Il caso dei contributi INPS non versati e la prescrizione
Un avvocato libero professionista, iscritto all’albo ma non alla cassa di previdenza forense, riceve dall’INPS una richiesta di pagamento per i contributi della Gestione Separata. La richiesta riguarda l’anno 2010, ma l’ente previdenziale notifica l’atto solo nel 2018. Il professionista si oppone, sostenendo che il diritto di riscossione sia ormai scaduto. Questo caso solleva una questione fondamentale sulla prescrizione contributi previdenziali e sui limiti temporali entro cui l’ente pubblico può pretendere i pagamenti dai lavoratori autonomi.
Come funziona la prescrizione contributi previdenziali per i professionisti
La legge stabilisce che i contributi previdenziali si prescrivono in cinque anni. Questo significa che, se l’INPS non richiede il pagamento entro questo termine, perde definitivamente il diritto di pretendere le somme. Il punto centrale della discussione riguarda il momento esatto in cui inizia a correre questo termine di cinque anni (chiamato in gergo giuridico “dies a quo”). L’INPS sosteneva che il termine dovesse iniziare a decorrere dalla presentazione della dichiarazione dei redditi, oppure che il termine fosse rimasto sospeso perché il professionista non aveva compilato il Quadro RR della dichiarazione.
Il silenzio nella dichiarazione dei redditi non è un inganno
L’istituto previdenziale ha tentato di applicare una norma del codice civile che sospende la prescrizione quando il debitore occulta dolosamente (cioè con l’intenzione di ingannare) il proprio debito. Secondo l’INPS, non aver compilato il Quadro RR equivaleva a nascondere il debito in modo fraudolento. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che la semplice omissione o la mancata compilazione di un modulo fiscale non rappresenta un comportamento doloso volto a ingannare l’ente. Per sospendere la prescrizione serve una condotta attiva e intenzionale che renda impossibile all’INPS scoprire il debito, non una semplice difficoltà di accertamento.
Le motivazioni della decisione sulla prescrizione contributi previdenziali
La Corte di Cassazione ha respinto le tesi dell’INPS confermando i principi già espressi nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno ribadito che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere dal momento in cui scade il termine per il pagamento dei contributi stessi. La dichiarazione dei redditi rappresenta una semplice comunicazione di dati e non costituisce il presupposto del diritto di credito dell’ente. Di conseguenza, il ritardo nella presentazione o l’omessa compilazione di alcune sue parti non sposta in avanti la data di inizio della prescrizione. Inoltre, la Corte ha escluso qualsiasi automatismo tra la mancata compilazione del Quadro RR e l’occultamento doloso del debito. L’onere di verificare la posizione dei contribuenti spetta all’ente previdenziale, il quale non può giustificare la propria inerzia addebitando un comportamento doloso al professionista che non ha compilato un quadro della dichiarazione.
Le conclusioni sulla vittoria del professionista contro l’INPS
La decisione della Suprema Corte mette un punto fermo a favore dei professionisti e dei lavoratori autonomi. L’INPS ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato a pagare le spese del giudizio di legittimità. Questo provvedimento conferma che l’ente previdenziale deve agire tempestivamente entro il termine di cinque anni dalla scadenza del pagamento dei contributi. Se l’ente non effettua i controlli e lascia trascorrere il tempo utile, non può successivamente invocare l’occultamento doloso per rimediare alla propria tardività. I professionisti possono quindi difendersi efficacemente dalle richieste tardive dell’INPS quando queste vengono notificate oltre i cinque anni, a patto che non abbiano posto in essere comportamenti attivi e fraudolenti per nascondere i propri redditi.
Quando inizia a decorrere la prescrizione per i contributi della Gestione Separata?
La prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui scade il termine per effettuare il pagamento dei contributi e non dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi.
La mancata compilazione del Quadro RR sospende la prescrizione dei contributi?
No, la mancata compilazione del Quadro RR non equivale a un occultamento doloso del debito e quindi non sospende il decorso della prescrizione quinquennale.
Cosa deve fare l’INPS per evitare la prescrizione dei contributi previdenziali?
L’ente previdenziale deve notificare una formale richiesta di pagamento o un atto interruttivo entro il termine stabilito di cinque anni dalla scadenza del versamento.