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Prescrizione Contributi Previdenziali

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181 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi della Gestione separata dovuti da una professionista per l'anno 2010. La Corte d'Appello aveva calcolato il termine di prescrizione quinquennale dalla scadenza ordinaria di pagamento. La Cassazione ha invece stabilito che il rinvio dei termini di versamento disposto dal D.P.C.M. del 12 maggio 2011 sposta in avanti anche il giorno di inizio della prescrizione. Di conseguenza, la richiesta di pagamento dell'INPS, giunta prima della nuova scadenza quinquennale ricalcolata al 6 luglio 2011, è tempestiva. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde il ricorso
L'INPS ha richiesto a un avvocato, iscritto all'Albo ma non alla Cassa Forense, il pagamento dei contributi per la Gestione Separata relativi all'anno 2007. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritta la pretesa dell'ente previdenziale. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere il termine di prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS, confermando che l'omessa compilazione della dichiarazione non equivale automaticamente a dolo. Di conseguenza, la prescrizione contributi previdenziali è maturata regolarmente, liberando il professionista dal pagamento.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde per inerzia
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2011, notificando la richiesta oltre il termine di cinque anni. L'ente previdenziale sosteneva che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi avesse sospeso la prescrizione contributi previdenziali per via di un doloso occultamento del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che l'omessa compilazione del quadro RR non equivale a un occultamento intenzionale. Tale omissione rappresenta una semplice difficoltà di accertamento per l'ente, superabile con i normali controlli d'ufficio. Di conseguenza, i contributi sono stati dichiarati definitivamente prescritti e l'INPS è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde sul quadro RR
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2011. La richiesta è arrivata oltre il termine di cinque anni dalla scadenza del pagamento. L'ente previdenziale ha sostenuto che il termine fosse sospeso a causa della mancata compilazione del "quadro RR" nella dichiarazione dei redditi, configurando un doloso occultamento del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo che la mancata compilazione del quadro non equivale a un occultamento intenzionale. Di conseguenza, è scattata la prescrizione contributi previdenziali, poiché l'ente avrebbe potuto accertare il credito con i normali controlli. Il professionista non deve pagare.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde per ritardo
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009, inviando la richiesta oltre il termine di cinque anni. L'ente previdenziale sosteneva che la prescrizione contributi previdenziali fosse sospesa a causa della mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi, configurando un doloso occultamento del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che l'omessa compilazione del quadro RR non equivale automaticamente a un occultamento doloso se i redditi sono stati comunque dichiarati. Di conseguenza, il diritto alla riscossione dell'INPS è prescritto e il professionista non deve pagare nulla.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde la partita
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la Gestione Separata relativi all'anno 2011. L'atto di richiesta è giunto oltre i cinque anni dalla scadenza del pagamento. L'ente pubblico sosteneva che il termine di prescrizione fosse sospeso perché il lavoratore non aveva compilato il quadro RR della dichiarazione dei redditi, configurando un occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando la prescrizione contributi previdenziali. I giudici hanno stabilito che la mancata compilazione del quadro RR non equivale a un doloso occultamento, poiché i redditi erano comunque indicati nella dichiarazione. Di conseguenza, l'ente previdenziale perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde contro l’omissione
Un libero professionista si è opposto alla richiesta dell'INPS di pagare i contributi per la Gestione separata relativi all'anno 2011, eccependo la prescrizione. L'ente previdenziale sosteneva che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere il termine di prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che l'omessa compilazione del quadro RR non equivale automaticamente a un comportamento fraudolento se i redditi sono stati comunque dichiarati. Di conseguenza, è stata dichiarata la prescrizione contributi previdenziali poiché l'ente ha notificato la richiesta oltre il termine di cinque anni dalla scadenza del pagamento, senza che si fosse verificata alcuna sospensione.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde la causa
