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Prescrizione Contributi Previdenziali

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181 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
Un Professionista ha contestato la richiesta di pagamento dell'INPS per i contributi alla Gestione Separata degli anni 2009 e 2010, eccependo l'avvenuta prescrizione. La Corte d'appello ha accolto la tesi del lavoratore, ritenendo che la proroga del termine di pagamento disposta con decreto ministeriale non avesse spostato in avanti l'inizio del termine di prescrizione. L'INPS ha proposto ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza del termine di pagamento effettivamente prorogato, anche se la proroga deriva da un decreto amministrativo con funzione regolamentare. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame che escluda anche le sanzioni civili per il periodo precedente al 2011.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un lavoratore autonomo il pagamento dei contributi per l'anno 2010 tramite iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata. Il contribuente ha eccepito la prescrizione contributi previdenziali, sostenendo che il termine quinquennale fosse decorso dal 16 giugno 2011 e che la richiesta dell'ente, giunta il 4 luglio 2016, fosse tardiva. La Corte d'Appello ha accolto questa tesi. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che un decreto ministeriale aveva prorogato la scadenza del pagamento al 6 luglio 2011 per i soggetti interessati dagli studi di settore. Di conseguenza, la prescrizione contributi previdenziali ha iniziato a decorrere da questa seconda data, rendendo tempestiva la richiesta dell'INPS. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: se paghi non hai rimborsi
Il caso riguarda un Contribuente che ha impugnato tardivamente una cartella di pagamento e degli avvisi di addebito emessi dall'Ente Previdenziale per il recupero di contributi agricoli. Il Contribuente aveva aderito a un accordo di ristrutturazione dei debiti con la Banca Concessionaria, pagando oltre centoventimila euro, per poi richiederne la restituzione eccependo la prescrizione contributi previdenziali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il mancato rispetto del termine perentorio di quaranta giorni per proporre opposizione determina la decadenza dall'azione e l'irretrattabilità del credito. Di conseguenza, il Contribuente non può più contestare la pretesa dell'Ente Previdenziale né chiedere la restituzione delle somme versate, in quanto l'opposizione tardiva preclude qualsiasi successiva contestazione sul merito del debito.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’omissione non è dolo
Un professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi relativi alla Gestione Separata. La Corte d'appello aveva ritenuto non operante la prescrizione contributi previdenziali, ritenendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, sospendendo così i termini. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore autonomo, stabilendo che non esiste alcun automatismo tra la mancata compilazione del quadro RR e l'intenzione di nascondere il debito. Il giudice di merito deve accertare in concreto la reale volontà di occultamento del contribuente, senza basarsi su semplici congetture. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’omissione non è dolo
Un professionista ha impugnato la richiesta di pagamento dell'ente previdenziale per contributi omessi relativi all'anno 2011, eccependo l'avvenuta prescrizione. La Corte d'Appello aveva respinto l'eccezione, ritenendo che la mancata compilazione del quadro RR costituisse un doloso occultamento del debito idoneo a sospendere i termini. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore autonomo. I giudici hanno stabilito che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza del termine di pagamento e che l'omessa compilazione del quadro RR non comporta alcun automatismo di occultamento doloso. Di conseguenza, la richiesta di pagamento, giunta oltre i cinque anni, è tardiva e il debito è estinto.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde contro la lavoratrice
L'INPS ha richiesto a una lavoratrice autonoma il pagamento dei contributi previdenziali dovuti alla gestione separata per gli anni 2010 e 2011. La contribuente ha eccepito l'avvenuta prescrizione dei crediti. L'INPS ha sostenuto che il termine di prescrizione fosse rimasto sospeso a causa del doloso occultamento del debito da parte della lavoratrice, la quale non aveva compilato il quadro RR della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che la mancata compilazione della dichiarazione non equivale a un doloso occultamento del debito e non impedisce all'ente previdenziale di effettuare i normali controlli incrociati con l'Agenzia delle Entrate. Pertanto, si applica la ordinaria prescrizione contributi previdenziali a partire dalla scadenza originaria del pagamento.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2009. La Corte d'Appello ha ritenuto prescritto il credito, calcolando il termine di cinque anni dal 16 giugno 2010. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza effettiva del pagamento. Nel caso specifico, un decreto ministeriale aveva prorogato il termine di versamento al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata dall'INPS il 1° luglio 2015 è tempestiva, poiché rientra perfettamente nel termine quinquennale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde contro l’azienda
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un'Azienda il rimborso delle somme erogate per l'indennità e i contributi figurativi legati alla mobilità lunga di alcuni dipendenti. L'Azienda si è opposta, eccependo il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che tali somme rientrano nella categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni e non quella ordinaria di dieci anni. L'Ente Previdenziale perde la causa e deve pagare le spese di giudizio all'Azienda.
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Prescrizione contributi previdenziali: il rinvio salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato, iscritto all'Albo ma non alla Cassa Forense, il pagamento dei contributi alla Gestione Separata per l'anno 2009. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il credito, ritenendo superato il termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza effettiva del pagamento. Nel caso specifico, il termine originario del 6 giugno 2010 era stato legalmente differito al 6 luglio 2010 da un decreto ministeriale. Di conseguenza, anche l'inizio della prescrizione è slittato, rendendo tempestiva la richiesta dell'ente previdenziale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’ente perde la causa
Un avvocato libero professionista, non iscritto alla Cassa Forense, ometteva di compilare il quadro RR della dichiarazione dei redditi, non versando i contributi alla Gestione Separata. L'ente previdenziale richiedeva il pagamento oltre il termine di cinque anni, sostenendo che l'omessa compilazione del quadro RR costituisse un occultamento doloso del debito, capace di sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che non esiste alcun automatismo tra la mancata compilazione del quadro RR e l'occultamento doloso del debito. Di conseguenza, opera la ordinaria prescrizione contributi previdenziali quinquennale, rendendo nullo il recupero crediti tardivo dell'ente previdenziale.
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Prescrizione contributi previdenziali: Quadro RR vuoto, INPS ko
L'INPS ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali a un praticante avvocato per l'anno 2011. Il professionista non aveva compilato il "Quadro RR" della dichiarazione dei redditi, pur avendo dichiarato i propri compensi nel "Quadro CM". La Corte d'appello ha dichiarato la prescrizione contributi previdenziali, escludendo che l'omessa compilazione del Quadro RR costituisse un occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'INPS. I giudici hanno chiarito che non esiste alcun automatismo tra la mancata compilazione del quadro previdenziale e la volontà di nascondere il debito, specialmente se i redditi sono stati comunque dichiarati al fisco e vi era incertezza normativa sull'obbligo di iscrizione alla Gestione separata. L'ente previdenziale perde la causa e viene condannato a pagare le spese legali.
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Prescrizione contributi previdenziali: cartella scaduta, debito
Gli eredi di un contribuente hanno impugnato un'intimazione di pagamento per contributi INPS arretrati, eccependo la prescrizione contributi previdenziali maturata prima della notifica della cartella esattoriale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la mancata opposizione alla cartella di pagamento nel termine perentorio di quaranta giorni rende il credito definitivo e irretrattabile. Di conseguenza, non è più possibile far valere la prescrizione maturata in epoca precedente alla cartella stessa. Inoltre, la Corte ha chiarito che il generico disconoscimento delle copie fotostatiche delle relate di notifica non è sufficiente, essendo necessaria l'indicazione di specifiche difformità rispetto agli originali.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
Un ingegnere ha proposto opposizione contro due avvisi di addebito dell'ente previdenziale per contributi dovuti alla Gestione Separata negli anni 2007 e 2008. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il diritto dell'ente. L'ente ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la scadenza del pagamento era stata prorogata da un decreto ministeriale, spostando in avanti l'inizio del termine di prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza effettiva del pagamento, tenendo conto anche dei differimenti temporali disposti per legge. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata. Il professionista riteneva che il debito fosse estinto per il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza dei termini di pagamento, tenendo conto anche delle proroghe governative dei termini di versamento delle imposte. Inoltre, l'invio di un avviso bonario da parte dell'ente previdenziale prima della scadenza del termine prorogato interrompe validamente il decorso del tempo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, annullando la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato prescritti i contributi, e ha rinviato la causa per un nuovo giudizio.
