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Reato Continuato — Anno 2023

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1082 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Continuato

Provvedimenti

Reato continuato: perché due furti d’auto non fanno un unico piano
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per due furti di autovetture commessi a distanza di un anno e mezzo l'uno dall'altro. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa del lungo intervallo temporale e delle diverse modalità di esecuzione, in quanto il secondo furto era stato compiuto con un complice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che l'identità della tipologia di beni rubati e del luogo non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso preventivo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: no allo sconto senza prove
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per cinque diverse sentenze di condanna a suo carico. Il Tribunale di Genova, in qualità di giudice dell'esecuzione, ha respinto l'istanza evidenziando la mancanza di un medesimo disegno criminoso. Tale assenza è stata dedotta dalla notevole distanza temporale tra i reati, dalle diverse modalità di esecuzione e dall'assenza di prove su una presunta tossicodipendenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale. I motivi presentati dalla difesa sono stati ritenuti generici e volti a ottenere una semplice rivalutazione dei fatti già logicamente analizzati. Di conseguenza, Il Condannato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: negato lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per unificare le pene di due diverse sentenze di condanna. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta evidenziando la diversità dei reati, delle modalità esecutive, delle vittime e dei moventi. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso finalizzato ad agevolare un clan malavitoso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la semplice vicinanza temporale o la generica finalità mafiosa non bastano a dimostrare una programmazione unitaria dei reati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la Cassazione respinge il ricorso sui fatti
Il Ricorrente ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per reati commessi a distanza di sedici anni l'uno dall'altro, intervallati da periodi di detenzione. Il Giudice per le indagini preliminari ha rigettato la richiesta, escludendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. Il Ricorrente ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che valutare l'impatto del tempo trascorso e della carcerazione intermedia sulla continuità dei reati costituisce un accertamento di fatto. Tale valutazione spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Di conseguenza, il Ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la droga e i furti non fanno un unico disegno
Il Condannato, sanzionato per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale, ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra questa violazione e precedenti condanne per reati di droga e contro il patrimonio. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta evidenziando la diversità dei moventi: da un lato l'acquisto di stupefacenti, dall'altro la commissione di furti in trasferta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la semplice vicinanza temporale tra i fatti non basta a dimostrare una programmazione unitaria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Unicità del disegno criminoso: negato lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per due diverse condanne. Il Tribunale di Verona ha respinto la richiesta, rilevando la mancanza di un'unicità del disegno criminoso a causa della distanza temporale tra i fatti, delle diverse modalità di esecuzione e dei differenti moventi. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le contestazioni della difesa si limitavano a richiedere una nuova valutazione dei fatti, già logicamente analizzati dal giudice di merito. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato il rigetto e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato negato: no allo sconto per reati distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per tre diverse sentenze di condanna. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta a causa della notevole distanza temporale tra i fatti, delle diverse modalità esecutive e dei differenti moventi dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la difesa tentava solo di ottenere una nuova valutazione dei fatti, esclusa in sede di legittimità. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Disegno criminoso escluso: niente sconti per reati distanti
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Rimini che escludeva l'applicazione della disciplina del reato continuato per una serie di reati contro il patrimonio. Il giudice dell'esecuzione aveva infatti negato l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato che la notevole distanza temporale tra i reati, i contesti differenti e le diverse modalità di esecuzione escludono l'unicità del programma delittuoso. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Differenza tra rapina e furto con strappo: il caso del telefono
La Corte di Cassazione ha chiarito la differenza tra rapina e furto con strappo nel caso di un uomo che ha sottratto con forza il cellulare alla compagna, torcendole il polso per vincere la sua resistenza. I giudici hanno confermato la condanna per rapina, poiché l'azione violenta si è estesa intenzionalmente alla persona e non solo all'oggetto. La Suprema Corte ha invece accolto il ricorso sulla rideterminazione della pena: il giudice di merito aveva applicato uno sconto per il rito abbreviato inferiore al terzo previsto dalla legge. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per un reato minore ormai caduto in prescrizione e ha ridotto la pena finale a un anno e quattro mesi di reclusione.
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Detenzione abusiva di munizioni: condanna anche senza perizia
Durante una perquisizione domiciliare, le forze dell'ordine hanno rinvenuto quattro cartucce calibro 9x21 nascoste nel cassetto del comodino di un uomo, privo della necessaria autorizzazione. L'uomo è stato condannato per il reato di detenzione abusiva di munizioni. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata esecuzione di una perizia tecnica per verificare l'effettiva efficienza dei proiettili e la mancata concessione delle attenuanti generiche, già riconosciute per un altro reato in continuazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la perizia non è indispensabile se le modalità di conservazione delle cartucce ne garantiscono l'efficienza. Inoltre, le attenuanti generiche basate su elementi oggettivi non si estendono automaticamente a tutti i reati legati dal vincolo della continuazione.
