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Progressione Economica

59 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'avanzamento a una fascia retributiva superiore all'interno della stessa area o categoria professionale, basato su criteri definiti dalla contrattazione collettiva, come l'anzianità o la valutazione delle performance.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Progressione economica: no ai dipendenti in ruolo provvisorio
Alcuni lavoratori presentano ricorso chiedendo il riconoscimento del diritto a partecipare a una procedura di progressione economica indetta dal Ministero dell'Economia e delle Finanze nel 2010. L'amministrazione li aveva esclusi poiché provenienti dall'Ente Tabacchi Italiani e inseriti solo in un ruolo provvisorio ad esaurimento. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dei dipendenti. I giudici confermano che l'inserimento provvisorio non equivale all'appartenenza effettiva all'organico ministeriale e che i lavoratori non possedevano i due anni di anzianità richiesti dal bando. Di conseguenza, il Ministero vince la causa e i ricorrenti devono pagare le spese processuali e il doppio del contributo unificato.
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Progressione economica: vince la dipendente contro il Ministero
Una lavoratrice pubblica, trasferita al Ministero dell'Economia e delle Finanze dopo la privatizzazione del precedente ente di appartenenza, richiedeva il riconoscimento del passaggio alla fascia retributiva superiore. Il Ministero negava tale diritto, sostenendo che le norme di ricollocazione garantissero solo la conservazione della qualifica posseduta in precedenza. La Corte d'Appello riconosceva alla dipendente il diritto alla progressione economica, avendo maturato l'anzianità biennale necessaria per accedere alla procedura selettiva basata su criteri oggettivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero dichiarandolo inammissibile, poiché l'amministrazione non ha contrastato la motivazione principale dei giudici di merito sul diritto a partecipare alla selezione. La dipendente ottiene definitivamente l'inquadramento nella fascia superiore e il rimborso delle spese legali.
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Progressione economica nel pubblico impiego: i requisiti non sono automatici
Un Lavoratore, dipendente di un Ente Locale, aveva ottenuto in primo e secondo grado il riconoscimento del diritto alla progressione economica nel pubblico impiego e il pagamento delle differenze retributive. L'Ente Locale contestava i requisiti e l'interpretazione dei contratti integrativi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Locale. Ha stabilito che la progressione economica non è automatica, ma richiede procedure selettive e la dimostrazione, da parte del Lavoratore, di possedere tutti i requisiti. La Corte d'Appello aveva erroneamente invertito l'onere della prova, attribuendo all'Ente Locale la dimostrazione della mancanza dei requisiti. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Progressione Economica: Il Lavoratore vince, ma il processo no
Un Lavoratore del settore pubblico ha chiesto il riconoscimento del diritto alla progressione economica nella fascia superiore, ottenendo ragione in primo e secondo grado. L'Amministrazione, però, ha contestato la decisione, sostenendo che il Lavoratore non potesse beneficiare della progressione economica essendo già in pensione al momento dell'approvazione della graduatoria. Inoltre, l'Amministrazione ha sollevato un vizio procedurale fondamentale: la mancata integrazione del contraddittorio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione. Ha stabilito che, trattandosi di una procedura selettiva con posti limitati, era necessario coinvolgere nel giudizio anche gli altri partecipanti alla selezione, le cui posizioni sarebbero state influenzate dalla decisione. La sentenza è stata cassata e la causa rinviata al Tribunale di Savona per un nuovo esame, garantendo la partecipazione di tutti i soggetti interessati.
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Progressione Economica: Non è Automatica nel Pubblico Impiego
Sei lavoratrici pubbliche hanno chiesto il riconoscimento di una maggiore progressione economica (posizioni D3 e D4) dopo essere state inquadrate nella categoria D2 da un precedente giudicato. La Corte d'Appello ha respinto la loro domanda, sostenendo che la progressione economica non è automatica. Richiede una valutazione specifica e la partecipazione a selezioni. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che il diritto alla progressione economica non deriva da un inquadramento superiore riconosciuto in via giudiziale, ma da procedure selettive. La richiesta di risarcimento per perdita di chance è stata dichiarata inammissibile per mancanza di specificità. Le lavoratrici hanno perso la causa.
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Anzianità di Servizio: Trasferimento d’Azienda e Scatti Negati
Dei Lavoratori, trasferiti da un Ente locale a un Consorzio, hanno chiesto il riconoscimento dell'intera anzianità di servizio maturata e la conseguente progressione economica per anzianità (scatti). La Corte d'Appello ha respinto le loro richieste, sostenendo che gli accordi garantivano solo il mantenimento del trattamento retributivo già in godimento, senza prevedere l'applicazione retroattiva di benefici non esistenti prima del trasferimento. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che, in caso di trasferimento d'azienda, il nuovo datore di lavoro deve mantenere il livello retributivo acquisito, ma non è obbligato a riconoscere retroattivamente scatti di anzianità non previsti dalla contrattazione precedente. Il ricorso per il riconoscimento anzianità di servizio è stato quindi rigettato.
