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Reato Di Lieve Entità

27 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Previsto dall'art. 73, comma 5 della legge sulla droga, è una forma meno grave del reato di spaccio, punita con pene più basse, che si applica quando i mezzi, le modalità, la quantità e la qualità della sostanza sono considerati di minima offensività.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Droga: Patteggiamento e Ricorso. Quando il Reato di Lieve Entità non regge
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione illecita di hashish e marijuana, con una pena concordata (patteggiamento). Ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che il giudice non aveva valutato la possibilità di un reato di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il ricorso contro una sentenza di patteggiamento è possibile solo per errori manifesti nella qualificazione giuridica del fatto. La quantità di droga sequestrata (oltre 10 kg di hashish e 4 kg di marijuana) escludeva chiaramente la configurabilità del reato di lieve entità. Il Lavoratore ha perso, dovendo pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Coltivazione Stupefacenti: Lieve Entità Negata, Ricorso Inammissibile
Un individuo è stato condannato per coltivazione di stupefacenti. La Corte d'Appello ha escluso la qualificazione del fatto come reato di lieve entità, considerando la quantità di droga rinvenuta (oltre 2 kg) e gli strumenti di coltivazione. Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione della lieve entità e il trattamento sanzionatorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la valutazione della gravità del reato e l'applicazione della pena rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, se adeguatamente motivate. Il Ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Convalida dell’arresto: GIP non può sostituirsi alla polizia
Un Lavoratore è stato arrestato in flagranza per detenzione di cocaina e hashish. Il GIP (Giudice per le Indagini Preliminari) ha negato la convalida dell'arresto, ritenendo il fatto di lieve entità e non destinato allo spaccio, basandosi sulla giovane età e incensuratezza del Lavoratore. Il Pubblico Ministero ha impugnato questa decisione, sostenendo che il GIP aveva superato i limiti del suo controllo. La Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero. Ha annullato senza rinvio l'ordinanza del GIP, dichiarando legittimo l'arresto. La Corte ha ribadito che il giudice della convalida deve solo verificare la ragionevolezza dell'operato della polizia, non sostituire la propria valutazione di merito.
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Spaccio di Droga: Niente Reato di Lieve Entità e Attenuanti Generiche
Due persone sono state condannate per spaccio di droga. Hanno presentato ricorso in Cassazione. Contestavano il mancato riconoscimento del **reato di lieve entità** e delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha confermato la condanna precedente. Ha stabilito che l'attività di spaccio era quotidiana e intensa. Gli imputati non avevano fornito una collaborazione utile per interrompere la catena delittuosa. Il mancato riconoscimento del **reato di lieve entità** era corretto. Le circostanze attenuanti generiche erano già state riconosciute in primo grado.
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Sospensione condizionale della pena: negata a chi l’ha già avuta due volte
Un Lavoratore è stato condannato per un reato legato agli stupefacenti, non di lieve entità. Ha presentato ricorso contro la sentenza, chiedendo il riconoscimento della lieve entità del reato e la concessione della sospensione condizionale della pena, nonostante avesse già beneficiato di tale misura due volte. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la sospensione condizionale della pena non si può concedere a chi ne ha già usufruito due volte, indipendentemente dall'entità delle pene precedenti. Il Lavoratore deve quindi pagare le spese processuali e una sanzione.
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Spaccio di stupefacenti: flagranza smentisce l’uso personale
L'Imputata viene condannata per spaccio di stupefacenti dopo essere stata sorpresa a cedere dosi di cocaina a due diversi acquirenti in cambio di denaro. Durante il controllo, le forze dell'ordine rinvengono altra sostanza già frazionata in dosi identiche a quelle vendute. La difesa propone ricorso per Cassazione, sostenendo che le condizioni economiche e familiari dimostrerebbero l'uso personale della droga. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: la tesi difensiva ripete pedissequamente quanto già respinto nei gradi precedenti senza confrontarsi con le prove schiaccianti. L'Imputata viene condannata alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di lieve entità: quando lo spaccio non è più ‘minore’
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. L'imputato contestava la mancata applicazione del **reato di lieve entità** da parte della Corte d'Appello. La Cassazione ha confermato che la gravità del fatto, basata sulla quantità di sostanza stupefacente, sulle dosi ricavabili e sul possesso di un bilancino e denaro, giustificava l'esclusione della lieve entità. Il ricorso è stato ritenuto generico e non ha specificamente confutato le motivazioni della sentenza precedente. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio e Confisca per Sproporzione: il denaro non giustificato
Un individuo è stato condannato per spaccio di cocaina ed eroina. La sentenza ha disposto la confisca per sproporzione di 4.300 euro, ritenuti provento illecito. L'imputato ha presentato ricorso, sostenendo che il denaro fosse un risparmio personale e che l'accusa non avesse dimostrato la sua origine illecita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la detenzione di una somma di denaro sproporzionata rispetto alla condizione di disoccupato, in presenza di un reato di spaccio, fa scattare una presunzione di illecita accumulazione. L'imputato non ha fornito prove sufficienti per giustificare la provenienza lecita del denaro.
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Reato di Lieve Entità: Cassazione Dichiara Inammissibile il Ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per un reato legato agli stupefacenti, riqualificato come reato di lieve entità. L'individuo contestava l'illogicità della motivazione sulla destinazione della droga e l'eccessività della pena. La Cassazione ha ritenuto che il ricorso si limitasse a riproporre argomenti già esaminati e richiedesse una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Ha confermato la correttezza della decisione del giudice di merito, anche nel valutare il quantitativo di stupefacente per la commisurazione della pena nel contesto del reato di lieve entità.
