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Proroga

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214 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Proroga del regime di 41-bis: la Cassazione respinge il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un detenuto contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma, che aveva confermato la proroga del regime di 41-bis. I giudici hanno rilevato che il provvedimento impugnato era pienamente motivato e conforme alla legge. Il Tribunale aveva infatti accertato la persistente capacità del detenuto di mantenere contatti con il clan mafioso di appartenenza, evidenziando il suo ruolo di spicco e l'operatività del sodalizio criminale. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la pericolosità sociale del soggetto e la necessità delle restrizioni per tutelare la sicurezza pubblica, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Proroga del regime 41-bis: buona condotta contro legami mafiosi
La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento con cui è stata disposta la proroga del regime 41-bis nei confronti di un detenuto, esponente di spicco di un mandamento mafioso. Il ricorrente contestava la decisione sostenendo che la lunghissima detenzione e la buona condotta avessero reciso i legami con l'esterno. I giudici hanno invece ritenuto legittima la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La proroga del regime 41-bis si fonda sul concreto pericolo di ripristino dei collegamenti con la criminalità organizzata, accertato tramite recenti indagini di polizia e dichiarazioni di collaboratori di giustizia che confermano l'operatività del clan di riferimento. L'appello è stato quindi rigettato.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine di cinque anni dalla scadenza originaria del 16 giugno 2011. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza prorogata dal Governo (6 luglio 2011). Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata il 4 luglio 2016 è tempestiva. La Corte ha inoltre chiarito che, per effetto di una pronuncia della Corte Costituzionale, non si applicano le sanzioni civili per la mancata iscrizione alla Gestione separata antecedente al 2011 per gli avvocati sotto soglia di reddito. La causa torna alla Corte d'appello per un nuovo esame.
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Regime carcerario 41-bis: no alla revoca se il clan è attivo
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga del regime carcerario 41-bis per una detenuta ritenuta esponente di spicco di un clan criminale. La ricorrente contestava la decisione del Tribunale di Sorveglianza, lamentando una motivazione basata su fatti datati e la mancanza di prove sulla sua attuale operatività. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso, chiarendo che per la proroga del regime carcerario 41-bis non occorre la certezza assoluta dei collegamenti con l'esterno, ma basta una ragionevole probabilità basata su elementi concreti. Nel caso specifico, sono stati valorizzati i tentativi della donna di inviare messaggi in codice ai familiari e la commissione di reati aggravati dal metodo mafioso anche durante la detenzione. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Proroga del 41-bis: il boss perde il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del 41-bis, il regime detentivo speciale. Il ricorrente sosteneva che il pericolo di collegamenti con il clan fosse svanito, avendo espiato la pena per il reato associativo e non avendo contatti con i familiari. La Suprema Corte ha invece confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza. I giudici hanno valorizzato la biografia criminale del detenuto, il ruolo di vertice nel clan mafioso, la perdurante operatività del gruppo e i colloqui sospetti in carcere. Inoltre, la condotta aggressiva verso la polizia penitenziaria ha dimostrato l'assenza di un reale cambiamento. Di conseguenza, la proroga del 41-bis è legittima anche se la pena per il reato ostativo è terminata, poiché la pena complessiva va considerata come unica. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese.
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Proroga del trattenimento: illegittimo il rinnovo automatico
Il Giudice di Pace di Caltanissetta disponeva la proroga del trattenimento di un cittadino straniero presso un Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) per ulteriori trenta giorni. Il provvedimento si limitava a richiamare i presupposti di legge senza fornire una motivazione specifica ed effettiva sulle ragioni della misura restrittiva. Lo Straniero proponeva ricorso in Cassazione denunciando la violazione delle garanzie costituzionali sulla libertà personale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il semplice rinvio formale alle norme non soddisfa l'obbligo di motivazione. Di conseguenza, la Corte ha cassato senza rinvio il provvedimento del Giudice di Pace, sancendo l'illegittimità della proroga del trattenimento priva di un'adeguata giustificazione concreta.
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Proroga del trattenimento: vince lo straniero contro lo Stato
La Questura chiedeva la proroga del trattenimento di uno straniero presso un Centro di Permanenza per i Rimpatri. Lo straniero si opponeva, contestando l'illegittimità del decreto iniziale, emesso oltre due anni dopo l'ordine di espulsione. Il Giudice di Pace disponeva comunque la proroga, ritenendo di non poter valutare la legittimità del primo provvedimento in quella sede. Lo straniero proponeva ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che nel giudizio sulla proroga del trattenimento il giudice deve sempre verificare la legittimità del provvedimento originario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la decisione del Giudice di Pace, sancendo la vittoria dello straniero.
