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Prognosi Di Non Recidivanza

15 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una previsione formulata dal giudice sulla probabilità che un condannato si astenga dal commettere nuovi reati in futuro. È un elemento fondamentale per la concessione di misure alternative alla detenzione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Misure alternative alla detenzione: recidiva e cattiva condotta
Un uomo, condannato per evasione e resistenza a pubblico ufficiale, ha richiesto le misure alternative alla detenzione. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta, ritenendo alto il rischio di nuovi reati. La decisione si basa sulla condotta dell'uomo successiva alla condanna: ha commesso altri crimini, ha ricevuto un DASPO, non ha mostrato intenzione di lavorare e ha continuato a frequentare persone pregiudicate. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto la valutazione del Tribunale logica e corretta, poiché le misure alternative non possono essere concesse a chi non dimostra un reale cambiamento.
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Affidamento in prova negato: i precedenti pesano più del domicilio
Un uomo condannato per furto aggravato e rapina ha richiesto l'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta a causa dei suoi numerosi precedenti penali e dell'assenza di un lavoro, ritenendo alto il rischio di nuovi reati. In alternativa, ha concesso la detenzione domiciliare, data la disponibilità di un alloggio. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso dell'uomo inammissibile. La Corte ha stabilito che la valutazione del Tribunale era logica e ben motivata, respingendo la richiesta di riesaminare i fatti. L'esito sottolinea come una prognosi negativa sulla condotta futura possa precludere l'accesso all'affidamento in prova.
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Diniego Misure Alternative: Niente Sconti per Chi Reitera il Reato
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di misure alternative alla detenzione per un uomo condannato per spaccio di stupefacenti. La richiesta di affidamento in prova o detenzione domiciliare è stata respinta perché il soggetto era considerato socialmente pericoloso. Aveva infatti commesso altri gravi reati legati alla droga proprio mentre in passato beneficiava già di misure alternative per altre condanne. Questa inaffidabilità ha portato i giudici a formulare una prognosi negativa sulla sua futura condotta, rendendo impossibile la concessione di benefici e confermando la sua permanenza in carcere.
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Misure alternative negate: buon comportamento non basta, vince lo Stato
Un condannato ha richiesto di accedere alle misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova e la semilibertà. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la domanda, ritenendo alto il rischio di nuovi reati. La decisione si basava sui precedenti penali, su un'altra pendenza giudiziaria e sulla mancanza di reali progressi nel percorso di rieducazione, nonostante il buon comportamento in carcere. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione del Tribunale era logica e ben motivata e che non è suo compito riesaminare i fatti, ma solo controllare la corretta applicazione della legge. Il condannato ha quindi perso e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Affidamento in prova negato per crimine internazionale: la Cassazione
Un detenuto, condannato per un grave reato con legami nella criminalità internazionale, si è visto negare la richiesta di affidamento in prova. Il Tribunale di Sorveglianza ha ritenuto impossibile formulare una prognosi favorevole sulla sua futura condotta. L'interessato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, la quale lo ha dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che la valutazione del giudice precedente era logica e ben motivata e che non è suo compito riesaminare i fatti. Di conseguenza, la richiesta di misura alternativa è stata definitivamente respinta, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale: no a motivazioni apparenti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Appello che negava la sospensione condizionale della pena a un imputato. La motivazione del diniego è stata giudicata 'apparente' e basata su una mera formula di stile, poiché non analizzava concretamente gli elementi a favore dell'imputato, come l'assenza di precedenti penali. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio che dovrà basarsi su una valutazione completa e sostanziale.
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Affidamento in prova: quando il ricorso è inammissibile
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso contro il diniego di affidamento in prova. Il caso riguarda un condannato cui è stata negata la misura per i numerosi precedenti penali e l'assenza di un progetto di reinserimento, a favore della detenzione domiciliare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che non può riesaminare nel merito le valutazioni del Tribunale di Sorveglianza se la sua motivazione è logica e adeguata.
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Affidamento in prova: valutazione della personalità
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di affidamento in prova per un condannato, sottolineando l'importanza di una valutazione completa della sua personalità, dei precedenti penali e della prognosi di recidiva. La decisione del Tribunale di sorveglianza, basata su elementi negativi e sull'assenza di un'evoluzione positiva, è stata ritenuta logica e ben motivata, rendendo il ricorso inammissibile.
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Misure alternative e ricorso: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego di misure alternative alla detenzione. La decisione si fonda sul fatto che il ricorso contestava la valutazione dei fatti (giudizio di merito) e non vizi di legge, confermando la prognosi negativa di recidiva formulata dal Tribunale di Sorveglianza sulla base dei precedenti e di informative di polizia.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e i limiti del merito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato avverso il diniego di misure alternative alla detenzione. La Corte ha stabilito che l'appello costituiva una richiesta di riesame del merito, non consentita nel giudizio di legittimità, confermando la valutazione del Tribunale di Sorveglianza basata sulla prognosi di recidiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Benefici di legge: quando il diniego è implicito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13496/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due donne contro la mancata concessione dei benefici di legge (sospensione condizionale e non menzione). La Corte ha stabilito che la motivazione del diniego può essere considerata implicita in quella utilizzata per negare le attenuanti generiche, qualora emerga una prognosi negativa sulla futura condotta delle imputate, basata su elementi come la recidiva, la professionalità nel reato e l'assenza di un'attività lavorativa.
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Inammissibilità ricorso: i limiti del riesame in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un condannato contro il diniego di affidamento in prova. La decisione si fonda sull'impossibilità di riesaminare nel merito la valutazione del Tribunale di Sorveglianza, che aveva negato il beneficio basandosi sui numerosi precedenti penali, pendenze e un'evasione dagli arresti domiciliari, elementi indicativi di una persistente pericolosità sociale e di un'elevata probabilità di recidiva. Il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato.
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Prognosi di non recidivanza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego di affidamento in prova. La decisione si fonda sulla corretta valutazione del Tribunale di Sorveglianza, che non ha potuto formulare una prognosi di non recidivanza positiva a causa della mancata revisione critica del grave reato commesso da parte del richiedente.
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Affidamento in prova: no se il reato è grave
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'affidamento in prova a un condannato per detenzione di un ingente quantitativo di stupefacenti. Secondo la Corte, la gravità del reato è un valido indicatore del rischio di recidiva, giustificando la scelta di una misura più restrittiva come la detenzione domiciliare e rendendo irrilevante la diversa decisione presa per un coimputato.
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Misure alternative detenzione: inammissibile ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di misure alternative alla detenzione. La decisione si fonda sulla prognosi negativa di recidivanza formulata dal Tribunale di Sorveglianza, basata sulla condotta irregolare in carcere e sulla mancata revisione critica del passato. La Corte ha ribadito che il suo giudizio non può riesaminare il merito dei fatti, ma solo la legittimità e la logicità della motivazione, ritenute adeguate nel caso di specie.
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