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Progressione economica: la Cassazione tutela il dipendente cessato
Un Lavoratore del Pubblico Impiego ha partecipato a una selezione per la progressione economica. Nonostante si fosse collocato in posizione utile, l'Amministrazione lo ha escluso perché aveva cessato il servizio prima dell'approvazione della graduatoria finale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per la progressione economica nel pubblico impiego, non è necessario che il dipendente sia in servizio al momento dell'approvazione della graduatoria, soprattutto se la progressione ha una decorrenza retroattiva. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'Amministrazione, confermando il diritto del Lavoratore alla progressione e alle relative differenze retributive.
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Progressione economica negata: la Cassazione tutela i lavoratori a termine
Numerosi lavoratori con contratti a tempo determinato, impiegati presso un Comune, hanno chiesto il riconoscimento del diritto alla progressione economica, che era stato loro negato. La Corte d'Appello aveva rigettato le loro richieste. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dei lavoratori, stabilendo che i dipendenti a tempo determinato non possono essere esclusi a priori dalle valutazioni per la progressione economica. Questo principio si basa sulla clausola 4 della Direttiva europea 1999/70/CE, che impone la parità di trattamento. La Cassazione ha quindi rinviato la causa a un'altra Corte d'Appello per una nuova valutazione dei fatti.
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Progressione economica: vince la prima sentenza che annulla
Una dipendente pubblica otteneva il passaggio di fascia tramite una procedura concorsuale interna. Successivamente, una sentenza definitiva passata in giudicato annullava la graduatoria per mancanza dei requisiti di anzianità di alcuni partecipanti. L'amministrazione revocava quindi la progressione economica e chiedeva la restituzione degli importi già versati. La lavoratrice opponeva una seconda sentenza definitiva, formatasi in un diverso contenzioso, che riteneva invece valido il bando. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sentenza che cancella una graduatoria produce un effetto costitutivo irreversibile. Tale pronuncia non può essere superata da una decisione successiva contraria, confermando la definitiva caducazione della graduatoria.
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Progressione economica nel pubblico impiego: no ai provvisori
Una lavoratrice, già dipendente dell'Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato e inserita in via provvisoria in un ruolo ad esaurimento presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), ha richiesto il riconoscimento del diritto a partecipare a una selezione interna per la progressione economica nel pubblico impiego alla fascia retributiva F4. Il Ministero l'aveva esclusa poiché la procedura era riservata al personale di ruolo effettivo del MEF. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice, confermando la legittimità dell'esclusione. I giudici hanno stabilito che l'accordo sindacale e il relativo bando limitavano correttamente la partecipazione ai soli dipendenti stabili dell'amministrazione, escludendo il personale provvisorio o in distacco. Di conseguenza, la lavoratrice perde la causa e non ottiene l'inquadramento superiore né le differenze retributive richieste.
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Sanzioni non definitive: no all’esclusione da progressione economica
Un dipendente pubblico, destinatario di due sanzioni disciplinari non ancora definitive perché impugnate in tribunale, veniva escluso da una selezione interna. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dando ragione al lavoratore. Il principio stabilito è che l'esclusione da progressione economica è illegittima se il bando richiede l'assenza di sanzioni 'definitive' e quelle a carico del candidato sono ancora oggetto di un giudizio. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ente pubblico perché non contestava correttamente l'interpretazione del bando fatta dal giudice precedente, che è sovrana in materia.
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Anzianità Lavoro a Termine: Vale per la Carriera, l’Ente Perde
Un dipendente pubblico, dopo la stabilizzazione, si vede negare la partecipazione a una progressione di carriera perché l'Amministrazione non riconosce la sua anzianità di servizio maturata con precedenti contratti a termine. Il lavoratore fa causa e i giudici gli danno ragione. L'Amministrazione ricorre in Cassazione, ma il suo ricorso viene dichiarato inammissibile. La Corte Suprema, pur non decidendo nel merito, rende definitiva la decisione precedente: l'anzianità di servizio lavoro a termine deve essere pienamente riconosciuta ai fini della carriera, consolidando un principio fondamentale a tutela dei lavoratori.