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2008, notificando l'avviso solo nel 2014. Il professionista ha eccepito la prescrizione contributi previdenziali, essendo trascorso il termine di cinque anni dalla scadenza del pagamento originario. L'INPS ha sostenuto che la prescrizione fosse sospesa perché il professionista non aveva compilato il quadro RR della dichiarazione dei redditi, configurando un doloso occultamento del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che la mancata compilazione del quadro RR non equivale automaticamente a un occultamento doloso. Di conseguenza, i contributi sono stati dichiarati prescritti e l'INPS è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’omissione non è dolo
L'INPS ha richiesto a un avvocato, iscritto all'albo ma non alla Cassa Forense, il pagamento dei contributi per la Gestione Separata relativi all'anno 2010. L'intimazione è stata notificata oltre il termine di cinque anni dalla scadenza del pagamento. L'INPS sosteneva che la mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi avesse sospeso il termine per occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza del termine di pagamento e non dalla dichiarazione dei redditi. Inoltre, l'omessa compilazione del Quadro RR non costituisce un automatico occultamento doloso del debito. Di conseguenza, l'INPS perde la causa e deve rifondere le spese di giudizio.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
Un avvocato libero professionista, non iscritto alla Cassa Forense, contestava la richiesta dell'INPS di pagare i contributi per l'anno 2009 alla Gestione separata, eccependo la prescrizione. Il professionista sosteneva che il termine di cinque anni decorresse dalla scadenza originaria del pagamento (16 giugno 2010), rendendo tardiva la richiesta dell'ente del 3 luglio 2015. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Pur confermando che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza del pagamento e non dalla dichiarazione dei redditi, i giudici hanno rilevato che un decreto governativo aveva prorogato la scadenza per il saldo al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la richiesta dell'INPS, notificata il 3 luglio 2015, è risultata tempestiva per soli tre giorni, obbligando il lavoratore al pagamento.
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Prescrizione contributi previdenziali: il verbale ferma il tempo
L'Ente Previdenziale ha proposto opposizione allo stato passivo del fallimento di un'azienda per ottenere il pagamento di contributi omessi relativi a un lavoratore. Il Tribunale ha rigettato la domanda ritenendo i crediti prescritti, calcolando il termine quinquennale solo a partire dalla domanda di insinuazione. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'ente, stabilendo che la notifica del verbale ispettivo costituisce un valido atto di interruzione della prescrizione. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato la decisione impugnata e rinviato la causa al Tribunale per un nuovo esame dei fatti, confermando l'importanza di considerare tutti gli atti interruttivi precedenti per evitare la prescrizione contributi previdenziali.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde la causa
L'INPS ha richiesto a un Professionista il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2011 tramite un avviso notificato nel 2019. Il Tribunale e la Corte d'appello hanno dichiarato il credito prescritto, poiché il termine di cinque anni decorreva dalla scadenza del versamento (luglio 2012) e l'INPS aveva agito solo nel 2017. L'INPS ha fatto ricorso sostenendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'omessa compilazione del quadro RR non comporta un automatismo di dolo se il contribuente ha comunque dichiarato i propri redditi in un altro quadro. Di conseguenza, la prescrizione contributi previdenziali è maturata e il Professionista ha vinto la causa.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde 92mila euro
Il caso riguarda un contribuente che ha impugnato un'intimazione di pagamento per oltre 92.000 euro relativi a contributi INPS dovuti da una società di fatto di cui era socio per il periodo 1989-1991. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali era già interamente maturata. Infatti, il primo atto interruttivo (l'insinuazione al passivo fallimentare) era avvenuto nel 1999, quando il termine quinquennale introdotto dalla Legge n. 335/1995 era già decorso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello e, decidendo nel merito, ha dichiarato non dovuti i contributi richiesti, condannando l'INPS e l'Agente della Riscossione al pagamento delle spese di lite.
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Prescrizione contributi previdenziali: ricorso perso e multa
Una contribuente ha proposto opposizione contro un'intimazione di pagamento per contributi previdenziali (IVS) relativi agli anni dal 2007 al 2016, eccependo la prescrizione contributi previdenziali e l'omessa notifica degli avvisi di addebito. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto il ricorso, ritenendo provate le notifiche e tardive le contestazioni specifiche della donna. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in presenza di una "doppia conforme", non è possibile richiedere una rivalutazione dei fatti in sede di legittimità. Inoltre, avendo la ricorrente rifiutato una proposta di definizione accelerata del giudizio, è stata condannata per lite temeraria al pagamento delle spese legali e di pesanti sanzioni pecuniarie in favore delle controparti e della Cassa delle Ammende.
