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Promessa Di Pagamento

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66 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Assegno a vuoto al mediatore: la promessa di pagamento vince
Un mediatore immobiliare ha agito in giudizio contro un acquirente per ottenere il pagamento della provvigione, basando la sua richiesta su un assegno risultato insoluto. L'acquirente si è difeso sostenendo che il mediatore, producendo anche la fattura, avesse rinunciato al vantaggio processuale derivante dalla promessa di pagamento insita nell'assegno. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. Ha chiarito che l'assegno costituisce una promessa di pagamento che inverte l'onere della prova. Spetta quindi al debitore (l'acquirente) dimostrare l'inesistenza del debito. La semplice produzione di una fattura non è una rinuncia inequivocabile a questo beneficio. L'acquirente è stato condannato a pagare.
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Assegno postdatato: nullo come titolo, valido come promessa di pagamento
Un creditore ha ottenuto un ordine di pagamento per una somma di denaro basata su un assegno. Il debitore si è opposto, sostenendo che l'assegno fosse nullo perché la data era stata alterata. La Corte di Cassazione ha respinto la sua tesi. I giudici hanno stabilito che un assegno irregolare, anche con data alterata o futura, perde la sua funzione di titolo di credito ma conserva il valore di una promessa di pagamento. Di conseguenza, l'esistenza del debito si presume. Spetta al debitore dimostrare che il debito non esiste o è stato estinto. In questo caso, il debitore non ha fornito tale prova, perdendo la causa. La sentenza conferma il principio dell'assegno postdatato come promessa di pagamento.
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Promessa di pagamento: fattura a mio nome, ma paga la società?
Un rappresentante fiduciario di una società estera chiede a un fornitore di intestare le fatture a suo nome 'per semplicità di gestione'. Non pagando, il fornitore lo cita in giudizio. Il cuore della disputa è se tale richiesta costituisca una valida promessa di pagamento del debito altrui, rendendolo personalmente responsabile. La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità giuridica della dichiarazione, non emette una sentenza definitiva. Invece, rinvia la causa a una nuova udienza pubblica per un esame più approfondito, lasciando l'esito della vicenda in sospeso.
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Assegno senza causa: l’onere della prova spetta a chi lo firma
Un uomo emette un assegno da 50.000 euro e, di fronte alla richiesta di pagamento, si oppone sostenendo l'assenza di un debito. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: l'onere della prova inesistenza rapporto sottostante spetta a chi ha emesso l'assegno. L'emittente, non riuscendo a dimostrare l'assenza di una causa valida per il pagamento e avendo sollevato tardivamente l'ipotesi di una donazione nulla per vizio di forma, ha perso la causa. La Corte ha confermato che chi firma un assegno si assume la responsabilità di provare perché quel pagamento non sarebbe dovuto, invertendo di fatto l'onere probatorio a favore del beneficiario.
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Assegno in bianco a garanzia: valore legale e rischi
La Corte d'Appello di Milano ha rigettato il ricorso di un debitore che contestava l'utilizzo di un assegno in bianco a garanzia. Nonostante la nullità del patto di garanzia per violazione delle norme bancarie, il titolo mantiene valore come promessa di pagamento. La decisione si fonda sulla prova di un rapporto di debito sottostante confermato da una scrittura privata non contestata tempestivamente.
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Assegno bancario e prova del credito nel fallimento
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società creditrice esclusa dallo stato passivo fallimentare. Il credito era fondato su un assegno bancario munito di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento. Il Tribunale aveva erroneamente ritenuto il titolo inopponibile alla curatela. Gli Ermellini hanno invece chiarito che l'assegno bancario, nei rapporti diretti tra le parti, opera come promessa di pagamento ai sensi dell'art. 1988 c.c., facendo presumere l'esistenza del rapporto fondamentale. Spetta dunque al curatore fallimentare l'onere di fornire la prova contraria per negare l'ammissione del credito.
