Il Condannato, già condannato a 27 anni per omicidio e a 14 anni per associazione mafiosa, ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, ritenendo che l'omicidio, legato a contrasti locali per i subappalti, avesse una matrice estemporanea e non fosse programmato fin dall'inizio dell'adesione al sodalizio criminale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che il reato continuato tra reato associativo e reati fine richiede che questi ultimi siano programmati nel momento in cui il soggetto entra nell'associazione, escludendo automatismi per reati occasionali o contingenti.
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