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Preu

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Acronimo di Prelievo Erariale Unico. È un'imposta specifica applicata sulle somme giocate tramite apparecchi e congegni da divertimento e intrattenimento, come le slot machine.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

PREU slot machine: il gestore non paga se l’autore è noto
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a un gestore di bar il mancato pagamento del PREU (Prelievo Erariale Unico) per slot machine irregolari. La Commissione Tributaria Regionale ha escluso la responsabilità del gestore, individuando il proprietario delle macchine come unico responsabile per averle manomesse. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che la **responsabilità solidale PREU** del titolare del locale si applica solo se non è possibile identificare l'autore principale dell'illecito. In questo caso, essendo il proprietario delle slot identificato, il gestore del bar non doveva rispondere del debito.
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Accertamento PREU Fraudolento: Fisco vince su decadenza e frode
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a un'Azienda di giochi un accertamento PREU fraudolento per il 2008, a causa di alterazioni nel flusso di giocate. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'accertamento per decadenza del potere impositivo. La Cassazione ha ritenuto fondati i motivi dell'Agenzia. Ha stabilito che, in caso di frode, l'Amministrazione può procedere con accertamento induttivo, e spetta all'Azienda dimostrare l'imputazione delle operazioni a periodi diversi. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla CTR per un nuovo esame, affinché valuti il merito della pretesa tributaria.
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Peculato per mancato versamento PREU: condannato il prestanome
Un amministratore formale di una società di apparecchi da gioco è stato condannato per il reato di Peculato per mancato versamento PREU. L'uomo si era appropriato di oltre 187.000 euro destinati allo Stato come prelievo erariale unico, omettendo di versarli al concessionario. La difesa sosteneva che l'imputato fosse una mera "testa di legno" e che la gestione effettiva spettasse a un terzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna a due anni di reclusione. I giudici hanno chiarito che il denaro incassato dalle slot machine appartiene alla Pubblica Amministrazione fin dal momento della riscossione. Inoltre, la qualifica formale di amministratore, unita ad attività di gestione concreta testimoniate dai clienti, impedisce di escludere la responsabilità penale. Negata anche la sospensione condizionale della pena a causa dell'elevata gravità del danno economico causato.
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Ultrapetizione: limiti del giudice tributario
L'Agenzia delle Dogane ha impugnato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato le sanzioni relative al tributo PREU per l'anno 2011. La Cassazione ha accolto il ricorso rilevando un evidente vizio di ultrapetizione. I giudici di merito avevano infatti basato la loro decisione su normative riguardanti l'IVA, mai invocate dalla contribuente nel ricorso originario. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice non può attribuire un bene della vita non richiesto o fondare la decisione su fatti estranei al contraddittorio, annullando la sentenza con rinvio.
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PREU e gioco illegale: il valore del verbale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento per il recupero del PREU nei confronti di una società che gestiva apparecchi da gioco illegali. Nonostante la società fosse stata cancellata dal registro delle imprese, la notifica è stata ritenuta valida poiché avvenuta entro i cinque anni dall'estinzione, come previsto dalla normativa fiscale. Il cuore della decisione riguarda il valore probatorio del PVC redatto dai funzionari dell'Agenzia delle Dogane: i fatti attestati dai pubblici ufficiali godono di fede privilegiata. Gli apparecchi rinvenuti, sebbene presentati come semplici PC di un internet point, sono stati classificati come idonei al gioco d'azzardo online non autorizzato, rendendo dovuto il versamento del PREU.
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PREU: Cassazione su giochi illeciti e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'avviso di accertamento per il recupero del PREU su apparecchi da gioco illeciti rinvenuti in un esercizio commerciale. La Corte ha chiarito che la cancellazione della società dal registro delle imprese non impedisce la notifica di atti tributari entro i cinque anni successivi. Inoltre, il Processo Verbale di Constatazione (PVC) redatto dai funzionari gode di fede privilegiata riguardo ai fatti accertati, rendendo legittimo l'accertamento basato sulla presenza di terminali idonei al gioco d'azzardo non autorizzato. Il ricorso è stato rigettato con condanna per abuso del processo.
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Frode informatica: confisca e calcolo del profitto
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca del profitto derivante da una frode informatica finalizzata all'evasione del PREU, nonostante l'estinzione dei reati per prescrizione. La decisione ribadisce che il giudice penale può utilizzare gli accertamenti induttivi dell'Amministrazione finanziaria per determinare l'ammontare dell'imposta evasa, purché fornisca una motivazione adeguata. La difesa non è riuscita a fornire elementi concreti per smentire il calcolo del profitto o per dimostrare l'esistenza di costi di gestione deducibili.
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Confisca obbligatoria: la Cassazione sul peculato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un soggetto condannato per peculato che, in qualità di incaricato alla riscossione dei proventi da gioco, aveva omesso di versare all'erario le somme dovute a titolo di PREU. Nonostante la condanna, il giudice di merito non aveva disposto la confisca obbligatoria del profitto. La Suprema Corte ha stabilito che, in presenza di un profitto già quantificato e certo, la confisca obbligatoria deve essere applicata. Grazie ai poteri di economia processuale, la Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio, disponendo direttamente l'acquisizione delle somme da parte dello Stato.
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Peculato e giochi: limiti alla confisca
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un amministratore di una società di gestione giochi, condannato per peculato per non aver riversato al concessionario i proventi delle giocate. La Corte ha confermato la qualificazione giuridica del fatto, ribadendo che il gestore di apparecchi da gioco riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio. Tuttavia, la sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente alla quantificazione della confisca per equivalente e all'aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità. I giudici di legittimità hanno rilevato la necessità di scomputare dal profitto confiscabile le somme già restituite tramite piani di rientro, poiché la misura ablativa non può eccedere il vantaggio economico effettivamente conseguito dal reo.
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Responsabilità esercente sala giochi: la Cassazione decide
Una contribuente, identificata come operatrice di una sala giochi, è stata ritenuta solidalmente responsabile per il PREU non versato su un apparecchio irregolare. Nonostante avesse eccepito di essere solo la nuda proprietaria dell'immobile, la Cassazione ha respinto il suo ricorso. La Corte ha stabilito che la valutazione fattuale del suo ruolo di gestore di fatto ('esercente') è determinante per fondare la responsabilità esercente sala giochi, a prescindere dai titoli formali.
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Accertamento induttivo PREU: non è retroattivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31761/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento induttivo PREU. Il caso riguarda una società a cui, per il periodo d'imposta 2008, erano state contestate maggiori imposte sui redditi sulla base di un precedente accertamento del Prelievo Erariale Unico (PREU) determinato in via induttiva per la presenza di apparecchi da gioco irregolari. La Corte ha chiarito che la norma introdotta nel 2010, la quale istituisce una presunzione legale che collega l'accertamento PREU a quello sulle altre imposte (redditi e IVA), non può essere applicata retroattivamente. Di conseguenza, per i periodi d'imposta antecedenti al 2011, l'Ufficio non può basare automaticamente l'accertamento sui redditi sull'importo forfetario del PREU, ma deve ricorrere a presunzioni semplici, il cui valore probatorio deve essere valutato dal giudice.
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