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Presupposto Impositivo

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310 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Plusvalenza imponibile: la truffa non annulla le tasse
La Corte di Cassazione ha stabilito che la plusvalenza imponibile derivante dalla vendita di un terreno è soggetta a tassazione nel momento in cui il corrispettivo viene incassato, secondo il principio di cassa. La circostanza che i venditori siano stati successivamente truffati dello stesso importo non elimina il presupposto impositivo, poiché la truffa è un evento successivo e distinto dall'avvenuto incasso che ha generato la capacità contributiva.
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Agevolazione fiscale terremoto: spetta anche a chi evade?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'agevolazione fiscale terremoto, consistente nella riduzione dell'imposta al 40%, si applica a tutti i contribuenti residenti nell'area del sisma de L'Aquila del 2009, anche a coloro che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi. La Corte ha chiarito che il beneficio è legato al momento in cui è sorto il debito d'imposta (2009) e non alla successiva condotta del contribuente, annullando la pretesa dell'Agenzia delle Entrate che voleva escludere dall'agevolazione chi era stato oggetto di accertamento per omessa dichiarazione.
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Tassazione bonus dirigenti: la Cassazione chiarisce
Un dirigente del settore finanziario ha richiesto il rimborso di un'imposta addizionale sui suoi bonus, sostenendo la mancanza del presupposto oggettivo. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di secondo grado, ha stabilito che, a seguito di una modifica legislativa del 2011, la tassazione bonus dirigenti si applica sull'ammontare che eccede la parte fissa della retribuzione, senza più richiedere che tale eccedenza superi anche il triplo della stessa. La Corte ha così consolidato un orientamento giurisprudenziale univoco, accogliendo il ricorso dell'Agenzia Fiscale.
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Bonus settore finanziario: quando si paga la supertassa?
Un dirigente del settore finanziario ha richiesto il rimborso della supertassa del 10% sui bonus, ritenendo non applicabili i presupposti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26796/2025, ha respinto il ricorso, chiarendo che il presupposto per l'applicazione della tassa è semplicemente il superamento della parte fissa della retribuzione da parte del bonus settore finanziario, senza più la necessità che questo ecceda il triplo della stessa, come precedentemente previsto.
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Tassazione bonus dirigenti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26795/2025, ha consolidato il suo orientamento sulla tassazione dei bonus per i dirigenti del settore finanziario. Ha stabilito che l'aliquota addizionale del 10% si applica sulla parte di bonus e stock options che eccede la retribuzione fissa, senza che sia più necessario il requisito del superamento del triplo della stessa. La Corte ha chiarito che la normativa più recente ha modificato la base imponibile, abrogando tacitamente la precedente soglia più elevata. La decisione ha quindi accolto il ricorso dell'Agenzia Fiscale, confermando un principio fondamentale per la tassazione bonus dirigenti.
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Bonus manager: Cassazione sulla tassa addizionale
Un dirigente del settore finanziario ha richiesto il rimborso della tassa addizionale del 10% sul suo bonus, sostenendo che non superasse il triplo della sua retribuzione fissa, un presupposto che riteneva necessario. Dopo decisioni contrastanti nei gradi inferiori, la Corte di Cassazione ha chiarito la questione. Ha stabilito che una modifica legislativa del 2011 ha sostituito la vecchia soglia del 'triplo'. Pertanto, l'imposta addizionale sul bonus manager si applica su qualsiasi importo che ecceda la parte fissa della retribuzione. La richiesta di rimborso del contribuente è stata quindi definitivamente respinta.
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Imposta unica scommesse: bookmaker estero paga
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse a carico di un bookmaker estero operante in Italia senza concessione. Il ricorso della società è stato rigettato, stabilendo che la responsabilità fiscale sussiste anche per gli operatori stranieri, in solido con i gestori delle ricevitorie, per l'attività di raccolta gioco sul territorio nazionale per l'anno di imposta 2012.
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Redditi illecitamente conseguiti: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 5174/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex dipendente bancario contro un accertamento fiscale per redditi illecitamente conseguiti tramite appropriazione di fondi. La Corte ha applicato il principio della "doppia conforme", dato che le sentenze di primo e secondo grado erano basate sul medesimo iter logico-argomentativo. È stato ribadito che i proventi da attività illecita sono soggetti a tassazione, indipendentemente dall'esito del procedimento penale.
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Imposta concessioni statali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4439/2024, ha confermato che l'imposta regionale sulle concessioni statali è dovuta anche per le concessioni marittime rilasciate dalle Autorità Portuali. Il fattore determinante è la proprietà statale del bene, non l'ente che rilascia la concessione. La Corte ha respinto il ricorso di una società di terminal portuale, stabilendo che la tassazione si fonda sull'utilizzo di un bene pubblico e rispetta pienamente il principio di legalità.
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Imposta regionale concessioni: quando è dovuta?
Una società impugnava avvisi di accertamento per l'imposta regionale sulle concessioni demaniali marittime. Sosteneva che la tassa non fosse dovuta, poiché la concessione era rilasciata da un'Autorità Portuale e non direttamente dallo Stato. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il presupposto del tributo è l'uso di un bene statale, a prescindere dall'ente che rilascia la concessione.
