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Provvedimento Questorile

28 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un ordine emesso dal Questore, capo della Polizia di Stato in una provincia, per motivi di ordine pubblico. In questo caso, si riferisce a un divieto di accesso a manifestazioni sportive (DASPO).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Daspo e Diritto di Difesa: Convalida Annullata per Termini Violati
Un tifoso ha ricevuto un Daspo, un divieto di accedere a manifestazioni sportive, con l'obbligo di presentarsi in Questura durante le partite. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato questo provvedimento. Tuttavia, il tifoso ha contestato la convalida, avvenuta prima che fossero trascorse 48 ore dalla notifica del Daspo, violando il suo diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza del GIP e dichiarando inefficace il Daspo, limitatamente all'obbligo di presentazione. Questo perché il mancato rispetto del termine di 48 ore per la difesa rende nullo il provvedimento.
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DASPO: Convalida Rapida Annullata, Trionfa il Diritto di Difesa
Un tifoso ha ricevuto un DASPO, che gli impediva l'accesso a manifestazioni sportive e imponeva l'obbligo di presentarsi in Questura. Il Giudice per le Indagini Preliminari (G.i.p.) ha convalidato questo provvedimento troppo rapidamente, senza attendere le 48 ore necessarie dalla notifica al tifoso. Questo ha impedito al tifoso di esercitare pienamente il suo diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha annullato la convalida del G.i.p. e ha dichiarato inefficace l'obbligo di presentazione, ribadendo l'importanza del rispetto dei termini per il DASPO e diritto di difesa.
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Conoscenza lingua italiana: condannato nonostante l’interprete
Un cittadino straniero, condannato per aver violato un divieto di accesso al centro storico, ha fatto ricorso sostenendo di non capire l'italiano e che gli atti non gli erano stati tradotti. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che la conoscenza della lingua italiana dell'imputato era stata provata in modo adeguato attraverso vari indizi, come la sua lunga permanenza in Italia e le conversazioni dirette con la polizia. La nomina di un interprete in un precedente procedimento è stata considerata una semplice misura prudenziale, non una prova decisiva. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Inefficacia del DASPO: assolto tifoso dopo fallimento del club
Un tifoso, colpito da un DASPO legato a una specifica squadra di calcio, viene condannato per non essersi presentato in commissariato. La squadra, però, era fallita e sostituita da una nuova società. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, sancendo l'inefficacia del DASPO. Il provvedimento, infatti, non può estendersi automaticamente a una nuova entità giuridica, anche se sportivamente ne è l'erede. Secondo i giudici, una semplice comunicazione non basta: serve un nuovo e formale provvedimento per mantenere valido l'obbligo. Di conseguenza, il tifoso non ha commesso alcun reato.
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Tifoso violento: l’obbligo di comparizione non va in ferie
Un tifoso, coinvolto in scontri dopo una partita con volto coperto e un bastone, riceve dal Questore un provvedimento di obbligo di comparizione del tifoso per tre anni. Il soggetto ricorre in Cassazione sostenendo che la convalida del giudice, avvenuta in agosto, fosse illegittima per la sospensione feriale dei termini. La Suprema Corte rigetta il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: i termini per la convalida di misure che limitano la libertà personale, come l'obbligo di firma, non sono mai sospesi. La tutela della libertà personale, garantita dalla Costituzione, impone un controllo giudiziario immediato, anche durante il periodo feriale. La misura è stata quindi confermata.
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Daspo Urbano: Parcheggiatrice Abusiva Condannata, Giudice Inerme
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per la violazione di un **Daspo urbano**. Il provvedimento era stato emesso nei confronti di una persona per la sua ripetuta attività di parcheggiatrice abusiva. L'imputata, ignorando il divieto, aveva nuovamente acceduto all'area interdetta. La difesa sosteneva l'illegittimità del Daspo, ma la Corte ha stabilito un principio fondamentale: il giudice penale non può valutare nel merito la pericolosità della persona, decisione che spetta al Questore. Il suo controllo si limita alla legalità formale dell'atto. Poiché il Daspo era formalmente corretto e non era stato impugnato in sede amministrativa, la sua violazione costituisce reato e la condanna è legittima.
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Divieto di accesso per parcheggiatore: la Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un parcheggiatore abusivo contro la condanna per aver violato un divieto di accesso. La Corte ha ritenuto legittimo il provvedimento del Questore, data la reiterazione della condotta e la sua pericolosità per la sicurezza pubblica in un'area ad alto flusso di persone.
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DASPO e memoria difensiva: quando è valido?
Un tifoso ricorre contro un DASPO, lamentando che il giudice non ha esaminato la sua memoria difensiva. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, affermando che l'omessa valutazione della memoria non invalida il provvedimento se la motivazione è comunque completa e coerente con i fatti contestati.
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DASPO per recidivi: 5 anni automatici e obbligatori
Un tifoso, già soggetto a un precedente divieto, organizza una protesta durante una partita, portando un gruppo di persone sul tetto di un edificio privato per assistere all'evento. La Corte di Cassazione ha confermato il nuovo DASPO di cinque anni con obbligo di firma, chiarendo che per i soggetti recidivi la legge impone automaticamente questa durata minima. La sentenza sottolinea come, in caso di DASPO per recidivi, non sia necessaria una nuova valutazione della pericolosità del soggetto per applicare la sanzione aggravata.
