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Prezzo-Valore

21 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Regime fiscale opzionale per cui la base imponibile di un trasferimento immobiliare è calcolata sul valore catastale dell'immobile, anziché sul prezzo di vendita dichiarato nell'atto. Si applica a determinate condizioni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Imposta di registro divisione ereditaria: aliquota all’1%
Una coerede ha impugnato l'avviso dell'amministrazione finanziaria che tassava con aliquota proporzionale dell'1% la sentenza di primo grado relativa a una causa successoria. Il tribunale aveva determinato le quote e i lotti ereditari, rinviando a un momento successivo il sorteggio finale. La contribuente sosteneva che l'atto non trasferisse beni e richiedeva la misura fissa o il regime agevolato del prezzo-valore. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici tributari. In tema di imposta di registro divisione ereditaria, l'atto giudiziario che accerta il valore dei cespiti e fissa le quote sconta l'aliquota proporzionale dell'1%, anche se la materiale assegnazione delle porzioni avviene con una pronuncia successiva.
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Regime del prezzo-valore: la richiesta omessa dà ragione al Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una contribuente l'applicazione del regime del prezzo-valore per l'acquisto di un immobile con rendita catastale non ancora definitiva. La contribuente non aveva inserito nell'atto di compravendita l'espressa richiesta di attribuzione della rendita ai sensi della normativa del 1988. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che, in caso di rendita solo proposta tramite procedura DOCFA da meno di un anno, l'acquirente deve dichiarare espressamente nel contratto di volersi avvalere della valutazione automatica. Tale richiesta non può ritenersi implicita nella generica domanda di applicazione del regime del prezzo-valore, valida solo per immobili con rendita già definitiva. Di conseguenza, la sentenza favorevole alla contribuente è stata cassata con rinvio.
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Imposta di registro sulla divisione: la trappola dell’usufrutto
Tre comproprietari hanno diviso due immobili ereditati. A un'anziana comproprietaria è andato l'usufrutto sull'intero, mentre agli altri due la nuda proprietà. L'Agenzia delle Entrate ha ricalcolato il valore dell'usufrutto in base all'età della donna, rilevando che valeva meno della sua quota originaria. Questo squilibrio ha generato un conguaglio a favore degli altri due, tassato come vendita. La Cassazione ha confermato la legittimità dell'atto impositivo, stabilendo che l'imposta di registro sulla divisione si applica come se fosse una vendita sulla parte eccedente la quota di diritto. I contribuenti perdono la causa e devono pagare le spese.
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Tassazione su valore catastale: no a revoche senza prove
Due acquirenti compravendono un immobile abitativo chiedendo l'applicazione della tassazione su valore catastale. L'Agenzia delle Entrate nega l'agevolazione, ricalcolando le imposte sul valore di mercato, sul presupposto che l'immobile fosse destinato ad attività commerciale come casa-vacanze. La Commissione Tributaria Regionale dà ragione al Fisco con una motivazione estremamente sintetica. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei contribuenti, stabilendo che una sentenza priva di un'effettiva spiegazione logica e probatoria costituisce una motivazione apparente e va annullata. La causa viene quindi rinviata per un nuovo esame.
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Prezzo-valore e accertamento fiscale: il Fisco vince sui contanti
Una acquirente ha comprato un immobile usufruendo del sistema del prezzo-valore, dichiarando un corrispettivo di 75.000 euro. L'Agenzia delle Entrate, rilevando uno scostamento rispetto ai valori OMI, ha effettuato indagini bancarie scoprendo prelievi ingiustificati in contanti per 10.500 euro eseguiti a ridosso dell'acquisto. Il Fisco ha quindi accertato un prezzo reale superiore (85.500 euro), recuperando la maggiore imposta e applicando sanzioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, stabilendo che l'opzione per il prezzo-valore non impedisce l'accertamento sul prezzo effettivamente pattuito se emerge l'occultamento di parte del corrispettivo. Pertanto, il meccanismo del prezzo-valore e accertamento fiscale possono coesistere se il contribuente dichiara il falso.
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Accertamento sul prezzo-valore: i prelievi in nero costano caro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un acquirente che aveva subito un accertamento sul prezzo-valore per l'acquisto di un'abitazione. L'Agenzia delle Entrate, rilevando uno scostamento rispetto ai valori OMI, ha effettuato indagini bancarie scoprendo prelievi in contanti ingiustificati per 10.500 euro eseguiti a ridosso della compravendita. Il fisco ha quindi contestato l'occultamento di parte del corrispettivo, rideterminando il prezzo reale in 85.500 euro rispetto ai 75.000 dichiarati. La Suprema Corte ha chiarito che l'opzione per il sistema del prezzo-valore non impedisce al fisco di accertare l'effettivo prezzo pattuito se emergono prove, anche presuntive come i prelievi bancari non giustificati, del pagamento di una somma maggiore in nero. L'acquirente perde la causa e deve pagare le sanzioni e le spese di giudizio.
