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Prognosi Di Non Recidiva

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Valutazione previsionale effettuata dal giudice sulla probabilità che il condannato si astenga dal commettere nuovi reati in futuro. È un requisito fondamentale per la concessione di benefici penitenziari.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Affidamento in prova negato: la Cassazione conferma la decisione
Un Lavoratore ha chiesto l'affidamento in prova al servizio sociale e la semilibertà. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato queste misure. Ha ritenuto che il Lavoratore non avesse mostrato una reale volontà di reinserimento sociale. Il Tribunale ha basato la sua decisione su una valutazione negativa della personalità del Lavoratore e sul rischio di nuovi reati. Il Lavoratore ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la valutazione del Tribunale rientrava nella sua discrezionalità. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione alla cassa delle ammende.
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Misure alternative alla detenzione: no ai benefici senza pentimento
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato al Detenuto l'accesso alle misure alternative alla detenzione. L'uomo sta espiando una pena per associazione mafiosa ed estorsione aggravata. La Cassazione ha confermato il diniego, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato la gravità dei reati, i numerosi precedenti penali e la pendenza di un altro procedimento. Inoltre, la condotta carceraria negativa fino al 2017 e la mancanza di una reale revisione critica del proprio passato escludono una prognosi favorevole di non recidiva. Di conseguenza, non è possibile concedere benefici extramurari. Il Detenuto è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di stupefacenti: condanna definitiva nonostante il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per il reato di spaccio di stupefacenti di lieve entità. I giudici hanno confermato la colpevolezza basandosi su prove evidenti, come il possesso di numerose bustine di droga, ritagli di cellophane per il confezionamento e un foglio con cifre riconducibile alla contabilità dell'attività illecita. La Suprema Corte ha ritenuto corretto il diniego delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena, giustificato dalla gravità del fatto e dai precedenti di polizia degli imputati. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Diniego Sospensione Pena: Condannato Perde Ricorso in Cassazione
Un individuo, condannato per un reato previsto dalla legge sull'immigrazione, ha impugnato la sentenza non per contestare la colpevolezza, ma per opporsi al diniego sospensione condizionale della pena. I giudici avevano negato il beneficio ritenendo probabile che l'imputato potesse commettere nuovi reati. La Corte di Cassazione ha confermato questa valutazione, giudicandola ben motivata. Di conseguenza, ha dichiarato il ricorso inammissibile, rendendo la condanna definitiva e obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Precedenti Penali: Negata la Sospensione Condizionale della Pena
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della sospensione condizionale della pena a un uomo condannato per frode assicurativa. L'imputato aveva fatto ricorso sostenendo di averne diritto, ma i giudici hanno respinto la sua richiesta. La decisione si basa sui numerosi precedenti penali dell'uomo. Questi precedenti hanno reso impossibile per il giudice formulare una prognosi favorevole sul suo futuro comportamento, un requisito essenziale per concedere il beneficio. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese.
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Messa alla prova negata per gravità del reato? La Cassazione dice no
Una donna, condannata per aver falsificato un testamento alterando l'importo di un lascito a suo favore, si era vista negare la sospensione del processo con messa alla prova. I giudici di merito avevano motivato il diniego sulla base della 'particolare gravità del fatto' e dell'offerta di un risarcimento solo simbolico. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando un principio fondamentale: la gravità del reato non è un criterio previsto dalla legge per escludere la messa alla prova. Inoltre, l'offerta di risarcimento del danno deve essere valutata in base alle reali e concrete capacità economiche dell'imputato, non potendo pretendersi un risarcimento integrale se insostenibile. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio a un nuovo giudice.
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Affidamento in prova: no se la latitanza è lunga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego di affidamento in prova. La decisione si fonda sulla valutazione negativa della sua condotta passata, in particolare una latitanza di oltre un anno interrotta solo da un mandato d'arresto europeo, e sull'assenza di un percorso di revisione critica del proprio passato criminale. Tali elementi, secondo la Corte, rendono impossibile formulare una prognosi favorevole di non recidiva, confermando la logicità della decisione del Tribunale di Sorveglianza.
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Affidamento in prova: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una condannata contro il diniego dell'affidamento in prova al servizio sociale. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di ricorso, che non hanno saputo individuare vizi logici nella valutazione del Tribunale di Sorveglianza, il quale aveva negato il beneficio per l'assenza di un percorso di revisione critica e per il rischio concreto di recidiva.
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Messa alla prova: no se prognosi sfavorevole
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La Corte ha confermato il diniego della messa alla prova basato su una prognosi sfavorevole di recidiva, chiarendo che i presupposti per questo istituto sono più stringenti rispetto alla conversione della pena in lavoro di pubblica utilità. È stata inoltre respinta la censura sull'acquisizione di dati dal cellulare, ritenuta legittima.
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