L’assegno in bianco a garanzia: cosa succede se viene incassato?
L’emissione di un assegno in bianco a garanzia è una pratica diffusa ma estremamente rischiosa dal punto di vista legale. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Milano ha chiarito quali sono le conseguenze per chi firma un titolo senza data o beneficiario per assicurare un debito futuro.
I fatti del caso
La vicenda nasce da un’opposizione a un decreto ingiuntivo. Un soggetto aveva ricevuto un prestito di rilevante entità, consegnando a garanzia un assegno privo di data. Successivamente, il creditore, non avendo ricevuto il pagamento concordato, ha completato l’assegno e lo ha presentato all’incasso. Il titolo è però risultato privo di copertura, portando al protesto del debitore.
Il debitore ha contestato l’azione legale sostenendo che l’assegno fosse stato riempito abusivamente e che il rapporto di prestito non fosse mai esistito. Ha inoltre presentato una querela di falso e ha cercato di disconoscere una scrittura privata in cui ammetteva il debito.
La validità dell’assegno in bianco a garanzia
La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l’accordo con cui le parti decidono di usare un assegno come garanzia è nullo perché viola le norme imperative che regolano la funzione dell’assegno come strumento di pagamento immediato. Tuttavia, questa nullità non cancella il debito.
L’assegno, pur perdendo la sua funzione tipica, viene riqualificato come una promessa di pagamento ai sensi dell’art. 1988 del Codice Civile. Ciò significa che il possessore dell’assegno può utilizzarlo per ottenere un decreto ingiuntivo, poiché l’esistenza del debito si presume fino a prova contraria.
Il peso della scrittura privata
Un elemento decisivo nel giudizio è stata una scrittura privata firmata anni prima, in cui il debitore riconosceva esplicitamente il prestito e citava l’assegno dato a garanzia. Il tentativo del debitore di negare l’autenticità di questo documento è stato dichiarato tardivo: nel processo civile, la contestazione di un documento deve avvenire nella prima difesa utile, altrimenti il contenuto si considera legalmente riconosciuto.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si basano sul fatto che l’assegno, sebbene consegnato incompleto, era supportato da un accordo (il patto di riempimento) provato dai documenti. Il creditore non ha commesso un illecito nel completare il titolo, poiché l’importo inserito corrispondeva esattamente a quanto pattuito nella scrittura privata. Inoltre, la querela di falso è stata ritenuta superflua in quanto non vi era stata un’alterazione del contenuto degli accordi, ma solo l’esercizio di un diritto derivante dal mancato pagamento del debito originario.
Le conclusioni
Le conclusioni della Corte d’Appello hanno portato al rigetto integrale dell’impugnazione. Il debitore è stato condannato non solo a pagare la somma indicata nell’assegno, ma anche a rimborsare le spese legali di entrambi i gradi di giudizio. La sentenza sottolinea come chi emetta un assegno in bianco si assuma il rischio delle conseguenze amministrative e civili, inclusa l’impossibilità di contestare il titolo se esiste una prova scritta del debito sottostante.
Cosa rischia chi firma un assegno in bianco a garanzia?
L’assegno viene considerato una promessa di pagamento valida. Il creditore può completarlo e agire legalmente per recuperare la somma, sollevato dall’onere di provare il rapporto sottostante.
È possibile contestare un riconoscimento di debito durante il processo?
Il disconoscimento deve avvenire tempestivamente nella prima udienza o difesa utile dopo la produzione del documento. Se fatto in ritardo, il documento è considerato legalmente riconosciuto e non più contestabile.
Il creditore commette un illecito se riempie l’assegno ricevuto a garanzia?
No, se il riempimento avviene rispettando gli accordi presi con il debitore. Anche se il patto di garanzia è nullo come titolo di credito, resta valido come prova dell’obbligo di pagare.