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Procedura 'De Plano' — Anno 2023

86 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Procedura 'De Plano'

Provvedimenti

Ricorso personale in Cassazione: il fai-da-te costa 3.000 euro
L'Imputato ha proposto personalmente un ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello di Torino che aveva rideterminato la sua pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'atto poiché la legge vieta il ricorso personale in Cassazione, imponendo la firma di un difensore abilitato. I giudici hanno ritenuto manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata sul punto, confermando che l'obbligo di assistenza tecnica non viola il diritto di difesa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca la Cassazione
Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro una sentenza emessa dalla Corte d'appello a seguito di concordato in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello, basato sull'accordo tra le parti sulla pena, comporta la rinuncia a far valere altre questioni. Questa rinuncia limita la cognizione del giudice di secondo grado e produce un effetto preclusivo che impedisce di sollevare tali questioni anche nel successivo giudizio di legittimità. Di conseguenza, i ricorsi presentati per motivi non consentiti dalla legge sono stati respinti senza esame nel merito, con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione tardivo: la puntualità che costa 3000 euro
Il Ricorrente ha presentato un ricorso contro la sentenza della Corte d'appello di Torino. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha rilevato che il deposito dell'impugnazione è avvenuto il 7 febbraio 2023, ben oltre la scadenza del termine di trenta giorni fissata per l'8 gennaio 2023. Poiché la sentenza d'appello era stata depositata nei quindici giorni previsti, il termine per impugnare decorreva dal 9 dicembre 2022. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione tardivo, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino straniero contro la sentenza della Corte d'appello. Il soggetto aveva precedentemente stipulato un concordato in appello, accordandosi sulla pena e rinunciando implicitamente a contestare la propria responsabilità penale. I giudici di legittimità hanno ribadito che l'accordo sulla pena produce un effetto preclusivo che impedisce di ridiscutere la colpevolezza in Cassazione. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con rinvio immediato e condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: l’accordo blindato
Due soggetti hanno proposto ricorso per cassazione contro una sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale di Latina. I ricorrenti lamentavano la mancata verifica, da parte del giudice, dell'insussistenza di cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione contro patteggiamento è fortemente limitato dalla legge. Non è possibile contestare la mancata verifica delle cause di proscioglimento, poiché l'impugnazione di queste sentenze è ammessa solo nei casi tassativi previsti dal codice di procedura penale. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo che cancella il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte d'appello che aveva recepito un accordo sulla pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la definizione del procedimento tramite concordato in appello comporta la rinuncia alle questioni oggetto dell'accordo. Questo accordo limita la cognizione del giudice di secondo grado e produce un effetto preclusivo sull'intero svolgimento del processo, impedendo di proporre successivamente ricorso per Cassazione su tali punti. Di conseguenza, l'accordo preclude il giudizio di legittimità. La Corte ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo che blocca il ricorso
La Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di appello emessa a seguito di concordato in appello. I motivi del ricorso riguardavano la mancata valutazione delle cause di proscioglimento e la qualificazione giuridica del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, il ricorso è ammesso solo per vizi sulla formazione della volontà delle parti, sul consenso del pubblico ministero o sulla difformità della decisione rispetto all'accordo. Non si possono invece contestare i motivi rinunciati o la mancata applicazione del proscioglimento d'ufficio. Di conseguenza, la Ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo blindato che vieta il ricorso
L'Imputato, condannato per reati di droga e resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d'appello che aveva recepito un accordo tra le parti. Il ricorrente lamentava la mancata valutazione dei presupposti per il proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, non è possibile contestare la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento o sollevare censure sui motivi rinunciati, a meno che la pena applicata non sia palesemente illegale. Di conseguenza, l'accordo siglato in secondo grado rimane pienamente valido e vincolante per l'imputato.
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Concordato in appello: l’accordo che blocca la Cassazione
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'appello, nonostante avesse precedentemente stipulato un concordato in appello. Questo accordo sulla pena comporta la rinuncia implicita a contestare la responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello produce un effetto preclusivo che si estende a tutto il resto del processo, impedendo anche il successivo ricorso per cassazione sui punti oggetto di rinuncia. Di conseguenza, il Ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Patteggiamento e ricorso in Cassazione: patto fermo, no ricorsi
Cinque imputati, condannati dal G.u.p. per reati di droga a seguito di accordo sulla pena, hanno proposto ricorso contestando la mancata verifica delle cause di proscioglimento, il vizio di motivazione e l'eccessività della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il regime del patteggiamento e ricorso in Cassazione prevede limiti severissimi. Dopo le riforme recenti, non è possibile contestare la mancata applicazione del proscioglimento d'ufficio o la semplice eccessività della pena concordata, a meno che quest'ultima non sia palesemente illegale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto le impugnazioni e ha condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: l’accordo è irrevocabile
