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Promessa Di Pagamento

66 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una dichiarazione scritta con cui una persona si impegna a pagare una somma a un'altra. Non crea un nuovo debito, ma inverte l'onere della prova: chi ha promesso il pagamento deve dimostrare che il debito non esiste o è già stato saldato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Assegno sotto sequestro penale: titolo nullo e ricorso perso
Un creditore ha richiesto un decreto ingiuntivo utilizzando la fotocopia di un titolo di credito, mentre l'originale era vincolato dalla magistratura. Il Tribunale ha revocato il decreto ingiuntivo ritenendo inesigibile il credito cartolare per via dell'assegno sotto sequestro penale, che ne bloccava la circolazione. La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile il reclamo mediante ordinanza per manifesta infondatezza. Il creditore ha impugnato direttamente tale ordinanza dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione, omettendo di indirizzare il ricorso contro la pronuncia di primo grado. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso integralmente inammissibile per gravi vizi procedurali e hanno condannato il ricorrente a pagare le spese legali.
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Improcedibilità ricorso: un errore formale blocca l’appello in Cassazione
La Corte d'Appello aveva riconosciuto un debito basato su un assegno senza data, qualificandolo come promessa di pagamento soggetta a prescrizione decennale. I debitori hanno presentato `ricorso in Cassazione`. Tuttavia, la Corte Suprema ha dichiarato l'`improcedibilità del ricorso` perché i ricorrenti non hanno depositato la copia autentica della sentenza impugnata con la relata di notificazione entro i termini previsti. Questo vizio procedurale ha impedito l'esame del merito della controversia, confermando l'importanza del rispetto delle formalità processuali.
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Mancata restituzione assegni impagati: la banca risarcisce?
Il Garante di una società ha opposto un decreto ingiuntivo richiesto dall'Istituto di Credito per lo scoperto di un conto corrente. Il Garante ha formulato una domanda di risarcimento danni sostenendo che la banca, attraverso la mancata restituzione assegni impagati per un valore di 4.500 euro, avesse impedito il recupero dei crediti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancata riconsegna dei titoli cartacei non impedisce il recupero delle somme. La società debitrice avrebbe infatti potuto esercitare l'azione causale sul rapporto sottostante, usando l'assegno come promessa di pagamento. Senza la prova della totale irrecuperabilità del credito, non sussiste alcun danno risarcibile.
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Promessa di pagamento e assegni: chi incassa non restituisce
Un'azienda ha consegnato quattro assegni per un totale di 148.000 euro a un privato a garanzia di alcuni lavori edilizi. Il privato ha incassato gli assegni prima del termine previsto e l'azienda ha chiesto la restituzione dell'importo sostenendo che il pagamento fosse privo di causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda. La Corte ha stabilito che l'assegno postdatato o privo di data, sebbene invalido come titolo di credito bancario, vale come promessa di pagamento. Pertanto, la legge presume l'esistenza del debito e spetta a chi ha emesso gli assegni dimostrare che la somma non era dovuta. Non essendo stata fornita la prova contraria, il privato trattiene legittimamente il denaro incassato.
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Simulazione del prezzo smentita da preliminare e saldo finale
La Venditrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro l'Acquirente per oltre 35.000 euro, invocando una scrittura del 1999 per la vendita di una cascina. La donna sosteneva la sussistenza di una simulazione del prezzo rispetto a quello indicato nel rogito definitivo. L'Acquirente si è opposto dimostrando che il successivo contratto preliminare annullava ogni accordo precedente e che la Venditrice aveva firmato una quietanza a saldo totale. La Corte d'Appello ha revocato il decreto ingiuntivo e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della Venditrice. I giudici hanno chiarito che una generica promessa di pagamento non costituisce controdichiarazione scritta e non prova alcun prezzo dissimulato.
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Assegno in garanzia: la garanzia è nulla ma il debito resta
L'Azienda Fornitrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro una Commerciante per il mancato pagamento di merci, garantite da assegni rimasti insoluti. La Commerciante si è opposta affermando che i titoli erano stati consegnati in bianco come semplice assegno in garanzia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Commerciante. La Suprema Corte ha ribadito che il patto legato all'assegno in garanzia è nullo per contrarietà a norme imperative. Tuttavia, tale nullità non cancella il debito originario: l'assegno conserva il valore di promessa di pagamento, imponendo al debitore di saldare l'importo dovuto. La Commerciante è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Deposito cauzionale locazione: illegittimo incassare l’assegno
Una società locatrice ha chiesto un decreto ingiuntivo contro una ex conduttrice per incassare un assegno bancario consegnato all'inizio del contratto. L'inquilina si è opposta dimostrando l'esistenza di un precedente giudicato. Una precedente sentenza irrevocabile aveva già condannato la proprietaria a restituire il deposito cauzionale locazione, accertando che l'obbligazione di versamento della garanzia si era estinta. La Corte d'Appello ha revocato l'ingiunzione di pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha dichiarato inammissibile il ricorso della società locatrice, ribadendo che l'accertamento definitivo dell'estinzione del debito vincola ogni successiva richiesta basata sullo stesso titolo.