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Proroga del trattenimento: no ai moduli prestampati
La Questura richiedeva la proroga del trattenimento di un cittadino straniero. Il Giudice di Pace accoglieva la richiesta utilizzando un modulo con motivazione prestampata, senza esaminare le difese dello straniero. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dello straniero, stabilendo che la proroga del trattenimento non può essere disposta con formule generiche o prestampate. La Suprema Corte ha quindi cassato senza rinvio il provvedimento del Giudice di Pace, sancendo l'illegittimità del trattenimento privo di una motivazione reale e specifica.
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Regime detentivo speciale 41-bis: no al ricorso del boss
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del regime detentivo speciale 41-bis per un detenuto di spicco della criminalità organizzata. Il ricorrente ha impugnato la decisione lamentando una motivazione apparente sulla sua capacità di mantenere contatti con il clan. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che per la proroga non serve la certezza assoluta dei collegamenti con l'esterno, ma basta una ragionevole probabilità. Nel caso specifico, l'elevato spessore criminale, le diciannove condanne per omicidio, il ruolo di collegamento svolto dalla moglie e l'assenza di resipiscenza giustificano ampiamente il mantenimento della misura restrittiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Regime detentivo speciale 41-bis: quando basta la probabilità
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del regime detentivo speciale 41-bis nei confronti di un esponente di vertice di un'associazione mafiosa. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di prove certe sulla sua capacità di mantenere contatti con il clan. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che per la proroga non occorre la certezza assoluta dei collegamenti con la criminalità organizzata, ma basta una ragionevole probabilità. Nel caso specifico, la pericolosità è confermata dal ruolo apicale mai rinnegato, dalla vitalità del clan, da canali di comunicazione scoperti di recente e dal comportamento del detenuto, che in carcere ha elogiato storici boss mafiosi senza mostrare alcun segno di pentimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Proroga del regime di 41-bis: boss malato resta al carcere duro
Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha confermato la proroga del regime di 41-bis per un detenuto, ritenuto esponente di vertice di un'associazione mafiosa. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un vizio di motivazione sulla reale capacità del condannato di mantenere contatti con il clan, anche a causa di un presunto deficit cognitivo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per disporre la proroga del regime di 41-bis, non serve la certezza assoluta dei collegamenti con la criminalità organizzata, ma basta una ragionevole probabilità. Nel caso specifico, l'alto spessore criminale, l'assenza di pentimento (evidenziata dall'aver definito un noto boss mafioso come un "martire") e la vitalità della cosca giustificano pienamente la misura restrittiva.
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Proroga del trattenimento: libertà negata senza motivi reali
Il caso riguarda un cittadino straniero sottoposto a una quarta richiesta di proroga del trattenimento presso un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). Il Giudice di Pace aveva concesso l'estensione di trenta giorni limitandosi a richiamare le informative della Questura, senza indicare gli elementi concreti che rendessero probabile l'identificazione dello straniero. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che la proroga del trattenimento incide sulla libertà personale (tutelata dall'articolo 13 della Costituzione) e richiede una motivazione rigorosa e concreta. Un semplice rinvio generico agli atti di polizia, senza un'effettiva valutazione autonoma del giudice, costituisce una motivazione apparente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento di proroga e ha condannato l'amministrazione al pagamento delle spese legali.