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Ricorso inammissibile: il Daspo Urbano e la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per la violazione di un provvedimento di allontanamento (c.d. "daspo urbano"). L'appello è stato giudicato una mera riproposizione di argomenti già vagliati. Tuttavia, la Corte ha escluso la colpa della ricorrente nella presentazione del ricorso, in virtù di una precedente e contrastante sentenza di assoluzione per un fatto analogo, condannandola così al solo pagamento delle spese processuali.
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Convalida DASPO: l’obbligo di motivazione del GIP
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di convalida DASPO emessa dal GIP di Milano. La Corte ha stabilito che il controllo del giudice non può essere meramente formale, ma deve includere una valutazione sostanziale e motivata sulla pericolosità del soggetto e sulla necessità e urgenza della misura. La violazione del termine di 48 ore per la difesa è stata invece ritenuta irrilevante in assenza di un pregiudizio concreto per l'interessato. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Obbligo di firma: la motivazione del Questore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso contro un DASPO decennale con obbligo di firma. Il provvedimento era stato emesso per un'aggressione avvenuta al di fuori di un evento sportivo ('DASPO fuori contesto'). La Corte ha chiarito che, per chi ha già ricevuto un DASPO in passato, l'applicazione dell'obbligo di firma è mandatoria e non discrezionale, rendendo sufficiente la motivazione basata sulla pericolosità del soggetto e sulla recidiva, con un'interpretazione restrittiva del requisito dell'urgenza.
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DASPO con obbligo di firma: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un tifoso contro un DASPO con obbligo di firma della durata di tre anni. Il ricorrente lamentava una durata eccessiva, la poca chiarezza sull'applicazione alle partite amichevoli e la violazione del diritto di difesa per i tempi ristretti della convalida. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo la misura proporzionata alla gravità della condotta violenta del soggetto, la clausola sulle amichevoli sufficientemente chiara e i termini procedurali rispettosi delle garanzie difensive.
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DASPO durata: quando è illegittimo l’aumento?
Un tifoso ha ricevuto un DASPO della durata di 7 anni con obbligo di firma. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20757/2024, ha annullato parzialmente il provvedimento. Il punto cruciale riguarda la DASPO durata: l'aumento della sanzione è illegittimo se si basa su un precedente DASPO emesso *dopo* il compimento del nuovo illecito. La decisione si fonda sul principio di prevedibilità, secondo cui le conseguenze di un'azione devono essere prevedibili al momento in cui viene commessa.
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Obbligo di presentazione: 48 ore per la difesa
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di convalida di un obbligo di presentazione imposto a un tifoso. La decisione si fonda sulla violazione del diritto di difesa, poiché il giudice ha emesso la convalida prima che fosse trascorso con certezza il termine di 48 ore a disposizione dell'interessato per presentare le proprie memorie difensive. L'incertezza sull'orario esatto della convalida è stata interpretata a favore del ricorrente, portando alla caducazione della misura restrittiva della libertà personale.
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Convalida DASPO: il termine di 48 ore per la difesa
La Corte di Cassazione ha stabilito che la convalida DASPO è legittima anche se l'ordinanza del giudice non riporta l'orario preciso di emissione. Se il destinatario ha potuto esercitare concretamente il proprio diritto di difesa presentando memorie, che sono state esaminate dal giudice, la finalità della norma è rispettata e non vi è alcuna nullità. La sostanza del diritto al contraddittorio prevale sulla mera formalità dell'indicazione oraria.
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Termine dilatorio: la convalida del DASPO è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di convalida di un DASPO perché il provvedimento del giudice non riportava l'orario di deposito. Questa omissione ha creato incertezza sul rispetto del termine dilatorio di 48 ore, concesso per legge alla difesa, violando così il diritto del destinatario di presentare le proprie argomentazioni. La Corte ha stabilito che, in caso di dubbio, la procedura deve essere considerata nulla e il provvedimento inefficace.
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Diritto di difesa: DASPO nullo senza le 48 ore
Un soggetto ha impugnato la convalida di un provvedimento di DASPO con obbligo di firma, lamentando che il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) non avesse rispettato il termine minimo di 48 ore dalla notifica per consentirgli di presentare le proprie difese. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza. La Corte ha ribadito che il mancato rispetto del termine di 48 ore, necessario per garantire un effettivo diritto di difesa, costituisce una causa di nullità insanabile del provvedimento di convalida.
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Divieto di accesso urbano: ricorso inammissibile
Un soggetto condannato per aver violato un divieto di accesso urbano (Daspo urbano) emesso per attività di parcheggiatore abusivo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'illegittimità del provvedimento e la sua incapacità di comprenderlo per motivi linguistici. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il pericolo potenziale per la sicurezza pubblica giustifica l'ordine del Questore e che la lunga permanenza in Italia e i precedenti specifici dell'imputato escludevano la buona fede circa la non comprensione della lingua.
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DASPO: termine perentorio per la convalida del P.M.
La Corte di Cassazione ha stabilito che il mancato rispetto del termine perentorio di 48 ore, concesso al Pubblico Ministero per richiedere la convalida del DASPO, comporta l'automatica inefficacia della misura. Questo vizio procedurale non può essere sanato dalla successiva convalida del giudice. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza impugnata, dichiarando l'inefficacia dell'obbligo di presentazione imposto a un tifoso.
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