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Principio Di Derivazione

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Regola fiscale secondo cui il reddito d'impresa si calcola partendo dal risultato del bilancio civilistico, al quale vengono poi applicate le variazioni (in aumento o in diminuzione) previste dalle norme tributarie.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Deducibilità dei costi d’impresa tra compensi extra e perdite
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deducibilità dei costi d'impresa relativi a compensi extra per consulenze, crediti non riscossi per truffa e minusvalenze da ristrutturazione edilizia. L'azienda aveva concesso spontaneamente aumenti di compenso a fine anno per servizi già pattuiti e ricevuti a prezzi inferiori. La Corte di Cassazione ha confermato l'indeducibilità di questi incrementi volontari privi di causa economica inerente all'attività. I giudici hanno invece accolto i motivi del contribuente sulla mancata valutazione della perdita sui crediti truffati e sulla dismissione degli impianti, rinviando gli atti al giudice regionale.
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Ammortamento diritto di superficie tra fabbricati e fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società industriale la deduzione delle quote per l'ammortamento diritto di superficie a tempo determinato, ritenendo la spesa un costo immateriale autonomo da ripartire in sessanta anni e non un onere accessorio dei preesistenti fabbricati. L'Ufficio ha inoltre eccepito l'indebita duplicazione fiscale di perdite pregresse all'interno del consolidato nazionale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso erariale sul divieto di doppio utilizzo delle perdite individuali pregresse per compensare i dividendi infragruppo. Al contempo, i giudici di legittimità hanno accolto le doglianze della società, sancendo che il costo a forfait per il diritto superficiario, finalizzato all'utilizzo continuativo dei manufatti industriali, costituisce onere accessorio ammortizzabile insieme al fabbricato materiale.
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Valutazione del merito creditizio: bilancio falso contro banca
Una società in liquidazione giudiziale contesta l'ammissione al passivo del credito di una banca, derivante da un finanziamento garantito dallo Stato. Il curatore sostiene che la banca abbia omesso la dovuta valutazione del merito creditizio, non avendo richiesto il certificato dei carichi pendenti tributari e il DURC, nonostante la società avesse un enorme debito fiscale nascosto. Il Tribunale aveva dato ragione alla banca, ritenendo sufficiente la corrispondenza formale tra bilanci e dichiarazioni dei redditi. La Cassazione accoglie il ricorso della curatela: la valutazione del merito creditizio richiede una diligenza qualificata. La formale coincidenza tra bilancio e dichiarazione dei redditi è ovvia per legge e non esonera la banca da verifiche più approfondite, specie in presenza di garanzie pubbliche. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Deduzione canoni leasing IRAP: Fisco battuto su tasse e interessi
Una grande società commerciale chiedeva il rimborso dell'IRAP versata in eccesso tra il 2008 e il 2011. La società aveva escluso dalla deduzione la quota dei canoni di leasing relativa ai terreni sottostanti i propri negozi, seguendo una circolare ministeriale. Successivamente, ritenendo tale limitazione inapplicabile all'IRAP, presentava istanza di rimborso. L'Amministrazione Finanziaria rifiutava il rimborso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ufficio fiscale, confermando la piena deduzione canoni leasing IRAP anche per la quota riferibile ai terreni, in forza del principio di derivazione dal bilancio. Ha inoltre accolto il ricorso della società sul calcolo degli interessi, stabilendo che essi decorrono dal semestre successivo ai singoli versamenti e non dalla data della domanda di rimborso.
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Svalutazione delle rimanenze di magazzino: Fisco battuto
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro una società per recuperare a tassazione la svalutazione delle rimanenze di magazzino per oltre 323.000 euro. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato il recupero, ritenendo legittima la svalutazione di pelli personalizzate e invendibili. La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale del Fisco sia quello incidentale della società. I giudici hanno chiarito che la svalutazione delle rimanenze di magazzino a costi specifici è corretta e prevale sui criteri residuali del valore normale, specialmente se i beni sono protetti da esclusiva e non più commerciabili. Di conseguenza, la svalutazione operata dalla società è valida, confermando la decisione d'appello e compensando le spese di giudizio per reciproca soccombenza.
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Deducibilità e perdite su crediti: l’Azienda batte il fisco
L'Azienda ha stipulato un contratto commerciale con un operatore estero, accumulando un forte credito. Per recuperare liquidità, ha attivato un'operazione finanziaria con una consociata, garantendo il finanziamento con una fideiussione. Successivamente, il credito è stato ceduto a una banca con formula pro soluto. Per liberarsi dalla pesante garanzia, l'Azienda ha pagato una commissione, deducendola fiscalmente. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione per mancanza di inerenza. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Azienda, confermando la deducibilità del costo. I giudici hanno stabilito che l'operazione era pienamente inerente all'attività d'impresa, poiché diretta a eliminare un rischio finanziario gravoso e a ripulire il bilancio. Pertanto, la commissione pagata rientra legittimamente tra le perdite su crediti deducibili, in quanto supportata da ragioni di convenienza economica certe e precise.
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Spese di manutenzione: la Cassazione frena i recuperi del fisco
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società contro l'Agenzia delle Entrate in merito alla deducibilità delle spese di manutenzione. L'ufficio finanziario aveva ripreso a tassazione oltre 168.000 euro di costi, qualificandoli come manutenzioni straordinarie da capitalizzare obbligatoriamente a incremento del valore dell'immobile. I giudici di legittimità hanno chiarito che, per la deduzione immediata entro il limite del 5% previsto dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi, non rileva la natura ordinaria o straordinaria dell'intervento. La scelta spetta all'imprenditore in base all'imputazione contabile effettuata in bilancio, in forza del principio di derivazione del reddito fiscale da quello civilistico. Di conseguenza, la sentenza d'appello favorevole al fisco è stata cassata con rinvio.
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Ammortamento dell’avviamento: scontro tra fisco e società
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di persone la deduzione di una minusvalenza derivante dalla cessione di un'azienda nel 1996. La società aveva calcolato la perdita basandosi sul valore originario dell'avviamento iscritto nel 1991, senza aver mai effettuato l'ammortamento dell'avviamento nei cinque anni precedenti. Secondo il fisco, il valore dell'avviamento doveva considerarsi azzerato al momento della vendita. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione alla società, ritenendo l'ammortamento una mera facoltà. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti specifici sulla possibilità di dichiarare una minusvalenza sul costo originario dell'avviamento non ammortizzato, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per un approfondimento, disponendo l'acquisizione dei fascicoli di merito.
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Associazione in partecipazione: costo indeducibile se l’apporto è misto
La Corte di Cassazione ha negato la deducibilità dei costi di un'associazione in partecipazione ai fini IRAP. Un'azienda aveva dedotto il compenso pagato alla sua associata, la quale forniva una prestazione 'mista' di servizi e uso di impianti. Secondo i giudici, la legge fiscale esclude la deducibilità quando l'apporto non è esclusivamente di opere e servizi, ma include anche una componente di capitale, come la concessione in uso di beni. Di conseguenza, l'Amministrazione Finanziaria ha legittimamente recuperato l'imposta, poiché la qualificazione fiscale del costo prevale su quella contabile. La sentenza conferma un principio restrittivo sulla deducibilità costi associazione in partecipazione.
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Deducibilità Canoni Leasing IRAP: Azienda vince contro il Fisco
Una società ha chiesto il rimborso dell'IRAP versata, sostenendo di aver correttamente dedotto l'intera quota capitale dei canoni di leasing per i propri immobili. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, applicando una regola valida per l'IRES che vieta di dedurre i costi relativi ai terreni. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo un principio chiave: le regole per l'IRES e per l'IRAP sono separate e non comunicanti, salvo espresso richiamo. Poiché la legge IRAP non vieta esplicitamente tale deduzione, la piena deducibilità dei canoni leasing IRAP è legittima. L'azienda ha quindi vinto la causa e ottenuto il diritto al rimborso.
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Socio di secondo livello: responsabilità debiti.
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità per i debiti fiscali di una società estinta può ricadere anche sul socio di secondo livello. Il caso nasce da un accertamento per operazioni elusive legate a una ristrutturazione del debito bancario, che aveva generato una sopravvenienza attiva non tassata. Secondo i giudici, se la società intermedia è un mero schermo e la compagine è a ristretta base, il Fisco può agire contro il beneficiario finale. La cancellazione dal registro delle imprese non impedisce l'accertamento dei debiti erariali verso i soci successori.
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Rimborso accise: quando comunicare all’Agenzia Entrate
Una società energetica ha richiesto il rimborso di un'accisa provinciale sull'energia elettrica a seguito della sua abolizione. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso per mancata comunicazione all'Agenzia delle Entrate, come previsto dall'art. 29 della legge 428/1990. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo che l'obbligo di comunicazione sussiste solo se la spesa ha concorso a formare il reddito imponibile. Poiché in questo caso il costo era stato registrato solo nello stato patrimoniale e non nel conto economico, la comunicazione non era dovuta, rendendo legittima la richiesta di rimborso accise.
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Base imponibile IRAP: la derivazione dal bilancio
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i criteri per la determinazione della base imponibile IRAP. La Corte ha stabilito che, per le società di capitali, vige il principio di derivazione dal conto economico. Pertanto, un costo correttamente imputato a bilancio secondo i principi civilistici è deducibile, anche se la sua manifestazione finanziaria (es. fattura) si riferisce a un esercizio precedente. L'ordinanza ribadisce che il concetto di inerenza dei costi ai fini IRAP va valutato secondo le norme civilistiche e non quelle, più restrittive, previste per l'IRES. La decisione ha accolto il ricorso di una società contro l'Agenzia delle Entrate, annullando l'avviso di accertamento.
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