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Reato Di Pericolo

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389 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Marchio contraffatto: quando il reato sussiste sempre
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la vendita di prodotti con marchio contraffatto. L'imputato sosteneva che il reato fosse impossibile data l'evidente grossolanità della contraffazione. La Corte ha ribadito che il reato in questione non tutela il singolo acquirente dall'inganno, ma la fede pubblica, ovvero la fiducia collettiva nei marchi. Pertanto, la detenzione per la vendita di un marchio contraffatto integra il reato a prescindere dalla possibilità concreta di ingannare l'acquirente.
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Falsa testimonianza: quando il silenzio è reato
Un testimone si rifiutava di rispondere in aula, adducendo problemi di salute e il suo passato. La Cassazione conferma la condanna per falsa testimonianza, specificando che il reato si configura anche con la reticenza e il silenzio, essendo sufficiente il dolo generico.
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Detenzione esplosivi: la Cassazione fa chiarezza
Un soggetto viene condannato per la detenzione esplosivi di genere pirotecnico, ricettazione e omessa custodia. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che il reato di detenzione esplosivi si configura quando il materiale, per quantità (70 kg di massa attiva) e modalità di conservazione precarie, assume un'elevata potenzialità distruttiva ('micidialità'), distinguendosi così dalla meno grave contravvenzione.
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Bancarotta fraudolenta: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore accusato di bancarotta fraudolenta per aver spostato beni aziendali. La Corte ha stabilito che la sottrazione dei beni, anche se temporanea e seguita da restituzione, integra il reato, in quanto atto di pericolo per i creditori. L'appello è stato respinto perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Accensioni Pericolose: quando scatta il reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un PM contro un'assoluzione per il reato di accensioni pericolose. L'imputato, che aveva acceso fuochi d'artificio in una via pubblica, era stato assolto perché non vi era un pericolo concreto per le persone. La Cassazione ha confermato che per configurare il reato non basta l'esplosione in luogo abitato, ma serve la possibilità concreta di un danno all'incolumità pubblica.
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Falso grossolano: quando è reato? La Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un venditore condannato per commercio di prodotti contraffatti e ricettazione. Anche in caso di falso grossolano, il reato sussiste perché viene lesa la fede pubblica e non solo l'acquirente. La mancata giustificazione della provenienza della merce conferma la ricettazione.
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Dolo specifico esplosivi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un pubblico ministero contro la decisione di non applicare gli arresti domiciliari a un indagato per il lancio di un ordigno. La Corte ha stabilito che, per configurare il reato di detenzione di esplosivi, è necessario provare il dolo specifico esplosivi, ovvero l'intento di attentare alla pubblica incolumità. Tale prova non può essere raggiunta senza un accertamento tecnico sulla reale pericolosità e micidialità dell'ordigno.
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Reato di pericolo e merce contraffatta: la Cassazione
Un soggetto condannato per vendita di merce contraffatta e ricettazione ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo un vizio di notifica e che la falsificazione fosse troppo evidente per costituire reato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la vendita di prodotti falsi è un reato di pericolo che tutela la fede pubblica, indipendentemente dalla possibilità di ingannare l'acquirente. L'eccezione procedurale è stata inoltre respinta perché sollevata tardivamente.
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Marchio contraffatto: Cassazione su ricettazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22097/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione e commercio di prodotti con marchio contraffatto. La Corte ha ribadito che la vendita di merce falsa è reato anche se la contraffazione è palese, in quanto viene lesa la fede pubblica. Inoltre, ha confermato che i reati di ricettazione e commercio di prodotti falsi possono coesistere.
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Competenza per territorio falso informatico: la Cassazione
In un complesso procedimento per falso ideologico informatico e documentale, la Corte di Cassazione ha risolto una questione di competenza per territorio. La Corte ha stabilito che la competenza per territorio per il falso informatico si radica nel luogo in cui il documento viene inserito nel server locale (nel caso di specie, Genova), uscendo dalla sfera di controllo dell'autore e diventando accessibile a terzi, e non nel luogo dove si trova il server centrale (Roma). Questa decisione si basa sul principio che il reato di falso è un reato di pericolo, che si perfeziona quando sorge il rischio per la fede pubblica. Per le altre questioni, la Corte ha confermato la competenza del Tribunale di Genova o ha dichiarato le eccezioni inammissibili.
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Bancarotta fraudolenta: anche il primo atto conta
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta a carico di un amministratore per un'operazione di acquisto di un ramo d'azienda tra società a lui riconducibili. La Corte ha stabilito che il reato si configura anche se l'atto di distrazione è il primo della neocostituita società e avviene molto prima della dichiarazione di fallimento, essendo sufficiente il pericolo concreto per la garanzia patrimoniale dei creditori.
