Un'organizzazione acquistava vino di bassa qualità, lo adulterava con alcol e lo imbottigliava per venderlo come vino di pregio, falsificando marchi e sigilli. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di uno degli imputati, confermando la condanna per associazione a delinquere e vari reati di falso. La Corte ha precisato che il reato di vendita di sostanze non genuine, un aspetto chiave in questo caso di contraffazione alimentare, si considera consumato quando il prodotto è reso disponibile per la vendita, non necessariamente quando viene venduto, chiarendo anche la possibilità di concorso tra diversi reati di contraffazione.
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