Una donna straniera ha ricevuto una condanna per il delitto di tratta di persone, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione. L'imputata ha ingannato giovani connazionali promettendo loro un lavoro regolare in un negozio, per poi costringerle all'attività di meretricio sul territorio italiano. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione contestando la mancata traduzione tempestiva della sentenza per l'imputata alloglotta, la violazione della corrispondenza tra l'accusa originaria e la decisione finale, nonché la prescrizione dei reati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la sentenza tradotta in lingua inglese era regolarmente presente agli atti e che i fatti descritti nell'imputazione originaria garantivano un pieno esercizio del diritto di difesa. La condanna finale a otto anni e sei mesi di reclusione è divenuta definitiva.
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