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Profitto

115 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Vantaggio economico diretto derivante dalla commissione di un illecito penale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato di Rapina: Il Profitto Distingue Violenza Privata
Un ricorrente è stato condannato per il reato di rapina. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sua responsabilità e chiedendo che il fatto fosse riqualificato come violenza privata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'intenzione di trarre un profitto distingue il reato di rapina dalla violenza privata. Il ricorrente ha perso e deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di rapina: borsa sottratta e nozione di profitto
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo condannato per il reato di rapina dopo aver sottratto a una donna il telefono cellulare e la borsa con cinquanta euro, mai restituita. L'imputato ha presentato ricorso contestando la qualificazione giuridica del fatto e sostenendo l'assenza di un profitto ingiusto. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito che la sottrazione di beni personali integra pienamente la condotta criminosa contestata. La nozione di profitto comprende qualsiasi utilità, sia patrimoniale che morale. L'imputato ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Profitto nel reato di rapina: condanna anche senza lucro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per rapina. L'imputato contestava la sussistenza dell'elemento soggettivo, sostenendo che non vi fosse un fine di lucro economico. I giudici hanno chiarito che il profitto nel reato di rapina non deve avere necessariamente un contenuto patrimoniale, potendo consistere nel soddisfacimento di un qualsiasi bisogno personale, anche non economico. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca e concordato: i limiti del ricorso legale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro la **confisca** di somme di denaro derivanti dal reato di spaccio di stupefacenti. Il ricorrente aveva precedentemente optato per il concordato in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., ottenendo un trattamento sanzionatorio condiviso. La Suprema Corte ha chiarito che le statuizioni derivanti da tale procedura negoziale non sono sindacabili in sede di legittimità, a meno che non si configuri un'ipotesi di illegalità della pena. Inoltre, la doglianza sulla misura patrimoniale non era stata sollevata nei motivi d'appello, precludendone l'esame in Cassazione.
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Confisca obbligatoria nei reati tributari
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale contro una sentenza di condanna per omessa dichiarazione dei redditi. Il giudice di merito aveva omesso di disporre la confisca obbligatoria del profitto del reato, violando l'art. 12-bis del d.lgs. 74/2000. La Suprema Corte ha stabilito che la misura patrimoniale è un atto dovuto e non discrezionale, annullando parzialmente la sentenza e rinviando il caso alla Corte d'Appello per l'integrazione della misura ablatoria mancante.
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Ricettazione: condanna per uso di cellulare rubato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione a carico di un soggetto trovato in possesso di un telefono cellulare rubato. La prova determinante è stata l'utilizzo di una scheda SIM riconducibile all'imputato all'interno del dispositivo sottratto, confermata dalla ricezione di un SMS. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché le doglianze riguardavano accertamenti di fatto già logicamente risolti nei gradi di merito, ribadendo che l'uso del bene integra il profitto richiesto dalla norma penale.
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Ricettazione: quando la restituzione esclude il reato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un soggetto condannato per il reato di Ricettazione in relazione al possesso di un'opera d'arte di pregio. L'imputato sosteneva di aver ricevuto il quadro esclusivamente per consegnarlo alle autorità, agendo come tramite per la restituzione. La Suprema Corte ha annullato la sentenza di condanna, rilevando che i giudici di merito non avevano adeguatamente provato la sussistenza del dolo specifico di profitto, né la piena consapevolezza della provenienza illecita del bene, elementi essenziali per configurare il reato.
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Confisca: obbligo di motivazione nel patteggiamento
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della confisca di somme di denaro disposta nell'ambito di una sentenza di patteggiamento per reati di droga. L'imputato ha contestato il provvedimento poiché il denaro, non incluso nell'accordo sulla pena, era stato confiscato senza alcuna spiegazione circa la sua origine illecita. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può limitarsi a ordinare la confisca in modo automatico. È necessario fornire una motivazione specifica che dimostri il nesso tra il denaro e l'attività criminale, specialmente quando la difesa ne sostiene la provenienza lecita da redditi familiari.
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Confisca di denaro e spaccio: quando è illegittima
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Sebbene la responsabilità penale sia stata confermata, i giudici hanno annullato la **confisca** della somma di denaro rinvenuta durante il controllo. La motivazione centrale risiede nell'assenza di un nesso diretto tra la mera detenzione della droga e il denaro, che non può essere considerato automaticamente profitto del reato in mancanza di prove su una vendita già avvenuta.
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Confisca per equivalente e prescrizione del reato
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza relativa a reati tributari, focalizzandosi sulla legittimità della confisca per equivalente in caso di prescrizione. I giudici hanno chiarito che le pene accessorie devono essere revocate se il reato è estinto. Fondamentale è il passaggio sulla natura sanzionatoria della confisca per equivalente, che ne impedisce l'applicazione retroattiva a fatti commessi prima delle riforme del 2012 e 2015. La Corte ha inoltre stabilito che l'art. 578-bis c.p.p. non può essere usato per aggirare il divieto di retroattività in malam partem.
