LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Reato Continuato — Anno 2023

Pagina 12 di 40

1082 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Continuato

Provvedimenti

Associazione per delinquere: la fuga in auto costa la condanna
Quattro imputati sono stati condannati per diversi furti in abitazione e per aver ferito un carabiniere durante la fuga in auto. La difesa ha sostenuto che non vi fosse un'associazione per delinquere, bensì un semplice concorso di persone in reati continuati, e che mancasse un accordo preventivo per la resistenza al pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno confermato l'esistenza del sodalizio criminale, evidenziando la presenza di una cassa comune, di un modus operandi organizzato e di sopralluoghi preventivi. Inoltre, la Corte ha ribadito che per il concorso nella resistenza è sufficiente un'intesa istantanea e spontanea nata durante la fuga, senza necessità di un previo accordo. Gli imputati perdono la causa e devono pagare le spese processuali e i danni alla parte civile.
Continua »
Evasione e confisca per equivalente: nessun ricalcolo di favore
Un imprenditore, accusato di omessa dichiarazione fiscale per gli anni dal 2010 al 2013, ha fatto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della pena e l'importo della confisca per equivalente. La Corte d'Appello, in sede di rinvio, aveva rideterminato la pena a dieci mesi di reclusione per le annualità residue (2011-2013), escludendo il 2010 perché prescritto, e ridotto la confisca a circa 569.000 euro. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, quando la pena applicata è vicina al minimo di legge, la motivazione del giudice può essere sintetica. Inoltre, il calcolo della confisca per equivalente è stato ritenuto corretto poiché ha sottratto correttamente le somme relative all'anno prescritto, escludendo qualsiasi peggioramento della situazione dell'imputato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Chiamata in correità: quando l’accusa dei complici diventa condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per un uomo accusato di aver acquistato ripetutamente marijuana. La difesa contestava l'utilizzo delle dichiarazioni dei due fornitori, già condannati in un procedimento separato, ritenendole prive di riscontri esterni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la chiamata in correità reciproca costituisce prova valida se le dichiarazioni sono spontanee, coerenti e indipendenti. Nel caso specifico, la colpevolezza dell'imputato è stata confermata da solidi riscontri esterni, tra cui i tabulati telefonici che registravano frequenti contatti con i fornitori e il salvataggio del suo numero in rubrica con un nome in codice legato alla marijuana. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese.
Continua »
Abuso di ospitalità: ruba all’anziana ma la pena va ricalcolata
L'Ospite frequentava regolarmente l'abitazione della Persona Offesa, un'anziana signora con problemi di udito. Approfittando dell'abuso di ospitalità, l'Ospite ha sottratto la carta bancomat della vittima, di cui conosceva il codice segreto perché quest'ultima lo dettava ad alta voce alle casse del supermercato. L'Ospite ha poi effettuato sei prelievi non autorizzati da 50 euro ciascuno. La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la colpevolezza dell'Ospite per i reati di furto e utilizzo indebito della carta. Tuttavia, i giudici hanno accolto parzialmente il ricorso, annullando la sentenza con rinvio solo per rivalutare l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte d'Appello dovrà stabilire se i singoli prelievi di modesto valore consentano una riduzione della pena.
Continua »
Lesioni personali aggravate: condanna anche senza un movente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per danneggiamento e lesioni personali aggravate. La difesa contestava l'attendibilità della vittima e lamentava l'assenza di un movente accertato. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare i fatti già valutati nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la Corte ha stabilito che la mancanza di un movente accertato non incide sulla valutazione delle prove se la ricostruzione dei fatti è logica e coerente. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: la Cassazione corregge il rigetto del giudice
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per quattro condanne definitive per spaccio di stupefacenti commesse tra il 2013 e il 2019. Il Tribunale di Bologna ha respinto l'istanza evidenziando la notevole distanza temporale tra i fatti. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, annullando la decisione con rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che, sebbene il lungo tempo trascorso escluda l'unificazione per i fatti del 2013, il giudice dell'esecuzione non può ignorare le precedenti valutazioni dei giudici di merito che avevano già riconosciuto la continuazione per i reati commessi tra il 2014 e il 2015. Il Tribunale dovrà ora rivalutare l'unificazione delle pene per questi ultimi episodi.
