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Proposta Di Definizione Del Giudizio

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una proposta formulata dal relatore in Corte di Cassazione, ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c., per risolvere rapidamente il ricorso quando questo appare palesemente inammissibile, improcedibile o infondato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Decreto di estinzione: rimedi e termini perentori
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato come revocazione contro un decreto di estinzione. Il ricorrente non aveva risposto alla proposta di definizione del giudizio, causando l'estinzione. La Corte ha chiarito che l'unico rimedio è l'opposizione, da proporre entro il termine perentorio di 10 giorni, ampiamente superato nel caso di specie. Il mancato rispetto del termine rende il decreto di estinzione definitivo.
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Estinzione giudizio: il silenzio che vale rinuncia
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio di legittimità a seguito della mancata richiesta di decisione da parte del ricorrente. Dopo aver ricevuto la proposta di definizione del giudizio, il ricorrente ha lasciato trascorrere il termine di quaranta giorni senza alcuna comunicazione. Questo silenzio, ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c., equivale a una rinuncia al ricorso, comportando la conseguente estinzione del processo.
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Estinzione del giudizio: silenzio dopo la proposta
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio poiché la parte ricorrente non ha chiesto la decisione sul ricorso entro 40 giorni dalla comunicazione della proposta di definizione. Questo silenzio, secondo l'art. 380-bis c.p.c., equivale a una rinuncia, determinando l'estinzione del processo ai sensi dell'art. 391 c.p.c. Nessuna decisione è stata presa sulle spese, data l'assenza di attività difensiva della controparte.
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Estinzione giudizio Cassazione: silenzio e rinuncia
Un decreto della Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio a seguito della mancata richiesta di decisione da parte del ricorrente entro 40 giorni dalla proposta definitoria. Questo silenzio, ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c., equivale a una rinuncia al ricorso, portando all'estinzione del giudizio Cassazione. Non sono state liquidate le spese legali in quanto la controparte non ha svolto attività difensiva.
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Estinzione giudizio Cassazione: le conseguenze
Un decreto della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della mancata richiesta di decisione da parte del ricorrente dopo la proposta di definizione del giudizio. Il caso analizza l'applicazione dell'art. 380-bis c.p.c., che porta alla dichiarazione di estinzione del giudizio di Cassazione. La Corte, ritenendo l'inerzia del ricorrente come una rinuncia tacita, ha dichiarato il processo estinto e ha condannato la parte ricorrente al pagamento integrale delle spese processuali.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia tacita in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio poiché la società ricorrente, dopo aver ricevuto una proposta di definizione agevolata, non ha richiesto una decisione sul ricorso entro il termine di 40 giorni. Tale inerzia viene equiparata a una rinuncia, comportando la chiusura del procedimento e la condanna alle spese legali.
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Estinzione giudizio di cassazione: conseguenze
Il decreto analizza un caso di estinzione giudizio di cassazione. Una società di scommesse, dopo aver impugnato una sentenza tributaria, non ha dato seguito alla proposta di definizione del giudizio formulata dalla Corte. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato rinunciato e il procedimento estinto, con condanna alle spese per la ricorrente.
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Estinzione Giudizio: Silenzio dopo proposta vale rinuncia
Una società cooperativa ha impugnato una sentenza tributaria. In Cassazione, è stata formulata una proposta di definizione del giudizio. A causa del mancato riscontro della ricorrente entro il termine di 40 giorni, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, equiparando il silenzio a una rinuncia al ricorso e condannando la società al pagamento delle spese legali.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione chiarisce
Un decreto della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze dell'inattività delle parti a seguito di una proposta di definizione del giudizio. A fronte della mancata richiesta di una decisione sul ricorso entro 40 giorni, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, equiparando il silenzio a una rinuncia agli atti e compensando le spese processuali tra le parti.
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Estinzione giudizio Cassazione: analisi del decreto
Il decreto analizza un caso di estinzione giudizio Cassazione. Un cittadino ha impugnato una sentenza della Corte d'Appello. La Cassazione, applicando l'art. 380-bis c.p.c., ha proposto una definizione del giudizio. A causa della mancata richiesta di decisione da parte del ricorrente entro 40 giorni, il ricorso è stato considerato rinunciato e il giudizio dichiarato estinto, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione chiarisce
Un decreto della Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio a causa dell'inerzia del ricorrente. Dopo aver ricevuto una proposta di definizione accelerata, il contribuente non ha chiesto la prosecuzione del processo entro il termine previsto dalla legge, portando alla presunzione di rinuncia al ricorso e alla condanna alle spese legali. La decisione sottolinea l'importanza dei termini processuali.
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Estinzione del giudizio: silenzio dopo la proposta
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio perché la parte ricorrente, dopo aver ricevuto una proposta di definizione, non ha chiesto una decisione sul ricorso entro il termine di quaranta giorni. Tale silenzio equivale a una rinuncia al ricorso, comportando la fine del processo.
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Estinzione giudizio Cassazione: cosa accade?
Una società di scommesse, dopo aver impugnato una sentenza tributaria, non ha dato seguito alla proposta di definizione avanzata dalla Corte di Cassazione. Il decreto analizzato sancisce l'estinzione del giudizio per acquiescenza, condannando la società ricorrente al pagamento delle spese processuali. La decisione si fonda sull'inerzia della parte, che, non chiedendo la decisione sul ricorso entro 40 giorni, ha di fatto rinunciato all'impugnazione.
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Estinzione del giudizio: il silenzio-assenso in Cassazione
Un contribuente ha presentato ricorso in Cassazione contro un Comune e l'Agenzia delle Entrate Riscossione. La Corte ha formulato una proposta di definizione del giudizio. Poiché il ricorrente non ha chiesto una decisione entro il termine di 40 giorni dalla comunicazione, il ricorso è stato considerato rinunciato. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi degli artt. 380-bis e 391 c.p.c., senza pronunciarsi sulle spese data la mancata attività difensiva delle controparti.
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Estinzione del giudizio per inerzia della parte
Una società di trasporti ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha formulato una proposta di definizione del giudizio ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c. Poiché la società ricorrente non ha chiesto una decisione sul merito entro il termine di 40 giorni, il suo silenzio è stato interpretato come una rinuncia. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, condannando la società al pagamento delle spese legali.
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Estinzione del giudizio: silenzio dopo la proposta
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio d'appello promosso da una società di trasporti. La decisione è scaturita dalla mancata richiesta di trattazione del ricorso da parte della società entro il termine di 40 giorni dalla ricezione della proposta di definizione ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c. Tale silenzio è stato interpretato come una rinuncia tacita al ricorso, comportando l'estinzione del processo e la condanna della ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Estinzione giudizio per inerzia: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario poiché la società ricorrente non ha chiesto la prosecuzione del ricorso entro 40 giorni dalla proposta di definizione. La mancata azione è equiparata a rinuncia, comportando la chiusura del procedimento.
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