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Progressione economica: risarcimento, non promozione

Un dipendente pubblico ha contestato la mancata progressione economica, sostenendo una valutazione ingiusta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che in procedure selettive con margini di discrezionalità per l’amministrazione, il lavoratore non può richiedere l’assegnazione del posto, ma solo un risarcimento per “perdita di chance”.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 10938 Anno 2024
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Pubblicato il 6 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Progressione economica: la Cassazione chiarisce i limiti della tutela

L’ordinanza n. 10938/2024 della Corte di Cassazione offre un importante chiarimento sui rimedi a disposizione dei dipendenti pubblici in caso di contestazioni relative a una progressione economica. Spesso un lavoratore che si ritiene ingiustamente escluso da un avanzamento di carriera è portato a chiedere al giudice il riconoscimento diretto del proprio diritto alla promozione. Tuttavia, la Suprema Corte ribadisce un principio consolidato: quando la procedura selettiva lascia un margine di discrezionalità all’amministrazione, la tutela del dipendente non può consistere nell’ottenimento della posizione, ma in un risarcimento del danno per “perdita di chance”.

I Fatti di Causa

Il caso esaminato riguarda un funzionario di un’agenzia fiscale che aveva impugnato la sua mancata promozione dalla fascia F4 alla F5 dell’Area III. Il lavoratore sosteneva che la valutazione delle sue capacità e dei risultati conseguiti fosse inadeguata e che ciò gli avesse impedito di ottenere il punteggio necessario per l’avanzamento, con decorrenza dal 2010. Sia il Tribunale che la Corte di Appello avevano respinto le sue domande, volte a ottenere il riconoscimento del diritto al passaggio di fascia e il pagamento delle relative differenze retributive.

Il dipendente aveva lamentato una sottovalutazione delle sue mansioni e dei suoi incarichi, ma i giudici di merito avevano ritenuto che la semplice elencazione delle attività svolte, senza una specifica dimostrazione della loro rilevanza e dei risultati superiori a quelli già valutati, non fosse sufficiente a provare l’illegittimità dell’operato dell’amministrazione. A nulla era valso neanche un reclamo interno che, pur avendo portato a un aumento del punteggio da 3 a 4,5 punti, non era stato comunque sufficiente per la promozione.

La Decisione della Corte e la progressione economica

Giunto in Cassazione, il ricorso del funzionario è stato dichiarato inammissibile. Il punto centrale della decisione non riguarda il merito della valutazione (se fosse giusta o sbagliata), ma la natura della domanda presentata dal lavoratore. La Corte ha evidenziato che il ricorrente non aveva formulato una domanda di risarcimento danni per la perdita della possibilità di conseguire la promozione, ma aveva chiesto direttamente il riconoscimento del diritto al passaggio di fascia e alle relative spettanze economiche.

Secondo la Suprema Corte, questo tipo di richiesta è improponibile quando la procedura di selezione, come nel caso delle progressioni economiche, non si basa su meccanismi automatici e vincolanti, ma include una valutazione discrezionale da parte del datore di lavoro pubblico. In tali contesti, il giudice non può sostituirsi all’amministrazione e “assegnare” la promozione.

Le Motivazioni

La motivazione della Corte si fonda su un principio cardine del rapporto tra giurisdizione e pubblica amministrazione. Quando la P.A. agisce con discrezionalità, il suo operato può essere sindacato dal giudice sotto il profilo della violazione di legge o dei principi di correttezza e buona fede, ma non nel merito delle scelte. L’illegittimità di un atto in una procedura selettiva non comporta automaticamente il diritto del candidato escluso a ottenere il bene della vita a cui aspirava (in questo caso, la promozione).

L’unico rimedio esperibile è la tutela risarcitoria per “perdita di chance”. Il dipendente deve dimostrare che, in assenza dell’illegittimità, avrebbe avuto una probabilità concreta e non meramente ipotetica di vincere la selezione. Il risarcimento, in questo caso, non è pari alle retribuzioni non percepite, ma è calcolato in via equitativa in base al grado di probabilità perduta. Poiché il lavoratore nel caso di specie aveva chiesto la promozione “in forma specifica” e non il risarcimento, la sua domanda è stata considerata giuridicamente errata e, di conseguenza, il ricorso inammissibile.

Le Conclusioni

Questa ordinanza conferma un orientamento giurisprudenziale consolidato e funge da monito per i dipendenti pubblici e i loro legali. Chi intende contestare l’esito di una procedura di progressione economica o di un concorso interno deve impostare correttamente la propria azione legale. Se la selezione implica una valutazione discrezionale, la strada da percorrere non è quella della richiesta di assegnazione del posto, ma quella della domanda di risarcimento del danno per perdita di chance. È fondamentale, quindi, non solo provare l’illegittimità della procedura, ma anche allegare e dimostrare la sussistenza di una concreta probabilità di successo che è stata ingiustamente compromessa.

Un dipendente pubblico può chiedere al giudice di ottenere una promozione che ritiene gli sia stata ingiustamente negata?
No, se la procedura di selezione prevede una valutazione discrezionale da parte dell’amministrazione. In questi casi, secondo la Corte, il giudice non può sostituirsi all’ente e assegnare la promozione. L’unica tutela possibile è il risarcimento del danno per “perdita di chance”.

Cos’è la “perdita di chance” in una selezione pubblica?
È la perdita di una concreta e apprezzabile possibilità di ottenere un risultato favorevole (come una promozione) a causa di un comportamento illegittimo dell’amministrazione durante la procedura di selezione. Il danno non consiste nella mancata promozione in sé, ma nella perdita della possibilità di ottenerla, e viene liquidato in via equitativa.

Perché la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché la domanda era giuridicamente errata. Il lavoratore ha chiesto il riconoscimento del suo diritto alla promozione e alle relative differenze retributive (tutela in forma specifica), anziché chiedere il risarcimento del danno per perdita di chance, che è l’unico rimedio ammesso dalla giurisprudenza in questo tipo di procedure selettive.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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