Continua »
Reato continuato: lo sconto di pena va applicato solo alla fine
Il Condannato ha proposto ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di Bologna che, agendo come giudice dell'esecuzione, aveva unificato diverse condanne applicando la disciplina del reato continuato. Il ricorrente lamentava un calcolo errato della pena complessiva, in quanto il giudice non aveva applicato correttamente lo sconto di un terzo previsto per il rito abbreviato e aveva aumentato in modo ingiustificato le sanzioni per i reati minori. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, in caso di continuazione tra condanne da giudizio abbreviato, il giudice deve determinare la pena base e gli aumenti al lordo e solo alla fine applicare la riduzione di un terzo sul totale complessivo. L'ordinanza e stata annullata con rinvio.
Continua »
Reato continuato: quando accumulare furti non dà lo sconto
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per quattro diverse condanne per furto, commesse tra il 2010 e il 2017. Il Tribunale ha rigettato la richiesta ritenendo l'istanza troppo generica e le condotte frutto di una semplice inclinazione a delinquere, piuttosto che di un unico piano iniziale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la vicinanza temporale e la stessa tipologia di reati non bastano a dimostrare un disegno criminoso unitario programmato fin dall'inizio. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
Continua »
Reato continuato: la Cassazione smentisce il giudice sul clan
Il Condannato ha chiesto il riconoscimento del reato continuato tra due condanne definitive: una per associazione mafiosa e tentato omicidio, e l'altra per un omicidio commesso pochi giorni dopo. Il giudice dell'esecuzione aveva respinto la richiesta, ritenendo l'omicidio un evento occasionale non programmato al momento dell'affiliazione al clan. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno rilevato che il giudice di merito ha ignorato un dato fondamentale: un altro grave reato, commesso a ridosso dell'omicidio, era già stato considerato parte dello stesso disegno criminoso. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione precedente, ordinando un nuovo esame del caso.
Continua »
Reato continuato: lo sconto di pena tra calcoli e realtà
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva per reati giudicati in due diversi processi definiti con rito abbreviato. Il Giudice dell'esecuzione ha applicato l'aumento per la continuazione calcolando la riduzione di un terzo per il rito speciale sia sulla pena base sia sull'aumento. Il Condannato ha proposto ricorso lamentando un errato calcolo matematico e l'omesso scorporo dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordine delle operazioni matematiche non influisce sul risultato finale a causa della proprietà invariantiva dell'addizione. Inoltre, il giudice dell'esecuzione ha correttamente motivato l'entità della pena in base alla gravità del traffico di stupefacenti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato e mafia: no allo sconto di pena automatico
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per omicidio e rapina e una successiva condanna per associazione mafiosa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Giudice dell'esecuzione. La Suprema Corte ha chiarito che, per applicare l'istituto del reato continuato tra il reato associativo e i singoli reati di scopo, non basta la generica adesione al programma del clan. È invece necessaria la prova che i singoli delitti fossero stati programmati, almeno nelle linee essenziali, nel momento esatto in cui il soggetto ha deciso di entrare a far parte dell'associazione criminale. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Prescrizione del reato continuato: la Cassazione annulla la condanna
L'Imputato era stato condannato per l'acquisto e la cessione di cocaina di lieve entità. Nel ricorso per cassazione, la difesa ha eccepito l'omessa scissione delle singole condotte commesse in forma continuata prima del 2010, necessaria per verificare la prescrizione dei singoli episodi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che i giudici d'appello non avevano individuato con esattezza il giorno di inizio della decorrenza del termine per ciascun segmento della condotta. Di conseguenza, accertato il decorso del tempo massimo consentito dalla legge, la Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato continuato.