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Prescrizione contributi previdenziali: quadro RR vuoto non è dolo
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali a una professionista iscritta alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritti tali crediti. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi da parte della professionista avesse occultato dolosamente il debito, sospendendo così la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che non esiste alcun automatismo tra la mancata compilazione del quadro RR e l'occultamento doloso del debito. Quest'ultimo costituisce un accertamento di fatto che non può essere rivalutato in sede di legittimità. Di conseguenza, trova applicazione la prescrizione contributi previdenziali in favore della professionista.
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Prescrizione contributi previdenziali: omissione RR non è dolo
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata del 2009. L'avviso di addebito è stato notificato oltre i cinque anni dalla scadenza. L'Ente ha sostenuto che l'omessa compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere la prescrizione contributi previdenziali. La Corte d'Appello ha respinto la tesi, ritenendo l'omissione insufficiente a dimostrare il dolo e superabile con ordinari controlli. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare importanza della questione sulla decorrenza dei termini e sulla possibilità per il giudice di rilevarla d'ufficio, ha disposto il rinvio della causa alla sezione ordinaria per la decisione in pubblica udienza.
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Prescrizione contributi previdenziali: Quadro RR vuoto non è dolo
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la Gestione separata relativi all'anno 2008. Il professionista ha eccepito la prescrizione del credito, sostenendo che il termine di cinque anni fosse già decorso al momento della notifica dell'avviso di pagamento nel 2014. L'INPS ha contestato la decisione, sostenendo che la prescrizione fosse sospesa a causa della mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi (ritenuta occultamento doloso) e che il termine iniziale fosse prorogato da un decreto ministeriale. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso la causa alla Sezione Quarta civile per approfondire la rilevabilità d'ufficio della corretta decorrenza del termine, non decidendo ancora il vincitore ma rinviando la discussione sul tema della prescrizione contributi previdenziali.
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Prescrizione contributi previdenziali: lo stralcio cancella tutto
Il caso riguarda un cittadino che ha contestato tre cartelle esattoriali per il pagamento di contributi previdenziali, sostenendo che fosse ormai maturata la prescrizione contributi previdenziali. La Corte d'Appello aveva ritenuto valido un atto interruttivo successivo, ma il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, l'Agente della Riscossione ha disposto lo sgravio totale dei debiti in quanto inferiori a mille euro, applicando la sanatoria dello stralcio dei debiti. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, compensando le spese di lite tra le parti. Il contribuente ottiene così la cancellazione definitiva del debito senza dover pagare le somme richieste.
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Prescrizione contributi previdenziali: la Cassazione frena l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2009. La Corte di Appello ha dichiarato la prescrizione contributi previdenziali, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito idoneo a sospendere i termini. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione. La Sesta Sezione Civile, rilevando la complessità delle questioni relative alla decorrenza della prescrizione, alla rilevabilità d'ufficio del termine corretto e all'efficacia degli atti interruttivi, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Con questo provvedimento, la Corte ha rimesso la causa alla Sezione Quarta civile per una decisione in pubblica udienza, rimandando la decisione finale.
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Prescrizione contributi previdenziali: silenzio non è dolo
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2009 a un libero professionista iscritto alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritta la pretesa, poiché l'avviso di pagamento è stato notificato oltre i cinque anni dalla scadenza originaria. L'ente previdenziale ha sostenuto che la mancata compilazione del "quadro RR" nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione, rilevando la necessità di chiarire se il giudice possa individuare d'ufficio l'esatta decorrenza del termine di prescrizione e l'impatto delle proroghe fiscali, ha rimesso la causa alla Sezione Quarta civile per una decisione in pubblica udienza. Il fulcro del contenzioso ruota attorno alla prescrizione contributi previdenziali.
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