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Anzianità pregressa: no al riconoscimento per chi passa al Comune
Un dipendente pubblico, assunto da un Comune dopo aver prestato servizio nell'Esercito e nei Carabinieri, ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità pregressa ai fini della progressione economica. L'Ente Locale ha negato la richiesta. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune, stabilendo un principio chiaro: le dimissioni da una pubblica amministrazione e la successiva assunzione in un'altra tramite concorso pubblico creano un rapporto di lavoro completamente nuovo. Non si tratta di mobilità o continuità di servizio. Pertanto, il lavoratore non ha diritto al riconoscimento anzianità pregressa maturata nel precedente impiego, poiché il passaggio tra comparti diversi (Stato ed Enti Locali) interrompe la carriera precedente.
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Punteggio Aggiuntivo Negato: Titolo non Specifico, Lavoratore Perde
Un dipendente pubblico ha contestato la sua posizione in una graduatoria per l'avanzamento di carriera. L'Ente non gli aveva riconosciuto un punteggio aggiuntivo pubblico impiego per la sua abilitazione professionale. La Pubblica Amministrazione riteneva il titolo non 'specifico' per le proprie attività. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente. Ha stabilito che l'interpretazione del requisito di 'specificità' era legittima. Il lavoratore, inoltre, non aveva contestato correttamente l'interpretazione dell'accordo sindacale che prevedeva i punteggi. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e la decisione dell'Amministrazione confermata.
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Contrattazione integrativa: legittima l’esclusione dalla selezione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcune lavoratrici escluse da una selezione per una progressione economica. L'esclusione si basava su una clausola del bando, prevista dalla contrattazione integrativa dell'ente pubblico, che impediva la partecipazione a chi aveva già ottenuto un passaggio di livello in precedenza. La Corte ha stabilito che la contrattazione integrativa nel pubblico impiego può legittimamente definire i requisiti di accesso alle selezioni, anche introducendo limiti non previsti dal contratto nazionale, purché quest'ultimo lo consenta. Di conseguenza, la clausola di esclusione è stata ritenuta valida e l'Ente Previdenziale ha vinto la causa.
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Mansioni superiori nel pubblico impiego: più oneri, stessa paga
Un dipendente di un ente previdenziale ha richiesto differenze retributive sostenendo di aver svolto mansioni superiori nel pubblico impiego. Il lavoratore, inquadrato in una specifica posizione economica, aveva ricevuto l'incarico di responsabile di processo, rivendicando il trattamento economico della posizione superiore all'interno della medesima area professionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nel sistema di classificazione del personale pubblico articolato per aree, tutte le mansioni all'interno della stessa area sono considerate fungibili. Pertanto, l'assegnazione di incarichi di maggiore responsabilità, se rientranti nella medesima area di inquadramento, non configura lo svolgimento di mansioni superiori e non dà diritto a differenze retributive, rappresentando solo una flessibilità organizzativa legittima.
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Progressione economica: criteri e limiti del ricorso
Un dipendente pubblico ha contestato la sua esclusione da una progressione economica. Nonostante avesse lo stesso punteggio di altri candidati, è stato classificato in posizione inferiore a causa di una minore anzianità nella sua unità organizzativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'interpretazione dei criteri di spareggio da parte dei giudici di merito è una questione di fatto e non può essere contestata in sede di legittimità, a meno che non vengano violate specifiche norme procedurali. Il principio della "doppia conforme" ha ulteriormente precluso l'appello.
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Progressione economica somministrati: la Cassazione decide
Una lavoratrice impiegata per sette anni presso un ente pubblico tramite contratti di somministrazione ha visto riconosciuto dalla Corte di Cassazione il suo diritto alla progressione economica. La Corte ha stabilito che, in caso di utilizzo illegittimo della somministrazione, il principio di non discriminazione impone di garantire al lavoratore lo stesso trattamento economico dei dipendenti di ruolo, inclusa la progressione economica somministrati, pur escludendo la conversione del rapporto a tempo indeterminato.
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Progressione economica: risarcimento, non promozione
Un dipendente pubblico ha contestato la mancata progressione economica, sostenendo una valutazione ingiusta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che in procedure selettive con margini di discrezionalità per l'amministrazione, il lavoratore non può richiedere l'assegnazione del posto, ma solo un risarcimento per "perdita di chance".
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Anzianità di servizio: no a progressione automatica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12049/2024, ha stabilito un importante principio in materia di anzianità di servizio per i lavoratori del pubblico impiego stabilizzati. Il caso riguardava una dipendente che, dopo anni di contratti a termine, chiedeva il riconoscimento della pregressa anzianità ai fini della progressione economica. La Corte ha chiarito che il principio di non discriminazione non può portare a un automatismo: se la contrattazione collettiva prevede procedure selettive per gli scatti economici dei dipendenti a tempo indeterminato, l'anzianità maturata con contratti a termine vale solo come requisito per partecipare a tali selezioni, non per ottenere un aumento automatico. Concederlo creerebbe una "discriminazione alla rovescia" a danno dei colleghi.
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