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Quinquennio

28 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un lustro è un periodo di tempo equivalente a 5 anni. L'etimologia del termine viene dal sostantivo latino lustrum (a sua volta legato al verbo luere, aspergere), altra denominazione del rito di purificazione della lustratio. Tale rito era officiato in particolare ogni cinque anni dai censori quinquennali, al termine del censimento di cui erano incaricati. Il termine passò quindi ad indicare l'intervallo di tempo tra un lustrum e l'altro e quindi ogni intervallo di cinque anni. È stato da prestissimo in voga nella letteratura, prima latina, e poi italiana di indicare la propria età in lustri. Si veda ad esempio Leopardi (Appressamento della morte, I, vv. 115-117) "Non ti dolga di tua poca dimora /in questa piaggia trista, e non ti caglia / ch'ancor del quarto lustro non se' fora" (ovvero che ancora non aveva venti anni). Quindi quando si legge, ad esempio in Landino (Xandra, I, 2, v.17) "Ternis addideram lustris vix quatuor annos" andrà inteso come: tre lustri + gli anni esplicati (5x3 15anni +4 = 19). Categoria:Unità di tempo Categoria:Unità di misura storiche

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Revoca sospensione condizionale: GIP sbaglia, Cassazione annulla
Il Giudice per le indagini preliminari (GIP) aveva negato la revoca sospensione condizionale della pena a un condannato. Il Pubblico Ministero aveva richiesto la revoca perché il condannato aveva commesso altri reati entro il quinquennio dalla prima condanna. Il GIP, però, aveva erroneamente ignorato la condanna specifica indicata dal Pubblico Ministero e si era basato su un'altra condanna non pertinente. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione del GIP. La Suprema Corte ha stabilito che il GIP deve riesaminare il caso, considerando correttamente la condanna che impone la revoca del beneficio.
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Revoca dell’indulto: Cassazione annulla per errore sui termini
Un Giudice per le indagini preliminari (G.i.p.) aveva disposto la revoca dell'indulto concesso a un Condannato, sostenendo che questi avesse commesso nuovi reati non colposi entro cinque anni dall'entrata in vigore della Legge n. 241/2006. Il Condannato ha presentato ricorso, evidenziando che la legge era entrata in vigore il 1° agosto 2011, mentre i reati contestati erano del 2016, quindi fuori dal quinquennio previsto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza di revoca dell'indulto e rinviando gli atti al G.i.p. di Bari per un nuovo esame, poiché l'ordinanza presentava una palese violazione di legge nell'applicazione dei termini.
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Revoca della sospensione condizionale tra beneficio e nuovo reato
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza con cui la Corte d'Appello ha disposto la revoca della sospensione condizionale concessa a un individuo. L'uomo aveva ottenuto il beneficio per una prima condanna definitiva. Entro il termine di cinque anni previsto dalla legge, il soggetto ha commesso un nuovo delitto in materia di stupefacenti, riportando una seconda condanna definitiva. Il condannato ha presentato ricorso sostenendo l'omessa valutazione da parte del giudice precedente. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile a causa dell'incompatibilità cronologica dei fatti, condannando il ricorrente alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Sospensione condizionale della pena: stop alla revoca fuori tempo
Il Condannato ha impugnato l'ordinanza con cui la Corte d'Appello ha revocato la sospensione condizionale della pena di sei mesi di reclusione. La revoca era stata disposta a seguito di una seconda condanna a due anni e un mese di reclusione per un reato commesso in precedenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato. I giudici hanno rilevato che tra la definitività della prima sentenza e quella della seconda condanna sono trascorsi più di cinque anni. Poiché il termine del quinquennio era ampiamente decorso, la revoca non poteva essere disposta. La Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata.
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Revoca della sospensione condizionale: nuovo reato e carcere
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro la revoca della sospensione condizionale della pena, disposta a seguito della commissione di un nuovo reato entro i cinque anni dalla prima condanna. Il ricorrente lamentava la mancanza di una motivazione dettagliata da parte del giudice dell'esecuzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la revoca della sospensione condizionale è un provvedimento vincolato per legge quando si commette un nuovo delitto punito con pena detentiva nel quinquennio. Di conseguenza, basta l'indicazione del nuovo reato commesso per giustificare la revoca, risultando irrilevante l'omessa menzione esplicita della pena inflitta se questa emerge chiaramente dagli atti del fascicolo. Il Condannato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena: guida alla revoca
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della sospensione condizionale della pena per un soggetto che ha commesso nuovi reati nel quinquennio successivo alla concessione del beneficio. Il ricorso presentato dal condannato è stato dichiarato inammissibile in quanto basato su motivi generici che non contestavano efficacemente il ragionamento del giudice di merito. La decisione ribadisce che la reiterazione di condotte criminose entro i termini di legge comporta inevitabilmente la perdita del beneficio sospensivo, con conseguente obbligo di espiazione della pena e condanna al pagamento delle spese processuali.
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Sospensione condizionale: guida alla revoca della pena
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca della sospensione condizionale della pena per un imputato che aveva commesso un nuovo reato entro il termine di cinque anni dal passaggio in giudicato della prima sentenza. Il ricorrente sosteneva che il nuovo illecito fosse avvenuto oltre il limite temporale previsto, ma l'analisi dei documenti processuali ha smentito tale tesi, provando che il reato era stato compiuto nel 2008, ovvero all'interno del quinquennio di prova. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena: calcolo termini
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato riguardante la revoca della sospensione condizionale della pena. Il ricorrente sosteneva che il termine di cinque anni per la commissione di un nuovo reato dovesse decorrere dalla data di emissione della sentenza e non dalla sua irrevocabilità. La Suprema Corte ha invece ribadito che il calcolo del quinquennio rilevante per la sospensione condizionale della pena inizia esclusivamente dal momento in cui la sentenza diventa definitiva, dichiarando il ricorso inammissibile.