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Promessa di pagamento: l’ex marito paga senza prove del debito
Un'ex moglie ha ottenuto un decreto ingiuntivo di 59.000 euro contro l'ex marito per il mancato pagamento di una somma promessa tramite scrittura privata. L'ex marito ha contestato la validità della scrittura, sostenendo che fosse contraria agli accordi di divorzio e priva di prova sul rapporto sottostante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la promessa di pagamento esonera il creditore dal provare il debito originario, gravando il debitore dell'onere di dimostrare l'inesistenza del rapporto. Di conseguenza, l'ex marito è stato condannato a pagare la somma e le spese legali.
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Sfratto per morosità: l’errore formale che costa la casa
Una società locatrice intima lo sfratto per morosità a una conduttrice per il mancato pagamento dei canoni d'affitto. La conduttrice si oppone chiedendo la compensazione con un credito derivante da una scrittura privata contestuale al contratto. Il Tribunale accoglie l'opposizione qualificando l'atto come promessa di pagamento. La Corte d'Appello ribalta la decisione, ritenendo la scrittura un contratto atipico nullo per mancanza di causa, e ordina il rilascio dell'immobile. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della conduttrice per violazione del principio di autosufficienza, non avendo la ricorrente riportato il testo preciso della scrittura privata. Di conseguenza, lo sfratto per morosità viene confermato e la conduttrice perde definitivamente la causa, dovendo rilasciare l'immobile e pagare i canoni arretrati.
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Caparra confirmatoria: l’assegno senza data non blocca la vendita
Un Acquirente e una Venditrice firmano un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile. L'Acquirente consegna un assegno senza data di 80.000 euro a titolo di caparra confirmatoria, con l'accordo che la data sarebbe stata inserita in seguito. La Venditrice riceve anche un acconto in contanti per estinguere le ipoteche sulla casa, ma poi si rifiuta di firmare il contratto definitivo. La Venditrice sostiene che l'assegno senza data sia nullo e che l'Acquirente sia inadempiente. La Corte di Cassazione respinge il ricorso della Venditrice. I giudici chiariscono che l'assegno senza data vale come promessa di pagamento e che la mancata riscossione è imputabile solo alla Venditrice, che ha violato il dovere di correttezza. Il trasferimento della proprietà all'Acquirente è confermato, dietro pagamento del saldo.
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Prodotto difettoso: niente risarcimento senza analisi condivise
Un allevatore si oppone al decreto ingiuntivo per il pagamento del mangime, chiedendo il risarcimento dei danni causati da un presunto prodotto difettoso che avrebbe provocato la morte dei suoi animali. La Corte d'Appello rigetta la domanda dell'allevatore poiché le analisi sulle carcasse erano state eseguite senza il necessario contraddittorio con il fornitore, rendendo i risultati inutilizzabili. La Corte di Cassazione conferma la decisione, respingendo il ricorso dell'azienda agricola. I giudici ribadiscono che, in assenza di un prelievo congiunto dei campioni, manca la prova del collegamento causale tra il mangime e il danno. L'allevatore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Divieto di patti successori: quando pagare dopo la morte è valido
Il Debitore si opponeva a un decreto ingiuntivo di oltre 232.000 euro richiesto dalla Creditrice, sostenendo che le promesse di pagamento poste alla base del credito fossero nulle per violazione del divieto di patti successori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità degli accordi. I giudici hanno chiarito che un accordo non viola il divieto di patti successori se la morte di una delle parti non costituisce la causa dell'attribuzione patrimoniale, ma rappresenta solo un termine temporale per differire l'adempimento a favore degli eredi. Trattandosi di un valido atto tra vivi volto a regolare rapporti patrimoniali attuali, la promessa di pagamento rimane pienamente efficace.
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Assegno in garanzia: titolo nullo ma il debito resta valido
Il Creditore ha richiesto un decreto ingiuntivo contro il Debitore per il pagamento di oltre trentamila euro, basandosi su due assegni girati in bianco. Il Debitore si è opposto sostenendo che i titoli erano stati consegnati solo come assegno in garanzia per un mutuo già restituito. La Corte d'Appello ha revocato il decreto, ritenendo l'assegno nullo e privo di valore. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Creditore, stabilendo che anche se un assegno in garanzia è nullo come titolo di credito, esso conserva pieno valore come promessa di pagamento ai sensi dell'articolo 1988 del codice civile. Di conseguenza, spetta al debitore dimostrare che il debito non esiste o è stato estinto. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Società di fatto: l’assegno amichevole che diventa un debito
Un cittadino si oppone a un decreto ingiuntivo per oltre centomila euro emesso a favore di una società creditrice. Il ricorrente sostiene di aver consegnato un assegno in bianco a un amico solo per un piccolo pagamento, ma il titolo è stato poi riempito per una cifra enorme e consegnato come garanzia. I giudici di merito ritengono che tra i due esistesse una vera e propria società di fatto, desunta da comportamenti concreti come la gestione comune degli affari, e qualificano l'assegno privo di data come promessa di pagamento. Il ricorrente si rivolge alla Cassazione contestando l'esistenza della società di fatto e l'uso dell'assegno. Con questa ordinanza, la Suprema Corte non decide nel merito ma rimette la causa alla pubblica udienza per un approfondimento.