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Spaccio di droga: ingente quantità esclude il Reato di lieve entità
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per spaccio di droga, con una pena di due anni e sei mesi di reclusione e una multa di 10.000 euro. L'individuo aveva proposto ricorso, sostenendo che il suo caso rientrava nella categoria del reato di lieve entità e lamentando una motivazione insufficiente sulla pena e sul diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'ingente quantità di sostanza stupefacente (6.819 kg di marijuana) esclude l'applicazione del reato di lieve entità. La Corte ha anche chiarito che la scelta del giudizio abbreviato implica l'accettazione delle prove già acquisite.
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Detenzione Stupefacenti: Il Reato di Lieve Entità non Concesso
La Corte d'Appello di Bari ha confermato la condanna di un individuo per detenzione di cocaina e hashish, negando la qualificazione del fatto come "Reato di lieve entità" e le circostanze attenuanti generiche. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'errata valutazione della lieve entità e la mancata concessione delle attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la valutazione del "Reato di lieve entità" richiede un'analisi complessiva degli elementi, come la quantità di droga (1.196 dosi di hashish), il denaro trovato e il fatto che l'imputato fosse già agli arresti domiciliari per reati simili. La Corte ha quindi confermato la condanna e le motivazioni della Corte d'Appello.
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Spaccio Organizzato: Reato di Lieve Entità Negato, Prescrizione Accolta
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati, un Commerciante e un Collaboratore, condannati per spaccio di droga. Per il Commerciante, la Corte ha annullato senza rinvio una condanna per spaccio (capo 4) a causa della prescrizione del reato. Ha anche annullato con rinvio un'altra condanna (capo 20) per mancata valutazione del principio di ne bis in idem (non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto). Ha invece rigettato le richieste di considerare il reato impossibile e di applicare il reato di lieve entità, data la natura organizzata dell'attività di spaccio. Per il Collaboratore, la Corte ha rigettato integralmente il ricorso, confermando la condanna e la pena. Ha ritenuto che il suo contributo, sebbene secondario, fosse significativo, escludendo il reato di lieve entità e la circostanza attenuante.
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Validità Narcotest: Condanna per Droga Anche Senza Analisi Chimica
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per acquisto di 100 grammi di anfetamina a fini di spaccio. Il punto centrale della decisione riguarda la validità narcotest. I giudici hanno stabilito che questo esame rapido è sufficiente per provare che una sostanza è effettivamente droga, legittimando così la condanna. Non è necessaria una perizia chimica per misurare la quantità di principio attivo, la quale serve solo a valutare la gravità del fatto. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Reato di lieve entità: calcolo pena e attenuanti
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti qualificato come reato di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato l'esclusione dell'attenuante del lucro di speciale tenuità, poiché l'attività di spaccio presentava caratteri di professionalità. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo all'errato calcolo della pena. La Corte d'Appello aveva infatti ignorato le attenuanti generiche già riconosciute in primo grado e aveva aumentato la pena base rispetto al minimo edittale, violando il divieto di reformatio in pejus.
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Reato di lieve entità: quando è escluso? Analisi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di cocaina. L'imputato chiedeva l'assoluzione e la riqualificazione dei fatti in **reato di lieve entità**. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che l'ingente quantitativo di droga (oltre 200 grammi) e le modalità organizzate dell'attività escludono la possibilità di applicare l'ipotesi attenuata. Il ricorso è stato giudicato un tentativo inammissibile di rivalutare i fatti.
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Reato di lieve entità: la quantità esclude la lievità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di un'ingente quantità di stupefacenti (oltre 32.000 dosi). La Corte ha stabilito che un dato quantitativo così rilevante è di per sé sufficiente a escludere l'ipotesi del reato di lieve entità, previsto dall'art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990, soprattutto quando non vi sono elementi di segno contrario. Anche la richiesta di attenuanti generiche è stata respinta, riaffermando la discrezionalità del giudice di merito in materia.
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Reato di lieve entità: Cassazione e motivazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per detenzione di stupefacenti, negando la qualificazione di reato di lieve entità. La decisione si fonda sulla notevole quantità della sostanza (sufficiente per 984 dosi) e sul ritrovamento di appunti manoscritti, considerati indizio di professionalità e abitualità dell'attività di spaccio, elementi incompatibili con l'ipotesi attenuata.
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Reato di lieve entità: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione di un'accusa di spaccio in reato di lieve entità. La Corte ha stabilito che il ricorso era una mera riproposizione di motivi già esaminati e respinti in appello, dove era stato sottolineato che la quantità significativa di stupefacente e la reiterazione degli acquisti escludevano la lieve entità del fatto.
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Reato di lieve entità: la Cassazione e i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante una condanna per spaccio, qualificata come reato di lieve entità. La Corte ha stabilito che i motivi generici, volti a una nuova valutazione delle prove, non sono ammessi. Ha inoltre confermato che la quantità di stupefacente (14 dosi) e i precedenti specifici sono elementi sufficienti per escludere sia attenuanti che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ribadendo che quest'ultima non è una conseguenza automatica del reato di lieve entità.
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Reato di lieve entità: inammissibile il ricorso fattuale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per un reato di lieve entità legato agli stupefacenti. I motivi, basati su valutazioni di fatto come la quantità e il confezionamento della sostanza, sono stati ritenuti non proponibili in sede di legittimità. La Corte ha chiarito che, per questo tipo di reato, il frazionamento in dosi e l'esito del narco test sono sufficienti a configurare l'illecito, rendendo non necessaria una perizia specifica sul principio attivo.
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