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Procedimento Prefallimentare

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La fase iniziale del processo che porta alla dichiarazione di fallimento, in cui il tribunale verifica la sussistenza dei presupposti soggettivi e oggettivi richiesti dalla legge.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Affitto di azienda e debiti di lavoro: paga anche l’affittuario
Diversi dipendenti hanno promosso istanza di fallimento contro la società affittuaria per il mancato pagamento delle retribuzioni maturate durante il rapporto lavorativo. La società debitrice ha contestato la decisione, sostenendo l'invalidità della notifica del procedimento e invocando la risoluzione contrattuale per escludere l'applicazione delle tutele datoriali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, confermando la piena validità della notifica telematica tramite PEC e il successivo deposito in Comune. I giudici hanno chiarito che, nel caso di affitto di azienda e debiti di lavoro, la responsabilità solidale tra concedente e affittuario opera inderogabilmente a tutela dei diritti retributivi dei lavoratori subordinati.
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Dichiarazione di fallimento: fuga all’estero e prove contabili
Un ex amministratore ha impugnato la dichiarazione di fallimento della propria società, sostenendo l'irregolarità delle notifiche, il mancato superamento delle soglie dimensionali e il decorso del termine di un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese per trasferimento all'estero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il trasferimento della sede all'estero garantisce la continuità giuridica della società e non fa decorrere il termine annuale per la dichiarazione di fallimento. Inoltre, sebbene il debitore possa dimostrare il mancato superamento delle soglie di fallibilità con qualsiasi mezzo di prova (non solo con i bilanci ufficiali), nel caso specifico l'ex amministratore non ha fornito alcuna prova concreta sui ricavi aziendali.
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Dichiarazione di fallimento: il pagamento tardivo non salva l’azienda
L'Azienda ha proposto ricorso contro la sentenza che confermava la propria dichiarazione di fallimento. Il creditore istante aveva ricevuto un pagamento tramite assegno da un terzo prima della sentenza, manifestando l'intenzione di desistere. Tuttavia, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Azienda. I giudici hanno chiarito che la desistenza del creditore, per revocare la dichiarazione di fallimento, deve basarsi su un pagamento con data certa anteriore alla sentenza stessa. Nel caso specifico, la comunicazione del pagamento era priva di data certa e l'Azienda non ha dimostrato l'estinzione tempestiva del debito, superando comunque le soglie di insolvenza previste dalla legge fallimentare. Di conseguenza, l'Azienda perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Rottamazione dei ruoli: non ferma il fallimento societario
Una società in liquidazione, cancellata dal registro delle imprese, ha impugnato la dichiarazione di fallimento richiesta dall'Agente della Riscossione. Il liquidatore lamentava il rifiuto del tribunale di concedere un rinvio dell'udienza per consentire l'adesione alla rottamazione dei ruoli. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che, sebbene il liquidatore di una società cancellata da meno di cinque anni possa richiedere la rottamazione dei ruoli, il debitore non ha alcun diritto a ottenere il rinvio del procedimento fallimentare per questo scopo. Il tribunale può legittimamente dichiarare il fallimento se sussiste lo stato di insolvenza e il debito non è stato pagato al momento della decisione.
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Decreto ingiuntivo giudicato e fallimento: la guida
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11607/2024, ha stabilito che un credito accertato con decreto ingiuntivo giudicato non può essere riesaminato nel merito durante il procedimento di fallimento. L'autorità del giudicato impedisce al debitore di sollevare nuove contestazioni, anche se l'opposizione al decreto era stata tardiva a causa di una norma poi dichiarata incostituzionale. L'inadempimento di un singolo debito, se rivelatore di una crisi strutturale, è sufficiente a determinare lo stato di insolvenza.
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Onere della prova fallimento: chi deve dimostrarlo?
Una società ricorre in Cassazione contro la dichiarazione di fallimento, sostenendo di non superare le soglie dimensionali previste dalla legge. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova nel fallimento spetta all'imprenditore. Quest'ultimo deve dimostrare attivamente, tramite la produzione dei bilanci, di non essere assoggettabile alla procedura. La mancata produzione di tale documentazione va a svantaggio del debitore stesso, e la valutazione delle prove del giudice di merito non può essere ridiscussa in sede di legittimità.
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