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Sequestro preventivo: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imprenditore agricolo contro un provvedimento di sequestro preventivo. L'indagato era accusato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dell'Unione Europea. Il Tribunale del Riesame aveva già ridotto l'importo del sequestro escludendo le somme relative a condotte cadute in prescrizione. La Cassazione ha ribadito che, in tema di misure cautelari reali, il ricorso è ammesso solo per violazione di legge e non per vizi della motivazione, confermando che la falsificazione anche di un solo elemento della domanda rende illecito l'intero contributo percepito.
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Immigrazione clandestina: la Cassazione sulle assunzioni
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di immigrazione clandestina realizzato tramite la presentazione di domande di assunzione ideologicamente false. I giudici hanno stabilito che il reato si consuma con la semplice presentazione delle istanze mendaci, equiparando il tentativo alla consumazione. Per uno dei ricorrenti è stata applicata la normativa del 2009, risultata più favorevole in assenza di aggravanti multiple, portando alla prescrizione del reato. Per altri soggetti, la sentenza è stata annullata con rinvio per rivalutare le attenuanti generiche o per accertare l'effettivo contributo causale in un reato già consumato da terzi.
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Confisca del profitto: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca del profitto applicata a un soggetto condannato per spaccio di stupefacenti. Il ricorrente sosteneva che la misura fosse stata disposta come confisca allargata, violando i limiti previsti per i reati di lieve entità. La Suprema Corte ha invece chiarito che il denaro sequestrato costituiva il profitto diretto del reato ai sensi dell'articolo 240 del codice penale, rendendo inapplicabili le restrizioni invocate dalla difesa e dichiarando il ricorso inammissibile.
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Confisca per equivalente nei reati tributari
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca per equivalente applicata a reati tributari commessi a partire dal 2008. Il caso riguardava un contribuente condannato per frode fiscale che contestava l'applicazione retroattiva delle norme sulla confisca. La Suprema Corte ha chiarito che, nonostante le riforme successive, la possibilità di sequestrare beni per un valore corrispondente al profitto del reato è valida per tutti gli illeciti fiscali commessi dopo l'entrata in vigore della Legge 244/2007. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i fatti contestati rientravano pienamente nel perimetro temporale stabilito dalla legge.
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Confisca: quando il denaro va restituito
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la confisca di una somma di denaro precedentemente disposta nei confronti di un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti di lieve entità. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di prove dirette di un'attività di spaccio e trattandosi di un reato minore, non è possibile applicare la confisca per sproporzione o presumere che il denaro sia il profitto del reato. La decisione ribadisce la necessità di un nesso causale certo tra il bene sequestrato e la specifica condotta criminosa accertata.
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Continuazione fra reati: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato per ottenere il riconoscimento della continuazione fra reati in fase esecutiva. La ricorrente contestava un difetto di motivazione riguardo all'omogeneità dei reati, ma la Suprema Corte ha rilevato che il giudice di merito aveva già correttamente valutato l'esistenza di un comune fine di profitto. Trattandosi di una valutazione di merito non censurabile in sede di legittimità, il ricorso è stato respinto con conseguente condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reformatio in peius e limiti alla confisca penale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due soggetti condannati per associazione a delinquere e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. La decisione si concentra su due profili critici: la corretta quantificazione della confisca e il rispetto del divieto di reformatio in peius. Per il primo imputato, la Corte ha rilevato che i giudici di merito non avevano individuato l'esatto profitto individuale conseguito nel concorso di persone, rendendo illegittima la misura patrimoniale. Per la seconda imputata, è stato accertato che il giudice del rinvio aveva aumentato la pena base e negato le attenuanti generiche già riconosciute in precedenza, violando apertamente le garanzie procedurali.
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Confisca obbligatoria: stop all’omissione nei reati
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale contro una sentenza che, pur condannando l'imputato per indebita compensazione, aveva omesso di disporre la confisca obbligatoria del profitto. La Suprema Corte ha ribadito che, in caso di reati tributari, il giudice deve sempre ordinare la sottrazione dei beni pari al profitto illecito. Poiché la determinazione dell'entità da confiscare richiede accertamenti di fatto, la causa è stata rinviata alla Corte d'Appello, mentre la responsabilità penale dell'imputato è stata dichiarata definitiva.
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Confisca di denaro: quando è illegittima nello spaccio
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di una somma di denaro disposta in sede di patteggiamento per il reato di detenzione di stupefacenti. Il giudice di merito aveva ordinato l'ablazione senza motivare il nesso diretto tra il denaro e lo specifico episodio di reato, ipotizzando genericamente che si trattasse del provento di attività illecite pregresse. La Suprema Corte ha chiarito che la confisca ordinaria richiede la prova della derivazione immediata del bene dal reato contestato, non essendo applicabile in questo caso la confisca per sproporzione.
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Riciclaggio: limiti alla confisca per equivalente
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della quantificazione della confisca per equivalente in un caso di riciclaggio. Un imputato aveva concordato una pena per aver ripulito ingenti somme di denaro, ma il giudice di merito aveva disposto la confisca dell'intero ammontare movimentato. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, stabilendo che la confisca deve limitarsi al vantaggio economico effettivamente conseguito dal riciclatore. Poiché il riciclaggio esclude per definizione il concorso nel reato presupposto, non può applicarsi il principio di solidarietà che imporrebbe il sequestro dell'intera somma a carico di un singolo partecipante.
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