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Regime del prezzo-valore: la richiesta omessa costa caro
I Contribuenti hanno stipulato un atto di permuta immobiliare applicando il regime del prezzo-valore per pagare meno imposte di registro. Tuttavia, non hanno inserito nell'atto la richiesta formale ed espressa al notaio, come previsto dalla legge. L'Agenzia delle Entrate ha quindi emesso un avviso di accertamento per recuperare le maggiori imposte e applicare le sanzioni. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco. I giudici hanno stabilito che il regime del prezzo-valore, essendo un'agevolazione, richiede tassativamente la dichiarazione esplicita nell'atto notarile. Di conseguenza, la semplice indicazione dei calcoli catastali non basta. Inoltre, la Corte ha confermato l'applicazione delle sanzioni, escludendo qualsiasi incertezza della norma, che è invece chiarissima nella sua formulazione letterale. I Contribuenti perdono la causa e devono pagare imposte e sanzioni.
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Imposta di registro concordato fallimentare: no a sconti fiscali
Un contribuente ha acquistato immobili residenziali tramite un concordato fallimentare e ha chiesto il rimborso dell'imposta di registro versata in eccedenza. Il contribuente pretendeva di calcolare la tassa applicando un abbattimento del 43% sul valore catastale degli immobili. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, sostenendo che la base imponibile dovesse essere l'intero valore catastale senza riduzioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio tributario, stabilendo che per le cessioni in sede di concordato fallimentare si applica la disciplina del prezzo-valore. Di conseguenza, l'imposta di registro concordato fallimentare deve essere calcolata sul valore catastale pieno dell'immobile, senza alcuna ulteriore riduzione o abbattimento. La decisione di appello che concedeva lo sconto fiscale è stata quindi cassata.
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Pertinenza fiscale a distanza: Terreno a 500m è agevolabile
Un contribuente si è visto negare un'agevolazione fiscale sull'acquisto di un terreno, poiché l'Agenzia delle Entrate non lo riteneva pertinenza della sua abitazione principale a causa della distanza di 500 metri. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio chiave sulla pertinenza fiscale a distanza. La sola distanza non è sufficiente per escludere il vincolo pertinenziale. È necessaria una valutazione complessiva che consideri il legame funzionale e durevole tra i due immobili. La Corte ha quindi accolto il ricorso del contribuente, affermando che la funzione prevale sulla mera vicinanza fisica.
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Prezzo-valore per terzi: Fisco nega, ma la lite si estingue
L'Agenzia delle Entrate aveva negato a un contribuente l'applicazione del beneficio fiscale del prezzo-valore su un acquisto immobiliare. La motivazione era che l'acquirente finale non era parte del contratto originario, ma un terzo beneficiario. Il caso è arrivato in Cassazione, ma i giudici non si sono pronunciati nel merito. La controversia si è infatti conclusa prima della decisione perché il contribuente ha aderito a una 'definizione agevolata' (una sorta di pace fiscale), pagando quanto dovuto e chiudendo la lite. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, lasciando la questione di diritto aperta.
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Prezzo-valore: regole per tasse su sentenze
La Corte di Cassazione ha analizzato l'applicabilità del sistema prezzo-valore ai trasferimenti immobiliari derivanti da sentenze emesse ai sensi dell'art. 2932 c.c. La decisione chiarisce che, sebbene l'agevolazione sia estesa a tali fattispecie, l'opzione deve essere esercitata dal contribuente in modo tempestivo, ovvero prima della notifica di un avviso di rettifica da parte dell'Agenzia delle Entrate. Inoltre, la Corte ha stabilito che per gli immobili di interesse storico-artistico le imposte ipotecaria e catastale devono essere applicate in misura fissa, accogliendo le doglianze del contribuente su questo specifico punto.
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Prezzo-valore: regole per l’opzione in sentenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che il beneficio del prezzo-valore non può essere applicato d'ufficio dal giudice per ragioni di equità se il contribuente non ha esercitato formalmente l'opzione. Nel caso di specie, relativo a un trasferimento immobiliare disposto tramite sentenza ex art. 2932 c.c., la Corte ha chiarito che l'opzione per il prezzo-valore deve essere manifestata prima che l'Agenzia delle Entrate notifichi l'avviso di liquidazione. In mancanza di una richiesta tempestiva, la tassazione deve seguire il criterio ordinario del valore venale dei beni, escludendo qualsiasi automatismo agevolativo basato sulla rendita catastale.