Continua »
Prescrizione del reato: chi si salva e chi paga in Cassazione
Tre soggetti sono stati condannati per associazione a delinquere e numerose truffe aggravate ai danni di una società finanziaria. Uno dei condannati, il Collaboratore, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata estinzione per prescrizione di quattordici truffe. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'ammissibilità dell'appello sul reato principale tiene aperto il processo anche per i reati satellite in continuazione. Di conseguenza, è scattata la prescrizione del reato per tutte le truffe residue del Collaboratore. Al contrario, i ricorsi del Promotore e del Complice sono stati dichiarati inammissibili, impedendo loro di beneficiare della prescrizione maturata successivamente e condannandoli al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Evasione dai domiciliari: no alla particolare tenuità del fatto
Un uomo agli arresti domiciliari si allontanava dall'abitazione fuori dagli orari consentiti per fare visita a un coimputato. Accusato di evasione, veniva condannato a un anno di reclusione. L'imputato proponeva ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa a causa dell'abitualità della condotta. Infatti, il certificato penale dell'uomo rivelava tre precedenti episodi di evasione commessi in pochi giorni. Questa reiterazione esclude il carattere occasionale del reato, rendendo legittimo il diniego dei benefici.
Continua »
Divieto di reformatio in peius: quando la sanzione resta valida
L'Imputato, condannato in primo grado a dieci mesi di reclusione per due reati in continuazione, viene assolto in appello dal reato principale. Per il reato satellite residuo, il giudice d'appello ridetermina la pena in tre mesi di arresto e cinquecento euro di ammenda. L'Imputato ricorre in Cassazione lamentando la violazione del divieto di reformatio in peius, poiché la nuova pena per il singolo reato è superiore all'aumento originariamente applicato per la continuazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il divieto di reformatio in peius non viene violato se la pena finale complessiva per il reato residuo è inferiore a quella complessiva inflitta in primo grado, anche se superiore al singolo aumento precedente.
Continua »
Reato continuato: negato lo sconto di pena per mancanza di un piano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Condannato, confermando il diniego del riconoscimento del reato continuato in fase di esecuzione. Il soggetto chiedeva l'unificazione di quattro condanne definitive, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. Tuttavia, i giudici hanno evidenziato che i reati, commessi tra il 2014 e il 2016, erano intervallati da arresti e dalla commissione di altri illeciti (come evasione e traffico di droga). La Suprema Corte ha ribadito che spetta al condannato dimostrare una programmazione unitaria iniziale, non essendo sufficiente la sola vicinanza temporale o l'omogeneità dei reati, che indicano invece una mera abitudine a delinquere. Di conseguenza, Il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Armi e mafia: negate le circostanze attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per cessione e detenzione continuata di armi in un contesto di criminalità organizzata. La difesa contestava il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione sulla gravità del reato e sulla concessione delle attenuanti spetta esclusivamente ai giudici di merito. Nel caso specifico, la decisione precedente era ampiamente motivata dal numero e dalla tipologia delle armi, dal legame con una cosca mafiosa e dai precedenti penali del condannato. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e inflitto una sanzione pecuniaria al ricorrente.
Continua »
Reato continuato: perché la vicinanza nel tempo non basta
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del vincolo del reato continuato per otto sentenze di condanna definitive. Il giudice ha escluso dal beneficio una condanna relativa a un reato commesso oltre tre anni dopo gli altri episodi. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che spetta al condannato l'onere di dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Semplici indizi come la vicinanza temporale o la stessa tipologia di reato non bastano, potendo indicare una mera abitudine di vita criminale. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto di pena se i crimini sono distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra tre diverse condanne definitive per associazione mafiosa, estorsione, sequestro di persona e porto d'armi, commessi tra il 2000 e il 2016. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, escludendo l'esistenza di un unico progetto criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per applicare il reato continuato non basta la somiglianza dei reati o la vicinanza temporale. È invece necessaria la prova che tutti i reati fossero stati pianificati fin dall'inizio nelle loro linee essenziali. Nel caso specifico, la distanza temporale di oltre quindici anni e la natura occasionale dei singoli episodi escludono un disegno unitario, configurando piuttosto una sistematica abitudine a delinquere. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto se i crimini sono solo un’abitudine
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne definitive relative a reati di ricettazione commessi tra il 1995 e il 2009. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. La Corte ha chiarito che per ottenere il riconoscimento del reato continuato non basta la somiglianza dei reati o lo svolgimento di una specifica attività professionale. È invece necessaria la prova rigorosa di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. L'ampio divario temporale tra i fatti e la mancanza di elementi concreti dimostrano un'abitualità nel reato e non una pianificazione unitaria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »