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Privativa

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La privativa è una disposizione che dà dei privilegi a determinati produttori o artefici in cambio della loro opera. Le leggi privative erano particolarmente frequenti durante il medioevo in paesi come l'Italia, ma esistono privative tuttora, soprattutto nel campo del diritto industriale (associate spesso ai monopoli). Con le privative, assimilabili a diritti di esclusiva, si riconoscevano ad alcune classi di artefici particolari privilegi (stato di monopolio o oligopolio, talvolta associate a esenzioni, sovvenzioni, ecc.), affinché essi non esportassero le loro conoscenze tecniche in altri luoghi, permettendo alla città o alla regione in questione di ottenere una supremazia tecnica e commerciale in alcuni settori di eccellenza. In alcune città le privative erano rivolte solo a esperti provenienti da fuori, affinché essi instaurassero botteghe e officine per praticare il loro mestiere Nel medioevo le categorie più esposte a privative erano quelle dei lavori tessili di pregio, del vetro, dell'oreficeria, talvolta di discipline artistiche. Il rovescio della medaglia era che spesso erano previste pesantissime sanzioni per chi lasciava la città anche se spesso, per le produzioni d'eccellenza, c'era sempre qualche altro luogo pronto ad accogliere a braccia aperte questa manodopera altamente specializzata e redditizia. Attraverso una storia delle privative si evince che spesso queste sono introdotte quando una tecnica è stata adottata in una città o quando essa ha raggiunto un livello di eccellenza tale da venire tutelata. Per esempio verso la metà del Trecento un gruppo di artefici dell'industria serica fuggì da Lucca, a causa di persecuzioni nelle lotte politiche, rifugiandosi a Firenze dove impiantarono la prestigiosa lavorazione e ricevettero privative per il loro operato. Lo scambio di artefici coperti da privative era un privilegio che solo in rarissimi casi veniva concesso tra grandi città e per scopi di prestigio: per esempio tra Firenze e Venezia nel XIV secolo vi fu uno scambio di addetti gli uni esperti dell'arte tessile, gli altri di quella del vetro. In epoca moderna invece la privativa diviene sinonimo di diritto al monopolio (spesso attraverso lo sfruttamento di una proprietà intellettuale quale ad esempio un marchio o un brevetto). In passato privativa era anche sinonimo di tabaccheria.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Modello di Utilità Nullo: La Cassazione e la Conversione Brevetto Nullo
Un'Azienda di ingegneria navale aveva ottenuto un modello di utilità per un sistema di stabilizzazione per imbarcazioni. Un'altra Azienda aveva contestato la validità di tale modello. I giudici di merito avevano dichiarato nullo il modello di utilità, ma avevano respinto la richiesta di **conversione brevetto nullo** in un brevetto per invenzione, ritenendo insussistente il requisito soggettivo della volontà del richiedente. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che il giudice deve accertare se l'intento pratico perseguito dal richiedente potesse essere realizzato dalla diversa privativa (il brevetto). La sentenza è stata cassata e rinviata per un nuovo esame.
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Preclusione per coesistenza: l’uso locale non cancella il marchio
La Prima Azienda di trasporti, titolare di un marchio registrato a livello nazionale, si è opposta alla registrazione di un marchio simile da parte della Seconda Azienda, nata dalla medesima scissione societaria. La Commissione dei ricorsi aveva inizialmente consentito la registrazione del secondo marchio, applicando il principio della preclusione per coesistenza a causa dell'uso pacifico dei due segni per vent'anni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Prima Azienda. I giudici hanno chiarito che la preclusione per coesistenza richiede un uso simultaneo, in buona fede e di lunga durata sull'intero territorio nazionale. Un semplice consenso all'uso del marchio in un ambito strettamente locale non è sufficiente a limitare i diritti di esclusiva del primo registrante su scala nazionale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Brevetti per varietà vegetali: uva protetta vs abusivi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di tre aziende agricole condannate per contraffazione di una varietà di uva da tavola protetta. Le aziende contestavano la validità del titolo per mancanza di novità, poiché la varietà era già stata registrata negli Stati Uniti. La Corte ha chiarito che nei brevetti per varietà vegetali la novità non viene meno con la semplice registrazione estera o con la divulgazione scientifica, ma solo in presenza di effettivi atti di commercializzazione precedenti alla domanda nazionale. Di conseguenza, la licenziataria esclusiva ha ottenuto la conferma della tutela del brevetto e la condanna dei contraffattori al pagamento delle spese legali.
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Retroversione degli utili: stop ai profitti del brevetto copiato
Il Titolare del Brevetto di una cabina di verniciatura ha fatto causa all'Impresa Concorrente per la contraffazione del proprio trovato. La Corte d'appello ha accertato la violazione ma ha negato il risarcimento dei danni e la retroversione degli utili, ritenendo non provato il nesso causale tra l'illecito e i guadagni del contraffattore. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del Titolare del Brevetto. I giudici hanno stabilito che, per dimostrare la retroversione degli utili, il danneggiato ha il diritto di chiedere l'esibizione delle scritture contabili della controparte e una consulenza tecnica d'ufficio. Questi strumenti non sono esplorativi, ma rappresentano l'unico mezzo per ricostruire l'arricchimento illecito del concorrente. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo calcolo dei profitti da restituire.