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Prescrizione Contributi: Professionista Vince Contro la Cassa
Un professionista si oppone a una cartella esattoriale per contributi non pagati, sostenendo che il diritto della Cassa Previdenziale a riscuoterli fosse scaduto. La Corte di Cassazione ha dato ragione al professionista, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione contributi previdenziali. Il termine di cinque anni per la riscossione non parte da quando la Cassa riceve i dati dall'amministrazione finanziaria, ma dal momento in cui il professionista invia la propria dichiarazione dei redditi alla Cassa stessa. La Corte ha anche escluso che una dichiarazione infedele costituisca un 'doloso occultamento' del debito, confermando la vittoria del lavoratore autonomo.
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Prescrizione contributi: no alla pensione più alta, la Cassazione
Un professionista aveva chiesto di poter versare i contributi relativi a un vecchio periodo di lavoro (1961-1966) per aumentare la propria pensione. La Cassa previdenziale si era opposta, sostenendo che il diritto a riscuotere quei contributi fosse ormai scaduto. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla Cassa, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione dei contributi previdenziali: una volta che il termine per il versamento è scaduto, il debito si estingue e non può essere 'riattivato' dall'interessato per ottenere vantaggi pensionistici. La richiesta degli eredi del professionista è stata quindi definitivamente respinta.
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Prescrizione Contributi: Diritto Valido ma Perso per Ritardo
Un ex lavoratore del settore minerario, in regime di prepensionamento, aveva richiesto il corretto calcolo dei suoi contributi sulla base dell'indennità percepita. In passato, la Cassazione aveva stabilito che tali contributi sono obbligatori e non si possono cedere con accordi privati. Tuttavia, in questa decisione finale, la Corte ha respinto il ricorso del Lavoratore. La motivazione è stata la prescrizione dei contributi previdenziali. Il diritto, sebbene esistente, non è stato esercitato entro i termini di legge e quindi non poteva più essere fatto valere. Il Lavoratore ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese legali.
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Prescrizione Contributi: Pagare un debito estinto dà diritto al rimborso
Un'azienda ha chiesto di rateizzare un debito per contributi previdenziali, pagando alcune rate. Successivamente, si è accorta che il debito era già caduto in prescrizione prima della sua richiesta di dilazione. L'azienda ha quindi agito in giudizio per ottenere la restituzione di quanto versato. La Corte di Cassazione le ha dato ragione, stabilendo un principio fondamentale: la prescrizione contributi previdenziali è una norma di ordine pubblico, quindi inderogabile e irrinunciabile. A differenza dei debiti comuni, il pagamento di contributi prescritti non è valido e chi ha pagato ha sempre diritto al rimborso. La richiesta di rateazione di un debito già estinto non ha alcun effetto.
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Prescrizione contributi previdenziali: guida al caso
La Corte d'Appello di Milano ha respinto il ricorso di un contribuente che eccepiva la prescrizione contributi previdenziali per l'anno 2016. Nonostante la concessione della remissione in termini per un errore tecnico nel deposito, il tribunale ha stabilito che il termine non era decorso grazie alle sospensioni normative COVID e a un atto interruttivo regolarmente notificato.
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Prescrizione Contributi: la Sentenza sul Lavoro non basta
Un lavoratore ottiene il riconoscimento giudiziale del suo rapporto di lavoro, ma la richiesta di accredito dei contributi all'INPS arriva tardi. La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sulla prescrizione contributi previdenziali: il termine di cinque anni non decorre dalla data della sentenza che accerta il lavoro, ma dal giorno in cui ogni singola retribuzione doveva essere pagata. La causa tra lavoratore e azienda non interrompe questo termine nei confronti dell'INPS. Di conseguenza, l'ente previdenziale vince la causa, poiché il diritto a una parte dei contributi era ormai estinto per il decorso del tempo.
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