L'Imputato, condannato per resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso contro il patteggiamento concordato davanti al Tribunale. Il ricorrente lamentava la mancata assoluzione per assenza di dolo e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro il patteggiamento è ammesso solo per motivi tassativi, come l'espressione della volontà, l'errata qualificazione giuridica, la discordanza tra richiesta e sentenza o l'illegalità della pena. Le contestazioni sollevate non rientrano in questi casi. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: limiti e sanzioni
Tre imputati hanno proposto ricorso contro la sentenza di patteggiamento per reati di droga. Il terzo ricorrente lamentava la mancanza di motivazione sulla confisca di una somma di denaro, mentre gli altri due contestavano il trattamento sanzionatorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. Per i primi due, i motivi non rientravano nei casi tassativi previsti dalla legge per il ricorso per cassazione contro patteggiamento. Per il terzo, l'impugnazione è stata presentata fuori tempo massimo, oltre i quindici giorni previsti dalla legge. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Concordato sulla pena: l’accordo impedisce il ricorso successivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la determinazione della sanzione dopo aver attivato il concordato sulla pena in appello. La difesa aveva concordato la sanzione rinunciando ai motivi di appello, ma l'imputato ha successivamente impugnato la decisione lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha stabilito che esiste una carenza di interesse nel contestare una decisione frutto di un accordo bilaterale accettato dal giudice. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Patteggiamento e particolare tenuità del fatto: ricorso negato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e un difetto di motivazione. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro il patteggiamento è limitato a casi tassativi. La questione del Patteggiamento e particolare tenuità del fatto non può essere sollevata in questa sede, poiché tale beneficio non rientra tra i motivi di immediato proscioglimento che il giudice deve rilevare d'ufficio. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: no ai vizi di motivazione
Un cittadino ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza del Tribunale di Verona che applicava la pena su richiesta delle parti, lamentando un vizio di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento non può basarsi su difetti di motivazione, poiché la legge limita l'impugnazione alle sole tassative ipotesi di violazione di legge previste dal codice di procedura penale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro patteggiamento: perché la Cassazione lo blocca
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un imputato contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale di Taranto. L'imputato lamentava un vizio di motivazione in merito alla mancanza dei presupposti per il proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso contro patteggiamento è strettamente limitato dalla legge alle sole ipotesi tassative di violazione di legge previste dall'articolo 448, comma 2-bis, del codice di procedura penale. Di conseguenza, non è possibile contestare un difetto di motivazione. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: il ripensamento costa caro
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro una sentenza del Giudice per le indagini preliminari, lamentando la mancanza dei presupposti per il proscioglimento immediato. Successivamente, l'imputato ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevata la rinuncia e l'inammissibilità originaria del motivo di ricorso, ha deciso il caso con procedura de plano (senza formalità). Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e hanno condannato l'imputato al pagamento delle spese del procedimento, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dichiarazione di domicilio: la residenza non basta per la notifica
L'Imputata ha proposto un incidente di esecuzione sostenendo che la notifica della sua condanna fosse nulla. Durante l'identificazione, aveva riferito di risiedere in un campo nomadi, ma aveva espressamente rifiutato di eleggere o dichiarare un domicilio. Di conseguenza, la notifica era stata effettuata al suo difensore d'ufficio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice indicazione della residenza non equivale a una valida dichiarazione di domicilio. Quest'ultima richiede infatti un atto di volontà consapevole e formale, non una semplice comunicazione di un dato di fatto. Poiché l'interessata aveva rifiutato l'invito a scegliere un domicilio, la notifica al difensore d'ufficio è legittima. L'Imputata è stata condannata a pagare le spese e una sanzione di tremila euro.
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Ricorso contro il patteggiamento: quando l’accordo blocca l’appello
Il Ricorrente ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Giudice per l'udienza preliminare. Il soggetto lamentava la mancata verifica delle cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento. I giudici hanno chiarito che la legge limita rigorosamente i motivi di impugnazione per questo tipo di sentenze, escludendo contestazioni generiche sulla motivazione o sulla mancata assoluzione immediata. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: se firmi l’accordo non puoi ricorrere
Il Ricorrente, condannato in secondo grado per reati in materia di stupefacenti di lieve entità, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la quantificazione della pena stabilita a seguito di concordato in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, quando si stipula un concordato in appello, le parti rinunciano a far valere in Cassazione le contestazioni sulla misura della pena, a meno che questa non sia palesemente illegale, ossia non prevista dalla legge o fuori dai limiti edittali. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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