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Progressione economica: aumento negato se contesti senza alternative

Un gruppo di dipendenti sanitari contesta l’esclusione da una graduatoria per la progressione economica orizzontale. A causa di troppi candidati a pari merito e fondi insufficienti, l’Azienda Sanitaria aveva introdotto l’anzianità come criterio di spareggio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio sancito è fondamentale: il lavoratore che contesta un criterio di selezione non può limitarsi a criticarlo. Deve anche dimostrare, con onere della prova, quale altro criterio legittimo avrebbe dovuto essere applicato e che, se usato, gli avrebbe garantito il beneficio economico. Senza questa prova, la contestazione è generica e non può essere accolta.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 8698 Anno 2023
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Pubblicato il 1 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Progressione economica: quando criticare non basta

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di progressione economica orizzontale nel pubblico impiego. La vicenda chiarisce cosa deve fare un lavoratore che si sente ingiustamente escluso da un avanzamento di stipendio a causa di un criterio di selezione ritenuto illegittimo. Non basta protestare, ma serve una proposta concreta.

I fatti del caso: troppi vincitori, poche risorse

La storia inizia quando un’Azienda Sanitaria avvia una procedura per concedere ai propri dipendenti una progressione economica. Molti lavoratori, in particolare infermieri, partecipano alla selezione. I criteri iniziali, però, portano a un risultato imprevisto: un numero di candidati troppo alto ottiene il punteggio massimo. Le risorse economiche disponibili, tuttavia, non sono sufficienti per premiare tutti.

Per risolvere questa situazione di stallo, l’Azienda Sanitaria decide di introdurre un criterio aggiuntivo per dirimere i casi di parità (ex aequo). Dopo un incontro con i sindacati, che non raggiunge un accordo unanime, l’ente sceglie di utilizzare l’anzianità di servizio complessiva come fattore decisivo. Di conseguenza, i lavoratori con maggiore anzianità ottengono l’aumento, mentre tutti gli altri, pur avendo raggiunto il punteggio massimo, vengono esclusi. Un gruppo di questi lavoratori esclusi decide di fare causa, sostenendo che l’introduzione di un nuovo criterio a procedura già avviata fosse illegittima.

La contestazione dei lavoratori

I dipendenti esclusi hanno basato la loro azione legale su un punto preciso: l’illegittimità del criterio dell’anzianità. Secondo loro, l’Azienda Sanitaria non avrebbe potuto modificare le regole in corso d’opera, soprattutto senza il consenso di tutte le organizzazioni sindacali. La loro richiesta era semplice: annullare la graduatoria e ottenere il riconoscimento del beneficio economico a cui ritenevano di avere diritto.

La loro argomentazione, però, si è fermata alla sola critica del metodo scelto dall’amministrazione. Non hanno indicato quale altra regola, più giusta e legittima, l’ente avrebbe dovuto applicare per risolvere la situazione di parità nel rispetto dei limiti di spesa. Questo dettaglio si rivelerà decisivo per l’esito del processo.

La progressione economica orizzontale non è un concorso

La Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto fondamentale. La progressione economica orizzontale non è un concorso pubblico, ma una procedura gestita dalla contrattazione collettiva. Questo significa che l’amministrazione ha margini di manovra, a patto di agire sempre secondo correttezza e buona fede. Poiché le risorse erano limitate, l’Azienda Sanitaria aveva il dovere di trovare una soluzione per stilare una graduatoria definitiva.

L’ente pubblico non poteva semplicemente concedere l’aumento a tutti i meritevoli, perché ciò avrebbe violato i vincoli di bilancio. Doveva necessariamente operare una scelta. La decisione di usare un criterio oggettivo come l’anzianità, per quanto discutibile, rientrava nei suoi poteri per gestire la situazione.

Le motivazioni: l’onere della prova nella progressione economica orizzontale

Il cuore della decisione della Cassazione risiede nel principio dell’onere della prova. I giudici hanno affermato che un lavoratore che contesta il criterio di spareggio scelto dal datore di lavoro non può limitarsi a sostenere che sia illegittimo. Ha un compito più gravoso: deve indicare quale altro criterio, previsto dalla legge, dal contratto collettivo o dai principi di correttezza, l’amministrazione avrebbe dovuto usare. Inoltre, deve dimostrare che l’applicazione di questo criterio alternativo gli avrebbe permesso di ottenere il beneficio. Nel caso specifico, i lavoratori hanno solo criticato la scelta dell’anzianità, senza però proporre una valida alternativa che avrebbe risolto il problema della parità di punteggio e della carenza di fondi. La loro richiesta, di fatto, mirava a ottenere il beneficio a prescindere dai limiti finanziari, cosa giuridicamente impossibile.

Le conclusioni: ricorso inammissibile per genericità

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La mancanza di una proposta alternativa ha reso la contestazione dei lavoratori generica e astratta. Non avendo dimostrato l’esistenza di una regola migliore che li avrebbe favoriti, la loro domanda è stata respinta. L’Azienda Sanitaria ha quindi vinto la causa e la graduatoria basata sul criterio dell’anzianità è rimasta valida. Questa sentenza insegna che nelle controversie legali, soprattutto nel diritto del lavoro, non è sufficiente lamentare un’ingiustizia: è necessario dimostrare concretamente quale sarebbe stata la soluzione giusta e come questa avrebbe cambiato il risultato finale.

Cosa succede se troppi dipendenti ottengono lo stesso punteggio in una selezione per un aumento?
Se le risorse economiche non sono sufficienti per tutti, l’amministrazione deve introdurre un criterio di spareggio oggettivo e non discriminatorio, come l’anzianità, per stilare una graduatoria finale.

Un’azienda pubblica può cambiare i criteri di una selezione già iniziata?
Sì, se è necessario per risolvere situazioni impreviste come una parità di punteggio tra troppi candidati e nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede. La progressione economica non è un concorso pubblico rigido.

Se vengo escluso da un aumento e faccio causa, cosa devo dimostrare?
Non basta affermare che il criterio usato dall’azienda è ingiusto. Devi dimostrare quale altro criterio legittimo avrebbe dovuto essere applicato e provare che, con quella regola, avresti ottenuto il beneficio.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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