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Reato continuato: la Cassazione impone trasparenza sui calcoli
Il Condannato ha proposto ricorso contro l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che, nel riconoscere il reato continuato tra due condanne definitive per associazione mafiosa ed estorsione, ha aumentato la pena di tre anni per il reato-satellite senza motivare i criteri di calcolo e senza chiarire se fosse stata applicata la riduzione di un terzo per il rito abbreviato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice ha l'obbligo di motivare dettagliatamente l'entità degli aumenti per i reati minori e di esplicitare lo sconto di pena per i riti speciali. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Reato continuato: l’errore sul bersaglio non cancella il disegno
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per due episodi: un tentato omicidio commesso nel febbraio 2003 e un omicidio consumato nel settembre dello stesso anno. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, ritenendo che l'errore nell'esecuzione del primo reato (avendo il Condannato colpito il fratello della vittima designata) escludesse l'unicità del disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'errore nell'esecuzione (noto come aberratio ictus) non cancella la pianificazione originaria. Poiché l'obiettivo programmato era lo stesso in entrambi gli episodi, il reato continuato può essere configurato. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Reato continuato: no ad aumenti di pena forfettari
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che, nel riconoscere il reato continuato tra una condanna per usura e una per furto e truffa, aveva applicato un aumento di pena cumulativo e forfettario per i reati minori. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può limitarsi a un aumento complessivo ma deve specificare l'incremento di pena per ciascun reato satellite. La sentenza impugnata è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio, disponendo il rinvio a un nuovo giudice per la corretta rideterminazione della pena.
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Sospensione condizionale della pena: no al silenzio del giudice
Il Giudice dell'esecuzione del Tribunale di Milano aveva riconosciuto la continuazione tra i reati di furto e ricettazione per una condannata, rideterminando la pena in sette mesi di reclusione. Il giudice aveva però omesso di valutare la richiesta della difesa di estendere la sospensione condizionale della pena alla nuova sanzione complessiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, stabilendo che il giudice dell'esecuzione ha l'obbligo di valutare espressamente se concedere, estendere o revocare il beneficio della sospensione quando ridetermina la pena per effetto del reato continuato. La Suprema Corte ha quindi annullato il provvedimento e ha rinviato il caso al Tribunale di Milano per una nuova decisione.
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Reato continuato: la Cassazione corregge i calcoli della pena
Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza di condanna di un cittadino per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate. La Cassazione ha accolto il ricorso rilevando gravi errori nel calcolo della pena. In particolare, in tema di reato continuato, il giudice di merito ha erroneamente individuato come violazione più grave il delitto di lesioni anziché quello di resistenza, che prevede una pena edittale massima superiore (cinque anni contro quattro anni e sei mesi). Inoltre, sono stati riscontrati errori materiali nel calcolo della recidiva e della continuazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio, rinviando il caso alla Corte d'appello per la ricalcolazione della pena, mentre la colpevolezza dell'imputato è ormai definitiva.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per la fuga improvvisa
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra un precedente reato di spaccio di stupefacenti e i successivi reati di omicidio, commesso con dolo eventuale, e resistenza a pubblico ufficiale, compiuti per sfuggire a un controllo dei Carabinieri. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non vi è reato continuato se i reati successivi derivano da circostanze impreviste e non programmate fin dall'inizio. La fuga improvvisa per evitare l'arresto rappresenta una scelta criminale autonoma e non un piano preordinato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena per reati distanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per una serie di illeciti commessi a partire da un furto e danneggiamento del 2015. I giudici hanno confermato la decisione del Tribunale, evidenziando che la distanza temporale, la diversa natura dei reati e i differenti luoghi di consumazione escludono l'esistenza di un unico disegno criminoso preventivo. Di conseguenza, i reati derivano da autonome e distinte decisioni criminose. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per l’omicidio del clan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato tra il reato di associazione mafiosa e un omicidio commesso anni dopo. I giudici hanno stabilito che l'omicidio di un informatore della polizia giudiziaria costituisce un evento imprevisto e contingente. Tale delitto non poteva essere programmato fin dall'inizio dell'associazione criminale. Di conseguenza, manca il medesimo disegno criminoso necessario per unificare le pene. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la Cassazione nega lo sconto di pena
Il caso riguarda la richiesta di un condannato di vedersi riconosciuto il reato continuato per diversi illeciti commessi a partire dal 2013. Il Tribunale di Verona aveva rigettato l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che non vi era alcuna prova di una pianificazione preventiva dei reati. La notevole distanza temporale, la diversa natura dei fatti, i differenti luoghi e le modalità esecutive dimostrano che il soggetto ha agito di volta in volta con impulsi criminali autonomi, anziché seguire un unico disegno criminoso. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato in sede esecutiva: no a calcoli forfettari
Il Condannato ha fatto ricorso contro la decisione della Corte d'Appello che, come giudice dell'esecuzione, non aveva calcolato correttamente la pena complessiva per diversi reati uniti dal medesimo disegno criminoso. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che in caso di reato continuato in sede esecutiva il giudice deve prima sciogliere i cumuli di pena precedenti, individuare il reato più grave e poi calcolare e motivare separatamente gli aumenti di pena per ciascun reato satellite. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo della pena.
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