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Revoca indulto: quando una nuova condanna la impone
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro la revoca indulto. La Corte ha stabilito che una condanna definitiva per un reato commesso nel quinquennio successivo alla legge sul perdono costituisce una causa sopravvenuta che impone la revoca del beneficio, anche se un precedente giudice si era già pronunciato sulla questione prima che la nuova condanna diventasse irrevocabile. L'efficacia preclusiva del giudicato cede il passo di fronte alla nuova circostanza.
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Revoca sospensione condizionale: quando scatta?
La Corte di Cassazione chiarisce i presupposti per la revoca della sospensione condizionale della pena. Viene stabilito che, ai fini della revoca, è sufficiente che un nuovo delitto venga commesso entro il termine di cinque anni dalla condanna precedente, anche se la sentenza di condanna per tale nuovo reato diviene definitiva dopo la scadenza di detto termine. L'imputato aveva contestato la revoca sostenendo che la condanna fosse tardiva, ma la Corte ha rigettato il ricorso, affermando la centralità del momento in cui il reato viene commesso.
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Neutralizzazione contributi: solo nell’ultimo quinquennio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la neutralizzazione contributi, ovvero l'esclusione di periodi con retribuzione ridotta dal calcolo della pensione, si applica esclusivamente all'ultimo quinquennio lavorativo. La Corte ha così annullato la decisione di un giudice di merito che aveva esteso tale beneficio a periodi precedenti, ribadendo la finalità della norma: proteggere il lavoratore da un calo di reddito solo nella fase finale della carriera.
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Neutralizzazione contributi: Limiti e applicazioni
Con l'ordinanza n. 2509/2023, la Corte di Cassazione ha stabilito che la neutralizzazione contributi, meccanismo che permette di escludere dal calcolo della pensione i periodi con retribuzioni più basse, è applicabile esclusivamente all'ultimo quinquennio di lavoro. La Corte ha così annullato la decisione di merito che aveva esteso tale beneficio a periodi antecedenti, ribadendo la finalità della norma di proteggere il lavoratore solo nella fase finale della sua carriera lavorativa.
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Revoca sospensione condizionale: quando è obbligatoria?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la revoca della sospensione condizionale della pena è obbligatoria quando l'imputato commette un nuovo delitto entro cinque anni dalla precedente condanna e la nuova sentenza non concede un'ulteriore sospensione. In questo caso, il giudice dell'esecuzione non ha discrezionalità e deve disporre la revoca, anche se il cumulo delle pene è inferiore ai limiti di legge.
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Revoca sospensione condizionale: la data del reato
Un individuo ha impugnato la revoca della sua sospensione condizionale della pena, sostenendo che la nuova condanna fosse divenuta definitiva dopo la scadenza del periodo di prova. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che ai fini della revoca sospensione condizionale, il fattore decisivo è la data in cui il nuovo reato è stato commesso, non la data in cui la relativa condanna è diventata irrevocabile. Poiché il nuovo crimine è stato commesso entro il quinquennio di prova, la revoca è stata ritenuta legittima e obbligatoria.
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Indulto: condanna sotto i 2 anni non lo esclude
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava la concessione dell'indulto a un condannato. La decisione chiarisce che una successiva condanna, riportata nel quinquennio previsto dalla legge, preclude il beneficio solo se la pena detentiva è pari o superiore a due anni. Nel caso di specie, una condanna a otto mesi non era sufficiente a giustificare il diniego, configurando un'errata applicazione della norma sull'indulto.
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Revoca sospensione condizionale: il reato conta, non la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della sospensione condizionale della pena per un individuo che aveva commesso un nuovo reato durante il periodo di prova di cinque anni. La Corte ha stabilito che, ai fini della revoca, è rilevante il momento in cui il reato viene commesso, non quando la relativa sentenza di condanna diventa definitiva. Anche se la condanna interviene dopo la scadenza del quinquennio, la revoca sospensione condizionale è un atto dovuto e obbligatorio.
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Revoca sospensione condizionale: quando è automatica
La Corte di Cassazione chiarisce che la revoca sospensione condizionale della pena è automatica se il nuovo reato è commesso nel periodo di prova. È irrilevante che la condanna per il nuovo reato diventi definitiva dopo la scadenza di tale periodo. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che contestava la revoca, confermando che il giudice dell'esecuzione non ha discrezionalità in questi casi.
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Revoca pena sospesa: quando decide il giudice?
La Cassazione ha chiarito che la revoca della pena sospesa per la commissione di un nuovo reato nel quinquennio è obbligatoria e di competenza del giudice dell'esecuzione, anche se il giudice del secondo processo non vi ha provveduto. La mancata revoca in sede di cognizione è irrilevante.
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Incarichi dirigenza medica: non è un diritto automatico
Un dirigente medico, dopo cinque anni di servizio, rivendicava il diritto a un incarico superiore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'assegnazione di incarichi dirigenza medica non è automatica. Tale conferimento dipende dalla disponibilità di posti, dalle risorse finanziarie e dal superamento di procedure di selezione, rientrando nella discrezionalità organizzativa dell'Azienda Sanitaria.
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Revoca sospensione condizionale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della sospensione condizionale della pena a un individuo. L'imputato aveva sostenuto che il nuovo reato fosse stato commesso prima della condanna definitiva, ma la Corte ha chiarito che la revoca è legittima ai sensi dell'art. 168, co. 1, n. 2 c.p. quando la pena per un reato commesso anteriormente, cumulata a quella sospesa, supera i limiti di legge, anche se il giudice di merito aveva erroneamente citato un'altra norma.
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