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Riabilitazione penale: il risarcimento del danno
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della riabilitazione penale a una persona condannata per l'emissione di fatture per operazioni inesistenti. La Corte ha stabilito che, ai fini della riabilitazione, il risarcimento del danno erariale è un requisito imprescindibile, anche se non richiesto formalmente dallo Stato. L'obbligo sussiste perché chi emette le fatture concorre a cagionare il danno, indipendentemente da chi ne trae il beneficio fiscale diretto.
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Contraffazione grossolana: reato anche se il falso è palese
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18987/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per commercio di prodotti contraffatti. La Corte ha ribadito che il reato sussiste anche in caso di contraffazione grossolana, poiché la norma tutela la fede pubblica e non la libera determinazione dell'acquirente. Viene confermato, inoltre, che la riproduzione di personaggi di fantasia registrati integra il reato e che è possibile il concorso con il delitto di ricettazione.
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Contraffazione grossolana: reato anche senza inganno
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la vendita di prodotti con marchi falsi. L'imputato sosteneva la tesi della "contraffazione grossolana", cioè di un falso così evidente da non poter ingannare nessuno. La Corte ha ribadito che il reato previsto dall'art. 474 del codice penale tutela la fede pubblica e la fiducia nei marchi, configurandosi come un reato di pericolo. Pertanto, la possibilità di trarre in inganno l'acquirente non è un elemento necessario per la sua sussistenza.
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Vizi processuali: quando sono irrilevanti in appello?
La Cassazione ha respinto il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta fraudolenta, il quale lamentava diversi vizi processuali. La Corte ha stabilito che le irregolarità formali, come la mancanza di una firma o ritardi nelle comunicazioni, sono irrilevanti se non causano un concreto e dimostrato pregiudizio al diritto di difesa, applicando il principio di offensività processuale. Inoltre, ha ribadito che per la bancarotta fraudolenta non è necessario provare il nesso causale tra la condotta dell'imputato e il fallimento dell'azienda.
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Disturbo quiete pubblica: condanna anche senza perizia
La Corte di Cassazione conferma la condanna al risarcimento danni per il titolare di un pub per disturbo della quiete pubblica, nonostante una precedente assoluzione in primo grado. La Corte chiarisce che per configurare il reato non è necessaria una perizia fonometrica, essendo sufficiente la testimonianza della persona offesa. Inoltre, il reato sussiste se il rumore ha la potenzialità di disturbare un numero indefinito di persone, come i clienti di un residence adiacente, anche se solo una persona ha sporto querela.
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Favoreggiamento immigrazione e corruzione: la Cassazione
Un funzionario pubblico è stato condannato per favoreggiamento immigrazione e corruzione per aver rilasciato falsi 'nulla osta' a lavoratori extracomunitari del settore circense in cambio di denaro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, specificando che il favoreggiamento è un 'reato di pericolo', che si consuma con i soli atti diretti a procurare l'ingresso, senza che questo debba effettivamente avvenire. Inoltre, la creazione di documenti falsi integra la più grave fattispecie di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio.
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Manovre speculative: quando il rincaro è reato?
La Corte di Cassazione conferma l'assoluzione di un'imprenditrice accusata di manovre speculative per aver venduto mascherine con ricarichi esorbitanti durante la pandemia. La decisione si basa sulla quantità limitata di merce venduta, ritenuta inidonea a creare un pericolo concreto per l'economia nazionale, requisito essenziale per configurare il reato.
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Procurata inosservanza di pena: la Cassazione decide
Un imprenditore, accusato di aver aiutato un latitante e di tentata estorsione con l'aggravante di aver favorito un'associazione mafiosa, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro l'ordinanza che confermava la misura degli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, specificando che il reato di procurata inosservanza di pena è un reato di pericolo, che non richiede un effettivo ostacolo alle ricerche. Ha inoltre ribadito l'inammissibilità in sede di legittimità di censure che propongono una mera rilettura dei fatti e ha confermato la validità della presunzione di attualità delle esigenze cautelari per i reati con aggravante mafiosa.
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Bancarotta per distrazione: il comodato è reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza 10854/2024, ha confermato la condanna per bancarotta per distrazione a carico dell'amministratrice di una società fallita. Il caso riguardava la cessione di un macchinario essenziale per l'attività aziendale, ceduto senza alcun corrispettivo. La difesa sosteneva si trattasse di un semplice comodato d'uso, ma la Corte ha stabilito che la forma giuridica dell'atto è irrilevante. Ciò che conta per configurare il reato è l'effettiva sottrazione del bene dal patrimonio sociale, con conseguente pregiudizio per i creditori, rendendo l'atto una vera e propria bancarotta per distrazione.
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