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Reato Continuato — Anno 2023

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1082 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Continuato

Provvedimenti

Reato continuato: no allo sconto di pena dopo cinque anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per due reati commessi a distanza di cinque anni e in regioni diverse, precisamente in Liguria e in Puglia. Il Giudice dell'esecuzione aveva già respinto la richiesta per mancanza di un disegno criminoso unitario. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, evidenziando che il notevole lasso temporale e la distanza geografica escludono una pianificazione iniziale unica. Inoltre, la detenzione subita nel frattempo avrebbe dovuto fungere da deterrente psicologico contro la commissione di nuovi illeciti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato e agguati di clan: no allo sconto di pena
Il Ricorrente ha impugnato la decisione del Giudice dell'esecuzione che aveva negato il riconoscimento del reato continuato per diversi delitti commessi nell'ambito di scontri tra fazioni criminali. Il Ricorrente sosteneva che i reati fossero uniti da un unico disegno criminoso, volto a eliminare il gruppo rivale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice somiglianza delle modalità esecutive, tipica degli agguati di criminalità organizzata, non basta a dimostrare una programmazione unitaria iniziale. Inoltre, la Cassazione non può rivalutare le prove o le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per la lite sull’accendino
Il Ricorrente ha chiesto al Giudice dell'Esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare diverse condanne penali. Il tribunale ha respinto la richiesta a causa della diversità dei reati, commessi in tempi e luoghi differenti, e con modalità del tutto disomogenee. In particolare, un reato di lesioni personali era scaturito dall'occasionale rifiuto di un accendino, elemento incompatibile con una programmazione unitaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando che la mancanza di un disegno criminoso comune impedisce l'unificazione delle pene. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato o abitudine? La Cassazione corregge il giudice
Il Condannato ha richiesto l applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne subite. Il Giudice dell esecuzione ha respinto la richiesta, ritenendo i reati frutto di abitualita criminosa e non di un unico disegno criminoso, nonostante la presenza di indici come la vicinanza temporale e lo stesso modus operandi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, evidenziando un grave vizio di motivazione. Il giudice di merito ha infatti escluso la continuazione con una motivazione contraddittoria, senza spiegare perche la presenza di ben tre indici tipici non fosse sufficiente a dimostrare la programmazione unitaria. La Suprema Corte ha quindi annullato l ordinanza, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo e piu logico esame.
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Medesimo disegno criminoso: no alla continuazione dopo 12 anni
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione in fase esecutiva tra due condanne. La prima riguardava la partecipazione a un'associazione a delinquere nei primi anni Novanta, mentre la seconda riguardava l'importazione di cocaina avvenuta dodici anni dopo con complici diversi. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, escludendo il medesimo disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la distanza temporale di dodici anni e la diversità dei soggetti coinvolti escludono una pianificazione unitaria originaria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena per i reati associativi
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per cinque diverse condanne relative a reati contro il patrimonio e in materia di stupefacenti, sostenendo che rientrassero nel programma di un'associazione mafiosa. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta a causa della distanza temporale e spaziale dei reati, alcuni dei quali commessi prima dell'ingresso nel sodalizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che per applicare il reato continuato in un contesto associativo occorre dimostrare che i singoli reati fossero già stati deliberati, almeno a grandi linee, al momento dell'adesione al gruppo criminale. Il ricorrente perde la causa e viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro.
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Banconote false e fuga: la credibilità della persona offesa
Un uomo ha finto di acquistare un telefono cellulare pagando la venditrice con banconote false. Quando la donna si è accorta del raggiro, l'acquirente l'ha spinta con violenza ed è fuggito in auto, causandone la caduta e diverse lesioni. La Corte d'Appello ha condannato l'imputato per spendita di monete false e lesioni personali. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la credibilità della persona offesa e la dinamica della caduta. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la credibilità della persona offesa può fondare da sola la condanna se ritenuta coerente e attendibile dal giudice. Inoltre, le massime di esperienza non possono essere ridotte a mere congetture della difesa per smentire la ricostruzione dei fatti.
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Furto in abitazione: incastrate dagli alias e dalle telecamere
Tre donne sono state condannate per diversi episodi di furto in abitazione e indebito utilizzo di carte di credito ai danni di persone anziane e vulnerabili. Le imputate utilizzavano documenti falsi, alias e si spostavano dal Lazio alla Sicilia per colpire le vittime, alloggiando in hotel senza registrarsi. La Corte di Cassazione ha confermato la loro colpevolezza, ritenendo validi gli indizi raccolti, tra cui i riconoscimenti fotografici, i filmati delle telecamere di sicurezza e i tracciamenti telefonici. È stata inoltre confermata l'aggravante della minorata difesa, poiché le vittime erano anziane, sole e con difficoltà motorie. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi delle imputate, confermando in via definitiva le condanne e obbligandole al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato negato: la Cassazione punisce il ricorso
Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Padova che aveva respinto la sua richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne definitive. Il Tribunale aveva escluso il medesimo disegno criminoso, ritenendo insufficiente la sola vicinanza temporale dei fatti a fronte della loro eterogeneità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorrente ha richiesto una inammissibile rivalutazione dei fatti, preclusa in Cassazione, confermando che il giudice dell'esecuzione ha motivato correttamente l'assenza di una comune ideazione criminosa. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena senza un piano unico
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare diverse condanne definitive. Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta per mancanza di prove su un unico progetto criminoso preventivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché il ricorrente si è limitato a contestare la valutazione dei fatti compiuta dal giudice di merito, attività vietata in sede di legittimità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato il rigetto e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena senza disegno unitario
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase di esecuzione per unificare le pene derivanti da diverse sentenze definitive. Il Tribunale di Pesaro ha respinto la richiesta, rilevando che i reati offendevano beni giuridici differenti e mancavano di un disegno criminoso comune. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché il ricorrente richiedeva una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: niente sconti di pena senza un piano unico
Il Condannato ha richiesto al Tribunale l'applicazione della disciplina del reato continuato per unire diverse condanne definitive. Il Tribunale ha respinto la richiesta non riscontrando un unico disegno criminoso originario tra i vari reati. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché il ricorrente pretendeva una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena per reati diversi
Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta del Condannato di applicare la disciplina del reato continuato a diverse sentenze penali definitive. Il tribunale ha accertato che i reati commessi erano del tutto eterogenei e privi di un disegno criminoso unitario. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando violazioni di legge e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché volto a ottenere una inammissibile rivalutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, il Condannato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto se manca il disegno comune
Il Condannato ha presentato ricorso in Cassazione contro il provvedimento della Corte d'Appello che rifiutava il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne definitive. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che stabilire l'esistenza di un medesimo disegno criminoso spetta al giudice di merito. La Cassazione non può rivalutare i fatti, ma solo verificare la logicità della motivazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato negato: la Cassazione fissa i limiti del ricorso
Il Ricorrente ha richiesto al Giudice dell'Esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per unire diverse condanne definitive. Il tribunale ha respinto l'istanza non riscontrando un unico disegno criminoso originario tra le condotte. Il Ricorrente ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando violazioni di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché il ricorrente pretendeva una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha condannato il Ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto se manca il disegno unitario
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'Esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne definitive. Il Tribunale di Ancona ha respinto l'istanza evidenziando la disomogeneità dei reati, la mancanza di contiguità temporale e l'assenza di un disegno criminoso unitario. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché volto a ottenere una inammissibile rivalutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto se i crimini sono diversi
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare diverse condanne definitive. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa della diversità dei reati e del tempo trascorso tra gli stessi, escludendo un unico disegno criminoso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché il ricorrente pretendeva una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato continuato negato: la Cassazione fissa i limiti del ricorso
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene derivanti da diverse condanne definitive. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa della diversità dei reati e del lungo tempo trascorso tra gli stessi, elementi che escludono un unico disegno criminoso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché volto a ottenere una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, Il Condannato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la tendenza a delinquere non basta
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per diversi furti commessi nel 2015. Il Tribunale di Firenze ha respinto la richiesta, ritenendo che i reati fossero frutto di una generica tendenza a delinquere e non di un unico disegno criminoso preventivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la semplice ripetizione di reati simili non dimostra l'esistenza di una programmazione unitaria iniziale. Di conseguenza, il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: fare il corriere non basta per lo sconto
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per tre condanne relative a reati di droga commessi tra il 2010 e il 2018. Tra i fatti vi era una detenzione di oltre cinque anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. La Suprema Corte ha chiarito che il ruolo continuativo di corriere della droga e la semplice inclinazione a commettere reati sfruttando le occasioni non dimostrano un unico disegno criminoso. La lunga carcerazione interrompe la programmazione unitaria dei reati, escludendo l'applicazione del reato continuato in fase esecutiva.
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