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Reato Continuato — Anno 2023

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1082 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Continuato

Provvedimenti

Reato continuato: negato lo sconto per colpi distanti nel tempo
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di due diverse condanne. La prima condanna riguardava una ricettazione commessa nel 2012, mentre la seconda riguardava un tentativo di rapina, una ricettazione e un riciclaggio commessi nel 2013. Il Tribunale ha respinto la richiesta per mancanza di un disegno criminoso unitario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il primo reato era un fatto isolato ed estemporaneo, commesso molto tempo prima rispetto ai successivi. Di conseguenza, non vi era alcuna prova di una pianificazione iniziale complessiva. Il Condannato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: cambiare serratura
Il Proprietario di un immobile commerciale, dopo il mancato pagamento dell'affitto da parte dell'Inquilino, cambiava le serrature del locale e, ore dopo, lo minacciava di morte per impedirgli di rientrare. I giudici di merito lo condannavano per esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle persone. La Cassazione ha però ridefinito il caso: poiché il possesso del locale era già stato recuperato con il cambio della serratura, la successiva minaccia costituisce un reato autonomo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha riqualificato i fatti come esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose in concorso con il reato di minaccia. La sentenza è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio, con rinvio alla Corte d'appello per il ricalcolo della pena.
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Reato continuato: no al rifiuto senza motivazione logica
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per tre condanne per ricettazione di pezzi di auto rubate, commesse tra il 2010 e il 2012. La Corte d'appello ha respinto la richiesta, ritenendo che vi fosse solo una generica tendenza a delinquere e non un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, annullando il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che il giudice dell'esecuzione non può ignorare precedenti decisioni che avevano già riconosciuto il reato continuato per fatti analoghi commessi nello stesso arco temporale (dal 2006 al 2013), senza fornire una motivazione logica e dettagliata sulle ragioni dell'esclusione.
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Reato continuato: la Cassazione cancella il carcere ingiusto
Il caso riguarda un condannato per ricettazione e commercio di prodotti falsi che ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di diverse sentenze. Il Tribunale di Genova ha accolto solo parzialmente la richiesta, escludendo alcuni episodi a causa della distanza temporale e applicando un aumento di pena detentiva senza considerare che la condanna originaria era stata sostituita con la libertà controllata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice deve valutare la continuazione anche per singoli gruppi di reati ravvicinati nel tempo e non può applicare una pena di specie diversa da quella originariamente sostituita. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Associazione di stampo mafioso: la Cassazione smaschera il clan
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di numerosi imputati condannati per la loro partecipazione a un sodalizio criminale legato alla Sacra Corona Unita, dedito al narcotraffico e alle estorsioni nel leccese. I giudici hanno confermato la sussistenza del reato di associazione di stampo mafioso, rigettando le tesi difensive sulla mancanza di una struttura organizzata e sull'applicazione del principio del ne bis in idem per precedenti condanne. La Corte ha chiarito la distinzione tra imprenditore vittima e colluso, confermando la responsabilità di chi scende a patti con il clan per ottenere vantaggi commerciali. Infine, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per un imputato deceduto, ha disposto l'annullamento con rinvio per rideterminare la pena di due imputati in relazione alla continuazione e alla recidiva, e ha dichiarato inammissibili o rigettato i ricorsi dei restanti membri del sodalizio.
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Reato continuato e metodo mafioso: la Cassazione fissa i limiti
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra due gruppi di reati: il primo relativo a estorsione e associazione mafiosa, il secondo riguardante rapina, danneggiamento e tentata estorsione aggravati dal metodo mafioso. La Corte d'Appello, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta poiché il giudice di merito aveva già escluso il vincolo della continuazione e i reati del secondo gruppo risultavano occasionali ed estemporanei. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che il giudice dell'esecuzione non può rivalutare la continuazione se già esclusa nel processo di merito. Inoltre, la sola presenza dell'aggravante del metodo mafioso non dimostra l'esistenza di un unico disegno criminoso tra condotte distinte.
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Reato continuato: associazione mafiosa non garantisce lo sconto
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per associazione mafiosa ed estorsione e una successiva condanna per porto d'armi e violenza privata. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i reati minori servissero a proteggere un incontro mafioso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'adesione a un'associazione mafiosa non comporta automaticamente il reato continuato con i singoli delitti commessi successivamente. È necessario dimostrare che questi ultimi fossero già programmati al momento dell'ingresso nel sodalizio. Nel caso specifico, l'aggressione a un bracciante è risultata del tutto occasionale. Il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la distanza di tempo nega lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per violazioni della legge sugli stupefacenti commesse nel 2014 e nel 2016. La Corte di Appello ha respinto l'istanza, ritenendo che il lungo intervallo temporale escludesse un unico disegno criminoso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'omogeneità delle condotte dimostrasse l'unitarietà del piano. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato, in quanto volto a ottenere una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la somiglianza delle truffe non basta
Il Ricorrente ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare diverse condanne per truffa. Il Tribunale ha respinto la richiesta evidenziando l'assenza di un unico disegno criminoso: le truffe differivano per modalità, tempi e luoghi. Alcuni fatti riguardavano la vendita fittizia di telefoni e offerte di lavoro nel 2014-2015, mentre altri riguardavano auto e immobili nel 2009-2010. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice somiglianza dei reati non basta a dimostrare il reato continuato. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto se i reati durano 14 anni