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Promessa di pagamento e fallimento: la prova del debito
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società immobiliare esclusa dallo stato passivo di un fallimento. Il tribunale di merito aveva ritenuto che le cambiali e la scrittura ricognitiva non provassero il credito, gravando il creditore dell onere di dimostrare il rapporto sottostante. La Suprema Corte ha invece stabilito che la promessa di pagamento contenuta in titoli con data certa anteriore al fallimento è pienamente opponibile alla massa. Tale titolo genera una presunzione di esistenza del debito, spostando sul curatore l onere di provare l eventuale inesistenza o invalidità del rapporto fondamentale.
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Assegno senza provvista: validità e sanzioni
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un cittadino sanzionato per l'emissione di un assegno senza provvista. Nonostante il titolo fosse privo di data e luogo di emissione, i giudici hanno confermato che chi emette un assegno incompleto accetta il rischio della sua utilizzazione e risponde dell'illecito amministrativo. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla quantificazione della sanzione. Poiché il numero di violazioni accertate era sceso da quattro a una sola, il giudice di merito avrebbe dovuto rideterminare l'importo della multa e la durata delle sanzioni accessorie in modo proporzionale all'unica trasgressione rimasta.
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Promessa di pagamento: guida al recupero crediti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un promotore finanziario al rimborso di somme perse in investimenti, basandosi su una promessa di pagamento assunta verso il cliente. Il ricorrente sosteneva che il credito fosse prescritto e contestava l'attendibilità dei testimoni. La Corte ha stabilito che l'impegno al rimborso ha natura contrattuale, con prescrizione decennale, e che la testimonianza di un ex difensore è valida se l'incarico è cessato.
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Promessa di pagamento e restituzione delle somme
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di restituzione di somme anticipate per l'acquisto di arredi destinati alla futura casa coniugale. Il caso riguarda una donna che aveva versato denaro al partner, il quale, dopo la rottura del fidanzamento, aveva trattenuto i mobili impegnandosi però a rimborsare quanto ricevuto. La Suprema Corte ha stabilito che la promessa di pagamento esonera il creditore dal dover provare il rapporto sottostante, gravando sul debitore l'onere di dimostrare l'eventuale inesistenza del debito.
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Promessa di pagamento del debito altrui: è nulla
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31296/2023, ha stabilito che la promessa di pagamento del debito altrui, effettuata con un atto unilaterale come un'email, è da considerarsi giuridicamente nulla. La Corte ha chiarito che l'istituto della promessa di pagamento, previsto dall'art. 1988 c.c., ha solo un effetto processuale di inversione dell'onere della prova e può riguardare esclusivamente un debito proprio del dichiarante, non potendo creare nuove obbligazioni a carico di terzi. Per assumere il debito di un'altra persona sono necessari specifici contratti come l'espromissione.
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Onere della prova: assegno e inventario non bastano
La Corte di Cassazione ha stabilito che un assegno postdatato e la sua menzione nell'inventario dell'eredità del presunto debitore non sono sufficienti per invertire l'onere della prova. Il creditore deve sempre dimostrare il fondamento della sua pretesa, ovvero la legittimità del possesso del titolo e l'esistenza del rapporto sottostante, specialmente se tali elementi sono contestati. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che spetta a chi agisce in giudizio fornire la prova completa del proprio diritto.
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Azione Revocatoria: Assegno come Promessa di Pagamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28141/2023, ha rigettato il ricorso di un debitore che aveva trasferito la nuda proprietà del suo unico immobile ai genitori. I creditori avevano agito con un'azione revocatoria. La Corte ha confermato che, ai fini di tale azione, un assegno, anche se invalido come titolo di credito, costituisce una valida promessa di pagamento e quindi una prova sufficiente della ragione di credito. Inoltre, ha ribadito che la frode ai danni dei creditori (participatio fraudis) può essere provata tramite indizi, come lo stretto legame di parentela e la permanenza del debitore nell'immobile.