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Proroga del regime di 41-bis: la difesa cede alla realtà del clan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime di 41-bis (il carcere duro). Il ricorrente, ritenuto promotore di un clan mafioso, sosteneva l'assenza di prove attuali sul suo ruolo di comando e sulla persistenza dell'associazione. La Suprema Corte ha chiarito che il controllo di legittimità si limita alla presenza di una motivazione logica e coerente. Nel caso specifico, i giudici di merito hanno ampiamente giustificato il provvedimento evidenziando i collegamenti ancora attivi con la famiglia criminale, i colloqui ambigui con i parenti e le recenti condanne di stretti congiunti. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Trattenimento nei CPR: no alle proroghe senza prove concrete
Il Giudice di Pace di Torino aveva prorogato per la quarta e quinta volta il trattenimento nei CPR di un cittadino straniero, basandosi solo sulla richiesta della Questura che attendeva risposte dall'ambasciata per l'identificazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che per le proroghe successive alla prima non basta la semplice attesa di una risposta consolare. La legge richiede infatti elementi concreti che rendano probabile l'identificazione o la necessità di organizzare il rimpatrio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio i decreti di proroga, condannando l'amministrazione al pagamento delle spese legali.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010 alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha ritenuto il diritto prescritto. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla scadenza effettiva del termine di pagamento. Di conseguenza, se un decreto proroga la scadenza del versamento delle imposte e dei contributi (nel caso specifico, al 6 luglio 2011), anche il termine di inizio della prescrizione viene spostato in avanti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Proroga del trattenimento: senza audizione dello straniero è nulla
Il Giudice di Pace di Torino aveva disposto la proroga del trattenimento di un cittadino straniero presso un Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) per cinque volte consecutive, accogliendo le richieste della Questura. Tuttavia, il cittadino straniero non era stato condotto in udienza ne ascoltato dal giudice, violando il suo diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che anche per la proroga del trattenimento devono essere garantite le stesse tutele della convalida iniziale, inclusa l'audizione dell'interessato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio tutti i decreti di proroga impugnati.
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Proroga del trattenimento: illegittima con frontiere chiuse
Il Giudice di pace di Torino aveva disposto la proroga del trattenimento di un cittadino straniero presso un Centro di permanenza per i rimpatri. Il cittadino ha impugnato il provvedimento evidenziando che, a causa della pandemia da Covid-19, le frontiere del proprio Paese d'origine erano chiuse, rendendo impossibile il rimpatrio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice deve valutare se l'emergenza sanitaria e la chiusura delle frontiere impediscano concretamente l'espulsione. Poiché il Giudice di pace non ha motivato su questo aspetto cruciale, la Suprema Corte ha annullato la proroga del trattenimento e ha condannato l'Amministrazione al pagamento delle spese legali.
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Proroga del regime 41-bis: clan diviso ma il boss resta dentro
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga del regime 41-bis per un detenuto condannato all'ergastolo, ritenuto esponente di spicco della criminalità organizzata. Il ricorrente contestava il provvedimento sostenendo la definitiva disarticolazione del proprio clan di appartenenza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarendo che per disporre la proroga del regime 41-bis non occorre la certezza assoluta del pericolo di collegamenti con l'esterno, ma è sufficiente una ragionevole probabilità. Inoltre, il prestigio criminale del detenuto, i pregressi reati di sangue e la presenza di altre fazioni mafiose attive sul territorio giustificano il mantenimento del carcere duro, anche a fronte di comportamenti indisciplinati in carcere che ne dimostrano l'autorevolezza criminale.
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Proroga del regime 41-bis: il tempo non cancella il carcere duro
Il Detenuto, condannato all'ergastolo per gravi reati associativi e omicidi, ha impugnato la proroga del regime 41-bis applicatogli da circa venti anni. La difesa sosteneva che, dopo un così lungo periodo e in assenza di nuovi elementi di accusa, la misura speciale non fosse più giustificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che per la proroga del regime 41-bis non occorrono prove o fatti nuovi. È sufficiente la persistenza del pericolo che il detenuto riprenda i contatti con la cosca mafiosa di appartenenza, ancora operativa sul territorio e guidata anche dai suoi familiari. La mancata dissociazione del condannato conferma la legittimità del provvedimento.
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Proroga del regime di 41-bis: la Cassazione nega la revoca
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato all'ergastolo per associazione mafiosa e omicidi plurimi. Il ricorrente contestava il provvedimento con cui il Tribunale di Sorveglianza aveva confermato la proroga del regime di 41-bis (carcere duro). La difesa sosteneva l'assenza di elementi attuali di pericolosità e la lunga durata della misura. La Suprema Corte ha invece confermato la legittimità della proroga del regime di 41-bis, evidenziando la persistente capacità del detenuto di mantenere contatti con l'organizzazione criminale di provenienza, in cui rivestiva un ruolo di vertice. A sostegno di ciò, i giudici hanno valorizzato le plurime infrazioni disciplinari commesse in carcere, la vitalità del clan mafioso e la mancanza di qualsiasi segnale di dissociazione o allontanamento del condannato dal sodalizio criminale.
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