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Prezzo valore: quando esercitare l’opzione?
Con la sentenza n. 31100/2023, la Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sul sistema del prezzo valore per le imposte immobiliari. Il caso riguardava una divisione giudiziale di immobili. La Corte ha stabilito che l'opzione per questo regime fiscale agevolato deve essere esercitata tassativamente prima che l'Agenzia delle Entrate emetta un avviso di liquidazione o accertamento. Una richiesta presentata dopo la notifica dell'atto fiscale, ad esempio tramite un'istanza in autotutela, è considerata tardiva e quindi inefficace, facendo perdere al contribuente il diritto al beneficio.
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Prezzo valore: conta la categoria catastale, non l’uso
Un professionista acquista un immobile registrato come residenziale (A2) ma lo destina a studio. La Cassazione ha confermato il suo diritto al sistema di tassazione "prezzo valore", stabilendo che il fattore determinante è la categoria catastale al momento dell'acquisto, non l'uso effettivo successivo. L'intenzione del compratore, manifestata dopo il rogito, è stata considerata irrilevante ai fini del beneficio fiscale.
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Prezzo valore: la richiesta al notaio è obbligatoria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19878/2024, ha stabilito che per beneficiare del regime del "prezzo valore" è necessaria una richiesta esplicita della parte acquirente resa al notaio nell'atto di compravendita. Nel caso esaminato, un imprenditore si è visto negare l'agevolazione fiscale proprio per la mancanza di tale dichiarazione, oltre che per la natura imprenditoriale dell'acquisto immobiliare.
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Tassazione divisione immobiliare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla tassazione di un atto di divisione immobiliare complesso. Dei contribuenti avevano diviso beni provenienti sia da una successione ereditaria, sia da una diversa comunione ordinaria. L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato l'atto come permuta, applicando imposte più elevate. La Cassazione ha confermato la correttezza della riqualificazione fiscale, chiarendo che in presenza di 'masse plurime' con soggetti non perfettamente coincidenti, lo scambio di quote tra le diverse masse costituisce un atto traslativo. Tuttavia, ha cassato con rinvio la sentenza di merito per vizio di motivazione riguardo alla mancata applicazione del criterio del 'prezzo valore' e all'accertamento della pertinenzialità di alcuni immobili.
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Pertinenza Fiscale: la distanza esclude le agevolazioni?
Un contribuente si è visto negare l'agevolazione fiscale "prezzo-valore" per l'acquisto di un terreno situato a 500 metri dalla sua abitazione principale. L'Agenzia delle Entrate e le corti di merito hanno escluso la natura di pertinenza fiscale a causa della distanza. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la decisione sul merito della questione a causa di un vizio di notifica, senza ancora pronunciarsi sul criterio della distanza per definire la pertinenza fiscale.
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Rimborso imposta di registro: quando scade il termine?
Un contribuente chiede il rimborso dell'imposta di registro dopo una sentenza favorevole della Corte Costituzionale. La Cassazione nega il diritto, confermando che il termine di decadenza di tre anni per la richiesta di rimborso imposta di registro decorre dalla data del pagamento e non dalla pronuncia di incostituzionalità.
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Imposta di registro sentenza 2932: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi di un promissario acquirente, confermando la legittimità della liquidazione dell'imposta di registro in misura proporzionale su una sentenza ex art. 2932 c.c. La Corte ha stabilito che la sentenza che dispone il trasferimento coattivo di un immobile ha natura costitutiva e sconta l'imposta proporzionale. Inoltre, ha chiarito che l'obbligo di cancellare le ipoteche non costituisce una condizione sospensiva e che il beneficio del "prezzo-valore" deve essere richiesto dal contribuente prima della notifica dell'atto impositivo.
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Prezzo-valore e piscina non accatastata: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19960/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di imposta di registro: il meccanismo del "prezzo-valore" non è applicabile se lo stato di fatto dell'immobile, al momento della vendita, non corrisponde alle risultanze catastali. Nel caso specifico, la presenza di una piscina non ancora accatastata, sebbene pertinenziale alla villa venduta, ha comportato una modifica sostanziale che ha reso inapplicabile la valutazione automatica basata sulla rendita catastale. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate ha legittimamente proceduto alla rettifica del valore basandosi su quello di mercato, includendo il valore aggiunto della piscina.
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