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare sei diverse condanne penali, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. Le condanne riguardavano violazioni della sorveglianza speciale, reati di falso e in materia di stupefacenti. Il Tribunale prima e la Corte di Cassazione poi hanno respinto la richiesta. I giudici hanno evidenziato che i reati sono stati commessi in un arco temporale di ben quattordici anni, dal 1995 al 2009, e presentano natura del tutto eterogenea. La ripetizione delle condotte delittuose non dimostra un piano unitario prefissato, bensì una spiccata abitualità nel delitto e una professionalità criminale del soggetto. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto se i reati sono distanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministratrice di fatto che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne di bancarotta fraudolenta e truffa. I giudici hanno confermato la decisione del Tribunale, escludendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. Questa esclusione deriva dall'ampio divario temporale tra i fatti (dal 2004 al 2010), dalle diverse località in cui sono stati commessi i reati e dal coinvolgimento di complici differenti. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende, non potendo unificare le pene per reati privi di una programmazione unitaria iniziale.
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Reato continuato e narcotraffico: confermata la pena di 26 anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato a ventisei anni di reclusione per traffico di stupefacenti. La difesa contestava la quantificazione della pena e la mancata prescrizione dei reati. I giudici hanno confermato la decisione della Corte di appello, che aveva applicato l'istituto del reato continuato unificando la nuova condanna con precedenti sentenze definitive per associazione mafiosa ed estorsione. La Cassazione ha ritenuto l'aumento di pena ampiamente motivato in base alla gravità dei fatti e alla caratura criminale del condannato. La prescrizione è stata esclusa a causa della recidiva reiterata e specifica dell'imputato, che allunga i termini di legge. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento e calcolo della pena: l’errore non tocca il patto
L'Imputato ha concordato con il Pubblico Ministero una pena di quattro anni di reclusione per bancarotta fraudolenta impropria. Successivamente, ha proposto ricorso lamentando che il Giudice dell'Udienza Preliminare avesse commesso un errore nei calcoli intermedi per determinare la sanzione, applicando erroneamente lo sconto del rito speciale anche ai reati satellite già giudicati con rito ordinario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che le imprecisioni nei passaggi intermedi del calcolo sono irrilevanti se la sanzione finale rispetta il patteggiamento e calcolo della pena concordato tra le parti. La Corte ha comunque rettificato l'errore di calcolo interno senza modificare la pena finale di quattro anni di reclusione.
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Reato continuato: pene uguali per ruoli diversi, la Cassazione conferma
Tre soggetti, condannati per associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti, hanno impugnato la rideterminazione delle loro pene effettuata dalla Corte d'Appello. Gli imputati lamentavano la mancanza di un'adeguata motivazione in merito agli aumenti di pena applicati per il reato continuato e la mancata differenziazione delle sanzioni tra i vari concorrenti. La Corte di Cassazione ha respinto tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che, in caso di reato continuato, il giudice deve calcolare e motivare l'aumento per ogni singolo reato satellite in modo proporzionato. Tuttavia, per i coimputati dello stesso reato in concorso, il giudice non ha l'obbligo di giustificare la mancata differenziazione delle singole quote di aumento di pena, purché la pena base complessiva rispetti i criteri di personalizzazione della responsabilità.
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Reato continuato in fase esecutiva: no a sanzioni piu gravi
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per quattro condanne per truffa. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto la richiesta ma ha calcolato un aumento di pena per un reato-satellite superiore alla sanzione originariamente stabilita dal giudice della cognizione. Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione denunciando l'illegittimo aumento. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione non puo quantificare gli aumenti per i reati-satellite in misura superiore a quelli fissati nella sentenza irrevocabile di condanna. La sentenza impugnata e stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo della pena.
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Reato continuato e associazione mafiosa: la Cassazione annulla
Il Ricorrente, condannato con tre diverse sentenze irrevocabili per associazione mafiosa ed estorsione, ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, ritenendo che i reati associativi costituissero già un unico reato progressivo e che il tempo trascorso escludesse la continuazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, rilevando un difetto di motivazione. Il giudice di merito ha infatti omesso di valutare l'esistenza di un unico disegno criminoso tra il reato associativo e i singoli reati-fine, come l'estorsione. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio alla Corte d'appello di Palermo per un nuovo esame.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena tra spaccio e mafia
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra due condanne definitive: una per spaccio semplice di stupefacenti e una successiva per associazione mafiosa e traffico di droga. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, rilevando la mancanza di elementi comuni e la notevole distanza temporale tra i fatti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che per riconoscere il reato continuato non basta un generico programma di vita delinquenziale. È invece necessaria la prova che tutti i singoli reati fossero stati programmati fin dall'inizio, al momento dell'ingresso nel sodalizio criminale. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Reato continuato ed evasioni distanti: no allo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase di esecuzione per diverse condanne per evasione. Le prime violazioni erano avvenute a Palermo nel febbraio 2014, mentre l'ultima a Torino nell'agosto 2015. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa del lungo intervallo temporale di un anno e mezzo e della distanza geografica tra i fatti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che spetta al condannato dimostrare con elementi concreti l'esistenza di un unico disegno criminoso iniziale. Non basta la semplice somiglianza dei reati o la vicinanza temporale per ottenere lo sconto di pena previsto dal reato continuato. Il ricorrente e stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato in sede esecutiva: niente sconti senza prove
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva tra precedenti condanne per spaccio di stupefacenti risalenti al 2010 e una successiva condanna per associazione mafiosa risalente al 2014. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta a causa del significativo distacco temporale tra i fatti e della mancanza di prove su un unico disegno criminoso iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che spetta a chi lo richiede l'onere di allegare elementi specifici e concreti per dimostrare la programmazione unitaria dei reati. Il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: spacciare ai domiciliari esclude lo sconto
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per due condanne definitive legate allo spaccio di stupefacenti. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa del lungo intervallo di tempo tra i fatti e della diversità delle sostanze. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il secondo reato, commesso mentre era agli arresti domiciliari per il primo, dimostrasse l'unicità del disegno criminoso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che commettere un reato durante una misura cautelare non prova un progetto unitario, ma evidenzia una spiccata propensione a delinquere. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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