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Promessa di Pagamento e onere della prova: la Cassazione
Un avvocato ha agito contro i suoi ex clienti sulla base di una promessa di pagamento per onorari professionali. Il tribunale di primo grado aveva respinto in parte la domanda, ritenendo che l'avvocato dovesse provare le singole prestazioni svolte, dato che la promessa era indirizzata anche a un altro legale. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, chiarendo che la promessa di pagamento inverte l'onere della prova: spetta al debitore dimostrare l'inesistenza del debito, non al creditore provarne il fondamento.
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Prescrizione Interessi Moratori: la Guida Completa
Una società creditrice ha richiesto il pagamento di un debito derivante da cambiali, inclusi interessi moratori convenzionali al 26%. I debitori hanno eccepito la prescrizione. La Corte d'Appello ha applicato il termine breve di 5 anni, dichiarando prescritti parte degli interessi. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione interessi moratori: il termine quinquennale si applica solo se il pagamento degli interessi è previsto con cadenza periodica. In caso contrario, vale il termine ordinario decennale. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Promessa di pagamento: assegno e firma amministratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12697/2024, ha stabilito che la firma apposta da un amministratore su un assegno bancario, senza la specifica indicazione che agisce in nome e per conto della società, configura una promessa di pagamento personale. Tale atto fa scattare una presunzione legale dell'esistenza del debito, invertendo l'onere della prova a carico del firmatario. Nel caso di specie, l'amministratore non è riuscito a dimostrare l'inesistenza del rapporto sottostante, venendo così condannato personalmente al pagamento della somma indicata sull'assegno.
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Abuso del processo: condanna per lite temeraria
La Corte di Cassazione conferma la condanna per abuso del processo a carico di una creditrice che aveva promosso un appello basato su una versione dei fatti giudicata 'palesemente falsa'. Il caso riguardava una richiesta di pagamento fondata su un assegno, la cui causa sottostante è stata ritenuta inesistente dai giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che intentare un'azione legale riproponendo una ricostruzione dei fatti già smentita e confliggente con le prove emerse costituisce un abuso dello strumento processuale, sanzionabile ai sensi dell'art. 96 c.p.c., anche d'ufficio.
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Promessa di contributo: è vincolante per una fondazione?
Una fondazione erogante aveva promesso un contributo annuale a un ente formativo, per poi corrisponderlo solo in parte adducendo difficoltà economiche. La Corte di Cassazione ha stabilito che la promessa di contributo, una volta deliberata dal consiglio e comunicata al beneficiario, non costituisce un mero atto di liberalità, ma un'obbligazione giuridicamente vincolante. La sua causa risiede nell'adempimento dello scopo statutario della fondazione stessa, creando un legittimo affidamento nel beneficiario.
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Assegno nullo: la sanzione amministrativa è valida?
Il caso analizza la validità di una sanzione amministrativa per l'emissione di un assegno senza fondi, nonostante l'assegno fosse nullo per mancanza della data. Il Tribunale aveva confermato la sanzione, ritenendo irrilevante la nullità formale del titolo. La Corte di Cassazione, prima di decidere nel merito la questione dell'assegno nullo, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rilevando un vizio di notifica del ricorso e ordinandone la rinnovazione. La decisione sul principio di diritto è quindi sospesa.
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Promessa di pagamento: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che la dichiarazione del titolare di una promessa di pagamento (un assegno), resa in sede di interrogatorio formale, con cui nega la causa del debito addotta dalla controparte e ne indica una diversa, non costituisce confessione giudiziale. Tale dichiarazione non fa venir meno il vantaggio processuale dell'inversione dell'onere della prova a favore del creditore, previsto dall'art. 1988 c.c. Il creditore non è tenuto a provare il rapporto sottostante, a meno che non vi rinunci in modo inequivocabile.
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