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Tassa rifiuti centri commerciali: la responsabilità
Una società che gestiva un centro commerciale ha impugnato un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (TARSU). La Corte di Cassazione ha confermato la sua responsabilità solidale in qualità di gestore dei servizi comuni, ritenendo che il giudice di merito avesse correttamente valutato le prove. L'onere di dimostrare l'assenza di tale ruolo o il trasferimento della gestione a terzi spetta al contribuente. Tuttavia, la Corte ha accolto parzialmente il ricorso riguardo le spese legali, stabilendo che non possono essere liquidate a favore della parte che non si è difesa in una fase del giudizio. Il punto centrale del caso è la responsabilità per la tassa rifiuti centri commerciali.
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Giudizio di rinvio: limiti del giudice e vincoli
Una società, ritenuta responsabile in solido per la tassa sui rifiuti (TARSU) in qualità di gestore dei servizi comuni di un centro commerciale, ha visto il suo ricorso accolto dalla Corte di Cassazione. Il caso è stato rinviato per un nuovo processo (giudizio di rinvio). Tuttavia, il giudice del rinvio ha ignorato le specifiche istruzioni della Cassazione, basando la sua decisione su questioni nuove e irrilevanti. La Cassazione ha quindi annullato anche questa seconda decisione, ribadendo che nel giudizio di rinvio il giudice è strettamente vincolato ai principi di diritto stabiliti dalla Corte suprema.
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Imposta regionale concessioni: quando le sanzioni?
Una società che gestisce concessioni demaniali marittime ha contestato l'applicazione dell'imposta regionale concessioni, sostenendone l'illegittimità. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3733/2024, ha confermato che il tributo è dovuto indipendentemente dall'ente che rilascia la concessione (Stato o Autorità Portuale). Tuttavia, ha annullato completamente le sanzioni applicate, riconoscendo una situazione di "obiettiva incertezza normativa" che ha giustificato l'errore del contribuente.
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Tassa concessioni demaniali: la Cassazione conferma
Una società titolare di una concessione portuale ha impugnato tre avvisi di accertamento relativi alla tassa concessioni demaniali, sostenendo che il tributo non fosse applicabile. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3726/2024, ha respinto il ricorso, confermando la legittimità dell'imposizione. La Corte ha chiarito che il presupposto del tributo è l'occupazione di un bene demaniale sul territorio regionale, a prescindere dall'ente che rilascia la concessione. La determinazione del canone da parte dell'Autorità Portuale non inficia la legittimità della tassa, in quanto avviene nel rispetto dei principi stabiliti dalla legge statale.
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Imposta concessioni statali: quando si applica?
Una società che gestisce aree portuali ha contestato un avviso di accertamento per l'imposta concessioni statali, sostenendo che non fosse dovuta poiché la concessione era stata rilasciata dall'Autorità Portuale. La Corte di Cassazione ha stabilito che il presupposto del tributo è l'occupazione di un bene demaniale, a prescindere dall'ente che rilascia l'atto. Tuttavia, ha annullato le sanzioni per la presenza di una oggettiva incertezza normativa e ha rinviato il caso al giudice di merito per valutare la corretta composizione della base imponibile.
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Imposta regionale concessioni: quando è dovuta?
Una società che gestisce concessioni demaniali marittime ha contestato un avviso di accertamento per l'imposta regionale concessioni. La Corte di Cassazione ha confermato che il tributo è dovuto anche se la concessione è rilasciata dall'Autorità Portuale. Tuttavia, ha annullato le sanzioni applicate, riconoscendo una situazione di oggettiva incertezza normativa che giustificava l'errore del contribuente.
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Tassa concessioni demaniali: la Cassazione decide
Una società concessionaria ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla tassa concessioni demaniali, sostenendo che non fosse dovuta per le concessioni marittime rilasciate dalle Autorità Portuali. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3711/2024, ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che il presupposto dell'imposta è l'occupazione di un bene demaniale, a prescindere dall'ente che rilascia la concessione. La tassa è legittima in quanto i suoi elementi fondamentali (presupposto, soggetti passivi, base imponibile e aliquota) sono predeterminati dalla legge statale, rispettando così il principio della riserva di legge.
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Autonoma organizzazione: no IRAP per il professionista
Un professionista, socio di una grande società di consulenza per la quale lavorava in esclusiva, ha richiesto il rimborso dell'IRAP versata, sostenendo la mancanza del requisito della autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, chiarendo che l'inserimento nella struttura organizzativa altrui, anche se complessa, non costituisce il presupposto impositivo per l'IRAP. È necessario che il professionista sia titolare e responsabile della propria organizzazione.
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Autonoma organizzazione IRAP: Cassazione chiarisce
Un professionista, socio di una grande società di consulenza, ha richiesto il rimborso dell'IRAP, sostenendo di non avere una autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che l'inserimento nella struttura organizzativa di terzi, anche in qualità di socio, esclude il presupposto impositivo dell'IRAP, poiché il professionista non è il responsabile di tale organizzazione.
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Autonoma organizzazione IRAP: no tax in another’s firm
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al rimborso dell'IRAP per un professionista che, pur essendo socio, svolgeva la propria attività di revisione contabile esclusivamente all'interno della struttura organizzativa di una grande società terza. La sentenza ribadisce che il presupposto impositivo dell'autonoma organizzazione IRAP sussiste solo quando il professionista è il diretto responsabile della struttura e non quando si limita a utilizzare quella di altri.
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