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Dichiarazione di fallimento: l’assegno in garanzia punisce la Srl
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società debitrice, respingendo il suo ricorso. La vicenda nasce dal mancato pagamento di un assegno bancario di oltre centomila euro, emesso a favore di una società creditrice come garanzia per un contratto preliminare di compravendita immobiliare mai concluso. La Suprema Corte ha chiarito che l'assegno, anche se emesso in garanzia (patto nullo per legge), conserva il valore di promessa di pagamento. Questo strumento inverte l'onere della prova: spetta al debitore dimostrare che il debito non esiste o è estinto. Poiché la società debitrice non ha fornito tale prova e si trovava in un evidente stato d'insolvenza, caratterizzato da debiti elevati e assenza di liquidità, i giudici hanno ritenuto legittima la procedura concorsuale.
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Assegni Scaduti? La Promessa di Pagamento Obbliga a Pagare
Un'azienda ha chiesto il pagamento di una somma a un ex lavoratore sulla base di assegni e cambiali che questi aveva emesso a garanzia. Il lavoratore si è opposto, sostenendo che i titoli non fossero più validi e che il debito fosse da ricalcolare. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche se perdono il loro valore originario, assegni e cambiali valgono come una promessa di pagamento. Questo crea una presunzione legale sull'esistenza del debito. Poiché il lavoratore non è riuscito a fornire la prova contraria, cioè a dimostrare l'inesistenza del debito, la sua richiesta è stata respinta e ha perso la causa, venendo condannato al pagamento.
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Promessa di pagamento: debito estinto ma l’assegno resta valido
Una cooperativa edilizia emette un assegno a favore di un imprenditore. Successivamente, la cooperativa chiede in tribunale la restituzione dell'assegno, sostenendo che il debito, relativo a un contratto d'appalto, era stato interamente saldato. L'erede dell'imprenditore si oppone, affermando che l'assegno si riferiva a un debito diverso, cioè alla restituzione di somme anticipate come socio per l'acquisto di terreni. La Cassazione ha chiarito che, in presenza di una promessa di pagamento e onere della prova invertito, non basta dimostrare di aver estinto un debito. Il debitore deve anche provare che la promessa si riferiva specificamente a quel debito estinto e non ad altri. La Corte ha quindi dato ragione all'erede.
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Promessa di pagamento: firma due volte, paga il doppio?
Un creditore ha richiesto la restituzione di una somma basandosi su due distinte ricevute firmate dalla controparte. La debitrice si è difesa sostenendo di aver ricevuto un solo pagamento ma di essere stata indotta a firmare due documenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che due dichiarazioni scritte, seppur simili, costituiscono due autonome promesse di pagamento. Una promessa di pagamento inverte l'onere della prova: spetta al debitore dimostrare che il debito non esiste. Poiché la debitrice non è riuscita a fornire tale prova, è stata condannata a restituire l'intera somma risultante da entrambi i documenti.
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Patto Fiduciario: Scrittura Privata Vince su Intestazione Unica
Una coppia acquista un immobile intestandolo solo all'uomo per ragioni fiscali, ma firma una scrittura privata che regola i loro rapporti. Finita la relazione, lui rivendica la proprietà esclusiva. La Cassazione interviene e chiarisce la validità del documento come prova di un patto fiduciario. La scrittura, anche se unilaterale e successiva all'acquisto, agisce come una promessa di pagamento: non crea un nuovo obbligo, ma inverte l'onere della prova. Spetta ora all'uomo dimostrare l'inesistenza dell'accordo fiduciario. La Corte ha quindi dato ragione alla donna, stabilendo un principio fondamentale sulla prova del patto fiduciario immobiliare.
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Assegno irregolare, debito confermato: la promessa di pagamento vince
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un assegno privo di data e luogo di emissione, consegnato nell'ambito di una società di fatto. La Corte ha confermato che un titolo di credito nullo può valere come 'assegno come promessa di pagamento' ai sensi dell'art. 1988 del codice civile. Questo principio comporta un'inversione dell'onere della prova: non è il creditore a dover dimostrare la causa del debito, ma il debitore a provare che il debito non esiste. Poiché il debitore non è riuscito a fornire tale prova e il suo ricorso presentava vizi procedurali, la Corte lo ha dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la sua condanna al pagamento della somma indicata sull'assegno.
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