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Progressività Trattamentale

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Principio secondo cui il percorso rieducativo del condannato deve evolvere gradualmente, con concessioni e benefici che aumentano in base ai progressi dimostrati nel rispetto delle regole e nel percorso di reinserimento.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Permesso Premio al Collaboratore: Passato Grave non Basta a Negarlo
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione che negava un permesso premio a un collaboratore di giustizia. Il diniego era basato unicamente sul suo 'pesante passato criminale', nonostante i numerosi elementi positivi attuali: la collaborazione, la buona condotta e il forte legame familiare. Secondo la Corte, il passato criminale, anche se grave, non può essere l'unico motivo per rifiutare il beneficio. I giudici devono spiegare perché quel passato rende ancora oggi la persona socialmente pericolosa, valutando concretamente il percorso di cambiamento. La sentenza ribadisce l'importanza di una valutazione attuale del detenuto, non ancorata solo ai reati commessi.
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Detenzione domiciliare: negata se il vicino è la vittima
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della detenzione domiciliare per un uomo condannato a un anno e sei mesi di reclusione. Il ricorrente aveva commesso reati contro la sorella e il cognato, residenti nello stesso stabile. Nonostante la buona condotta carceraria e l'ottenimento della liberazione anticipata, il Tribunale di Sorveglianza ha ritenuto inidoneo il domicilio proposto. La vicinanza fisica con le vittime e l'assenza di precedenti esperienze premiali, come i permessi, rendono elevato il rischio di recidiva. La Suprema Corte ha ribadito che la detenzione domiciliare richiede una valutazione non solo del comportamento del detenuto, ma anche dell'idoneità del luogo di esecuzione per prevenire nuovi conflitti.
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Affidamento in prova: senza lavoro è possibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'affidamento in prova ai servizi sociali. La Corte ha ribadito che lo svolgimento di un'attività lavorativa non è una condizione indispensabile per accedere alla misura, specialmente in presenza di motivi di salute. Tuttavia, è fondamentale che il condannato proponga un'attività rieducativa alternativa. In assenza di tale progetto, il giudice di merito ha legittimamente negato l'affidamento, concedendo invece la detenzione domiciliare in un'ottica di gradualità del trattamento sanzionatorio.
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Misure alternative: la discrezionalità del giudice
Un uomo condannato per reati gravi ha richiesto l'affidamento in prova ai servizi sociali. Il Tribunale di Sorveglianza, pur riconoscendo i suoi progressi, ha concesso solo la semilibertà, ritenendo necessario un reinserimento graduale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'uomo, confermando che la scelta tra le diverse misure alternative alla detenzione rientra nel potere discrezionale del giudice, che deve bilanciare i progressi del condannato con un approccio prudenziale, specialmente in casi di reati gravi.
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Prescrizioni affidamento in prova: sì al lavoro fuori
Un imprenditore in affidamento in prova si è visto negare l'autorizzazione a spostarsi per lavoro in altre regioni. La Corte di Cassazione ha annullato tale diniego, giudicandolo immotivato e contraddittorio. La sentenza sottolinea che le prescrizioni dell'affidamento in prova non possono essere modificate con motivazioni generiche, come il riferimento a una 'residua pericolosità sociale', specialmente se in passato un'autorizzazione simile era stata concessa senza problemi. Viene riaffermato il principio secondo cui ogni restrizione deve essere giustificata in modo specifico, nel rispetto del percorso di reinserimento sociale del condannato.
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Permessi affidamento in prova: limiti e progressività
Una donna in affidamento in prova da pochi giorni si è vista negare il permesso di viaggiare per incontrare il coniuge detenuto. La Cassazione ha confermato il diniego, sottolineando che i permessi in affidamento in prova devono seguire un principio di progressività e non possono essere concessi all'inizio del percorso alternativo, quando è ancora necessario valutare l'adesione della persona alle prescrizioni.
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