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Brevetto industriale: guida al risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che negava il risarcimento per la violazione di un brevetto industriale nonostante fosse accertato l'uso abusivo. La Suprema Corte ha stabilito che il danno deve essere liquidato considerando gli utili realizzati dal contraffattore. Il criterio della royalty virtuale rappresenta solo il limite minimo del risarcimento, non escludendo valutazioni equitative più ampie per garantire la piena riparazione del pregiudizio subito dal titolare del diritto.
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Quota fissa TIA: obbligo di pagamento per le imprese
Una società alimentare ha impugnato l'avviso di accertamento relativo alla Quota fissa TIA per gli anni 2010-2012, sostenendo l'esenzione totale in quanto i rifiuti speciali venivano smaltiti tramite ditte private. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la Quota fissa TIA è sempre dovuta per il solo possesso di superfici idonee a produrre rifiuti. Tale quota finanzia i costi essenziali del servizio pubblico indivisibile reso alla collettività. L'eventuale smaltimento autonomo può giustificare solo una riduzione della quota variabile, ma non l'esenzione dalla parte fissa del tributo.
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TARI imballaggi terziari: guida alla quota fissa
Una società operante nel commercio all'ingrosso ha impugnato un sollecito di pagamento relativo alla TARI imballaggi terziari per l'anno 2015. La controversia riguarda l'applicabilità del tributo su aree destinate a magazzino e vendita che producono prevalentemente rifiuti speciali. La Corte di Cassazione ha confermato che gli imballaggi terziari non possono essere assimilati ai rifiuti urbani dai regolamenti comunali, escludendo così la quota variabile del tributo. Tuttavia, la Corte ha stabilito che la quota fissa rimane dovuta, in quanto destinata a coprire i costi dei servizi indivisibili forniti alla collettività.
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TARI imballaggi: guida al pagamento della quota fissa
La Corte di Cassazione ha analizzato la legittimità della TARI imballaggi applicata a una società di vendita all'ingrosso. La controversia riguarda l'esenzione dal tributo per le aree destinate a magazzino che producono imballaggi terziari e secondari gestiti autonomamente. La Corte ha stabilito che, sebbene la produzione di tali rifiuti speciali escluda la quota variabile della tassa, la quota fissa rimane dovuta. Quest'ultima finanzia infatti i costi indivisibili del servizio pubblico, come la pulizia delle strade, di cui beneficia l'intera collettività.
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TARI imballaggi: quando si paga la quota fissa
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in tema di TARI imballaggi, le aziende che dimostrano di produrre e smaltire autonomamente rifiuti speciali (imballaggi terziari e secondari) hanno diritto all'esclusione della quota variabile del tributo. Tuttavia, la quota fissa rimane dovuta. Tale componente finanzia infatti i costi generali e indivisibili del servizio comunale, come la pulizia delle strade, dai quali il contribuente trae comunque un beneficio indiretto indipendentemente dalla propria produzione di rifiuti.
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Privativa vegetale: limiti e ordine pubblico UE
Una ditta individuale ha impugnato un lodo arbitrale relativo a un contratto di licenza per una privativa vegetale di uva da tavola. La controversia verte sulla validità di una clausola compromissoria non specificamente approvata per iscritto e sulla presunta violazione delle norme europee sulla concorrenza. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato la particolare rilevanza della questione riguardante i limiti del potere contrattuale del titolare della privativa vegetale rispetto all'ordine pubblico economico. Per tale ragione, la causa è stata rinviata alla pubblica udienza per un approfondimento nomofilattico.
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Proprietà industriale: limiti alla solidarietà
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due imprenditori agricoli condannati per la riproduzione abusiva di varietà vegetali protette, violando le norme sulla Proprietà industriale. Nonostante la prescrizione del reato, i giudici hanno confermato la responsabilità civile basata sulla consapevolezza della violazione del brevetto comunitario. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la condanna al risarcimento in solido, stabilendo che, in assenza di un concorso diretto o di un evento dannoso unitario, le responsabilità risarcitorie devono essere valutate individualmente in base alle specifiche condotte e alla gravità dei fatti contestati a ciascun imputato.
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Marchio non registrato: la Cassazione sulla tutela penale
Un commerciante era stato condannato per la vendita di prodotti con un marchio non ancora registrato. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che la tutela penale per l'usurpazione di titoli di proprietà industriale, prevista dall'art. 517-ter c.p., si applica solo dopo l'effettiva concessione del marchio. Il semplice deposito della domanda di registrazione non è sufficiente a configurare il reato. La sentenza sottolinea l'importanza della registrazione per la conoscibilità del diritto da parte di terzi.
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Ricorso inammissibile per contraffazione di marchio
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per contraffazione. Il motivo è la ripetizione di argomentazioni già respinte, considerate non specifiche. La Corte ribadisce la validità della testimonianza di un agente specializzato e chiarisce che la licenza d'uso del marchio a terzi non esclude il dolo.
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