non punibilità per autotutela, in quanto il pregiudizio derivante dall'ammissione (sanzioni amministrative) era ormai inevitabile.
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Falso grossolano: non esclude il reato di contraffazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la vendita di prodotti contraffatti. La difesa sosteneva la tesi del cosiddetto 'falso grossolano', ovvero una contraffazione così palese da non poter ingannare nessuno, configurando un reato impossibile. La Suprema Corte ha ribadito che il reato di cui all'art. 474 c.p. tutela la fede pubblica e non la libera determinazione dell'acquirente. Pertanto, la grossolanità della contraffazione è irrilevante, poiché il reato è di pericolo e non richiede la realizzazione dell'inganno.
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Reato di favoreggiamento: quando è consumato il reato?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di favoreggiamento a carico di due soggetti che avevano fornito informazioni sugli intestatari di veicoli usati dalla polizia. La sentenza stabilisce che, trattandosi di un reato di pericolo, per la condanna è sufficiente che la condotta sia oggettivamente idonea a ostacolare le indagini, anche se l'aiuto non si rivela concretamente efficace.
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Turbata libertà degli incanti: la condanna civile
Un professionista, accusato di turbata libertà degli incanti per aver fornito informazioni privilegiate ad alcuni offerenti in una gara pubblica, ha presentato ricorso in Cassazione. Il suo reato era stato dichiarato prescritto, ma la condanna al risarcimento dei danni a favore della società appaltante era stata confermata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, specificando che il reato di turbata libertà degli incanti è un reato di pericolo: non è necessario che l'esito della gara sia effettivamente alterato, ma è sufficiente che la condotta sia potenzialmente idonea a perturbarne il regolare svolgimento. Tale condotta, anche se il reato è prescritto, costituisce un fatto illecito che obbliga al risarcimento del danno.
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Bancarotta fraudolenta: quando la vendita è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per bancarotta fraudolenta. La Corte ribadisce che la vendita di un bene ipotecato, senza liberare la società fallita dal debito, costituisce reato. Viene sottolineato che la bancarotta fraudolenta è un reato di pericolo, per cui l'esistenza di un danno effettivo non è necessaria per la sua configurabilità, e un accordo successivo con la curatela non estingue il reato già consumato.
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Favoreggiamento immigrazione: reato di pericolo
La Corte di Cassazione conferma la condanna per due individui accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sentenza ribadisce che si tratta di un 'reato di pericolo', per cui la colpevolezza sussiste per il solo compimento di atti idonei a procurare l'ingresso illegale, a prescindere dal fatto che questo si verifichi. La partecipazione a una rete organizzata e le conversazioni intercettate sono state ritenute prove sufficienti, anche per l'aggravante della finalità di profitto.
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Dichiarazione fraudolenta: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33280 del 2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per dichiarazione fraudolenta e omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi. La Corte ha ribadito che la responsabilità per la corretta presentazione della dichiarazione è personale e non delegabile. Affidarsi a un commercialista negligente non esonera il contribuente dalla responsabilità penale, specialmente quando l'intento di evasione è supportato da altri elementi, come precedenti condanne per reati fiscali.
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Bancarotta fraudolenta: quando scatta il dolo specifico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. La sentenza chiarisce la distinzione tra dolo generico, sufficiente per la bancarotta per distrazione, e dolo specifico per quella documentale, che può essere desunto dal comportamento complessivo dell'imputato, come la sottrazione di beni e la mancata tenuta della contabilità per ostacolare la ricostruzione del patrimonio.
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Sottrazione fraudolenta: prescrizione e confisca
Un contribuente, condannato per aver venduto la propria casa alla sorella per sottrarla al Fisco, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il reato di sottrazione fraudolenta estinto per prescrizione, calcolando il termine massimo in 9 anni dal fatto. Di conseguenza, annulla la sentenza e revoca la confisca per equivalente del bene, stabilendo un principio chiave: la norma che permette la confisca nonostante la prescrizione (art. 578 bis c.p.p.), introdotta nel 2018, non può essere applicata retroattivamente a fatti avvenuti prima della sua entrata in vigore, data la sua natura sanzionatoria. Resta ferma la condanna al risarcimento del danno in favore della parte civile.
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Contraffazione grossolana: reato anche senza inganno
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti accusati di vendita di prodotti con marchi falsi. Gli imputati sostenevano che la contraffazione grossolana dei prodotti rendesse il reato impossibile, non potendo ingannare nessuno. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo che il reato di cui all'art. 474 c.p. protegge la fede pubblica e non richiede l'effettivo inganno dell'acquirente. Anche il motivo basato sulla particolare tenuità del fatto è stato rigettato, in quanto i profitti non irrisori derivanti dall'attività illecita sono stati ritenuti un indicatore sufficiente della non tenuità del reato.
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Istigazione alla corruzione: quando è reato consumato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati per ricettazione e istigazione alla corruzione. La sentenza ribadisce che l'istigazione alla corruzione è un reato di pericolo, che si perfeziona con la sola offerta o promessa seria al pubblico ufficiale, escludendo la configurabilità del tentativo. I ricorsi sono stati respinti perché miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Contraffazione grossolana: irrilevante per il reato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 40910/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la vendita di prodotti con marchio contraffatto. La Corte ha ribadito che il reato sussiste anche in caso di contraffazione grossolana, poiché la norma non protegge l'acquirente dall'inganno, ma la fede pubblica e la fiducia dei consumatori nei marchi. Di conseguenza, l'evidenza del falso non esclude la punibilità. La Corte ha inoltre confermato che l'inammissibilità del ricorso impedisce di rilevare l'eventuale prescrizione maturata dopo la sentenza di appello.
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